<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701</id><updated>2011-11-27T16:24:44.054-08:00</updated><title type='text'>Mete Turistiche</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>21</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-5998871372310859783</id><published>2008-01-31T06:42:00.003-08:00</published><updated>2008-01-31T06:42:56.693-08:00</updated><title type='text'>Anno da primato per il turismo internazionale in Giappone</title><content type='html'>Un anno record, il 2007, per il turismo in giappone. Secondo le statistiche definitive di fine anno elaboratae dalla Japan National Tourist Organisation il numero di visitatori entrati nel Paese è aumentato, lo scorso anno, di 14 punti percentuali, raggiungendo il primato di 8,35 milioni. Un consuntivo dovuto in gran parte alla componente cinese, che per la prima volta, ha oltrepassato quella americana con un incremento del 16%, arrivando a superare le 943mila unitàà, mentre il numero di visitatori americani è sceso a 816mila. La destinazione più cara dell'Asia non poteva non riportare un'impennata anche delle entrate valutarie derivanti dal turismo. Nel 2007, infatti, sono addirittura triplicate, raggiungendo gli 11,3 miliardi di dollari&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-5998871372310859783?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/5998871372310859783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=5998871372310859783' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/5998871372310859783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/5998871372310859783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2008/01/anno-da-primato-per-il-turismo.html' title='Anno da primato per il turismo internazionale in Giappone'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-6703967779735067644</id><published>2008-01-31T06:42:00.001-08:00</published><updated>2008-01-31T06:42:33.471-08:00</updated><title type='text'>TURISMO: PER GLI ITALIANI VACANZE ESOTICHE E CONFORTEVOLI</title><content type='html'>(AGI) - Milano, 30 gen. - Agli italiani sembra tornata la voglia di viaggiare all'estero e di passare le vacanze estive in localita' esotiche, ma a condizione che venga garantito comfort e raffinatezza. E' quanto emerge dalle prime analisi dei trend per il 2008 che tradizionalmente vengono resi noti dai villaggi turistici, i primi a ricevere le prenotazioni per l'estate. Un'analisi gia' definita delle tendenze per l'estate arriva da Club Med, storico operatore dei villaggi turistici, che oggi ha presentato, presso l'Acquario Civico di Milano, il nuovo catalogo primavera-estate 2008.&lt;br /&gt;  "Notiamo una grande richiesta per i Caraibi e i Paesi del Mediterraneo - ha sottolineato Giorgio Palmucci, Direttore Generale Club Med Italia - mentre le mete italiane rimangono stazionarie. Si tratta di una leggera inversione di tendenza rispetto al 2007, quando abbiamo registrato una forte richiesta per l'Italia. Naturalmente si tratta delle prime indicazioni, ma la tendenza e' chiara: grande richiesta per i Caraibi, e quindi Bahamas, Martinica, Repubblica Dominicana, Guadalupa, Turks e Caicos, e tra le destinazioni 2008 piu' gettonate emerge Mauritius. Grande richiesta anche per i Paesi mediterranei, dove il Marocco vede quadruplicate le presenze, la Turchia triplicata la sua performance, a seguire la Grecia".&lt;br /&gt;  Secondo Club Med questa tendenza per le vacanze estive all'estero, ormai delineata, potrebbe spiegarsi con la voglia di evasione degli italiani, che hanno vissuto un anno non facile, e con il desiderio di andare alla scoperta delle culture del mondo. (AGI)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-6703967779735067644?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/6703967779735067644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=6703967779735067644' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6703967779735067644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6703967779735067644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2008/01/turismo-per-gli-italiani-vacanze.html' title='TURISMO: PER GLI ITALIANI VACANZE ESOTICHE E CONFORTEVOLI'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-4045064841994998221</id><published>2008-01-31T06:39:00.000-08:00</published><updated>2008-01-31T06:42:12.677-08:00</updated><title type='text'>Romania: crescono il turismo di affari e quello interno</title><content type='html'>"Secondo i dati diffusi dall´ANAT, l´associazione delle agenzie turistiche romene, la crescita nel numero dei turisti stranieri in visita nel Paese nel corso del 2007 è stata in gran parte dovuta alla crescita sperimentata negli ultimi due anni dal segmento dei viaggi di affari, con tassi di incremento compresi tra il 20 e il 30 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte degli stranieri che entrano in Romania visita le aree urbane per interessi di affari: questo tipo di turismo copre circa il 70 per cento di quello totale delle aree urbane in Romania, e una percentuale compresa tra il 60 e il 70 per cento del complesso del turismo business romeno. Ne dà notizia Nine o´Clock.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In crescita anche il turismo interno: +10 per cento nel 2007. Le località di mare sono in cima alle preferenze dei turisti romeni, superando il turismo rurale, montano e termale. Oltre alle tradizionali mete di vacanza romene, il 2007 ha visto una crescita delle vacanze brevi nelle pensioni. Maggiore crescita, rispetto al 2006, per il numero dei romeni che hanno scelto l´estero per le loro vacanze (+25 per cento). Solo il 30 per cento dei romeni, tuttavia, può permettersi di andare in vacanza: l´ANAT sottolinea a questo proposito la necessità della Legge sui Buoni Vacanza, che darebbe questa possibilità a un  numero maggiore di persone. Tali buoni, simili a quelli pasto, sarebbero consegnati dai datori di lavoro ai lavoratori e potrebbero essere utilizzati solo per destinazioni interne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Romania ha nel frattempo ricevuto 75 milioni di euro dalla Commissione Europea al fine di creare e promuovere l´immagine turistica del Paese. Le procedure di selezione delle  compagnie incaricate di questo compito verranno messe in atto nel corso di quest´anno, attraverso un´asta internazionale. La  creazione e la promozione di un marchio turistico per la Romania dovrebbe avvenire nel periodo 2008-2013. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con una efficace promozione dell´immagine della Romania e a meno di eventi non prevedibili, vi sono concrete possibilità di incremento degli ingressi, nonostante alcune previsioni ne lascino prevedere un rallentamento e altre una più sensibile stagnazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-4045064841994998221?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/4045064841994998221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=4045064841994998221' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4045064841994998221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4045064841994998221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2008/01/romania-crescono-il-turismo-di-affari-e.html' title='Romania: crescono il turismo di affari e quello interno'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-4346769536607834969</id><published>2007-05-16T03:06:00.000-07:00</published><updated>2007-05-16T03:08:07.052-07:00</updated><title type='text'>Lecce...la Firenze del Sud</title><content type='html'>&lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lecce&lt;/span&gt;, città di architetti e scalpellini che l’hanno resa splendida e inconfondibile, attraverso le pieghe del suo volto barocco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;Una città ricca di monumenti e chiese , di palazzi e ville, di corti e vicoletti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;Si attraversa spesso quella piccola stradina che da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Piazza Sant’Oronzo&lt;/span&gt; porta dritta alla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Basilica di Santa Croce&lt;/span&gt;…un tripudio di arte e cultura che danzano fra leoni, draghi e putti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;Non si può non ammirare il rosone che esprime nella sua grandezza tutta la bellezza dell’arte barocca.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;E cosa dire del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Duomo&lt;/span&gt;...incantesimo di luci e forme architettoniche straordinarie, alle quali si resta senza dubbio affascinati.