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Di Diego & Dany
Alba.
Che giorno è oggi?
Dove sono?
Qualche attimo di smarrimento poi realizzo, il Mozambico, anzi non ancora.
Siamo fermi sull’autobus dell’Intercape che da Nelspruit, dove ci ha imbarcato ieri notte, ci porterà fino a Maputo attraverso la frontiera Rossano Garcia dove per l’appunto adesso siamo.
Intorno a noi migliaia di persone che attendono l’apertura della frontiera che avverrà alle 6. Molti hanno le macchine stracariche di ogni cosa, da materassi a sedie di plastica, da biciclette a sacchi strapieni di vestiti.
Aspettiamo.
Finalmente lo “stuard” dell’autobus ci avvisa che è ora di scendere e ci indica in quali uffici dobbiamo entrare e in quale ordine.
Nessun problema, seppure abbiamo le facce ancora piene di sonno e gli uffici siano strapieni , non abbiamo nessuna difficoltà e facciamo il nostro iter burocratico senza intoppi ( paghiamo solo 12 rand a testa), anche perché il visto l’abbiamo fatto fare all’ambasciata mozambicana a Roma (speso 25€ a testa per visto più 8€ per spedizione passaporti e foto).
E’ arrivata l’ora di passare dall’altra parte e dobbiamo farlo a piedi, l’autobus ci aspetterà in Mozambico a un centinaio di metri.
Arriviamo tutti e sei davanti alle guardie che prendendo in mano il primo passaporto, lo guardano, ci guardano e dicono sorridendo“Italia, compion du mundo!” e noi ci mettiamo a cantare “po popopo popo po”, e ci fanno passare senza quasi fare altri controlli…però meglio che un visto!
Arrivati al pullman ci accorgiamo che se a noi è andato tutto liscio, diversamente è stato per il ns mezzo di trasporto:un camioncino che trasportava legno ha fatto una retromarcia nervosa e ha conficcato nel parabrezza una trave grossa come una gamba e ne ha lasciato infilzato una buona parte nel cristallo crepato…oggi aria condizionata gratis, con felicità del guidatore!
Finalmente risaliamo e ripariamo per Maputo.
E’ incredibile, avremo percorso solo qualche kilometro ma il panorama è diametralmente opposto:baracche il lamiera invece di ridenti ristorantini, paludi e sterpaglie invece di giardini ben curati, uomini in bicicletta e soprattutto a piedi invece di operai su pik-up…insomma l’AFRICA.
In un paio d’ore arriviamo a destinazione, MAPUTO e ci accorgiamo che sebbene non vediamo Town-ship come in Sudafrica, la periferia è veramente degradata mentre nel centro si alternano moderni palazzi con banche o uffici a casermoni decaduti e villette coloniali.
Arriviamo al capolinea alle 07:30, ritiriamo i bagagli e ci guardiamo un attimo intorno, l’atmosfera è nuova e ci elettrizza.
Veniamo subito circondati da gente che in cambio di pochi soldi ci vuole trovare una sistemazione per la notte..
Un omino grida “Fatima, Fatima!”… il ns albergo e lo seguiamo fino alla navetta che ci porterà a fare finalmente un riposino.
CENTRALLY LOCATED IN MAPUTO - Mao Tse Tung Ave, 1317
email: fatimas@tvcabo.co.mz
Phone: +258 (0) 82 4145730 - +258 (0) 82 3070870 Fax: (+) 258 1 300 305
La ns navetta è però una bagnarola in quanto furgoncino aperto sul retro così che ci caricano “armi e bagagli” sul cassone…almeno ci facciamo una panoramica
della città senza filtro.
A un semaforo un motorino ci affianca e ci chiede dove andiamo e ci avverte che abbiamo una ruota a terra, noi gli diciamo che andiamo da Fatima… ma sì forse ci arrivate!
E ci arriviamo. Il viaggetto dura 15’ e già abbiamo capito che il mondo è cambiato: ridiamo e ci adattiamo.
Da fuori Fatima sembra un fortino con guardia alla porta, filo spinato, cani da guardia, cancello e doppio cancello, dentro sembra casa di mia nonna…divanetti disfatti, portacenere fatti di conchiglie, un portico con una mini cucina dove ognuno si può fare un the, basta che dopo lavi la tazza che ha usato e in generale un’atmosfera molto bohemienne. E’ un grande alloggio Pace e Amore…
Gigioniamo aspettando che qualcuno ci faccia vedere le camere, finalmente arriva un mozambico-jamaicano (solo per i rasta e l’erbetta che ipotizziamo non si faccia mai mancare) che ci fa scegliere tra camere con bagno privato con 4 posti letto (225 rand) o con bagno in comune (180 rand)…noi scegliamo quello con bagno privato mentre Raffa & Andrea B. , Jael & Andrea F. optano per l’altro.
Preso possesso della camera da qualche minuto sentiamo bussare…Jael e Andrea F. non hanno trovato di loro gradimento la camera (parure di reggiseno e mutandine attaccata alla maniglia della finestra) e decidiamo di dividere la camera…(speriamo sinceramente anche di risparmiare qualche euro dividendo)…non c’è problema, la camera è piccola, il bagno microscopico ma è solo per una notte!
Doccetta e poi in pista, pronti a scoprire il volto di questa città.
Ci incamminiamo per le strade in cerca di un bancomat, un telefono e un negozio di articoli video…chissà se saremo soddisfatti!
Troviamo il bancomat e ritiriamo metical (1€ = ±33 meticales) senza problemi.
Chiediamo di un centro commerciale e ce lo indicano a una ventina di minuti di cammino…benissimo in marcia!
Le strade sono
strapiene di persone, in ogni angolo chioschetti vendono mandarini (che impareremo a conoscere bene) caramelle o biscotti, qua e là sul marciapiede vengono esposte mercanzie, da scarpe a batic, ogni cosa sia turistico che non.
Una cosa ci colpisce, siamo gli unici bianchi, ma qua sembra che non se ne curi nessuno!
Sotto il palazzo del centro commerciale c’è un’affollamento di venditori di souvenirs e tutti ci chiamano, ci tirano guarda, mira, buen precio! Come ci si aspetta in ogni buon mercato africano da Tunisi a Maputo.
Entrati nel centro commerciale è un altro mondo!
Pulizia, ordine e progresso, il cammino di un paese tra i più disastrati per uscire dal tunnel tra dislivelli sociali e controsensi.
Gironzoliamo, ma in effetti non ci sfizia niente, tutto troppo artefatto.
Usciamo e ormai è ora di pranzo.
Diego avvista con famelica lungimiranza un ristorantino dall’altra parte della piazza “PIRATES”
Si mangerà pesce, speriamo!
Il menù è molto accattivante soprattutto per i prezzi che non hanno nulla a che fare con il Sudafrica (e tantomeno con l’Italia) ma che scopriremo essere superiori ai prezzi mozambicani in genere ( paghiamo 27, 6 € a coppia).
Mangiamo da stare male e tutto molto buono.
Rientriamo nel centro commerciale per chiamare Delito, il nostro amico di Maputo conosciuto da amici di amici a Cape Town dove era in vacanza.
La sera Delito ci viene a prendere e ci porta a casa sua, ci fa conoscere la sua famiglia e altri amici.
L’atmosfera è surreale, sembra che ci conosciamo
da sempre, comunichiamo un po’ in inglese un po’ in un portoghese fantasioso improvvisato da Diego e Raffaella.
Mangiamo insieme una cena semplice ma gustosa e ci facciamo spiegare qualcosa di questo paese misterioso di cui non esistono guide turistiche o altre dritte e in cui noi ci siamo tuffati senza avere quasi idea su cosa avremmo trovato.
La situazione in alcune zone è veramente drammatica, ma sul mare dove staremo noi non dovremmo avere sorprese, ne di malattie (malaria ecc.) ne di altra sorta.
Delito ci da anche il numero di alcuni suoi amici a Tofo (la ns prima tappa) e a Vilanculos (l’altra tappa) per avere appoggio nel caso ne avessimo bisogno o anche solo per avere dritte su dove dormire.
Sono veramente una famiglia fantastica , hanno passato la guerra ma sono di una dolcezza e di una gentilezza meravigliosa!
Dieci minuti prima eravamo estranei e ora siamo un famiglia..
Il loro amore ci rimarrà nel cuore per sempre, facendoci desiderare di poterli in un futuro riabbracciare…
Rientrati da Fatima prendiamo accordi per l’autobus che alle 5 della mattina ci porterà verso Tofo….Il tipo addetto alla gestione del Back pakers prova a fare il furbo facendoci pagare la camera da 4 posti letto 225 rand a coppia…tot.450r
Allora un po’ ci agitiamo... ci siamo privati della privacy e della libertà per pagare di più di quanto avremmo speso se fossimo stati ognuno in una camera…Qualcosa non torna!!!!Gli facciamo gentilmente notare che il listino prezzi alle sue spalle dice una stanza da 4 = 345rand lui dice che è sbagliato …non vogliamo avere problemi , dobbiamo ancora passarci la notte e subiamo e paghiamo ..ma in camera gli prometto tutta la pubblicità su internet più negativa possibile...
Sveglia all’alba e troviamo una busta infilata sotto la porta con un messaggio di scuse e con 105 rand che ci vengono restituiti : si scusa e ci restituisce i soldi???
Cosa è successo??
Le nostre ipotesi sono due anzi tre…1) la ragazza italiana che ha appena trasferito le sue valigie nella stanza del tipo ci ha messo una buona parola…
2)Andrea B che è stato l’ultimo di noi a parlagli a detto la frase magica che ha toccato il suo cuore..
3) uno di noi vedendo il nostro umore un po’ nero abbia simulato il tutto per renderci felici…
La verità non la sapremo mai…
Concludendo la mia opinione su Fatima è: informatevi e c’è sicuramente un’alternativa…non sono gli unici nella zona ..
La pulizia è proprio ridotta al minimo e in bagno ancora meno….e poi chiarite sempre tutto e magari fatevi scrivere la cosa pattuita a scanso di equivoci futuri…
Questo vale in tutto il mondo.
MERCOLEDI’ 16/08/2006
Alle 04:30 troviamo due
taxi 300metical ad aspettarci, ci portano in quella che loro chiamano stazione ma è solo una tettoia all’aperto, con alle spalle un capannone…
Ancora una volta veniamo avvicinati a turno da locali…
Siamo un po’ diffidenti e prevenuti, alla fine capiamo che vogliono solo racimolare qualche soldo o aiutarci..
Ci dicono che l’autobus non partirà alle 5 ma alle 6 …Impareremo nei gg futuri la calma mozambicana .
Alle 6 apre, usando la fantasia, una sorta di biglietteria ..Paghiamo 640 mt a coppia con 50mt di bagaglio..
La stazione è quella degli autobus OLIVERAS che da lontano sembra un autobus bello , più che decente ma poi più ti avvicini lo vedi nella sua completezza e ti chiedi :perché ami viaggiare coi mezzi locali.
L’autobus ha almeno 20 anni ed è vissuto , molto vissuto..
Appena prima della partenza la stazione si è riempita di ogni genere di venditori, da quelli dell’acqua, del pane, mandarini , dentifrici, zuppe calde ecc..
Sono bellissime le donne nei loro colori , con i loro bambini fasciati dietro la schiena..
A quei meravigliosi bambini mancheranno sicuramente tante cose chi i bimbi occidentali hanno, ma non gli manca certo il contatto e l’amore materno…Hanno il meglio senza saperlo..
Vengono sballottati su e giù ogni volta che la loro mamma si china, si muove e loro ridono senza problema…
Oliveras per fortuna non è pienissimo, abbiamo circa tre posti per persona e viaggiamo comodi…
Le strade spesso non sono asfaltate, sono
piene di buche.. attraversano tutti i paesini.
Non c’è molto nelle zone dove l’autobus si ferma e noi veniamo letteralmente circondati da donne con i loro bambini sulla schiena e con cesti sulla testa pieni di mandarini, banane ecc…o da ragazzini che vendono biscotti, bibite o frutta secca..
Visto che il viaggio è lungo approfittiamo anche noi di questo “negozio ambulante
Dal momento che i viaggi sono in media di tutta la giornata è probabile che si debba usufruire del bagno… ma non voglio soffermarmi troppo sulla descrizione.
Come consiglio cercate per tutto il tempo di essere stitici e per la pipì un luogo riparato è sufficiente..
Il bagno è una stanza buia illuminata solo da un finestrino dove tutti eliminano le loro scorie le quali si fermano dove vengono deposte perché non c’è acqua da tirare…il resto lo lascio alla vostra immaginazione..
Ma una cosa voglio chiarire: non sono certo questi piccoli disagi che mi bloccano o che mi fanno scappare da un paese…Serve spirito di adattamento...volersi tuffare nel loro mondo…e io rifarei tutto quello fatto in questo viaggio..
Arriviamo a INHAMBANE verso le 16:00, dove poi prenderemo un ciapas per Tofo.
Recuperiamo gli zaini che nel frattempo hanno subito una metamorfosi: assomigliano a dei sacchi impolverati, rossi e appiccicosi visto i sacchi di patate e ogni cosa possibile con cui sono venuti in contatto e in più l’autobus è pieno di fessure la povere rossa delle strade li ha rivestiti…
Siamo letteralmente assaliti da orde di ragazzini e taxista che di nuovo vogliono accompagnarci …la maggioranza grida da Fatima da fatima!!(no grazie rispondo io!)
PRAIA DO TOFO, INHAMBANE - MOÇAMBIQUE
Tel. +258 (0) 82 4145730 and +258 (0) 82 3070870 Fax: (+) 258 1 300305
Email: fatimas@tvcabo.co.mz
Siamo decisi ad avere una sistemazione migliore , giochiamo la carta “amico di Delito” telefoniamo a Nimberto e dopo dieci minuti facciamo la sua conoscenza..
Conosce il posto e sa a chi chiedere..
Ci accompagna a Tofo con il suo fuori strada pieno dei nostri zaini e quattro di noi lo seguono sul ciapas..
Alle 17:30 siamo al mare!