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;Lo spettacolo è composto dal &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Duomo&lt;/span&gt;, il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Campanile&lt;/span&gt;, il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Palazzo del Seminario&lt;/span&gt; (molto bello il chiostro con un bellissimo pozzo barocco al centro) e il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Palazzo Vescovile&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;Di rinomata importanza le diverse chiese che si snodano fra i vicoli della città, fra le più importanti ricordiamo la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chiesa di San Matteo&lt;/span&gt; e il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chiostro dell'ex Convento degli Olivetani,&lt;/span&gt; la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chiesa di Sant'Irene&lt;/span&gt;, la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chiesa di Santa Chiara&lt;/span&gt;, la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;Da visitare il Castello di Carlo V, oggi sede di varie attività culturali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="margin: auto 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial Unicode MS;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lecce&lt;/span&gt;, chiamata anche la Firenze del Sud, affascina e piace ai milioni di visitatori che anno dopo anno si recano qui nel &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Salento&lt;/span&gt; e magari ci ritornano, per assaporare il gusto delle notti salentine e la magia dell'accoglienza di questo popolo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-4346769536607834969?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/4346769536607834969/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=4346769536607834969' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4346769536607834969'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4346769536607834969'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/05/leccela-firenze-del-sud.html' title='Lecce...la Firenze del Sud'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-7601152761037152468</id><published>2007-05-16T03:05:00.000-07:00</published><updated>2007-05-16T03:06:52.776-07:00</updated><title type='text'>Londra e le sue Bellezze</title><content type='html'>Il Nostro Viaggio a Londra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco il diario di viaggio della nostra visita a Londra nell'agosto del 2006. La nostra visita è durata 3 giorni (esclusi il giorno di arrivo e quello di partenza) ed ha costituito la prima tappa del nostro viaggio verso la Scozia. La città londinese è nota ai più e non staremo a tediarvi con dettagli su cosa abbiamo visto, ma cercheremo di indicarvi i luoghi di interesse essenziali che si possono visitare durante una breve visita (anche solo per la durata di un weekend visti i prezzi bassi dei voli Ryanair ed Easyjet che rendono la trasferta relativamente economica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alloggio e modalità di trasferimento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo alloggiato al Princess Hotel, un piccolo alberghetto nei pressi della Kings Cross Station, le camere sono molto piccole (nella nostra, una doppia, c'era spazio per il letto matrimoniale e poco più), ma nel complesso l'albergo è pulito e silenzioso e i prezzi contenuti (60 GBP con tanto di British breakfast) e la vicinanza a luoghi notevoli come il British Museum e la British Library, ne fanno un'ottima base per una visita della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come accennato l'hotel è a due passi da Kings Cross ed è facilmente raggiungibile sia in metro che in treno: comodissimo per chi atterra a Gatwick e vuole trovare un hotel in centro a basso prezzo (il collegamento da Gatwick a Kings Cross Thameslink impiega circa un'ora e costa 20 sterline andata e ritorno; i treni sono molto frequenti a partire dalle 3 del mattino fino a notte fonda).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi abbiamo visitato la città a piedi (l'albergo dista un'ora di camminata da Trafalgar Square) un poco perché maniaci del moto e un poco per entrare maggiormente nell'atmosfera della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le principali attrazioni londinesi che abbiamo visitato citiamo quelle che a nostro avviso sono dei must in una visita:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   * La Tower of London, con i secoli di storia che si porta appresso.&lt;br /&gt;   * Il celeberrimo Tower Bridge, uno dei simboli più famosi di Londra.&lt;br /&gt;   * Buckingham Palace con il pittoresco (e pomposo!) cambio della guardia.&lt;br /&gt;* Trafalgar Square, con la statua di Nelson che domina sulla piazza, sempre popolatissima (per gustarvi la piazza semivuota visitatela al mattino).&lt;br /&gt;   * Nei pressi di Trafalgar trovate anche la National Gallery e la chiesetta di Saint Martin in the Fields.&lt;br /&gt;* Piccadilly Circus, un'altra affollatissima zona di ritrovo ricca di negozi. Da non perdere la statua di Eros al centro della piazza un altro dei simboli londinesi.&lt;br /&gt;   *&lt;br /&gt;* La House of Parliament, sede del parlamento, ed il Big Ben La austera Westminster Abbey, le cui guglie torreggiano sugli edifici circostanti.&lt;br /&gt;   * Per i patiti del Codice da Vinci non dimenticate la Temple Church, chiesetta piccola e poco segnalata, ma molto bella.&lt;br /&gt;   * La Saint Paul's Cathedral.&lt;br /&gt;Tornando al profano non perdetevi Covent Garden animatissima zona di mercato, shopping, ristoranti e zeppa di bancarelle varie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i musei (il cui dazio d'ingresso è a offerta libera) noi abbiamo visitato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   * Il British Museum, non perdete la Stele di Rosetta e la mummia di Cleopatra.&lt;br /&gt;   * Il National History Museum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, se siete appassionati del genere Musical Londra è una vera mecca del genere: noi abbiamo scelto il musical di Mary Poppins.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-7601152761037152468?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/7601152761037152468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=7601152761037152468' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7601152761037152468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7601152761037152468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/05/londra-e-le-sue-bellezze.html' title='Londra e le sue Bellezze'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-4037643892820205059</id><published>2007-05-16T03:01:00.000-07:00</published><updated>2007-05-16T03:04:59.533-07:00</updated><title type='text'>Luna di miele alle isole hawaii</title><content type='html'>&lt;b&gt;Introduzione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Anche se in Italia sono un poco passate di moda negli ultimi anni, restano un sogno che abbiamo realizzato. Noi abbiamo soggiornato nell'arcipelago per 18 giorni ed abbiamo visitato tre delle isole più rappresentative: Big Island, Kauai e Oahu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIG ISLAND, oltre ad essere la più estesa è anche la più varia, in essa potete trovare un poco di tutto quello che le Hawaii vi possono offrire: relax, paesaggi naturali (dalla lava alla foresta pluviale) e tanto mare per fare snorkelling. Ideale per chi cerca una vacanza sole &amp; mare. Per le foto dell'isola andate &lt;a href="http://www.msereno1970.com/honeymoon/hawaii/bigisland/index.html"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;OAHU, la più turistica e paesaggisticamente la meno bella. Ottima se si vuole visitare velocemente l'arcipelago. Le spiagge sono belle e sicure. Per le foto dell'isola andate &lt;a href="http://www.msereno1970.com/honeymoon/hawaii/oahu/index.html"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;KAUAI, la più bella, ma anche la più piccola e meno varia. Ideale per chi è alla ricerca di un tranquillo contatto con la Natura. Qui il mare può essere molto pericoloso. Per le foto dell'isola andate &lt;a href="http://www.msereno1970.com/honeymoon/hawaii/kauai/index.html"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Itinerario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 settembre 2005&lt;br /&gt;"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle spalle, è tempo di Hawaii!&lt;br /&gt;Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie...) e un indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la trasvolata...&lt;br /&gt;Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma, rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT, DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti incazzati e gente sclerata, così comuni a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 settembre 2005&lt;br /&gt;Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto: per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800 cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli); perchè affittino un simile missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì, 80 all'ora) resta un mistero... mah!&lt;br /&gt;A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel, l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.&lt;br /&gt;Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta' perennemente avvolta dalle nuvole: il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000 metri e passa domina questa parte dell'isola.&lt;br /&gt;Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage nello stile locale ("mangio-bevo-e...") letteralmente annegati in boschetti di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling coconuts", pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause di morte!).&lt;br /&gt;Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme, dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum P.I.!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 settembre 2005&lt;br /&gt;Domani è un altro giorno, come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire il vero non ci dicono un granchè... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì, preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici...).&lt;br /&gt;Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu (anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto di antichi idoli), si ha la possibilità di incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.&lt;br /&gt;Terminata la visita al parco, ci fermiamo in una spiaggia pubblica vicina all'ingresso dove facciamo un poco di snorkelling (pesci colorati a gogò e pure alcuni jellyfish che mi urticano la moglie!). Rimessici in cammino, cerchiamo di raggiungere il Captain Cook's Monument, ma dobbiamo rinunciare in quanto raggiungibile solo via mare.&lt;br /&gt;Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa, una specie di galline rinselvatichite portate ivi dai primi polinesiani.&lt;br /&gt;Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono 3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua e oltre fino al Kehaha Kai State Park: qui la strada è impossibile per la nostra Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo alla lava un cespuglio verdissimo.&lt;br /&gt;Al termine del cammino (una buona mezzora a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.&lt;br /&gt;Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 settembre 2005&lt;br /&gt;Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di 12 ore e alle sette di sera è già buio pesto).&lt;br /&gt;Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi. La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.&lt;br /&gt;Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13. Il tempio di Pu'ukohala fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio della guerra (Ku-kaili-moku) e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci hanno presentato un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide, sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.&lt;br /&gt;Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270. Sulla strada la nostra Rough Guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord di Kawaihae.&lt;br /&gt;Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli di lava nerissima. Questa è la zona di un antico insediamento hawaiiano e le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare dei tropici".&lt;br /&gt;Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stata una delusione: poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del Mauna Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.&lt;br /&gt;Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a fare un bel bagnetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 settembre 2005&lt;br /&gt;Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente: si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come la pece.&lt;br /&gt;Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii Volcanoes National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach, per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone delle Hawaii, a pericolo di estinzione.&lt;br /&gt;Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il pernotto, entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica.&lt;br /&gt;La caldera del Kilauea è visitabile percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente di vedere tutte le maggiori attrazione del parco.&lt;br /&gt;Il primo incontro è con gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.&lt;br /&gt;Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand Canyon', un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico 'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera: l'Halema‘uma‘u Crater (guardate la mappa del parco per maggiori dettagli).&lt;br /&gt;Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater: qui il paesaggio è se possibile ancora più da altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco e il nero, con macchie gialle di zolfo.&lt;br /&gt;Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su una precedente colata di anni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.&lt;br /&gt;Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea Iki crater overlook, da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno. Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente suggestivo e infonde una gran pace.&lt;br /&gt;Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road, 20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.&lt;br /&gt;Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si butta nell'oceano. Purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!&lt;br /&gt;Fatte le foto, ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion' ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina, ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 settembre 2005&lt;br /&gt;La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere, anche se solo a sprazzi.&lt;br /&gt;Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo la Rainbow Falls e i Boiling Pots .&lt;br /&gt;Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa orientale; subito dopo Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido in pochi minuti!)&lt;br /&gt;Il percorso attraverso la giungla per ammirare le Akaka Falls è molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls passando attraverso una bellissima foresta pluviale con enormi fiori colorati dal profumo intensissimo, mangrovie, bambù e invisibili uccelli canterini di ogni tipo.&lt;br /&gt;Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!&lt;br /&gt;Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!) e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.&lt;br /&gt;Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o Lookout. La pioggia si fa più insistente e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.&lt;br /&gt;Siamo stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia battente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 settembre 2005&lt;br /&gt;...e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore. Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato! qui è già tutto tropicale compresa la pioggia!&lt;br /&gt;Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua, davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola verso la città di Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente vediamo! La cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.&lt;br /&gt;Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere. Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove, nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!&lt;br /&gt;Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa ancora per qualche miglio. Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.&lt;br /&gt;Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 settembre 2005&lt;br /&gt;Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente una serie di poltrone all'ombra delle palme!&lt;br /&gt;Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni...) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della Coconut Beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò, proprio noi dovevano aspettare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 settembre 2005&lt;br /&gt;La mattina dopo il sole splende, finalmente!&lt;br /&gt;Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea Canyon, il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza!&lt;br /&gt;Arrivati alla nostra meta, la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso al mondo.&lt;br /&gt;Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State Park fermandoci ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale (che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!) e sentire continuamente il canto dei galli!&lt;br /&gt;Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili, il blu del mare e del cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi! Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane) e ne fotografiamo alcuni.&lt;br /&gt;Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole (quasi speziato!).&lt;br /&gt;Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.&lt;br /&gt;Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale State Park; le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di guida per fare 40 miglia...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 settembre 2005&lt;br /&gt;Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.&lt;br /&gt;Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno dell'isola e ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto.&lt;br /&gt;Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, è qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero per la propria sicurezza.&lt;br /&gt;Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 settembre 2005&lt;br /&gt;Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.&lt;br /&gt;Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola, la famiglia Robinson).&lt;br /&gt;Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici.&lt;br /&gt;E poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad ammirare il tramonto in mare.&lt;br /&gt;La gita termina nel migliore dei modi (a parte la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!). La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 settembre 2005&lt;br /&gt;Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.&lt;br /&gt;La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai, è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non hanno fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora sicura e non rimane che aspettare.&lt;br /&gt;Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola.&lt;br /&gt;Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato e dobbiamo rinunciare. Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di snorkellisti. Il fondale non sarà quello del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini gialli e corallo bianco.&lt;br /&gt;Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La sera cena in perfetto stile americano al "The Bull Shed", un ristorante con le finestre aperte sulla spiaggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 settembre 2005&lt;br /&gt;Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.&lt;br /&gt;Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.&lt;br /&gt;Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 settembre 2005&lt;br /&gt;Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!&lt;br /&gt;Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale composto dalle montagne del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai... ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si trova in Giappone.&lt;br /&gt;Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata: la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 settembre 2005&lt;br /&gt;Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona Memorial. Questa volta siamo fortunati con The Bus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque un'ora e passa).&lt;br /&gt;La visita è una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale) e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor", il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).&lt;br /&gt;Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante la visita del relitto.&lt;br /&gt;Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini. Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta con le onde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 settembre 2005&lt;br /&gt;Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti grezzi!. Si tratta di un cratere vulcanico alto qualche centinaio di metri nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.&lt;br /&gt;Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco, situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe di scale, puff puff!).&lt;br /&gt;Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large) godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.&lt;br /&gt;Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!&lt;br /&gt;La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare la fauna acquatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 settembre 2005&lt;br /&gt;È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: la North Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu; poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui...), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia") all'interno di un parco botanico molto carino.&lt;br /&gt;Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e un vero paradiso per i bagnanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 settembre 2005&lt;br /&gt;L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di pancake passiamo le poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-4037643892820205059?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/4037643892820205059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=4037643892820205059' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4037643892820205059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4037643892820205059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/05/luna-di-miele-alle-isole-hawaii.html' title='Luna di miele alle isole hawaii'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-6900067229085689700</id><published>2007-02-25T16:09:00.000-08:00</published><updated>2007-02-25T16:11:01.206-08:00</updated><title type='text'>Diario di un viaggio in Australia</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Di &lt;a href="mailto:engels@interfree.it"&gt;Paola&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Luglio 2006 – Sidney&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo atterrati a Sidney dopo 22 ore di volo e stranamente &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario001.jpg" align="right" height="207" hspace="5" vspace="5" width="275" /&gt;non sono sconvolta come sempre accade dopo lunghi viaggi… sicuramente sarà l’entusiasmo per questa avventura appena iniziata!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono da poco passate le 6 del mattino e la città è ancora addormentata.. ma né le strade deserte né il freddo ci scoraggiano dall’andare nella famosa baia. Incantevole! Ci fermiamo ad osservare L’opera House e L’Arbour Bridge. Dopo averle viste in così tanti video e foto stento quasi a credere di esserci di fronte!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio saliamo sulla simpatica monorotaia. Il biglietto per singola corsa costa 4,5 AUD mentre il giornaliero 9 AUD. Sarete invogliati come noi a prendere il secondo ma difficilmente lo utilizzerete visto che percorre in senso circolare solo un piccolo quartiere della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fermata &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario002.jpg" align="left" height="207" hspace="5" vspace="5" width="275" /&gt;d’obbligo al Paddy’s Market dove vi consiglio di fare la maggior parte dei vs. acquisti… l’unica pecca è che è aperto solamente dal giovedì alla domenica. Il mercato al pian terreno è stracolmo di bancarelle di asiatici che vi venderanno (come sempre succede in tutto il mondo) esattamente le stesse cose dei negozi di tutta l’Australia ad un prezzo decisamente inferiore.. Ad esempio la classica felpa con scritta AUSTRALIA a 12 AUD (€ 7,2) mentre nei negozi la pagherete 29 AUD.. Magliette a 10 AUD invece che 24.&lt;br /&gt;Io mi sono imbattuta in una simpatica venditrice che pur di farmi comprare un paio di occhiali me ne ha fatti provare una ventina mostrando ogni volta lo stessa faccia entusiasta per come mi stavano bene (mentre dietro di lei Sara e Dany scuotevano la testa con facce disgustate!!!). Ovviamente dopo aver ribassato il prezzo da 20 a 5 dollari ho ceduto alle lusinghe e ne ho preso un paio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Luglio 2006 – Sidney (Taronga Zoo + Acquario)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottimisti per lo spiraglio di sole del mattino &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario003.jpg" align="right" height="188" hspace="5" vspace="5" width="266" /&gt;decidiamo di prendere il traghetto per il classico giro della baia con fermata al Taronga Zoo (AUD 45 totali). Ma subito dopo aver comprato i biglietti l’ottimismo ha lasciato spazio ad una sottile ma fitta pioggia.&lt;br /&gt;Peccato! Quello spettacolo meritava di essere goduto con un bel cielo azzurro come sfondo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo qualche ora torniamo alla baia e decidiamo di trovare riparo dal freddo e dalla pioggia entrando a visitare il famosissimo acquario (l’entrata costa 27,50 AUD). Spettacolare il tunnel immerso nella vasca degli squali, anche se spero che questo rimanga l’incontro più ravvicinato che mai avrò con queste fantastiche creature.&lt;br /&gt;Torniamo in albergo e come &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario004.jpg" align="left" height="169" width="257" /&gt;succederà spesso in questa prima settimana, Dany e Sara crollano dalla stanchezza e si riprenderanno solo dopo la loro oretta di sonno…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Luglio 2006 – Sidney (Blue Montains)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci alziamo presto per andare alle Blue Montains a pochi chilometri da Sidney.&lt;br /&gt;Il treno Sidney/Katomba a/r costa 16,20 aud. Incredibile ma nonostante sia inverno e ci siano solo 15/20 gradi qui l’aria condizionata è al massimo e sarà ancora peggio nel viaggio di ritorno.. anche la testa mi si congelerà!&lt;br /&gt;Arrivati a Katoomba potete farvi una bella camminata di mezz’ora verso l’ingresso delle Blue Montains oppure prendere il pulmino che in 10 minuti vi ci porta.