Ci sembra subito una zona molto tranquilla, nessuno si è sconvolto o agitato al nostro arrivo..
Come
descrivervi Tofo: immaginate un T capovolta, voi arrivate dalla strada principale dove all’incrocio con la strada di sabbia si trovano delle baracche che fungono da negozi, da un lato c’è anche il mercato con frutta e verdura e poco più avanti c’è il mercato dell’artigianato locale.
Tofo è composto da una spiaggia lunghissima e rilassante, in riva alla spiaggia ci sono 2-3 resort nome che sicuramente rende più nel nome che nella realtà..e poi ci sono delle cassette singole , possiamo chiamarle anche villette per il loro standard,
sono molto semplici, essenziali ma ok!!
Nimberto ci trova la sistemazione in una delle villette in riva alla spiaggia , data in gestione a DONA MARIA e a suo marito.
La casa ha un salone enorme con cucina americana, con tutte le stoviglie, frigo e freezer, due camere da letto e il bagno..
Nel cortiletto esterno davanti alla case un portichetto con poltroncine in vimini e un pratino dietro la casa con tanto di filo per stendere e Barbecue..
Useremo tutto!
Visto che ci sono solo due camere Andrea & Jael si sacrificano molto generosamente e dormiranno in salotto su un materasso per terra per tutto il tempo..
La casa è essenziale ma pulita.
Dopo una bella e rigenerante doccia calda (doccia caldissima non proprio a norma di legge ha la resistenza per scaldare l’acqua dentro al doccione…) andiamo alla ricerca di qualcosa da mangiare …Poco più avanti c’è CASA BARRY
http://www.casabarry.com/
Un piccolo resort completo di tutto e sarà il nostro punto di riferimento per quel che riguarda il cibo. Ceniamo nella terrazza del suo ristorante :cibo ottimo e abbondante, prezzi normali non economicissimi (mangiando un tot paghiamo 450 rand in tot :17, 6 € a coppia).
GIOVEDI 17/08/2006
Giornata dedicata al relax , dobbiamo recuperare energie , dall’inizio della vacanza ci siamo sempre all’alba se non prima per riuscire a fare tutto , anche se vi devo confessare che poi alle 22:00 in media eravamo tutti cotti e si andava a letto, conciliando il sonno con una buona lettura, sonno che non tardava mai ad arrivare.
Ci svegliamo per le nove e andiamo a fare colazione da Casa Barry , ci sono ottime colazioni con una buona varietà di scelta a prezzi europei (10€ a coppia).
Ci concentriamo poi alla ricerca del Diving visto che i gg successivi sono dedicati all’immersioni.
All’interno di casa Barry c’è un diving Padi 5 stelle
TOFO SCUBA tel:+258 (0)232 9030 cell:+258(0)828 26014
email: tofoscuba@teledata.mz - www.tofoscuba.com
Ci fa un’ottima impressione, poi esattamente in fondo alla via dall’altra parte c’è un altro diving :sembra ugualmente buono, i prezzi sono simili , ma Casa Barry ci ispira più fiducia ed è veramente a due passi dal nostro alloggio!
Ritorniamo e prenotiamo per domani alle 10:30 lo snorkeling Safari per vedere lo SQUALO BALENA (250 rand a testa 29€ ) poi alle 13:30 abbiamo la prima immersione (costo circa 40€ ad immersione) e prenotiamo per le otto del gg successivo la 2° al MANTA REEF a 30mt di profondità per vedere le mante che si fanno pulire dai pesci addetti al lavaggio…tipo il lavaggio auto.
Per fare la 2° immersione visto che siamo tutti Open tranne la Raffa bisogna fare un’esame e pagare 40 rand per l’esame e altri 40 per il supplemento carburante, visto che il luogo è un po’ più lontano.
Intanto prenotiamo poi vedremo…
La cosa più importante è fatta, ora ci rilassiamo,
facciamo il bucato e ci organizziamo per la cena: abbiamo deciso che cucineremo il pesce in casa , risparmiando e mangiando di più.
Diego riesce a comprare 4 kg di gamberi dai pescatori locali al prezzo tot di 300 mt circa 10€…altro che prezzo italiano e poi siamo certi che sono freschi..
Compriamo pomodori per il sugo, ananas, papaya, birra ecc…e ne viene fuori un’ottima cena e già pensiamo a quella di domani sera…
Abbiamo deciso di contraccambiare l’aiuto dato da Nimberto invitando lui e la moglie a cena da noi…
VENERDI’ 18/08/2006
Siamo carichi ed emozionati all’idea di aggiungere a tutti gli animali visti fin ora anche quelli marini…
Colazione da casa Barry …ne hanno una chiamata PADI..fatta di yogurt e muesly , ottima ed energizzante..
Alle 9:30 siamo al diving per sbrigare tutte le pratiche e compilare i moduli e trovare l’attrezzatura per l’immersione..
Sono una bella squadra e tutto si svolge velocemente.
Alle 10:30 partiamo.
Per prima cosa bisogna spingere in mare (e quando scrivo spingere intendo proprio spingere) il gommone arenato sulla sabbia, facendoti aiutare dal reflusso dell’onda.
Tutti devono spingere seguendo la tecnica già collaudata del diving.
E’ un po’ divertente!
Una volta in mare il gommone viene lanciato a tutta velocità o quasi..in alcuni casi voli letteralmente sull’ acqua con i relativi salti e atterraggi che ne seguono..
Io non amo Gardaland , non amo le giostre e non mi diverto per niente…sono l’unica pizza della compagnia…gli altri si divertono tantissimo.
Anche il mio stomaco non apprezza e inizia a segnalare la sua presenza..
In cosa consiste lo snorkeling safari?
Se l’avessi saputo non l’avrei fatto….
Si va in giro
alla ricerca dello squalo c’è anche l’omino sulla torretta per facilitare l’avvistamento e una volta localizzato la tipa del diving (in questo caso Tania )urla: “Ora!”
Tutti si buttano in acqua dirigendosi freneticamente verso il luogo dove è stato visto…Un problemino c’è : l’animale non sta fermo e non ti aspetta, quindi di una ventina che siamo solo alcuni lo raggiungono..i più veloci e quelli con meno pare…
Io lo ammetto sono paurosa, ho la mia tecnica per scendere dal gommone, ho paura delle profondità e delle bestie cattive…e appena mi butto giù la prima volta, mi trovo una bella medusa davanti…il mondo si ferma in quel momento!
Ora il mio obbiettivo non è più vedere lo squalo ma evitare le meduse!
Il tutto è molto frenetico..ti butti…3-4 minuti alla ricerca dello squalo balena e poi risali , il gommone si sposta e tutto si ripete..
Ci ributtiamo ma io e Diego siamo troppo lenti e poi l’idea di andare sopra ad uno squalo di 6, 7 metri anche se innocuo un po’ ci blocca..
Alla terza possibilità io e Diego abbiamo gia rinunciato, io ho lo stomaco sotto sopra e Diego non è così sicuro di volerlo vedere…gli altri sono entusiasti…
Vediamo dal gommone lo squalo a pelo d’acqua, una manta bella grande e da lontano le balene che saltano…Raffaella si butta ma appena scesa urla e risale…una “medusina” con i filamenti blu lunghi un metro l’ha presa nel collo ed è rimasta nella muta…non sono attimi piacevoli per lei principalmente e per noi che l’aiutiamo.
Diego gli stacca i filamenti dal collo, urticandosi a sua volta una mano , poi gli versiamo dell’acqua (l’unica cosa che abbiamo…)
Io nel frattempo dondolata dalle acque ho provveduto a donare la mia colazione ai pesci, ,
Non vedo l’ora che tutto finisca.
Un’altra signora poco dopo segue il mio esempio...Che allegria!!
Si tuffano altre due volte e poi si torna a riva saltando sulle acque visto che il mare è un po’ mosso, anche se il ragazzo che guida è comunque bravo. Una volta vicini a riva ti dicono di tenerti ben stretto e lanciano il gommone verso la sabbia alla velocità massima..si arena di nuovo.
Rientriamo ed è gia ora di uscire per l’immersione vera, io non ho nessuna voglia:
tra il mal di mare e la mancanza di esperienza…(ho preso il brevetto a Giugno con Diego e Jael e a parte le immersioni per l’esame non ne ho fatte altre)
Tania capisce tutto ed è molto carina, incoraggiante e rassicurante..
Per prima cosa mi da una pastiglia contro il mal di mare e mi promette di essere la mia ombra.
Ok , bisogna rompere il ghiaccio anche per
tutto quello che ho pagato per avere il brevetto.
Al diving troviamo tutta l’attrezzatura pronta solo da controllare e montare , su ogni pezzo c’è il ns nome. Sono un’ottimo diving.
Come prima esperienza all’estero è veramente ok!
Ci prepariamo, facciamo il brefing e Raffaella che per fortuna si è ripresa dall’incontro con la medusa, mi traduce visto che è tutto in inglese.
Ecco la storia che si ripete…Spingere il gommone in acqua ecc.
Una volta sul posto cercano il punto esatto con il gprs e il dive master scende con il filo e noi dietro.
Tania e un’altra ragazza controllano il gruppo…C’è un po’ di corrente e Tania mi aiuta.
Una volta sotto sono molto tranquilla e non ho più problemi, mi godo l’immersione anche se devo trovare ancora il giusto assetto.
Le acque di Tofo sono piene di vita…uno dei miei sogni si materializza a due metri da me:da una cavità esce una tartaruga enorme e mi nuota davanti scomparendo velocemente nel blu.
Sono affascinata da questi animali :enormi ma così agili in mare…ne avevo viste nel Borneo Malese a Sipadan facendo snorkeling , ma questa è la prima che la vedo in immersione.
Vediamo tanti pesci che non sto ad elencare, una bella immersione vegliata dai ragazzi del diving, man mano che finiamo l’aria iniziano a turno la risalita:il 1° è Diego che risale con l’altra ragazza del diving, poi più avanti sono io con altri due insieme a Tania egli ultimi con il ragazzo guida.
Sento ancora il mal di mare mentre faccio la sosta di sicurezza e mentre aspetto che vengano a recuperarci col gommone ma almeno non rimetto.
Sono felice di averla fatta, ma io e Diego decidiamo di prendere le cose con calma e rinunciamo al Manta reef per fare un’altra immersione tranquilla a 18 mt..seguendo la scuola SSI (prima fai
almeno 12 immersioni e poi puoi prendere il brevetto per i 39 mt).Voglio farmi con calma la mia esperienza. Grazie a Tania per aver fatto il suo lavoro in modo eccellente!
Una volta a casa ci dividiamo i compiti, fare la spesa visto che questa sera abbiamo ospiti…Compriamo un trancio di barracuda da fare alla griglia e degli spaghetti da fare al sugo con i gamberi.
Ci gasiamo all’idea degli spaghetti cucinati da dei veri intenditori della pasta!!!
Bhe non comprate mai pasta all’estero a meno che non venga dall’Italia, puntate solo su spaghetti italiani o scegliete del riso….
Ne risulta un’attentato alla vita dei nostri ospiti più che invito a cena; i nostri spaghetti diventano una colla immangiabile facendo perdere di qualità all’ottimo sugo fatto da Diego.
Risolleviamo la cena con il pesce alla griglia e i gamberi saltati in padella.
Meno male che gli piace il pesce visto che sul posto non c’è molta scelta.
Ne esce una bella serata, comunicando in italiano, portoghese, spagnolo e un poco d’inglese.
Appena gli ospiti se ne vanno i miei amici iniziano a studiare per l’esame si domani in inglese, meno male che noi abbiamo cambiato idea…
SABATO 19/08/2006
Noi ci svegliamo con calma mentre il resto del gruppo parte presto per l’immersione al manta reef..tornano entusiasti mentre noi ci prepariamo per la ns delle 10:00.
Anche questa è bellissima, vediamo stelle marine bellissime e con colori meravigliosi.
Rientriamo cotti e affamati, finiamo tutto il cibo che abbiamo in casa perché domani mattina presto lasciamo Tofo direzione Villanculos…Facciamo un giro nel mercatino locale comprando qualche ricordo :è un mercato bello e poi ci pentiremo di non aver comprato molte più cose..
Contrattiamo per trovare un ciapas che alle sei ci porti a Inhambane .
Paghiamo il pernottamento alla Donna Maria che ogni gg passava a pulire la casa e a controllare che non avessimo bisogno di niente.
Consigliata!!!Paghiamo un totale di 75 € per 4 notti a coppia, meno di 10 € a notte a testa.. Per prenotare eccovi il numero di telefono :
DONA MARIA 258-25574943.
Per altre info su TOFO:
http://www.tofotravel.com/
www.tofo.co.za
DOMENICA 20/08/2006
Passando da Inhambane ci fermiamo a fare colazione da Nimberto e Grace per l’ultimo saluto:ci troviamo davanti una colazione pantagruelica e ci vergogniamo ancora di più della nostra cena passata…Magari se un gg verranno in Italia potremo contraccambiare il loro affetto…
Ci accompagnano al porticciolo dove loro ci dicono che c’è la barca per attraversare la baia e ritrovarci a Maxixe...noi cerchiamo ma non vediamo
nessun traghetto…scrutiamo l’orizzonte ma nemmeno l’ombra…arrivati alla fine del molo…nascosta c’è una bagnarola (una barchetta ) usata dai pescatori gia stracolma di gente…Ancora una volta compiono un miracolo riescono a trovare una sistemazione per noi e nostri zaini.
Nessuno dei nostri famigliari s’immagina dove siamo finiti e quello che stiamo facendo…con la telecamera filmiamo il tutto anche se in modo discreto;non vogliamo mai attirare troppa attenzione.
Ridiamo per la situazione, siamo in un guscio di noce stracarico e galleggiamo. Ancora una volta il nostro spirito di adattamento ne esce rafforzato!