&lt;br /&gt;Noi all’andata abbiamo preferito camminare…&lt;br /&gt;A causa del tempo, quello che &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario005.jpg" align="right" height="225" hspace="5" vspace="5" width="300" /&gt;doveva essere uno spettacolo naturale si è rivelato solamente una delusione…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamo qualche foto alle Three sisters e ci affacciamo sulla balconata di Echo Point per vedere il panorama annebbiato. Chissà poi perché lo chiamano così; io ho provato a urlare ma di eco nemmeno l’ombra… ho solo rimediato le occhiate della gente che avevo intorno e le risate dei miei amici che spero non si siano vergognati troppo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera seguiamo il consiglio della Lonley e andiamo a mangiare da “Pizza Mario”. Scelta azzeccatissima…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Luglio 2006 – Sidney&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A causa del maltempo ci alziamo in tarda mattinata e dopo la classica cioccolata take away (ovviamente con i Marsh Mallows) decidiamo di fare il giro della città per fare un po’ di sano e ricostituente shopping!!!&lt;br /&gt;Per chi volesse acquistare il Didgeridoo consigliamo un negozio fornitissimo in zona The Rocks (non ricordiamo il nome ma è in Gorge St.) Noi credendo di trovarne a decine di posti simili in centro Australia o lungo la costa non abbiamo comprato lì. Peccato! I prezzi sono tra i più bassi che abbiamo visto e la scelta è senza dubbio la più assortita!&lt;br /&gt;La sera ci&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario006.jpg" align="left" height="193" hspace="5" vspace="5" width="259" /&gt; fermiamo a mangiare per la seconda volta da “Zia Pina”. I proprietari sono italiani trasferiti qui da parecchi anni… molto cordiali e allegri ci hanno riconosciuto appena entrati e quando succede ti senti po’ come a casa ;)&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;Prima di rientrare in albergo ripercorriamo per l’ultima volta le vie di Sidney e ci dirigiamo verso l’Arbour bridge… lo percorriamo per oltre la metà con lo sguardo sempre fisso verso la baia illuminata. Io e Sara ci facciamo prendere già dal senso di malinconia, tra poche ore lasceremo questa meravigliosa città!!! Meno traumatico per Dany che non vede l’ora di partire verso qualche posto di mare. ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 luglio 2006 – Adelaide (Glenelg)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 08:30 prendiamo il volo verso Adelaide... e dopo 1h e 40 di volo ci ritroviamo in una calma cittadina dai ritmi decisamente rallentati rispetto alla frenetica Sidney.&lt;br /&gt;Sono uguali invece i semafori che emettono dei suoni identici ai missili dei videogiochi. Il verde per i pedoni qui rimane solo per pochissimi secondi e poi inizia a lampeggiare rosso. I primi giorni ci prendeva l’ansia! Insomma, stai pronto a scattare appena viene il verde e poi mentre attraversi pensi che non ce la farai mai a raggiungere l’altra parte in tempo … :D&lt;br /&gt;Rispetto a Sidney qui c’è un fuso orario di mezz’ora indietro! Mai sentito parlare di un fuso di 30 minuti.. ma lungo il viaggio mi renderò conto che qui è una cosa abbastanza frequente.. giusto per disorientaci un po’ di + :)&lt;br /&gt;Passeggiamo tranquillamente nelle vie centrali piene di negozi chiedendoci cosa fare per il resto della giornata fin quando incontriamo una signora di origini italiane che ci consiglia di prendere il bus gratuito (il 99C) fino a Victoria Square e di proseguire poi per Glenelg con il trenino.&lt;br /&gt;Purtroppo il brutto tempo non ci da tregua nemmeno qui e &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario007.jpg" align="right" height="207" hspace="5" vspace="5" width="275" /&gt;come per le Blue Montains anche in questo caso il panorama che ci si presenta non è nulla di che…&lt;br /&gt;E’ ancora presto per mangiare così decidiamo di fermarci a bere qualcosa al riparo dal vento freddo che si è alzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sara e Dany optano per una cioccolata calda, io una camomilla… Ma mentre siamo seduti mi entrano tutti e due in stato comatoso e iniziano a straparlare e a ridere. Per lo sforzo perdono le poche forze che hanno, si spostano su dei divanetti e per poco non si addormentano li. Ma con che gente vado in giro???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Superata la crisi andiamo a mangiare spaghetti allo scoglio in un bellissimo ristorante vista mare (ma ormai è buio pesto e non si vede oltre il vetro… :) ).. e poi riprendiamo il trenino verso Adelaide.&lt;br /&gt;Sarà che la cioccolata bevuta prima degli spaghetti al pesce gli ha rallentato la digestione (sarebbe strano il contrario) ma appena toccano i sedili si accasciano pronti a dormire!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Luglio 2006 – Kangaroo Island  (Seal bay )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiamo per Kangaroo Island!&lt;br /&gt;Ci sono due possibilità di raggiungerla (a meno che non abbiate già noleggiato la macchina lungo la costa):&lt;br /&gt;1 - Pullman da Adelaide/Cape Jervis a/r  AUD 40 a testa ( 2 ore e 15 minuti)&lt;br /&gt;    + traghetto da Cape Jervis/Penneshaw a/r AUD 74 a testa  (30 minuti)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - Con l'aereo della REGIONAL EXPRESS ci vogliono 35 minuti e costa a testa a/r AUD 126! Se optate per questa scelta ricordatevi che è uno dei pochi casi in cui è consentito imbarcare al massimo 15kg di bagaglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivati sull’isola noleggiamo una macchina 4x4 consigliata visto lo stato delle strade.&lt;br /&gt;Il kilometraggio è limitato a 100Km al giorno e il costo di quelli fatti in + è di 0,25 aud cad.&lt;br /&gt;Noi ce la caveremo sforando di soli 48Km rispetto ai 300 previsti per i 3 giorni.&lt;br /&gt;Per guidare qui è necessario avere la patente internazionale. La validità massima che ha è di 3 anni ma &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario008.jpg" align="left" height="210" hspace="5" vspace="5" width="279" /&gt;se la vostra patente italiana ha una data di scadenza più vicina si prenderà quella come riferimento. La mia scade a Novembre e sarebbe stato meglio rinnovarla prima di fare quella internazionale…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ la prima volta che guidiamo a sinistra ma il cambio automatico è decisamente di aiuto.. almeno a quanto mi dicono Sara e Dany visto che io mi farò scarrozzare sia qui che in centro Australia e prenderò in mano il volante solo nelle ultime due settimane sulla costa ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra frenate brusche (visti i freni super sensibili rispetto alle utilitarie a cui siamo abituati) e i tergicristalli messi per sbaglio al posto delle frecce per girare (qui le frecce sono a destra!), raggiungiamo il nostro bellissimo cottage. Tutto in legno caldo e accogliente, molto spazioso e con caminetto incluso… ci avremmo passato anche più dei tre giorni previsti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come primo giorno abbiamo deciso di fare l’escursione a Seal Bay per vedere i leoni marini. E’ possibile fare l’escursione solo accompagnati da una giuda ma non è richiesto numero minimo di partecipanti.&lt;br /&gt;Ti accompagnano sulla spiaggia a pochi metri dai leoni marini e si dilungano in dettagliate spiegazioni. Un’abitudine di tutti gli australiani… mai sentito parlar tanto! Insomma di solito anche le guide dovrebbero respirare e prendersi qualche minuto di silenzio… beh qui &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario009.jpg" align="left" height="252" hspace="5" vspace="5" width="296" /&gt;non succede praticamente mai!&lt;br /&gt;Il mio raffreddore, iniziato a Sidney è nel frattempo drasticamente peggiorato.. ma il lato positivo è che non sento minimamente l’odore dei leoni marini che sono a poca distanza.&lt;br /&gt;A furia di starnutire avrò attaccato qualche germe anche a loro e avrò fatto iniziare un’epidemia sull’isola??? Speriamo di no… ma soprattutto spero di non attaccare l’influenza anche a Sara e Dany!!!&lt;br /&gt;Prima di tornare al cottage ci fermiamo nell’unico negozietto dei paraggi a far spesa. Stasera spaghetti al tonno…&lt;br /&gt;Prima di cena però crolliamo dal sonno e ci addormentiamo sul divano… proprio un bel quadretto.&lt;br /&gt;In questo cottage così accogliente, sdraiata su questo divano comodo sotto la coperta mi piace persino aver la febbre…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Luglio 2006 – Kangaroo Island (Admiral Arch e Remarkable Rocks)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa c’è di meglio che svegliarsi la mattina e prepararsi un buon Pan Cake in stile australiano?? Beh di meglio c’è prepararlo con la padella giusta!!! Sara è davvero entusiasta di questa colazione… almeno fino al momento in cui ci accorgiamo che non si riesce a staccare il pan cake dalla padella (ma darne in &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario010.jpg" align="right" height="243" hspace="5" vspace="5" width="325" /&gt;dotazione una antiaderente no?) e così dopo aver bruciato il primo lato del nostro pan cake riusciamo a staccarlo dalla pentola facendo una pressione notevole con la paletta… che però essendo in plastica si scioglie.. e così abbiamo fatto fuori anche quella.. :D&lt;br /&gt;Fatto il rodaggio gli altri pan cake non escono poi male… e il profumino invitante ha anche fatto radunare tutto intorno al cottage tanti piccoli Wallaby (loro due continueranno a sostenere che si trattava di canguri… ma è solo un dettaglio).&lt;br /&gt;Dopo un accurato book di foto con questi animali siamo pronti al giro dell’isola…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spettacoli naturali sia L’admiral Arch (ambiente naturale di colonie di leoni marini) sia le Remarkable Rocks a strapiombo sull’oceano.&lt;br /&gt;Ovviamente nonostante le numerose spiagge, la balneazione qui non è consentita per il rischio di attacchi di squali (ma ad essere sinceri, con sto freddo chi avrebbe voglia di tuffarsi?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche oggi &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario011.jpg" align="left" height="212" hspace="5" vspace="5" width="285" /&gt;torniamo a casa presto.&lt;br /&gt;Sconsigliamo a tutti di guidare al buio qui… la maggior parte degli animali esce infatti al tramonto e il rischio di investirli è davvero alto!&lt;br /&gt;La sera optiamo per un toast veloce e scopriamo che il tostapane in dotazione non è il classico per i toast farciti ma semplicemente per tostare le singole fette di pane per colazione! Ma con un po’ di insistenza e pressandoli al massimo siamo riusciti a prepararci 3 squisiti toast appiattiti e bruciati! :)&lt;br /&gt;Dopo cena, mentre stavo fumando, nella tranquillità della veranda immersa nel buio e nella vegetazione mi sono trovata a un metro di distanza due enormi occhi luccicanti… cavolo che spavento!!! Era un opossum ferito!&lt;br /&gt;Qui è severamente vietato dar da mangiare a qualsiasi animale.. per cui ci limitiamo ad osservarlo fin quando non si allontana tra gli alberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Luglio 2006 – Adelaide&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante il piccolo spostamento verso Kingscote (dove riprenderemo l’aereo per Adelaide) ci fermiamo in uno dei numerosi apicoltori dell’isola dove si vendono ovviamente tutti i prodotti ricavati.&lt;br /&gt;Le api dell’isola discendono tutte da un alveare importato dalla Liguria a fine 1800… da allora è vietato introdurre nell’isola altre api… insomma è un paradosso ma finiamo per comprare in Australia miele prodotto da api italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio ripartiamo per Adelaide… spesa veloce al supermercato e pernottiamo nel ns. appartamento.&lt;br /&gt;Se state cercando sistemazioni intorno ai 25/30 € a testa vi consigliamo gli appartamenti.. il prezzo è identico a quello delle camere d’albergo e li affittano anche a singola notte. Di solito sono dotati di un grande open space con soggiorno e cucina.. per cui potrete risparmiare sulle cene ;) E in linea di massima potrete utilizzare lavatrice e asciugatore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 Luglio 2006 – Alice Springs&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mattina abbiamo il volo per Alice Springs. &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario012.jpg" align="right" height="249" hspace="5" vspace="5" width="187" /&gt;Praticamente è come arrivare in un paese diverso! Un viaggio nel viaggio…&lt;br /&gt;Anche qui noleggiamo la macchina ma ci affidiamo all’Avis che a differenza della Hertz ci da il chilometraggio illimitato.. in queste immense distese di nulla non si può fare differentemente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alice Springs è una cittadina piacevole ma dove può bastare un solo pomeriggio di vagabondaggio.. Noi ci aspettavamo parecchi più negozi di arte aborigena… e invece nemmeno qui riusciamo a sbizzarrirci nello shopping.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pecca è l’hotel (Desert Rose Inn) che ci sembrava tanto carino dal sito ma che in realtà ci ha deluso parecchio. La notte fa parecchio freddo e la ventola del riscaldamento è talmente rumorosa che è impossibile tenerla accesa tutta notte… così il mattino dopo ci alzeremo tutti congelati!!! Meno male che l’aspirina ha bloccato l’influenza… ma che sofferenza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Luglio 2006 - Kings Canion&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La meta di oggi è il Kings Canion… e per la felicità di Dany, io e Sara passeremo tutto il tempo in macchina a cantare a squarciagola :)&lt;br /&gt;Ore passate a guidare in mezzo al bush (per me uno dei più grandi simboli dell’Australia) su strade dritte e deserte asfaltate in mezzo al nulla.&lt;br /&gt;Tutt’intorno solo distese interminabili di sabbia rossa e piccoli cespugli che sembrano sempre sul punti di andare a fuoco…. E un’indescrivibile sensazione di tranquillità a benessere.&lt;br /&gt;Quando tornerò in Italia, nei miei giorni no, è lì che volerò con la fantasia cercando di trovare quella sensazione di equilibrio, quando sai che hai già tutto quello di cui hai bisogno.&lt;br /&gt;La stessa &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario013.jpg" align="left" height="210" hspace="5" vspace="5" width="279" /&gt;sensazione che ho qui ora, in questa macchina, durante gli spostamenti per l’Australia, quando non hai fretta di raggiungere la meta perché sei già appagata dal viaggio stesso e quando ti guardi a fianco e ti accorgi che si condividendo quel momento magico con i migliori compagni che potevi scegliere.&lt;br /&gt;Ma prima di finire su toni patetici e malinconici torno al racconto… ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto dal nulla compaiono delle piccole oasi ristoro attrezzate con un tavolo, una panchina, l’immancabile barbecue e nulla di più.&lt;br /&gt;Qui il barbie è proprio un’istituzione e non manca nemmeno nei parchi o a lato delle piscine degli alberghi! Ci si può anche abbrustolire semplicemente il pane o una pannocchia. Ma più che la comodità di cucinare ovunque, rappresenta uno stile di vita. Si, insomma, un pretesto per stare in compagnia all’aria aperta.&lt;br /&gt;Giunti al Kings canion percorriamo un piccolo tragitto a piedi…&lt;br /&gt;Adoro queste rocce rosse e levigate talmente tanto dal vento da essere completamente lisce… anche se per questa mia fobia verrò presa in giro per il resto della vacanza!&lt;br /&gt;Il tramonto decidiamo di vederlo dal punto panoramico posto poco fuori del resort dove pernotteremo..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 Luglio 2006 – Ayers Rock (Monti Olgas)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci mettiamo nuovamente in macchina per arrivare ad Ayers Rock… ancora una volta circondati solo dal Bush e dalle sue varie sfumature di colore.&lt;br /&gt;L’unico amarezza la danno i numerosi corpi di canguri a lato delle strade. Li abbiamo incrociati sempre durante tutti i tragitti in macchina, qui ma anche a Kangaroo Island e sulla costa). &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario014.jpg" align="left" height="212" hspace="5" vspace="5" width="285" /&gt;Noi fortunatamente non avendo mai guidato dopo il tramonto non abbiamo corso il rischio di investirli…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivati al resort decidiamo di andare prima a visitare i Monti Olgas per poter dedicare l’intera giornata di domani a Uluru… che in lingua aborigena si legge con l’accento sull’ultima U… strano no?&lt;br /&gt;L’entrata al Parco è di 25 aud ed è valida per tre giorni.&lt;br /&gt;Noi decidiamo di percorrere il sentiero più breve dei due proposti.. Il Walpa Gorge Walk.. più o meno un’oretta tra andata e ritorno e ci fermiamo nella parte centrale circondata da queste rocce tondeggianti ad ammirare lo spettacolo.&lt;br /&gt;Tornate in albergo Dany decide di sfruttare la &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario015.jpg" align="right" height="254" hspace="5" vspace="5" width="191" /&gt;bella piscina del resort mentre noi ci rilassiamo in camera!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Luglio 2006 – Ayers Rock&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci siamo svegliati troppo tardi! E così non abbiamo fatto in tempo a vedere l’alba. Domani punteremo la sveglia prestissimo… non possiamo andar via senza gustarci questo spettacolo!!!&lt;br /&gt;Decidiamo quindi di visitare l’Ayers Rock.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ero chiesta parecchie volte se scalare Uluru contro il desiderio degli aborigeni ne valesse la pena.. ma appena mi son trovata di fronte il sentiero irto e senza protezioni ogni dubbi è svanito.. Viva la sincerità! Inoltre l’accesso era negato a causa del forte vento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Optiamo per il percorso più lungo intorno al monolite. Più o meno 10 Km!&lt;br /&gt;Ma come si fa ad essere arrivati fin qui e non volerne vedere ogni sfaccettatura?