A Maxixe inconsapevolmente facciamo una scelta penosa: vediamo una piccola stazione di pulmini (ciapas) e senza indagare troppo sulle altre possibilità ci fermiamo alla “prima bancarella” (non fatelo mai forse c’è una scelta più favorevole poco più avanti…) C’è un ciapas vuoto che va a Villanculos , noi contrattiamo il prezzo e ci facciamo caricare gli zaini sul tetto del pulmino…ci sediamo comodi e qui alcuni di noi effettuano delle scelte tattiche sbagliate dovute all’inesperienza:
Andrea il più alto di noi va a sedersi nel sedile dietro così ha più spazio per le gambe poi a coppia due per ogni fila di sedili…Che bello un ciapas tutto per noi…
Ecco l’errore :il ciapas non parte come l’autobus ad un orario stabilito ma solo quando è pieno , anzi meglio dire stracolmo!!!
Poco più avanti c’è la vera stazione degli autobus Oliveras , informatevi!
Abbiamo atteso circa due ore prima della partenza e quando abbiamo osato protestare ci hanno offerto di partire solo per noi ma ad un prezzo raddoppiato e noi da indignati tirchi ci siamo rifiutati di passare per i soliti turisti da spennare…meglio soffrire come tutti!
Forse adesso molti di noi accetterebbero anche un prezzo triplicato!
Per non tirarla troppo per le lunghe, concludo dicendo che il ciapas aveva una capienza normale di sedici persone circa , mentre noi ci siamo ritrovati in venticinque più due bambini e due galli…durante la strada continuavano a far salire gente, non è possibile descrivere le posizioni assunte da alcuni viaggiatori, da veri contorsionisti…Andrea F si è ritrovato nel posto più infimo e più bloccato di tutti e non riusciva nemmeno a muovere un braccio….il viaggio è durato circa cinque ore…Come consiglio se vi capita di scegliere questo mezzo di trasporto:salite per ultimi o scegliete i posti dietro al guidatore…di solito c’è più spazio per i piedi, c’è il finestrino e quando la gente sale e scende è più facile che ogni tanto riusciate ad ottenere qualche centimetro prezioso di spazio!Lo dico per esperienza, in questo viaggio quello era il mio posto.
Abbiamo pagato questo giro “sull’inferno” 1200 metical come gruppo…una volta giunti a destinazione abbiamo tentato di pagare meno visto le condizione del viaggio ma ci hanno ricattato non consegnandoci gli zaini e ancora una volta abbiamo accettato le loro condizioni!
Siamo quasi tutti esausti, in piedi da prima delle sei, e questo viaggio non ci ha certo ricaricato…Appena scesi siamo di nuovo circondati da gruppi di ragazzini (li definirei senza offesa puzzolenti:non amano molto lavarsi e il deodorante…) Dovremmo esserci abituati al fatto di essere accerchiati da gente che ti tira la valigia per portarti in qualche luogo per dormire con il solo obbiettivo di ricevere qualche monetina per aver portato dei clienti….
Non so se per colpa della stanchezza o dell’ambiente questa volta siamo ancora di più sulla difensiva e non chiediamo e non accettiamo l’aiuto di nessuno….ci chiudiamo a formazione impala…Tutti in cerchio con gli zaini al centro!
Leggiamo quali B&B sono consigliati dalla Lonley Planet…
I ragazzi non demordono e continuano a dire un nome : ”BAOBAB BEACH”
http://www.baobabbeach.com/
082 7315420/023 82417
email baobabmoz@yahoo.
Un pò confusi e stressati mandiamo Diego e Andrea B in avanscoperta...inutile girare in sei trascinandoci “dietro donne, bambini e animali” o perdon trascinandoci dietro gli zaini non per niente leggeri…
Aspettiamo almeno un’ora, il sole inizia a tramontare, i ragazzini non allentano la presa e studiano ogni nostra mossa…vedono una biro e la vogliono..vedono una caramella e la chiedono ecc…ogni tanto credo si siano anche presi beffa di noi….infondo siamo sempre estranei nel loro mondo……
Da lontano vediamo sbucare un furgoncino con sopra Andrea e Diego…hanno trovato il luogo giusto e sono venuti a prenderci con il proprietario del B&B.
Un ragazzino ci prova : dice al tipo che è stato lui ad indicarci il suo nome, noi non amiamo le bugie e smentiamo tutto…per questa volta niente mancia…e che imparino a non gridare solo un nome ma a dare possibilità di scelta.
Il nome più famoso spesso non è mai la scelta migliore vedi Fatima!
Siamo da Josef & Tina ..una struttura nuova fatta da Josef inviato dalla comunità europea per sperimentare nuove colture in campo agricole.
Il lodge che si è costruito forse per arrotondare è una buona sistemazione
Ci sono nella casa tre camere da letto, un salotto enorme con tanto di televisione e divanetti e una cucina altrettanto grande completa di tutto ad uso degli ospiti.
Poi ci sono dei bungalow circolari con il tetto di paglia per dare un’atmosfera più semplice con bagno in comune….
C’è anche il ristorante bar dove servirti fino a notte tarda.
email : info@joseftina.com
www.joseftina.com
tel: +258 82 9652130
paghiamo 750 metical a coppia con colazione.
PER MAGGIORI INFO O TROVARE ALTERNATIVE POTETE RIVOLGERVI A:
Vilanculos Tourist Services Tel: 082 7642140 email margi@teledata.mz
Eccovi comunque altri indirizzi utili per eventuali alloggi:
http://www.smugglers.co.za/ 082 770 3720
Casa Rex
023 82048
www.casaguci.com
info@casaguci.com
00258 82 8686540
Blue Water
082 807 5750/082 7683400
LUNEDI’ 21/08/2006
Chiediamo a Josef , che si dimostra disponibile a
soddisfare ogni nostro dubbio o curiosità, come fare per fare il giro delle isole…d’altronde siamo venuti fino a qui per vedere L’ARCIPELAGO DI BAZARUTO famoso come parco nazionale marino….
Nonostante il cielo nuvoloso prenotiamo tutta la giornata il giro in DOW (un altro guscio di noce con vela che per qualche forza misteriosa della natura anche se pieno di gente riesce a galleggiare e a muoversi).
E’ un mare meraviglioso, con colori stupendi , qualche foto riesce a rendergli giustizia…il mare è calmo e nonostante io sia fifona , no meglio dire previdente per natura…riesco anche a godermi il tragitto d’andata….nella barchetta come sedie ci sono solo delle asce di legno che l’attraversano e formano delle panche.
L’equipaggio è composto dal guidatore della barchetta e dal cuoco…incontriamo un pescatore di granchi che solitario e senza barca nuota nel mare infilzando tutti i granchi che incontra….il cuoco ne compra sei per un euro…(io mi rifiuto di mangiarlo…Non sono vegetariana ma nella mia mente solo pochi animali sono destinati alla morte…gli altri mi fanno pena e non riesco a mangiarli…i miei compagni d’avventura quando se li ritroveranno cotti alla griglia al contrario di me gli faranno una grande festa.
Proseguiamo il viaggio…alle undici facciamo una pausa di un’ora sulla prima isola ,
Benguerra; è praticamente la classica isola da cartolina: spiaggia lunghissima ed incontaminata di sabbia bianca con le palme alle spalle.
Girovaghiamo sull’isola e facciamo la conoscenza con due bambini che ci vogliono vendere il loro giocattolo, una barchetta a vela fatta da loro che fatta la dimostrazione galleggia e si muove pure col vento…prezzo 10 €.
Il problema
non è il prezzo ma l’ingombro, riuscire a portarla in Italia senza romperla…
Gli regaliamo due magliette e un paio di bermuda…e ci facciamo pure una foto ricordo…
In quest’isola è pure possibile soggiornarvi perché hanno costruito un villaggio turistico ma logicamente i prezzi sono quelli turistici e per arrivare fin qui il prezzo non è nemmeno paragonabile con il nostro fai da tè!
Ripartiamo e alle 13:30 approdiamo sull’altra isola: Manguerra, sicuramente più adatta allo snorkeling…noi ci rilassiamo sulla spiaggia mentre il cuoco ci prepara il pranzo..
L’isola al momento è abitata solo da locali ma stanno costruendo degli alberghi , iniziano a deturpare questo paradiso…costruendo strutture turistiche in riva alla spiaggia senza tener conto del contesto dove si trovano….ok alberghi ma meno invadenti sarebbero stati più adatti al luogo….
C’è un gruppo di bambini meraviglioso che aspetta i soliti regali da noi turisti…e impariamo dopo, aspettano anche gli avanzi del nostro cibo e di poter leccare letteralmente le pentole e poi lavarle in mare…e riconsegnarle immacolate al cuoco!
I ragazzi si dedicano allo snorkeling e ci raccontano di pesci enormi e di una quantità di vita inimmaginabile, il tutto è di buon auspicio per le immersioni che speriamo di riuscire a fare.
Mangiamo riso con un buon sugo al pomodoro, pesce alla griglia, i poveri granchi e un’ottimo ananas…Io mi diverto a cibare una chioccia con i suoi pulcini che si sono adattati a mangiare praticamente di tutto…anche il pesce…ogni tanto mi sento un pò san Francesco…la protettrice degli animali…
Il tempo sta cambiando, scure nuvole si affacciano all’orizzonte…meglio prendere la via del ritorno…
Non voglio stressarvi raccontandovi di come non mi sia piaciuto ritrovarmi in un minuscolo guscio di noce in balia del mare mosso e del vento…dobbiamo seguire la corrente che almeno a mio parere ci porta sempre più lontano dalla riva….le onde in alcune occasioni entrano direttamente nella barchetta lavando chi è a tiro… altre volte siamo gli unici all’orizzonte e allora nella mia mente passano pensieri del tipo: “se ci rovesciamo nessuno si accorgerà della nostra assenza”.
Alcuni di noi ridono divertiti, io brontolo dicendo
che non bisogna andare in giro in cerca di guai…ok l’avventura , ok lo spirito d’adattamento..ma c’è un limite a tutto.
Col senno di poi che non è stato così tragico ma io odio qualsiasi giostra che si muova…e quel giorno il mare aveva deciso di muoversi.
Alle 17:00 rientriamo e posso baciare la terra…abbiamo pagato l’escursione 1800 mt a coppia (circa 28€ a testa)..
Andiamo in giro cercando un diving affidabile per prenotare l’immersioni per il gg dopo…La lonley parla molto bene del AQUA NERA…telefoniamo ma è gia pieno..
Ci agitiamo un po’ perché avevamo deciso di stare solo un’altra notte e poi partire per il Sudafrica avvicinandoci al rientro per scongiurare eventuali imprevisti dell’ultimo minuto…C’è chi dice “possiamo dividerci, io voglio fare immersioni e mi fermo un gg di più”.Chi dice “io voglio vedere il Blide river canyon in Sudafrica e parto prima”.
Ma siamo un gruppo e alla fine ci veniamo tutti incontro e riusciamo a soddisfare i desideri di tutti…non ci dividiamo…decidiamo di rimanere un gg in più…con la promessa da parte di noi donne di alzarci alla mattina presto con la speranza di trovare un diving libero per il gg stesso…
MARTEDI’ 22/08/2006
Io e Jael partiamo alle sei per cercare un centro diving, ma non siamo in una zona molto turistica e come si è faticato per trovare un posto per dormire la stessa cosa , anzi diventa ancora più complicata per i centri diving…
Ne risulta però una buona occasione per vedere il sorgere del sole, fare qualche bella foto e fare una passeggiata rilassante sulla spiaggia, troviamo anche delle belle conchiglie….Una di queste con dentro ancora l’animaletto che si aggrapperà alla vita con tutte le sue forze e ancora di più... (i suoi tentativi di fuga e le mie suppliche per liberalo e donarlo al suo meraviglioso mare, non sono servite a nulla contro i suoi aguzzini di cui tacerò il nome (in nome dell’amicizia che ci lega!)
ma la sua morte peserà sulle loro coscienze ogni volta che mostreranno le conchiglie raccolte in Mozambico!)
Lo so a voi non interessa niente... ma un diario è anche pieno di ricordi personali che si vogliono immortalare nel tempo.
Riprendo la via del racconto:Chiediamo ai locali e tutti ci mandano al diving del baobab beach…ecco la nostra destinazione:arriviamo che sta aprendo ma ci dicono che oggi non effettuano immersioni perché il gommone è rotto….Per domani hanno disponibilità!
Rientriamo e dopo colazione tutti e sei ritorniamo al centro per raccogliere maggiori info…Il centro è composto da Viki.Ben e il loro cane aski e qualche ragazzo di colore…non sembra malissimo e poi non abbiamo molta scelta…prenotiamo due immersioni per il gg dopo.
www.odysseadive.com
scubaben_uk@yahoo.co.uk
00258 82 7817130
Di nuovo una gg dedicata al relax e a qualche compera…nel centro del paese…c’è una postazione internet dove prenotiamo l’auto una volta arrivati in Sudafrica, qualcuno di noi ne approfitta per telefonare a casa…ecc.
C’è un mercato di prodotti locali…tutto molto caratteristico…e scopriamo che il sapone esiste anche da loro, lo vendono al pezzo e ne hanno di tanti tipi e con vari gusti…ma allora perché la maggioranza di loro non lo usa?
Telefoniamo all’amico di Delito e facciamo nel tardo pomeriggio la sua conoscenza…gli offriamo qualcosa da bere e ancora una volta ne approfittiamo per allargare la nostra conoscenza sulla zona…
Gli chiediamo informazioni sulla malaria…se esiste o sono solo esagerazioni….
Lui ne parla come se parlasse dell’influenza…è appena guarito da circa sei mesi e in media una volta all’anno la prende.
A noi un po’ di fifa ci viene…noi che su sei solo uno ha fatto la profilassi antimalarica…noi cinque siamo contrari…prima di partire ci siamo informati e abbiamo tratto questa conclusione:
non esiste un vero vaccino contro la malaria, ma solo una profilassi (il LARIAM) che viene passato dalla mutua e a detta di chi l’ha preso ha degli effetti collaterali notevoli (sospettano anche un caso di suicidio) specie su chi ha problemi di depressione o simili…per sei mesi devi assolutamente evitare una gravidanza…ecc…certo non è una cosa leggera e poi volendo la malaria te la becchi ugualmente…
Esiste poi un farmaco a pagamento 50 € a scatola: il MALARONE (gia il nome m’ispira molta fiducia) ma a detta di molti è più tollerabile.