&lt;br /&gt;La camminata è &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario016.jpg" align="left" height="212" hspace="5" vspace="5" width="285" /&gt;durata qualche ora (almeno 3H).. e ve la consiglio.&lt;br /&gt;Tornati al punto di partenza e dopo un po’ di relax su una panchina ci siamo diretti al centro di cultura aborigena (di solito consigliano di visitarlo prima…). Per me è abbastanza deludente; dovrebbero introdurre al pensiero e alla filosofia degli aborigeni.. peccato che tutto è proiettato su video e di aborigeni in carne ed ossa nemmeno l’ombra. Per cui è una tappa che volendo si può tranquillamente saltare.&lt;br /&gt;L’escursione al momento è finita… ritorneremo in serata per vedere il tramonto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 Luglio 2006 – Brisbane&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ingiustamente i miei compagni di viaggio decidono per gli orari di sveglia differenziati in base alla velocità nel prepararsi… e così mi tocca la sveglia alle 5:30 … venti minuti dopo sarà il turno di Sara mentre al fortunato Dany &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario017.jpg" align="right" height="212" hspace="5" vspace="5" width="285" /&gt;sarà concesso il risveglio alle 6:00!&lt;br /&gt;Tutta sta fatica per scoprire che l’alba oggi era alle 7:00!!!!! Cavolo ci siamo congelati la fuori!!!&lt;br /&gt;Nemmeno la coperta portata da Dany per ripararci un po’ di più è servita (una delle poche carinerie che ha fatto.. però gliela riconosco! ;) )&lt;br /&gt;Dopo 40 minuti di gelo ha iniziato a radunarsi una piccola folla di spettatori (molto meno bardati di noi e molto meno infreddoliti… ma insomma come cavolo fanno?).&lt;br /&gt;La ns. alzataccia non viene ricompensata… i colori del cielo non sfumano dei meravigliosi colori che ci aspettiamo e che siamo certi ci siano nelle giornate di cielo sereno..&lt;br /&gt;Torniamo a sdraiarci un po’ prima di avviarci verso l’aeroporto per il volo di connessione con Alice Springs e il successivo verso Brisbane.&lt;br /&gt;Io ero preoccupata all’idea che in questo primo piccolo volo ci fosse un bagaglio consentito di pochi chili… ma fortunatamente scopriamo che in tutti i voli australiani i massimali sono davvero altissimi rispetto ai canoni europei. 32Kg per il bagaglio e 7 per quello a mano. Stupendo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel primo pomeriggio arriviamo a Brisbane e ritiriamo la macchina noleggiata dall’Italia con la Hertz. Visti i 17 giorni di noleggio previsti, preferiamo pagare il costo dell’assicurazione aggiuntiva (senza di questa ogni minima botta alla carrozzeria sarebbe stata addebitata per 2500AUD indipendentemente dall’entità del danno.)&lt;br /&gt;Da oggi in poi non abbiamo più camere d’albergo prenotate dall’Italia… e così ci mettiamo a girare per tutta la città alla ricerca di un hotel. Ma quello che a noi sembrava banale (nei viaggi precedenti raramente avevamo prenotazioni per il dormire e mai avuto difficoltà nel trovarli in loco) si è rivelato un grosso problema. In città c’è un grande evento calcistico e tutte le strutture di Brisbane sono NO VACANCY!&lt;br /&gt;Dopo ore di Sali e scendi dalla macchina e nonostante l’aiuto della simpatica signora dell’Annie’s Shandon Inn (B&amp;B molto caratteristico che vi consigliamo) siamo a pezzi e un po’ pessimisti su da farsi.&lt;br /&gt;Iniziamo a telefonare agli alberghi indicati sulle guide… e ci cade l’occhio su un Motel che la Lonley descrive particolarmente bene. Il problema è che è a Surfers Paradise.. che sembra lontano. Ma rassicurata da Dany che in tono sicuro sostiene che è a soli 20 km di distanza prenotiamo li.&lt;br /&gt;La verità è che ci spariamo più di 70 km di macchina verso sud (il ns. itinerario era a nord verso Cairns) e che ci ritroviamo in un postaggio sporco e per niente accogliente (La Lonley questa volta ha sbagliato di brutto!)&lt;br /&gt;Ma almeno abbiamo girato un po’ per le vie principali di Surfers Paradise che è riconosciuta come la capitale del divertimento del Queensland (non che sia il nostro tipo di meta ma per una notte va bene così).&lt;br /&gt;Fortunatamente tornati nel motel la stanchezza si fa sentire e ci addormentiamo subito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 Luglio 2006 – Lone Pine koala Sanctuary e Hervey Bay&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sara ha sentito parlare di un bellissimo parco naturale vicino a Brisbane (dove eravamo ieri) che sembra davvero valer la pena di essere visto.. il LONE PINE KOALA SANCTUARY.&lt;br /&gt;Dopo aver &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario018.jpg" align="left" height="212" hspace="5" vspace="5" width="285" /&gt;prenotato già le due notti successive in un B&amp;amp;B possiamo permetterci di stare a zonzo tranquillamente e così ripercorriamo le strade della sera prima e dopo più di due ore (non riuscivamo a trovare la strada giusta) arriviamo alla ns. meta.&lt;br /&gt;Spettacolare! Il parco è enorme e da la possibilità di stare a stretto contatto con i canguri che ci saltellano tutto intorno.. o meglio più che saltare camminano affaticati! Ai turisti è permesso dar loro da mangiare (ovviamente il mangime è apposta per loro e venduto all’interno del parco) e così questi animali se ne stanno tranquilli a mangiare e dormire tutto il giorno…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Sara paghiamo lo sproposito di 15 AUD per farci &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario019.jpg" align="right" height="191" hspace="5" vspace="5" width="256" /&gt;fare la foto con in braccio il Koala. La foto la paghi cara ma è possibile scattare quante foto si vuole anche con la propria macchina. Io tra l’altro perdo il biglietto prepagato… e quasi rischio di non riuscire a farmela fare… sempre la solita! :)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo per la prima volta l’animale preferito del Dany: il Wombat.&lt;br /&gt;A dire il vero a noi fa un po’ impressione… è un marsupiale come Koala e canguri ma non ci sembra sia così dolce. Mah i gusti!&lt;br /&gt;Ci dispiace non poter vedere il Diavolo della Tasmania che ci dicono sia morto .. che sfiga! :§&lt;br /&gt;Ma io voglio vedere il vero e unico Red Kangaroo… è lui il re dei marsupiali!&lt;br /&gt;Quindi faccio rifare da capo il giro del parco per poterlo vedere e anche stavolta mi va male! Il Red Kangaroo che è tenuto separato da una gabbia dal resto dei piccoli canguri di cui parlavo prima, se ne sta in panciolle e non ne vuole sapere di alzarsi in piedi per farsi rimirare nella sua stazza da culturista… non ci da proprio soddisfazioni!!!!! Pazienza… ormai dobbiamo andarcene.&lt;br /&gt;Ci aspettano parecchi chilometri prima di arrivare a Hervey Bay.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cittadina&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario020.jpg" align="left" height="210" hspace="5" vspace="5" width="279" /&gt; è tranquilla e graziosa… ma è vedendo il B&amp;B prenotato che rimaniamo a bocca aperta. Credo sia il posto migliore dove abbiamo pernottato. Gestito tra l’altro da una coppia riservata e molto molto gentile che ci ha fatto sentire immediatamente come a casa. E che spettacolo di casa! Un po’ quelle dei sogni… con ogni dettaglio curato. Il posto si chiama Bay B&amp;amp;B (anche questo consigliato dalla Lonley).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 Luglio 2006 – Fraser Island&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tramite il B&amp;B abbiamo prenotato l’escursione di oggi a Fraser Island.&lt;br /&gt;Il bus ci viene a prendere proprio davanti casa verso le 8:00 del mattino per accompagnarci al porto.&lt;br /&gt;Ne troveremo un altro, questa volta 4WD, appena sbarcheremo a Fraser Island.&lt;br /&gt;Sull’’isola non esistono strade asfaltate e il sentiero è praticamente inghiottito dai rami dei rigogliosi alberi che formano la foresta pluviale. A stento passiamo con il pullman e quando incontriamo nell’altro senso di marcia delle jeep, &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario022.jpg" align="right" height="210" hspace="5" vspace="5" width="279" /&gt;quest’ultime sono costrette a infilarsi di traverso tra un tronco e l’altro per cederci il passo.&lt;br /&gt;Durante tutto il percorso la ns. zelante guida si dilunga in dettagliate spiegazioni di tutto ciò che ci circonda… (siamo solo alle prime ore di escursione e questa cosa non ci sembrava poi male… ).&lt;br /&gt;La parte più bella del tragitto in pullman sarà però lungo la spiaggia orientale... particolare anche per il fatto che non ero mai andata con un mezzo 4WD sulla sabbia. …&lt;br /&gt;Il mare è stupendo ma non balneabile a causa degli squali…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo stop (che ci dicono sarà di 15 minuti) è accanto al relitto della nave Maheno e a pochi metri dalle rocce fatte di sabbia… davvero particolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La seconda sosta sarà invece di 40 minuti in prossimità di Eli Creek, un torrente di acqua dolce &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario021.jpg" align="left" height="250" hspace="5" vspace="5" width="188" /&gt;che arriva fino alla spiaggia. Ma come si fa in così poco tempo a riuscire a sdraiarsi un po’ per rilassarsi?