Visto che niente ti assicura di non beccarla noi optiamo per la profilassi comportamentale.
Certo che sentire il tipo raccontarci di beccarla una volta all’anno qualche brividino ci passa per la schiena…ma ci consoliamo dicendo: noi siamo a rischio per 4 giorni , lui per una vita…le sue probabilità di essere punti sono certo maggiori, noi dormiamo in una casa di cemento con le zanzariere sul letto…lui in una capanna con il tetto di paglia .Auguri!!!!!
Certo che loro si meravigliano quando noi gli spieghiamo che in Italia è stata debellata da molto tempo…Incredibile, per loro è parte della vita…
Sono passati sei mesi dal nostro ritorno a casa e vi voglio rassicurare che nessuno di noi si è ammalato !!!
Di nuovo compriamo del pesce e Diego si cimenta per un buon pranzetto usufruendo anche delle spezie prese dall’orto di Josef e gli avanzi diventeranno anche la nostra cena.
Relax…
MERCOLEDI’ 23/08/2006
Alle otto ci presentiamo all’ODISSEA DIVING e partiamo poco dopo per l’immersione nell’isola di Bazaruto…la salita sul gommone è meno “traumatica”
di quella di Tofo….il mare è una tavola e ha dei colori meravigliosi, resi ancora più speciali dal giallo della sabbia che qua e l’ha affiora causa la bassa marea…
Mi rendo subito conto che questo diving ha sicuro
qualche stella in meno…è più casereccio lo possiamo definire…sul gommne c’è solo la bionda Viki (con un po’ di puzza sotto il naso) e il ragazzo che guida il gommone.
Io subito mi chiedo “se lei scende e fa da guida davanti, chi sta dietro a controllare la fine del gruppo?” Risposta logica nessuno!
Chiedo subito a Raffaella (l’Advance del gruppo) di darmi un’occhiata nella discesa (mio grosso tallone d’Achille) mi sento più tranquilla, d’altronde il mio compagno è Diego ma anche lui come me è alla sua terza immersione ed è gia tanto se riesce a badare a se stesso...visto che non può contare sul mio aiuto…almeno nella fase di discesa..
Eccoci al momento cruciale, tutti in acqua: Viki si butta e con la corda fa strada…io non riesco a scendere ma Raffaella mi aiuta tirandomi letteralmente giù…dopo è ok…Viki va avanti per la sua strada non interessandosi minimamente del gruppo: potevamo anche essere rapiti da una piovra gigante uno dopo l’altro che lei se ne sarebbe accorta solo quando toccava a lei…non si è mai minimamente girata indietro a contarci o a farci il segno ok!
Stai tranquilla
carina che una volta a terra ti consiglio a tutti i sub del mondo…
Il mare certo è meraviglioso anche in questa zona, non c’è il turismo di massa o lo sfruttamento commerciale a rovinarlo, almeno per il momento…
Diego come al solito finisce l’aria per primo e avvisa Viki ..lei lancia il pedanio e continua la sua immersione...Diego aspetta un suo segnale...e poi capisce che deve risalire da solo…Non mi viene assegnato nessun compagno che si curi di me...e attimi di panico passano per la mia testa...io non posso e non voglio risalire da sola…
Inizio a razionare l’aria per non finirla prima degli altri …per fortuna io e Andrea F la finiamo insieme e io mi affido completamente alla sua esperienza per la risalita e la sosta di sicurezza…tutto ok!
Facciamo la pausa fra un’immersione e l’altra sull’isola di Bazaruto.
Io sono vittima per l’ennesima volta del mio stomaco e mi sdraio sulla sabbia e non muovo nemmeno un passo, Jael è vittima del richiamo del sole e si sdraia per abbronzarsi un po’.
Gli altri vanno alla scoperta dell’isola…arrancano salendo in cima alla grande duna di sabbia che dà l’idea di ritrovarsi nel deserto, ma in cima si apre lo spettacolo del resto dell’isola:un insospettabile giardino pieno di alberi, palme e laghetti…da mozzare il fiato, mentre dall’altra parte i colori del mare, del cielo e della spiaggia disegnano uno spettacolo non meno emozionante!
Ma voglio tornare a parlare della “simpaticissima” Viki e del suo centro diving.
Nessuno si era preso la briga di avvisarci che avremmo passato la nostra pausa pranzo su un’isola deserta…altrimenti ci saremmo portati qualcosa di commestibile!
La biondina si mangia i suoi due panini, mentre noi soffriamo la fame.
Con tutto quello che ci hai fatto pagare le due immersioni non potevi passare ad ogni sub un pacchetto di qualcosa da mettere sotto i denti o due mandarini che al mercato locale non costano niente?
Spendiamo 630 rand a testa per le due immersioni + 60 rand per l’ingresso al parco, tot circa 80 € a testa.
La seconda immersione si rivela un po’ più deludente dal punto di vista marino, non vediamo un granchè, ma è pur sempre bello ritrovarsi dentro l’acquario e non sopra…siamo parte del mondo marino!
Rientriamo dopo le quindici, affamatissimi
e ci fiondiamo al ristorante del Baobab Beach…niente male anche se sono un po’ lunghi nel servire…
Mangiamo chi pesce , chi carne io una pizza niente male…paghiamo 400 mt a coppia (12, 5€)
Alla sera ognuno prepara lo zaino per il trasferimento.
Abbiamo l’autobus del mitico OLIVERAS alle tre di mattina.
Prima di andare a dormire paghiamo Josef che oltre tutto si è pure offerto, o meglio non aveva molta scelta, di accompagnarci alla fermata dell’autobus a quell’ora assurda della notte, gratuitamente in cambio di una buona pubblicità su internet.
B&B consigliato!!
Paghiamo 4 notti 750 rand o 3000 metical che tradotti in € sono 23, 4 a notte a camera…volete forse qualcosa di meno? andate al Baobab Beach nella capanne di paglia , forse più romantiche ma certamente più in balia delle zanzare…
GIOVEDI’ 24/08/2006
Sveglia ad un‘orario assurdo e ancora una volta, giunti grazie al passaggio di Josef in una stazione degli autobus fantasma, ci mettiamo ad aspettare.
Subito qualcuno ci avvicina e ci dice che l’autobus è partito prima , altri che parte dopo due ore…che è meglio prendere quello all’altra fermata…noi un po’ dubitiamo ma non molliamo…capiamo dopo che sono tutti della concorrenza che vogliono accaparrarsi più clienti possibili, noi aspettiamo Oliveras…non lo tradiremo come abbiamo fatto all’andata per un ciapas qualsiasi…Certo se provate ad immaginarvi la scena:
Sono passate da poco le tre di notte, sei giovani bianchi tutti in cerchio con gli zaini al centro aspettano infreddoliti e mezzi assonati un’autobus che forse è gia partito o è in ritardo di un paio d’ore…non è una scena propriamente allegra….ma noi siamo sopravvissuti anche a questo!
Oliveras è arrivato verso le quattro e trenta e ha caricato i nostri zaini (gia pronti ad insudiciarsi per l’ennesima volta ) con i relativi proprietari…ancora una volta ci siamo appropriati di tutto lo spazio possibile.
Da quelle parti viene definito un’autobus di gran lusso , in Italia noi lo definiamo un catorcio da rottamare, ma in questo caso noi l’abbiamo “amato”, è arrivato e ci ha portato a destinazione…non facendoci stringere come sardine come nel ciapas e trattandoci come persone.
Il controllore dei biglietti aspetta di vederci tutti addormentati per poterci svegliare con la scusa di donarci la colazione…un mandarino a testa….e poi di nuovo tutti dormono…eccolo che torna per chiederci di controllare i biglietti che lui stesso ci ha fatto alla partenza…persona squisita e simpaticissima …Di nuovo le soste negli “autogril” ambulanti…e l’incontro con i loro bagni….
Siamo arrivati al punto di partenza del nostro viaggio in Mozambico cioè a Maputo alle diciannove di sera…un viaggio durato circa 14 ore per fare 400 km, fra buche, risate, foto, mandarini, libri, frutta secca, voli giu dal sedile causa una buca troppa profonda e le ottime sospensioni dell’autobus…
Viaggio pagato 900 mt (32.5€ a coppia).
Viaggio che rimarrà dentro di noi come il mare che abbiamo visto, i paesaggi e la gente che abbiamo conosciuto…
Questo è il racconto della nostra avventura in Mozambico, per conoscere un punto di vista meno tecnico, meno dettagliato ma che narra solo le sensazioni ed emozioni provate da Jael su questo meraviglioso paese potete leggerlo:
http://www.viaggierelax.it/viaggi/index.php?option=com_content&task=view&id=142&Itemid=15
Il giorno dopo prendiamo l’autobus da Maputo per Nespruit dell’Intercape…..Siamo di nuovo in Sudafrica!
Se avete bisogno di info non esitate a scriverci.
Di Nigel Mansell
Giovedì 16 novembre 2006
Tailandia!
Questa volta scegliamo di prendere la navetta per andare all'aeroporto della Malpensa, è certamente molto più comodo, non hai il problema del posteggio o di allertare partenti e amici per farti accompagnare; e poi il servizio della Comazzi che serve l'Ossola e il Verbano è una sorta di noleggio con conduttore: l'autista ti aspetta anche al ritorno rimandando la partenza del mezzo in caso di ritardi del volo; certo gli orari sono un po' indicativi non si sa mai esattamente quando il mezzo si presenterà però la certezza che arrivi c'è. Pioviggina, qui a Mergozzo il cielo è nebbioso e triste e a giudicare dalle previsioni che abbiamo sbirciato su internet non ci aspetta niente di meglio in Tailandia.
Sull'aereo ci sono molto uomini che viaggiano soli o in piccoli gruppi di amici, quasi dei branchi, la cosa mette molto tristezza perché ti porta a pensare che per questi uomini la vacanza in Tailandia abbia un solo ed unico scopo.
Il boeing 777 della Thai è a dir poco favoloso, dobbiamo ricrederci riguardo la tratta Malpensa - Bangkok e rivedere il nostro giudizio in positivo: non eravamo rimasti molto contenti quando due anni fa eravamo andati in Indonesia, invece ora molto è cambiato. Se si escludono i soliti problemi dello scarso spazio a disposizione per le gambe e l'esiguità della larghezza del sedile, (ma a questo problema presente in tutte le economy class sembra che nessuna compagnia voglia porre rimedio nonostante la popolazione mondiale continui a crescere in altezza e in larghezza, gli obesi sono sempre di più), molto è stato fatto. La cucina è sempre di ottima qualità con posate di metallo che non si spezzano alla minima pressione sulle vivande, ci sono ora degli schermi dedicati per ogni passeggero su cui si agisce con un telecomando interattivo, come lo definisce la Thai, estraibile dal bracciolo della poltrona. Si può ingannare il tempo scegliendo tra gli innumerevoli videogiochi e giochi di società che si possono utilizzare individualmente o con il compagno di viaggio, o decidendo quale film visionare tra la numerosa scelta; c'è anche una telecamera posto sotto l'aereo che permette di assistere alle fase di decollo e atterraggio, durante il tragitto purtroppo non funziona.
Undici ore di viaggio sono comunque tante e quando atterriamo sono distrutto, è come se tutti quei fossero stati percorsi a terra e poi zippati: una volta a terra tutto il loro peso ci piomba addosso tra capo e collo, rendendoci affaticati ed apatici, rendendoci schiavi di quella sensazione di dondolio che assomiglia quasi a una sorta di mal di mare che non ti abbandona se non dopo parecchie ore.
Come sempre ci capita quando viaggiamo verso l'Asia, partiamo ieri per arrivare domani, siamo decollati alle ore 13,50 del 16/11/06 e siamo atterrati alle ore 06,00 del 17/11/06 o forse sarebbe meglio dire alle 6,00 a.m. come si usa qui.
Una volta fuori dall'aeroporto, che è appena stato inaugurato, affrontiamo il caldo improvviso cercando di non farci fregare dallo stormo di tassisti. Scopriamo che basta andare al piano terra per trovare quelli regolari col tassametro ed evitare la compagnia "Limousine" che è carissima, e ci facciamo portare in centro Bangkok per raggiungere il nostro albergo.
Venerdì 17 novembre 2006
Scendiamo al Bosso Hotel, Anna lo ha prenotato con internet e possiamo dire che è decorso e pulito, non ci fa sentire la mancanza di uno con più stelle.
Non riesco a capire dove sono, Bangkok è enorme. E' una mia mancanza, non mi piace mai leggere la guida prima di partire. E' Anna che ha quest'incombenza, si sobbarca sempre lei l'onere di leggere e di informarsi, magari a letto prima di addormentarci, riguardo tutti gli itinerari e le curiosità del luogo che visiteremo nei giorni precedenti alla nostra partenza. Non so cosa farci, a me non piace farlo, mi sembra di leggere la trama di un film prima di vederlo, non voglio farmi influenzare. So solo che siamo vicino a un enorme grattacielo, è lo State Tower con un'entrata altissima dal colonnato stile classico e una guglia sulla sommità somigliante a quella del Campidoglio di Whashington, scopro poi che ce ne sono altri molto simili nelle fattezze, deve essere il tipo di architettura più in voga qui a Bangkok per costruire i grattacieli.
Dormiamo alcune ore per ricuperare il sonno e cercare di metterci in pari con il nuovo fuso orario.
Appena svegli decidiamo di visitare il centro commerciale di elettronica che ci hanno segnalato dall'Italia, ci piacerebbe compare un i-pod e magari una fotocamera digitale a buon mercato, dicono che qui si facciano buoni affari. Una volta per strada scopriamo che c'è da diventare matti nel traffico altrettanto pazzo e disordinato, e poi la moltitudine di gente ovunque negli ambienti del centro commerciale ci fa perdere l'orientamento. Tra la confusione che ancora abbiamo a causa del volo intercontinentale e la stanchezza, nonché il continuo passaggio dal clima umidissimo e caldo e i locali condizionati ci sentiamo quasi ubriachi e barcolliamo nella confusione di gente, luci e l'offerta di merce di tutte le sorte e fattezze.
La sede dei centri commerciali è sempre ricavata in strutture enormi con altrettanto grandi insegne luminose, la musica di stampo occidentale a tutto volume inonda la strada antistante le enormi facciate e ti appiattisce a terra mentre confusi giriamo su noi stessi osservando la grandezza del Siam Center, del Paragon e più in là quella del MBK.
Qui al centro le infrastrutture della metropoli sono ciclopiche, molte in fase di completamento ad iniziare dal nuovo aeroporto che abbiamo visto per la prima volta stamattina. Ci si fa l'idea che la società tailandese sia incanalata in un veloce e incontrollabile sviluppo, è un mondo di giovani entusiasti, che fa apparire le nostre società occidentali vecchie e polverose imprigionate nelle loro stesse regole e strutture che una volta erano il loro vanto. Dappertutto non si vedono che giovani e molte ragazze dalla bellezza che colpisce, sono molto libere e vestono in modo più libero e disinvolto che da noi.
Alla sera ci rechiamo a mangiare qualcosa in Kao San Road che assomiglia tanto alla Kuta di Bali, oppure alla striscia di terra tra Rimini e Viserba: una bolgia di gente che mangia e ascolta musica a tutto volume tra le innumerevoli bancarelle. Ragazze ammiccanti con le loro sexy tenute cercano di attirare il pubblico maschile nei loro night-club, uno su tutti il "Lava" ed il nome è già tutto un programma.
Cerco di uccidere la stanchezza con l'ottima birra tailandese che per fortuna servono gelata. La bionda Singha scende copiosa e schiumeggiante nelle mie viscere dandomi un senso di sollievo e freschezza in questo caldo umido e appicicoso, ma ovviamente il mio stato fisico non fa che peggiorare e non posso fare altrimenti che cercare la via del ritorno per il nostro albergo.
Sabato 18 novembre 2006
Abbiamo dormito moltissimo, ci siamo svegliati alle nove e trenta, ora che ci siamo tirati insieme, abbiamo fatto colazione e ci siamo preparati per uscire erano ormai già le dieci e trenta.
Appena usciti dal nostro albergo siamo stati abbordati da un autista di Tuk-Tuk simile a quelli indiani che abbiamo conosciuto l'anno scorso, ma diversi nella motorizzazione e struttura. Il motore emette un rombo simile a quello di un'auto di Formula 1, il telaio pare quello di un'auto a tre ruote più che a quello di un motocarro, cosicché gli strani trabiccoli riescono a sfrecciare nel caotico traffico di Bangkok con velocità molto vicine agli ottanta chilometri orari. Nonostante le prestazioni eccezionali, i Tuk-Tuk non sono molto consigliabili qui a Bangkok, lo smog è fittissimo e viaggiando nel sedile posteriore completamente all'aperto lo si respira completamente auto praticandosi un potente aerosol di gas di scarico, fumi, vapori di cucina e puzze varie di cui le viuzze sono cariche il tutto amalgamato con l'aria molto umida della capitale.
Siamo usciti con l'idea di prenotare il treno per spostarci al sud ma decidiamo su due piedi che forse è meglio prendere l'aereo, così, docili e mansueti, ci facciamo accompagnare in agenzia dal solerte autista di Tuk-Tuk che felice non ci fa neanche pagare la corsa visto che lui sicuramente prenderà la percentuale per averci accompagnato proprio in questa agenzia. Una volta entrati e spiegato le nostre necessità, sotto cinque orologi riportanti i vari fusi orari, da cui risulta che tra Parigi e Roma c'è un'ora di differenza e che in Francia c'è lo stesso orario di New York, prenotiamo il nostro volo per domani per Phuket circa ottocento chilometri più a sud.
Ritorniamo nel centro commerciale che già avevamo visitato ieri, l'MBK, il caotico e compresso di persone e cose, cosicché compriamo finalmente l'i-pod taroccato che stavamo inseguendo da ieri, non è quello della Apple ma è molto a buon mercato.
Cerchiamo poi un taxi per andare al Grand Palace, ma non è facile. A volte i tassisti si rifiutano di portarci perché è troppo lontano e c'è traffico ci dicono, altre volte non vogliono usare il tassametro per praticarci delle tariffe a forfait, e così è sempre una bella lotta.
Una volta arrivati scopriamo un Grand Palace fantastico! Ci si dimentica subito del caos della metropoli visitando gli edifici da favola che lo compongono, con i loro tetti d'oro, magari ricoperti di tasselli dai colori brillanti che formano grandiosi mosaici scintillanti. I templi buddisti che costellano la reggia del Grand Palace sono tra le costruzioni più belle che abbia mai visto.
Al ritorno, visto che i tassisti si rifiutano di portarci all'albergo perché secondo loro è troppo lontano, sperimentiamo il battello fluviale che scivola veloce e fumante sul gonfio di acqua grigia, Chao Praya. Intorno i grattacieli sede di multinazionali ed alberghi esclusivi creano uno strano contrasto. Il mozzo che ci ha fatto salire comunica con il timoniere-conducente con un fischietto dai suoni acuti e stridenti, emettendo quattro, cinque tonalità diverse riuscendo a dare le giuste indicazioni per far fermare e ripartire l'imbarcazione dai moli traballanti in maniera millimetrica.
Nel caos indescrivibile della capitale di prima serata, quando la gente lascia il posto di lavoro per tornare a casa, percorriamo poi a piedi il tratto di strada che separa il pontile della fermata del taxi fluviale dal nostro albergo. Anna decide di farsi massaggiare, io preferisco prendere una doccia, mi sento fradicio di sudore, qui si suda anche immobili all'ombra. Alla sera andiamo ancora a Kao San Road per mangiare: è così allegro e chiassoso.
Ci sono giovani ovunque, sembra che i tailandesi siano solo giovani, i vecchi sono pochissimi e poco visibili, viene da chiedersi dove siano. Dov'è la gente quando diventa troppo anziana per correre come gli altri, dove finiscono i vecchi quando non sono più autosufficienti, quando si ammalano magari di tumore alle vie respiratorie (visto lo smog)? Chi li assisterà? Avranno un'adeguata copertura sanitaria? Li butteranno in mezzo a un vicolo perché non possono più permettersi le spese mediche?
Questa Tailandia ti butta in faccia la sua giovinezza, così come tutta l'Asia fatta di milioni di persone tutte giovanissime, ragazzi, ragazze e tantissimi bambini. Questa Tailandia grida la sua vitalità giovanile, la sua voglia di progredire e di sgomitare tra le grandi nazioni, la sua fiducia in un roseo futuro riguardo il quale, pare che nessuno qui intorno voglia dubitare. Sono tutti presi dalla frenesia di guadagnare, di muoversi, di crearsi una posizione migliore, come tutte le ragazzine che corrono dietro ai turisti maschi sempre un po' troppo attempati per loro. Questa Tailandia ci rinfaccia la freschezza della sua giovinezza a noi che passiamo il nostro tempo a nascondere i segni della vecchiaia nei nostri visi, nelle nostre istituzioni, cercando di farci forza con la nostra storia gloriosa, con la nostra cultura millenaria, con la nostra dubbia saggezza e millantata superiorità. ma non pensiamo che a conservare, senza creare nulla di nuovo, ci rifacciamo le tette e le labbra per sembrare migliori, ci sottoponiamo ad estenuanti fatiche nelle palestre, ci tingiamo i capelli e li ripiantiamo se non ne abbiamo più, rincorriamo ideali sbiaditi, cercando di ossigenare economie ormai asfissiate, gettiamo fiumi di cemento armato sperando che le nostre città non ci crollino sulla testa. ma intanto i tailandesi e l'Asia tutta a grandi passi stanno arrivando.
Domenica 19 novembre 2006
L'aereo è planato lungamente sull'acqua, ora si vedono le imbarcazioni dei pescatori poi la spiaggia, adesso la pista, infine sfioramo la terra e con uno strattone atteriamo a Phuket.
Non ci siamo fidati della gente locale e questa volta a torto, così rifiutando una sorta di navetta siamo finiti con l'autobus di linea a Phuket Town, niente di speciale, poi abbiamo preso una sorta di taxi collettivo per raggiungere Patong dove abbiamo raggiunto il Baumanburi Hotel che avevamo prenotato in aeroporto nello sportello turistico.
Nel taxi collettivo un dipendente solerte e molto motivato nell'assolvere sua bizzarra professione, ci ha stipato in quella che è una stiva ricavata nel cassone di un autocarro. Appeso all'estremità del cassone, in bilico sulla strada, il piccolo e scuro uomo non ha smesso di osservarci attentamente, controllando come eravamo seduti sulle panche a tutta lunghezza e non appena ha sospettava che secondo lui ci fosse spazio non utilizzato a pieno, ci ha fatto stringere, più e più volte per chiudere gli spazi della gente che scendeva e per far posto e caricare nuovi passeggeri che via via raccoglieva durante il tragitto.
Nella spiaggia di Patong che è la più turistica di Phuket tutto sa molto di Rimini e riviera romagnola, di turismo di massa e ombrelloni. Il rombo delle moto d'acqua fa da colonna sonora e l'odore di creme abbronzanti ti riempie le narici.
Alla sera ci siamo lanciati nel flusso di uomini soli che girano tra le vie dove ragazze seminude li attirano nei bordelli. E' veramente triste assistere a queste scene, vecchi che passeggiano mano nella mano con donne appena più che bambine.
Lunedì 20 novembre 2006
Oggi l'intera giornata la dedichiamo al mare e se possibile ad organizzare il nostro passaggio a Phi-Phi Island. Patong è molto turistica, bisogna destreggiarsi tra i bagnanti distesi per terra, gli ombrelloni, le sdraio e le moto d'acqua ed a volte bisogna guardarsi pure dall'altro: ogni tanto qualche ardito si libra in cielo legato a una sorta di paracadute facendosi tirare da motoscafi guidati incoscientemente nello specchio d'acqua di fronte alla spiaggia.
In acqua facciamo la conoscenza di un curioso personaggio, parla in francese e ci racconta la sua storia. E' cresciuto in Algeria, la sua famiglia francese a tutti gli effetti era lì da centotrenta anni, poi per via della politica estera francese degli anni sessanta, all'Algeria venne concessa l'autodeterminazione e loro furono scacciati. Allora Vous etes un pied noir gli dico. Lui conferma ridendo ma scaldandosi ancora di più nel ricordare i fatti della sua vita. Ce l'ha con i francesi e con De Gaulles, dice che utilizzarono addirittura i soldati vietnamiti (che allora facevamo parte dei possedimenti d'oltre mare della Francia) per cercare di scacciarli dalle loro proprietà in Algeria. Infine furono abbandonati a loro stessi e i genitori dello strano personaggio furono sgozzati dagli arabi insorti. L'uomo sulla settantina dice di aver poi fatto il pilota per l'Air France, ha girato tutto il mondo, penso che ora sia molto ricco: vive tra il Principato di Monaco e la Tailandia. Ci racconta che il giorno dello Tsunami lui era qui su questa spiaggia, e come ogni mattina si concedeva una bella nuotata. Improvvisamente l'acqua si riempì di granchi, qualcuno si mise a raccoglierli sul bagnasciuga ma lui da lontano intravide un'enorme onda che arrivava. Uscì dall'acqua e iniziò a scappare. Quando l'onda arrivò era alta almeno quindici metri come gli alberi intorno, anzi quando arrivò scoprì che erano due, una dietro l'altra. Intorno a lui vide macchine volare, tutto venne distrutto, finì anche lui all'ospedale. Ora ha preso residenza sulla collina che ci indica, non si sa mai è meglio stare in alto ci dice.
Alla sera, dopo aver prenotato la barca per Phi-Phi Island, la sistemazione non l'abbiamo trovata dicono che è tutto occupato, continuiamo a camminare, ci spingiamo verso est sulla strada parallela a quella della spiaggia, poi attraversiamo nuovamente la strada chiusa al traffico che unisce le due vie parallele. E' la zona della perdizione: S.O.S. Save Our Souls! Centinaia di ragazze seminude, la maggioranza di una bellezza veramente fuori dal comune, ti invitano a vedere i loro spettacoli hard, ti sorridono. All'interno dei locali ci sono solo donne che accolgono soli uomini occidentali, anche se volte si muovono in branco sembrano lo stesso sempre molto soli. All'esterno dei locali alcune ragazze con le tette di fuori, Anna dice che sono transessuali, (mah starò invecchiando), si fanno fotografare. I giapponesi che tra i turisti si distinguono sempre come i più imbecilli, si fanno fotografare al loro fianco, alcune coppie nell'azione di stringere le tette alle giovani tailandesi, lo spettacolo è veramente desolante: questi giapponesi non possiedono né il senso del limite né quello del buon gusto, sembrano privi di intelletto e discernimento, dei bambini cresciuti in perenne gita scolastica che non riescono ad apprezzare le belle cose, a loro interessa solo fotografarle. Più in là uomini con serpenti, altri che mostrano foto pornografiche, tutti che cercano di vendere qualche cosa, di trarre un qualche guadagno da questa folla di occidentali allupati e curiosi come noi. La polizia sorniona osserva la scena da debita distanza.
Martedì 21 novembre 2006
Ieri siamo stati relativamente poco al sole ma siamo riusciti a bruciarci lo stesso. Ci siamo svegliati distrutti: forse il sole, forse il troppo camminare.
Dopo una lauta colazione a buffet durante la quale non riesco assolutamente a trattenermi, abbiamo fatto un piccolo giretto per vedere se riuscivamo di trovare una sistemazione a Phi-Phi Island, ma niente da fare sembra veramente tutto completo. Fa niente, noi il passaggio con la barca l'abbiamo prenotato, andremo lo stesso.
Phi-Phi Don, che con Phi-Phi Lay compone le Phi-Phi Island, si staglia sul mare come una cattedrale nella pianura, come le strutture gotiche della cattedrale di Chartres nelle campagne dell'Ile de France che vidi dall'autostrada mentre lasciavo Parigi per la Bretagna. Le scogliere verdi svettano specchiandosi nel mare azzurrissimo. Le molte imbarcazioni ormeggiate al largo delle spiaggette più esclusive ci annunciano che ormai siamo arrivati. Una volta sbarcati, nel caos dei turisti appena arrivati e tra gli abitanti del luogo che ci assalgono come sanguisughe mi pare di essere approdato nell'isola della Tortuga, è il covo dei pirati. C'è tantissima gente, c'è chi arriva e chi parte, chi torna dalle immersioni, i locali che cercano di venderci di tutto ma per fortuna ci offrono anche una sistemazione. Troviamo subito quella che ci aggrada, presso lo J.J. Bungalow. Ci è andata bene, 1.800 Baht a notte, ci dicono anche qui che è tutto esaurito, e che quindi non c'è molto da scegliere, vogliamo crederci. Il posto è circa a cinquecento metri dal porto, immerso nel verde: ci piace.
Mercoledì 22 novembre 2006
Non ci sono macchine sull'isola di Phi-Phi Don, mentre Phi-Phi Lay non è neanche abitata. Le viuzze sono impegnate solo da qualche motorino, per il resto solo biciclette o carretti spinti a braccia dai solerti indigeni, stracarichi di qualsiasi cosa. Certo è una bella differenza rispetto a Bangkk o Patong dove si faceva fatica anche ad attraversare la strada. Siamo saliti sul promontorio segnalato dai cartelli come "Point of Vew" per goderci la vista dell'isola dall'alto. Dopo ripidissime scalinate sulle quali abbiamo buttato fiumi di sudore abbiamo raggiunto i due punti, uno a poca distanza dall'altro, da cui si può vedere il panorama. Quello più in alto permette di vedere anche parte del contorno dell'isola. Ci siamo riempiti gli occhi di una vista favolosa, si vede nella sua interezza l'istmo sabbioso che divide le due spiagge, il mare blu splendente rigato dalle barche dei pescatori con le loro strane imbarcazione che avevo visto anche a Bangkok. Un lungo timone esterno posto a poppa, una sorta di lungo tubo in acciaio sul quale vengono montati grossi motori che paiono recuperati da auto dismesse, l'idea è quella di un rudimentale minipimer che una volta immerso nell'acqua permette alle barche di raggiungere velocità considerevoli nel frastuono dei motori senza silenziatori.
Abbiamo passato tutto il giorno sulla spiaggia opposta a quella del molo, il mare è eccezionale. Nel frattempo, sotto i nostri occhi, il mare si è ritirato per via della bassa marea lasciando quasi a secco la piccola baia. Le pareti scoscese, verdi di una vegetazione selvaggia che contornano il mare intorno alla spiaggia, fanno apparire il posto veramente come un piccolo paradiso, un paesaggio inconfondibile che vale un viaggio in Tailandia.
La sera passeggiamo tra i locali sorti come fughi sull'istmo di sabbia, anche se lo Tsunami aveva mietuto distruzione ovunque hanno ricostruito tutto molto in fretta e ancora non hanno finito, ovunque c'è un piccolo cantiere. Ci sono locali di ogni tipo, francesi, italiani, giapponesi e i punti internet sono infiniti. Tra le vie ci si sente parte di una piccola comunità, anche se siamo in molti sull'isola capita di incontrarci spesso. Come ogni sera appena cale il buio, (molto preso come in tutti i tropici, qui è già notte fonda alle sette), arriva il solito temporale che è una bella trovata, l'aria si rinfresca e rende la temperatura quasi gradevole.
Giovedì 23 novembre 2006
Oggi faremo il giro delle Phi-Phi Island in barca: è tutto compreso, per 650 Baht a testa, pranzo, maschere e pinne per fare snorkeling e naturalmente il passaggio nella barca.
Inizialmente giriamo intorno alla nostra isola di Phi-Phi Don, ci fermiamo quindi nella Monkey Beach dove i venditori hanno stabilito un tacito patto con le scimmie, hanno bisogno gli uni degli altri, gli animali attirano turisti, così gli ambulanti vendono le loro cibarie e bibite, in cambio riconoscenti danno alle bestiole qualcosa da mangiare; ma l'accordo è fragile e non appena i venditori si fidano le scimmie portano loro via il cibo dai banchi. Raggiunta poi Bambolo Island al largo delle Phi-Phi ci tuffiamo per vedere i fondali. Siamo in dieci sulla piccola barca e direi che è l'ideale né troppi né pochi. Il conducente della barca ci riempie di informazioni che proclama in perfetto inglese, io ne capisco neanche un quarto, per fortuna c'è Anna. Deng, come si chiama il conducente della barca, foraggia i pesci con gli avanzi delle ananas che ci aveva offerto, facendo così in modo che quando entriamo in acqua ci ritroviamo tra una miriade di pesci multicolore, sembra di essere in uno di quei documentari che si vedono alla televisione.
Mangiamo il pranzo che ci hanno preparato stesi sulla bianca spiaggia di Bambolo Island, poi costeggiamo di nuovo le scogliere verdi a strapiombo sul mare. Ricordano quelle di Capri ma al contrario di quelle queste sono completamente rivestite di una rigogliosa vegetazione. Nel frattempo il sole si è nascosto dietro alle nuvole che sembrano annunciare a suon di tuoni un colossale temporale. Senza la calda luce del sole le rocce a strapiombo sul mare ora hanno acquisito un'aria quasi sinistra, spettrale. La sensazione viene confermata ed ampliata quando sbarchiamo sulla Maya Beach della Phi-Phi Lay, la spiaggia diventata arcifamosa grazie al film "The Beach" con Di Caprio. La spiaggia è silenziosa, c'è poca gente, a parte rare eccezioni non si può soggiornare su quest'isola. Ci inoltriamo nella vegetazione lasciando la spiaggia e muovendoci verso l'interno. Seguiamo l'unico sentiero battuto, mentre camminiamo la sensazione di essere in un luogo fantasma viene confermata. Raggiungiamo l'estremità opposta dove attraversando un foro nelle rocce della scogliera accediamo nuovamente al mare.
Purtroppo manchiamo il tramonto, ci sono delle masse nuvolose in basso all'orizzonte, speravo di vederlo dalla barca perché da Phi-Phi Don è impossibile per via delle montagne che coprono il sole quando si tuffa nell'acqua.
La sera mangiamo nella zona del pontile. Ci sono delle sorte di stand dall'aspetto non molto rassicurante, sembra di essere in una fiera di paese abbandonata, invece ci troviamo molto bene, sia come prezzi che come qualità. Un estroverso ed esuberante cuoco che pare cinese, cucina al momento, sotto i nostri occhi, perché non c'è la cucina, i fornelli sono a vista. E' veloce e fantasioso e si gode il ruolo da protagonista mentre gli ospiti lo osservano, poi passa tra i tavoli per raccogliere i complimenti.
Venerdì 24 novembre 2006
E' così bella la spiaggia di Ao Lo Dalam che è quella contrapposta a quella di Ao Ton Sal, quella che fa anche da porto, sull'istmo di sabbia di Phi-Phi Don. Sembra di essere in paradiso. Si assapora un'aria di pace e tranquillità. L'acqua è calma, dalle sfumature verdi o azzurre a seconda delle profondità dei fondali dalle sabbie bianche, incorniciata dalle colline verdissime a strapiombo sul mare.
Il mare continua a ritirarsi per poi tornare a colmare la piccola baia della nostra spiaggia, cosicché puoi trovarti davanti uno specchio d'acqua caldissima immobile o la sola sabbia da cui affiorano parti di formazioni rocciose sui si possono intravedere timidi tentativi di insediamenti coralliferi.
Davanti a tutta questa bellezza viene da lasciarsi andare e di non pensare a nulla, ci si sente tranquilli senza il desiderio di null'altro che non sia un pinapple juice ghiacciato.
Con la bassa marea è bello razzolare come una gallina tra le sabbie cosparse di un'altra miriade di forme di vita che prende il posto di quelle celate dalle acque. Ci sono granchietti, piccoli pesci che si nascondono nel fondo sabbioso delle poche pozze di acqua rimaste, degli strani molluschi che ricordano lumache senza guscio che strisciano da buchi che si sono scavati nella sabbia per poi ritirarvisi frettolosamente non appena le tocchi con i piedi.
Ovunque qui intorno ancora parla della tragedia dello Tsunami, su quest'isola le vittime sono state moltissime e non si esclude possa succedere ancora, l'oceano qui intorno è ad altissimo rischio di terremoti marini. La gente locale però è stata solerte, si è rimboccata le maniche e ha ricostruito tutta da capo: l'isola è nuovamente molto accogliente. C'è chi dice che l'hanno snaturata, che si è costruito troppo, ma non si può parlare di condimento a chi non ha neanche la pietanza, come si può negare l'inconfutabile fonte di guadagno che rappresenta una forte presenza del turismo.
Alla sette di sera quando anche l'ultimo battello è salpato e non se ne aspettano altri è come se si chiudesse la porta di casa, ci si sente parte di una piccolo villaggio: è veramente particolare quest'isola.
Sabato 25 novembre 2006
Oggi è l'ultimo giorno che passiamo a Phi-Phi Don, domani con il battello che abbiamo prenotato ci trasferiremo a Ko Lanta.
Questa è come l'isola della Maga Circe e noi siamo i mariani di Ulisse, non ce ne vorremmo mai andare ma se non ci decidiamo chissà, potrebbero trasformarci in maiali anche a noi.
Quando il sole brucia di più mi alzo per recarmi nel piccolo supermercato vicino alla spiaggia per prendere dei gelati o qualcosa da bere. Oggi mentre stavo per entrare ho visto abbattermi contro, dall'alto della pensilina che protegge l'entrata del negozio, una sorta di animale nero, ho avuto l'impressione che fosse un pipistrello o qualcosa del genere. Istintivamente ho fatto un salto indietro spaventato, poi mi sono guardato intorno e c'erano due o tre ragazzi del posto seduti di fronte all'entrata su comode sdraio che ridevano a crepapelle. Hanno creato con il materiale dei sacchi dell'immondizia un qualcosa che assomiglia veramente molto ad un pipistrello, lo hanno legato sotto la pensilina con dello spago e ogni volta che passa qualcuno glie lo fanno cadere addosso, e dopo si divertono un mondo a vedere la reazione della gente spaventata. Mentre di buon grado accetto lo scherzo, rido anche io e mi fermo a guardare gli altri malcapitati che dopo di me cadono vittima dello scherzo. C'è veramente da morire dal ridere sembra di vedere una candid camera.
Abbiamo cenato sull'istmo che da sul porto, in riva al mare osservando in lontananza le barche dei pescatori con le loro lucine fioche che si perdevano nel buio, intenti nella pesca che praticano ogni notte.
Domenica 26 novembre 2006
Abbiamo preso il battello per Ko Lanta, il nostro soggiorno a Phi-Phi Island è terminato. Tra le due isole ci sono venti chilometri di mare, infatti appena usciamo dalla baia intravediamo all'orizzonte le alture di Ko Lanta. Già sul battello veniamo abbordati da molti procacciatori che la lavorano per conto degli albergatori, concordiamo quindi di soggiornare al Lanta Long Beach Resort in cima all'isola.
Al porto ci attende un pick-up, ci sistemiamo sul cassone come usa la gente di qui. Una volta arrivati scegliamo un simpatico bungalow per 600 baht dotato del solo fan, il ventilatore: il condizionatore della camera di Phi-Phi ci stava facendo ammalare.
Il resort è proprio sulla lunghissima spiaggia di sabbia. Alla sera grazie ad Anna prenotiamo l'aereo per il ritorno da Krabi a Bangkok tramite internet, stampi il biglietto e tutto è O.K., è molto semplice.
Internet ha annullato le distanze, qui in ogni sperduto villaggio, in ogni solitaria spiaggia, basta che sia qualche turista, si è sicuri di trovare un internet point con collegamento ADSL, dubito che sul Lago Maggiore (da dove veniamo noi) ci siano tutte queste possibilità per i turisti.
Qui a Long Beach ci si sposta camminando sulla spiaggia, è molto più veloce e semplice, tanto tutti gli insediamenti turistici sono tutti localizzati sulla spiaggia, sarebbe inutile raggiungere la strada principale all'interno. Di notte si cammina al buio, per fortuna che c'è la luna. Si passa da piccole concentrazioni di resort e localini illuminati al buio della spiaggia, dirigendosi verso altri centri illuminati che si vedono in lontananza. Questi piccoli agglomerati nascono intorno ai numerosi resort disseminati sulla costa, c' è sempre un internet point, un piccolo supermercato, un bel po' di ristoranti e bar, e l'immancabile baracchino dove si fanno i massaggi.
Mangiamo in riva alla spiaggia in uno di questi conglomerati poco distante dal nostro resort, con i piedi nella sabbia e le stelle come soffitto.
Lunedì 27 novembre 2006
Ban Sala Dan è la capitale di Ko Lanta, è come la versione moderna dei villaggi dei film western: una via e tutte le case con i locali pubblici e le abitazioni intorno.
Tra la popolazione di Ko Lanta sembra ci sia una buona percentuale di mussulmani o forse si notano di più, al tramonto si sente il richiamo alla preghiera del muezzin e l'autista di risciò che ci ha accompagnato, come altri che abbiamo visto, era una donna dal viso scoperto con la sola esclusione del degli occhi.
C'è da dire che i risciò che si usano qui sono diversi, sono formati da quella sorta di scooter con le marce che si usano in Asia a cui viene saldato a lato un carretto a due ruote parallele, per fortuna gli autisti non corrono perché l'insieme del mezzo è molto instabile.
Sotto un sole cocente abbiamo visitato la città che non offre niente di particolare se non i locali che si affacciano sul canale che divide le due isole di Lanta e sul quale si trova il porto principale.
Abbiamo pranzato appunto in uno di questi locali, il Cat Fish. L'entrata è formata da una caratteristica libreria con libri di tutte le nazionalità con due enormi gattoni che la sorvegliano, mentre sul canale si affaccia una caratteristica veranda che funge da sala da pranzo. Tutte le costruzioni sono delle palafitte costruite parallele al corso d'acqua dove affondano i loro pali per sostenersi.
Il nostro resort sulla spiaggia di Long Beach che in realtà si chiama Hat Phraae è costellato di piccoli bungalow di legno tra cui il nostro, disseminati in un piccolo parco in vero un po' trasandato dalla vegetazione incolta. C'è anche una piccola piscina che si affaccia direttamente sul mare. Tutti alla sera passeggiano sulla spiaggia perché la strada come ho detto è lontana e comunque all'interno c'è ben poco di interessante.
Preferiamo sempre mangiare fuori dal nostro albergo ed allora la sera percorriamo sempre la spiaggia alla ricerca dei locali più caratteristici. I luoghi dove si può mangiare sono sempre molto accoglienti con il personale molto gentile, dalle condizioni igieniche più o meno approssimative, ma a questo è meglio non pensare. Si può mangiare in riva al mare sopra la sabbia o distesi in piccoli gazebo appoggiati sui caratteristici cuscini tailandesi dalla forma triangolare.
Martedì 28 novembre 2006
Siamo tornati nuovamente a Ban Sala Dan, dovevamo confermare il volo, ce n'eravamo dimenticati. Ci siamo recati nella prima agenzia turistica recante l'insegna della nostra compagnia aerea la Thai. Il gestore dal fare molto barocco, ha fatto le telefonate necessarie, poi ha iniziato a scarabocchiare foglietti con i dati relativi al nostro volo, poi li ha corretti più volte, buttando via i foglietti e sostituendoli con altri, prendeva tempo: infine ci ha chiesto 300 baht. Chiaramente non glie li abbiamo dati, Anna si è opposta, io glie li avrei anche dati pur di levarmi di torno il petulante personaggio. Per chiudere gli abbiamo dato 100 baht e ce ne siamo andati.
Ogni mattina facciamo colazione sulla riva del mare (i tavoli del nostro resort sono a fianco della piscina proprio sulla spiaggia), la sera ceniamo sulla spiaggia con i piedi nella sabbia, dopo un po' queste cose sembrano quasi normali, ma lo che quando sarà a casa in un freddo e piovoso dicembre rimpiangerò di non averle apprezzate abbastanza.
La musica che va per la maggiore qui sulla spiagge è l'album Clandestino di Manu Chao e tutte le canzoni di Bob Marley. A Phi-Phi c'erano anche molti rasta che imitavano lo scomparso cantante, molto spesso nei locali pubblici c'erano le foto di Marley o i classici disegni che lo rappresentano, e non di rado si vedevano sventolare bandiere con la sua faccia stilizzata o con i colori della Giamaica. Devo dire che comunque è un'ottima colonna sonora per il luogo, rispecchia la voglia di lasciar andare le cose come vanno e di non farsi troppe domande.
Come ogni pomeriggio le nuvole si sono addensate, pensavamo che sarebbero scese solo alcune gocce come al solito, per poi lasciare di nuovo posto al sole, invece si è scatenato un temporale tropicale. I tuoni erano fortissimi, pareva che i lampi si potessero abbattere sulle nostre teste, siamo allora corsi verso il nostro bungalow in cerca di riparo. Poco dopo è tornato il sole, l'aria è diventata più fresca e io ho finito di leggere il sesto libro che è il modo migliore per godere a pieno il relax della spiaggia ed apprezzare i raggi del sole sulla pelle. Il violento temporale ha come lavato l'aria, il cielo si è reso più limpido, anche l'acqua del mare è diventata più fresca e gradevole. Abbiamo ritrovato la sabbia della spiaggia tutta bucherellata come un groviera a causa dell'impatto dei violenti goccioloni di pioggia che vi si sono abbattuti lasciandola umida e di un colore grigiastro scuro.
Mercoledì 29 novembre 2006
Questa mattina ci siamo recati a Ban Si Raya per visitare la città vecchia. Con una sorta di risciò o tuk-tuk che come avevo già detto qui sono formati da una un carretto saldato ad una sorta di scooter ottenendo così una specie di side-car, abbiamo attraversato trasversalmente l'isola di Ko Lanta.
L'interno è molto verde, le strade in buona parte sono cementate e molto tortuose, costellate di sali-scendi. Per fortuna gli autisti sono molto scrupolosi e non vanno più veloci di 70 km/h., altrimenti con queste strade sarebbe un disastro.
Leggendo la guida ci si aspetta molto di più, in realtà la cosa più interessante sono le antiche costruzioni in legno sorte sulla costa, sopravissute all'edilizia selvaggia che qui tutto attacca come un parassita che ghermisce senza fretta la pianta prescelta. Questo è comunque un discorso complesso, come si può condannare questa gente che vede nel turismo una lucrosa fonte di sostentamento e pertanto costruisce per accoglierne sempre di più? Forse bisognerebbe far comprendere loro il valore del conservare di tutto ciò che antico, che rappresenta la loro storia: ma penso che questo sia molto difficile, credo che la cultura di preservare ciò che è antico e parla del passato non faccia ancora parte dei loro valori, loro vivono al presente.
Abbiamo passeggiato in lungo e in largo sulla costa percorrendo anche una sorta di molo in cemento che si protende verso il mare. Davanti a noi, in lontananza, si scorgono verdi scogliere e isole lontane che si buttano a capofitto nel mare; verso il mare aperto, segno dell'importanza commerciale delle rotte che lo solcano, grandi navi mercantili si stagliano all'orizzonte.
Ogni tanto mentre passeggiavamo abbiamo sbirciato nelle case degli abitanti. Nella maggioranza sono composte principalmente da un grosso locale vuoto dove loro mangiano e compiono le attività giornaliere, non ci sono mobili o suppellettili, di solito si scorge solo un televisore ad addobbare lo stanzone. La popolazione non è certo ricca ma pare godere di un tenore di vita accettabile e dignitoso, nessuna chiede la carità ma tutti ci guardano con curiosità. La maggioranza delle persone ha il telefonino e in ogni nucleo familiare non manca mai almeno una di quegli scooter atipici con le marce, della Honda, Yamaha o Suzuki, tanto sono tutti uguali. Si vedono anche nuovissimi pick-up di fabbricazione giapponese, che da noi hanno prezzi che si aggirano intorno ai 40.000 EURO.
Sempre spingendoci verso il lato Est della costa abbiamo assistito alla raccolta delle noci di cocco. Un uomo con due scimmie ammaestrate e vincolate alla sua volontà da lunghe corde, induce gli animali a salire fino in cima alle palme e poi con grida e tirando le corte ordina loro di scuotere le piante per fare cadere le noci mature. La raccolta a cui noi assistiamo è molto proficua e le scimmie scendono velocemente dalle piante come i pompieri sui pali non appena ricevono la chiamata, per salire altrettanto rapidamente sulle altre.
Una volta tornati alla nostra spiaggia dedichiamo il resto della giornata al sole, è l'ultima.
Non appena il sole è tramontato ci siamo goduti l'aperitivo stesi sui cuscini triangolari tailandesi osservando quello che ancora parlava dell'astro e che ancora tingeva l'orizzonte.
Giovedì 30 novembre 2006
Abbiamo lasciato Long Beach quasi all'alba, con un pulmino stracarico fino all'inverosimile ci siamo diretti all'aeroporto di Krabi per prendere il volo dell'Air Asia che abbiamo precedentemente ordinato tramite internet. Staremo un giorno Bangkok e il giorno dopo partiremo per l'Italia: abbiamo preferito evitare la tirata unica, sarebbe stato troppo pesante.
Con due traghetti abbiamo attraversato prima il canale che divide le due isole di Ko Lanta e poi quello che le divide dal continente.
Il volo è stato molto veloce ed alle 15,00 eravamo di nuovo al nostro Bosso Hotel di Bangkok dove avevamo soggiornato all'inizio della nostra permanenza in Tailandia.
A Bangkok ci aspetta veramente una temperatura da bagno turco. Ci mancava ancora qualche pensierino per i nostri affetti che abbiamo lasciato in Italia così ci siamo fiondati al MBK che abbiamo eletto come miglior centro commerciale. Il caldo umido, poi il freddo glaciale dei locali condizionati, la gente ovunque e le luci artificiali all'interno dei vari stand dell'enorme centro commerciale, ti provocano quasi una sensazione di svenimento, come avevamo già sperimentato al nostro arrivo in Tailandia.
Per muoverci abbiamo utilizzato il famoso Sky Train, una metropolitana che viaggia sopraelevata anziché sotto terra, risolvendo brillantemente i problemi di mobilità, ma deturpando il già compromesso paesaggio con ciclopici viadotti in cemento armato.
Dopo tre ore fatte di un continuo girovagare, senza meta, e quasi perdendo l'orientamento fra le varie mercanzie della follia del centro commerciale, la testa mi girava come se mi fossi fatto tre giri della morte in un ottovolante, abbiamo così realizzato che era abbastanza. Abbiamo fatto una capatina in albergo per depositare i frutto dei nostri acquisti e ci siamo diretti verso Patpong con il taxi. Patpong è quello che può definirsi a pieno titolo un vero "puttanaio".
Donne seminude ti chiamano dai locali, gente per strada ti propone spettacoli sexy e in mezzo alla via il mercato notturno. A lato i bordelli, nella mezzeria della strada le bancarelle dove si trovano delle splendide occasioni, borse, penne, vestiti e orologi perfettamente contraffatti: qualcosa dobbiamo comprare!
Ormai si è fatto tardi, riprendiamo lo Sky Train e scendiamo al capolinea che coincide con la nostra destinazione, è quasi mezzanotte.
Nel caos della città che non va mai a dormire, entriamo in un Seven-Eleven, piccoli supermercati onnipresenti in Tailandia, ci prendiamo una birra e qualche panino e ci ritiriamo nella nostra camera d'albero per una cena molto frugale, con il letto come tavolo.
Venerdì 1 dicembre 2006
Ci siamo svegliati di buon'ora anche se non era necessario. Il canale satellitare HBO che vediamo qui in Tailandia trasmette da giorni la saga di 007 in lingua originale con sottotitoli thai. La giornata è bigia ma fa lo stesso il solito caldo infernale: non si suda, è il corpo che trasuda acqua ininterrottamente.
Abbiamo dovuto lasciare la camera ma il nostro aereo non partirà che a mezzanotte e venti, dobbiamo impegnare la giornata senza farci sfinire dalla stanchezza e dal caldo.
Prendiamo il battello per andare a visitare il Wat Po. Navigare su questo fiume è sempre un grande spettacolo, il contrasto tra le vecchie abitazioni e i templi con i moderni grattacieli sede delle multinazionali dei più prestigiosi alberghi della città è sempre molto emozionante.
Il Buddha disteso di Wat Po è gigantesco, è tutto d'oro, uno spettacolo che lascia a bocca aperta. Intorno ci sono molti altri templi con altrettante statue di Buddha, ci si prostra davanti a loro, mi dicono, senza rivolgere loro i piedi.
Usciamo dal complesso e ci aggiriamo nei dintorni ma il caldo è soffocante. Perdiamo di lucidità. poi rinsaviamo all'ombra gustando una sorta di ghiacciolo dal sapore indecifrabile e dai colori improbabili, decidiamo allora di andare al Lumpini Park: barca fluviale e poi Sky Train e siamo arrivati. Il parco assomiglia al Central Park di New York, qualche laghetto e i grattacieli che lo guardano dall'alto tutto intorno. Passeggiamo sotto gli alberi sperando in un poco di refrigerio. Ci sono persone che corrono sotto il sole implacabile delle ore centrali della giornata, noi con questo caldo non lo faremmo mai. C'è una piscina, una fontana con un'enorme pietra sferica che gira e una palestra di cultura fisica all'aperto per aspiranti energumeni tailandesi. Il bilanciere più pesante all'estremità, invece dei pesi, ha fissate delle ruote da camion.
Ci assopiamo nei pressi del laghetto, arriva una comitiva di studenti con le loro divise che qui tutti usano, ma vogliono tutti i tavolini a loro disposizione, noi non cediamo il posto e allora loro se ne vanno. Arriva poi uno strano ometto con l'immancabile polo gialla con il simbolo della casa regnante che qui molti indossano, si siede sulla panchina vicino alla nostra, canta da solo, sbadiglia rumorosamente e poi come se nulla fosse lascia andare due sonore flautolenze, forse qui è usanza.
Dall'acqua del laghetto, improvvisamente affiora una testa grande come un pugno di un rettile, che a tratti estrae la lingua biforcuta per saggiare l'aria. Costeggia il bordo del laghetto, non riusciamo a capire: sembra un serpente. Poi notiamo che si appoggia con le zampe anteriori alla riva per guardare meglio sulla riva, iniziamo a pensare che possa essere una tartaruga, invece guardando meglio scopriamo che un varano. Sarà lungo, coda compresa, un metro e mezzo. Lo seguiamo per un po', sta curando i piccioni che saltellano al bordo del laghetto per abbeverarsi; infine si spaventa quando mi avvicino ulteriormente per fotografarlo e si inabissa nell'acqua con un teatrale colpo di coda. Notiamo nell'acqua, questa volta ne siamo sicuri, anche una tartaruga terrestre.
Passiamo il resto del pomeriggio, nell'attesa che sia l'ora di recarci in aeroporto, in un centro commerciale non lontano dal parco, ci sono l'aria condizionata e sedute molto comode. Finalmente torniamo in albergo per recuperare le valigie che gentilmente ci hanno custodito per l'intera giornata e ci rechiamo nel nuovo mega aeroporto di Bangkok.
Sabato 2 dicembre 2006
L'aereo parte in ritardo: è apparso scritto sul tabellone dell'immenso aeroporto di Bangkok. Questo nuovo aeroporto è così avveniristico e grandioso, però soprattutto nelle sale principali delle partenze e degli arrivi ma per il resto appare ancora da completare, anche se certe parti sembrano comunque completate ma non molto riuscite, come le finiture in cemento armato a vista e i soffitti privi di controsoffitto che lasciano a vita tutte le tubazioni e le canalizzazioni dei cavi elettrici e della climatizzazione.
Non mi piace fare parte delle generalizzazioni, non voglio essere valutato utilizzando dei campioni di appartenenza: età, sesso, segno zodiacale, ceto o guadagno ecc. E' vero a volte generalizzo anch'io nel valutare gli altri e sbaglio, è bruttissimo fare parte di "voi uomini", "ceto medio" o degli "impiegati" piuttosto che degli "operai", essere uno dei "giovani" o degli "uomini maturi", magari "Alfista" o "Lancista" di "centrodestra" o "centrosinistra", "juventino" contrapposto all'essere "milanista" invece che "interista".
Non mi piace soprattutto essere "italiano" quando mi confronto con gli altri turisti italiani e questo inevitabilmente succede una volta che ci si ritrova tutti in aeroporto. Ecco, io penso che il nostro modo di comportarci non sia uno dei migliori rispetto agli altri viaggiatori e sinceramente mi da fastidio quando mi riconoscono al primo colpo come italiano, probabilmente noi tutti abbiamo un modo di comportarci e di atteggiarci, forse di vestirci o gesticolare che agli occhi degli stranieri ci bolla inevitabilmente come italiani ed è tutto da verificare se questa sia una cosa positiva.
Ritengo che i turisti italiani siano i più chiassosi e indisciplinati, quelli che ostentano maggiormente il proprio effimero benessere, si muovono in gruppo come un gregge, le donne sono sempre vanitosamente vistose ed eccessive, a volte volgari nel mostrare quelle parti anatomiche che ritengono essere le loro cose migliori dimenticando che con ciò possono ferire gli usi e costumi dei paesi che visitano. Gli uomini poi, cinquantenni perlopiù, che praticano il turismo sessuale qui in Tailandia ce l'hanno scritto in fronte il loro obbietivo.
Quindi turista, viaggiatore e anche italiano, ma non solo turista italiano.
L'aereo atterra a Malpensa con un'ora di ritardo, (la Thai ci ha fregato), bucando una spessa coltre di nuvole, consegnandoci dal torrido clima tailandese al grigiore di un autunno ormai alla fine; da un paese giovane e arrembante, forse ignorante, un po' zoppicante ma ancora innocente a una civiltà vecchia che non pensa che a spolverare le proprie glorie ormai appannate e terrorizzata dal perdere quella supremazia nella cultura e nell'economia che ancora pensa di avere.
Di Lorenzo Meraviglia
6 gen 2006
Stanchi di un inverno che sembra non finire mai, io e il mio amico Giacomo decidiamo di partire per Salvador de Bahia, in cerca di tepore estivo, avventura allo stato puro e divertimento. Partiamo alle 6:00 di mattina e arriviamo a Bahia alle 19:00 ore locali dopo un breve stop a Nadal. Ormai buio pesto decidiamo di recarci immediatamente al famoso "Pelourinho", il centro storico, sicuri di ospitalita' in una posada qualsiasi. La piazza e' gremita e noi incontriamo un brasiliano che ci dice di avere un fratello a Firenze; ci sentiamo gia' a casa quindi ci lasciamo guidare da lui nella prima posada disponibile ( ovviamente lui si fa una percentuale). La stanza e' alquanto squallida e sporca ma lo stomaci si rivolta quando quel ragazzo, al fine di impietosirci ci mostra delle bolle sulla pelle a causa del virus dell'h.i.v. Come inizio non c'e' male. Decidiamo di uscire a cena e finiamo da "Axego", un ottimo ristorante gestito da un certo Manoel dos Santos Pereira, che si affaccia su Rua Joao de Deus. Il menu' e' molto vario e per tutte le tasche: da 20 reais per una Feijoada fino a 40 per una moqueca de camarao. Fortuna vuole poi che sotto il nostro balconcino passi in sfilata la Banda de Dida', un gruppo di 10/15 donne munite di tamburi vari che regalano all'atmosfera un clima di allegria e colore.
7 gen 2006
Partiamo al quanto presto e decidiamo di puntare subito a nord, destinazione Praia do Forte, un villaggio di pescatori trasformato in un resort con tutti i confort del caso. Dopo un viaggio di circa 2 ore e mezzo arriviamo all'entrata e puntiamo la prima pousada che ci ispira. Entriamo e ci accoglie la proprietaria, una donna brasiliana sposata ad uno svizzero di Montreaux ( cosi' si chiama la pousada) che ci accomoda in una doppia molto carina. Finalmente un bel posto! Dopo una breve doccia ci rechiamo in spiaggia, pranziamo con tutta calma, e ci tuffiamo. Le spiagge a nord sono chiamate "Piscine naturali" poiche' le onde si infrangono a piu' di 200 mt. a largo, creando una riva profonda 50/60 cm. di acqua calda e cristallina. Che posto!!!! La sera ceniamo in un ristorantino del posto e
cis postiamo a ristorante "Do Sousa" posto di ritrovo per tutti i giovani del loco. Alla porta fanno selezione ma superiamo l'ostacolo con 20 reais di mancia al buttafuori.Il solito gruppo dal vivo si diverte a suonare musiche bahiane e samba, mentre noi ci dedichiamo alla ricerca di 2 dolci creaturi disposte ad allietarci la vacanza.Dopo una lunga e tormentata richerca ci rendiamo conto di essere gli unici
turisti presenti e che che le brasiliane non sembrano molto disposte ad accontentarci.
8 gen 2006
Dopo un ottima colazione preparata con cura dalla nostra amica, facciamo conoscenza con dei turisti tedeschi che ci offrono uno strappo al sud, cosi' che in circa 2 ore ci troviamo a Farol do Barra, la punta estrema della infinita spiaggia bahiana. Ci appoggiamo alla prima pousada e ci tuffiamo in acqua. La spiaggia non e' il massimo della vita ed in piu' e' affollatissima dato che oggi e' Domenica. Trovo comunque un gruppo di brasiliani che accettano la sfida Italia-Brasile comiciamo un mach di beach-soccer animatissimo. Un sogno che diventa realta'!! La sera decidiamo di cercare un buon ristorante in zona ed inaspettatamente facciamo la conoscenza di Giovanni, un italiano da piu' di 20 anni a Bahia che ci spiega i segreti della citta', le contraddizioni, i vizzi ed i piaceri. Ceniamo e ci sponstiamo a ll'Aeroclub, punto di ritrovo per molti prima di spostarsi. Si tratta di un centro commerciale all'aperto che la sera si alterna fra ristostoranti, piccoli chioschi e discoteche. Decidiamo quindi di spostarci l Tropicana, disco poco lontana gestita, a quel che dicono, da italiani. L'entrata e' 15 reais ed apena entri ti perquisiscono. Un ottimo gruppo musicale orchestra i corpi sciolti delle bellissime ragazze presenti, mentre noi ci dedichiamo al solito caipirinha. Ci rendiamo pero' conto che si tratta di un night-club a tutti gli effetti e che tutto e' in vendita. Decidiamo che l'abiente non e' quello che cercavamo e torniamo a casa.
9 gen. 2006
Partiamo per Morro de Sao Paolo. Prendiamo un catamarano con partenza dal Centro nautico di Bahia ( 50 reais per persona ) e facciamo un
incontro che ci sconvolgera' il resto dela vacanza: conosciamo infatti Loredana e Savino, una coppia in giro nel sud america da 4 mesi. Il catamarano affronta le onde in modo spudorato cosi' che mi sento male e trescorro 1 ora e 10 min. in bagno a vomitare. Arrivati la' i ragazzi dell'isola attrezzati di cariole da muratori si fanno carico dei nostri bagagli e ci accompagnano al nostro bungalow sul mare. Abbiamo infatti
prenotato da Massimo ( pousada "chez Max" ), un napoletano da 20 anni nell'isola che ci accoglie calorosamente e ci augura un buob soggiorno. Si dice che sia la pousada piu' bella di Morro ( 150 reais per notte ) e di sicuro si soldi li merita tutti. Ha perfino un cuoco romano che fa delle pizze incredibili con il forno a legna! L'isola e' cosi' composta: 4 spiagge, la numero 1, la 2, la 3 e la 4; beh non e' il massimo della fantasia. Il paese invece si raggiunge con vari percorsi ripidissimi ed si scompone intorno alla chiesa centrale davanti la quale si svolge la maggior parte della vita isolana. Facciamo un tuffo e usciamo per cena; ci incontriamo con Loredana e Savino e scegliamo un ristorante carino. decidiamo per
il "Jamaica" gestito da argentini. il cibo e' eccellente e i prezzi contenutissimi. Savino ci racconta di essere un attore, e che potendo vivere di rendita, ha deciso di trascorrere la vita viaggiando e godendosi la vita... Che vitaccia vero?? La serata scorre via velocissima e ci diamo appuntamento al giorno successivo.
10 gen. 2006
La prima e la seconda spiaggia sono quelle dove ci si diverte, mentre la 3 e la 4 sono le piu' tanquille. Dato quindi che la prima parte della vacanza
era passata in modo quantomeno agitato, decidiamo di trascorrere la gironata di mare immersi nella natura e nella tranquillita' della quarta. Per caso
incontriamo Dodo', un indios che lavora per una donna italiana che possiede 10,000 metri quadrati di terreno all'interno dell'isola. Ci offre di farci da
guida e ci trascina nella fitta foresta che parte ai margini della spiaggia: I colori sono incredibili e le ville che si intravedono tra la fitta vegetazione
sono da sogno. La sera ci incontriamo con Savino e Loredana alla loro posada e decidiamio di rimanere a cena da loro. I ragazzi ci preparano del
Vermeglio alla griglia (un pesce bianco molto considerato in Brasile)... noi portiamo del prosecco italiano con il quale festeggiamo il compleanno di
Loredana (33 anni), ma il clou della serata lo raggiungiamo quando entra Vampeta ( ex inter e campione del mondo 1998 ). Gli offriamo da bere,
scattiamo qualche foto e lo lasciamo andare. Finiamo poi la serata al club 87, un bar-ristorante sulla seconda spiaggia che offre musica dal vivo e
divertimento a non finire.
11 gen. 2006
Dopo una colazione imperiale ci incamminiamo verso Gamboa, una spiaggia nella stessa isola di " Costa do Dende' " famosa per i fanghi straordiari che vi ci si trova. Ci si arriva solo in due modi: a piedi, arrampicandosi fra gli scogli, o via mare da Morro do Sao Paolo. Noi scegliamo la prima opzione e il risultato e' grandioso. Il paesaggio che si vede e' infatti da favola: colori straordinari, insenature da romanzi fiabeschi; Che spettacolo! La spiaggia di Gamboa e' un tratto di mare creato dal crollo del monte che sovrasta l'isola; la terra, che trasuda acqua, crea cosi' delle cascate di faghi multicolore. Assieme a Loredana e Savino cominciamo quindi a rotolarci e a coprirci di terra; una volta secca, ci tuffiamo in mare per ripulirci. Il risultato e' una pelle liscia e levigata. Poco piu' avanti si trova il "Monkey Beach" un bagno per i piu' alla moda, dotato di lettini e bungalow che non hanno niente da
invidiare al Twiga di Forte dei Marmi. La spiaggia e' bellissima, probabilmente la piu' bella che ho visto fin'ora. La sera, inevitabilmente esausti, scelgliamo di non strafare, e passiamo la serata a chiacchera con 2 ragazze argentine che avevamo incontrato nel
pomeriggio.
12 gen. 2006
E' l'ultimo giorno intero che ci rimane nell'isola e decidiamo di trascorrerlo sulla seconda spiaggia. Il giorno si trasmorma in niente di piu' che una
solita riviera italiana con ombrelloni e sdraio tutte concentrate in pochi decine di metri. Il lato positivo e' nel fatto che conoscere ragazze sia molto piu' facile. Con 15 reais ci danno 2 sdraio, un ombrellone, 2 sedie, 2 cocchi freschi e ci bagnano i piedini igni 30/40 minuti; niente male vero?! Sul calar del sole organizziamo per di piu' un mach di beach-soccer 7 contro 7 che termina 10 a 9 per noi dopo un'ora molto intensa, terminata solo dall'impossibilita' di proseguire causa buio pesto. La sera, menomato da un mal di piedi incredibile ( accidenti al calcio ), ci rechiamo alla discoteca del Forte, dove ci dicono essere una festa spettacolare; l'ingresso e' di 10 reais cadauno: la disco e' su tre piani all'aperto con una splendida vista sul mare. Un gruppo musicale intona immancabili ritmi sambeggianti mentre io offro da bere a tutta la compania di Dodo' che cosi' gentile era stato con noi qualche giorno prima. Intorno alle 2:00 A.M. il gruppo si scioglie e lascia il posto a musiche piu' europee e cosi' la notte si allunga infinitamente.
13 gen. 2006
Nostro malgrado ci alziamo tardi e facciamo colazione. Dobbiamo ancora fare un sacco di regali e cosi' ci affrettiamo a correre in paese e saccheggiare tutti i negozietti per turisti. Per tornare a Bahia noleggiamo un ultraleggero ( 235 reais a testa ). Il pilota e' cosi' gentile che mi fa sedere al suo fianco. Il volo dura poco piu' di 15 minuti e soprettutto evito l'incubo del mal di mare, che cosi' tanto mi aveva fatto soffrire all'andata. In fila al check-in siamo tutti italiani che hanno speso la propria vacanza qua e la' per Bahia; sembriamo tutti drogati per la calma e la serenita' con cui affrontiamo la fila e i piccoli inconvenianti di regola negli aereoporti. sperismo che duri... Il rientro a Milano e' traumatico: -5 gradi ed il soloto nevroticismo generale. La citta' sembra piu' grigia di 9 giorno fa, ed i rumori tremendamente fatidiosi.
Cosa mi e' rimasto di questo viaggio? La frutta ed i colori sono le 2 cose che ricordero' a lungo; le donne sono bellissime ma e' difficile districarsi fra coloro che si prostituiscono. Le spiagge ed il mare sono molto piu' belle e profumate dei Caraibi ed i costi sono molto contenuti.