&lt;br /&gt;In men che non si dica siamo quindi ancora sul pullman a ripercorrere il sentiero immerso nella foresta… e la guida continua a parlare e parlare senza sosta… ma quando respira?? A noi sta venendo il mal di testa.. e poi che avrà ancora da dire? Queste cose ce le ha spiegate durante il viaggio di andata… va bene essere solerti nel proprio lavoro.. ma a noi sembra esagerato.&lt;br /&gt;Dopo una breve sosta per la merenda ripartiamo verso il porticciolo e in fase di saluti tutti applaudiranno la guida ( noi pensiamo che l’applauso è dovuto al fatto che finalmente non sentiremo più la sua voce… ;))&lt;br /&gt;In definitiva, Fraiser Island merita di essere vista se avete una o due giornate da dedicarci ma nel caso in cui sceglieste di farla con tour organizzato di 1gg come il ns. preparatevi a spendere 80€ a testa per passare quasi tutti il tempo in bus e ad avere minuti contati per godervi le bellezze del posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera siamo alla ricerca di un internet point per poter prenotare le due notti successive a Heron Island. L’unico resort dell’isola costa 212,00aud a notte a testa mentre il traghetto 100aud a tratta… totale quindi per due notti più trasferimento 624Aud a testa ( 376,00 € )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 Agosto 2006 – Heron Island&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visti i km da fare per non perdere il traghetto prenotato, stamattina non solo ci tocca la levataccia ma anche la rinuncia alla splendida colazione che ci avrebbe preparato la ns. padrona di casa…&lt;br /&gt;Pazienza.. finalmente inizieremo a goderci un po’ di mare!!!!&lt;br /&gt;Arriviamo a Gladston con un’oretta di anticipo rispetto al traghetto..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Heron Island è davvero splendida… mare cristallino, squaletti piccoli e innocui che nuotano a riva (ma di cui io ho paura uguale :) ) e spiagge bianchissime che a causa della bassa marea lasciano scoperta parte della barriera corallina.&lt;br /&gt;Finalmente due giorni di vero relax!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Agosto 2006  - Heron Island&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco forse non sono proprio due i giorni &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario023.jpg" align="right" height="212" hspace="5" vspace="5" width="285" /&gt;di relax.. visto che stamattina finiamo, su prezioso consiglio di Dany, a Shark Bay… che è stupenda ma qui tira un vento simil bora che per una freddolosa come me equivale a una tragedia.&lt;br /&gt;Insomma, mentre Sara se ne sta a riva con i piedi a mollo (e la pelle d’oca) e il Dany si tuffa per farsi un bagnetto, io me ne sto sull’asciugamano coperta con tutto quello che riesco a tirar fuori dal borsone. Questo non è rilassante!!! ;)&lt;br /&gt;Decidiamo quindi, un po’ per il mio benessere e un po’ per non sentirmi lamentare per il resto della giornata, di spostarci nella spiaggetta a fianco e…. miracolo! Sembra di essere su un’altra isola. Niente vento e un bellissimo sole che mi scalda pian piano le ossa. Ora si che si ragiona!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera mega buffet al resort. Proviamo un po’ di tutto, dalla carne di canguro al pesce crudo… e come sempre si riempie più del dovuto il piatto per poi sprecare un sacco di roba che non ci piace!&lt;br /&gt;Per non tornare subito in camera decidiamo di fare una partita a biliardo. Gli australiani sembrano tutti esperti in questo gioco mentre io, non avendo mai preso in mano la stecca, cerco solo di mirare la palla.&lt;br /&gt;Peccato che rischio quasi di cavare un occhio alla povera Sara che stava a lato del tavolo… ma io avevo avvisato di essere pericolosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Agosto 2006 – Rockhampton&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passiamo tutta la mattinata in spiaggia sperando che almeno per qualche ora le nuvole non arrivino a coprire il sole.&lt;br /&gt;Dopo pranzo raggiungiamo l’imbarcazione e tornati a Gladston siamo pronti a partire verso Rockhampton.&lt;br /&gt;Verso sera ci accorgiamo del grosso errore fatto nel seguire a occhi chiusi il consiglio della Lonley che descriveva il “Criterion Hotel” dove alloggiamo in questo modo: “Progettato come albergo esclusivo e costruito con materiali pregiati, il Criterion è più elegante do molti alberghi rinomati. Offre stanze ricche di atmosfera.”&lt;br /&gt;Ma quale atmosfera??? La doccia piazzata a fianco del letto è circondata da moquette marcita a causa dell’acqua… e il materiale pregiato rischia di spezzarsi appena lo sfiori.. insomma per uscire sul balcone c’era la possibilità che ci rimanesse in mano la porta finestra!&lt;br /&gt;Io e Sara usufruiamo del bagno del pub a pian terreno (profumato e pulito) per rinfrescarci un po’….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Agosto 2006 – Great Keppel&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non trovando un lavandino degno di questo nome &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario024.jpg" align="right" height="210" hspace="5" vspace="5" width="279" /&gt;dove lavarci i denti e avendo un po’ schifo del pessimo stato in cui sono tenuti i bagni in comune dell’hotel, io e Sara scendiamo anche oggi nei bagni del pub… tanto è presto ed è ancora vuoto :)&lt;br /&gt;Oggi andremo a Great Keppel, dove pernotteremo per una notte.&lt;br /&gt;Se ancora non l’avete letto da nessuna parte, è altamente sconsigliato andare su quest’isola con le classiche valige a rotelle stracolme e pesanti. Insomma come la mia! ;)&lt;br /&gt;Si sbarca infatti direttamente in spiaggia dove già si fatica a camminare normalmente ma figuriamoci dovendo trasportare 20 kg di bagaglio ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche questa volta l’isola è uno spettacolo.. tutta circondata da spiagge bianche semidesertiche dove è possibile fare anche l’escursione sul cammello al tramonto.&lt;br /&gt;Piccolo inconveniente sono gli uccelli… a dire il vero invadenti un po’ in tutta l’Australia ma che qui diventano addirittura degli del film di Hithcok!&lt;br /&gt;Per pranzo prendiamo hamburger e patatine… e iniziamo a ritrovarci circondati da colorati pappagallini.. ma proprio mentre sto per addentare il mio hamburger mi accorgo che un uccello mi guarda in modo inquietante e senza lasciarmi tempo di reagire mi si fionda contro in tutta velocità e addenta lui prima di me il panino!&lt;br /&gt;Esito un po’ prima di ricominciare a mangiare e nel frattempo il Dany, giusto per sdrammatizzare, prende l’hamburger e lo alza in alto. Ed ecco che lo stesso uccello torna a fiondarsi addosso a noi. Ma ora siamo preparati e ci sdraiamo d’istinto sulla panca schivandolo.&lt;br /&gt;Dopo questo smetto di ridere e rinuncio volentieri al pranzo… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Agosto 2006 – Rockhampton&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è l’ultimo giorno in compagnia del Dany… che ripartirà stasera col pullman per raggiungere Townsvill e imbarcarsi per il primo dei 4 voli che lo attendono. I momenti di malinconia che nei giorni scorsi iniziavano a crearsi oggi sembravo non passare più.&lt;br /&gt;Trascorriamo tutta la giornata a Great Keppel e nel tardo pomeriggio torniamo a Rockhampton.&lt;br /&gt;Questa volta ci siamo trovate un bellissimo hotel: il “Motel 98”. Spettacolo! Peccato non averlo prenotato anche due giorni fa!&lt;br /&gt;Assistere ai preparativi della partenza di Dany è davvero brutto… ma lui continua a dire di non fare facce tristi e che mica va in guerra… per cui camuffiamo un po’ lo stato d’animo e aspettiamo per poterlo accompagnare alla stazione dei pullman…&lt;br /&gt;Credo che in poki abbiano avuto un saluto di addio come il nostro, degno dei migliori film… con tanto di scenata di Sara che gli si aggrappa alla gamba per non farlo andar via e poi lo sventolio di fazzoletti per salutarlo mentre il pullman pian piano si allontana!&lt;br /&gt;Ma quando il bus gira l’angolo e lui non ci vede più posso fare quello che sapevo gli avrebbe dato fastidio.. ovvero… piangere :)&lt;br /&gt;Sara già se lo aspettava .. sono proprio prevedibile.. o forse mi conosce troppo bene ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è fatta ora di cena e proviamo ad andare a mangiare all’Ascot Hotel dove sappiano che fanno dell’ottima carne che puoi cuocere a tuo piacimento su pietra ollare.&lt;br /&gt;Quando finalmente ci servono, ci ritroviamo davanti più di mezzo chilo di carne a testa! Da star male per la quantità ma che buona!!!! ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Agosto 2006 – Arlie Beach&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi ci aspetta la prima lunga traversata per avvicinarci a Cairns dove finirà il ns. viaggio.&lt;br /&gt;Il tratto è da Rockhampton ad Arlie Beach .&lt;br /&gt;Arriviamo nel primo pomeriggio in una splendida cittadina sul lungo mare piena zeppa di deliziosi negozi… ci si illuminano gli occhi!&lt;br /&gt;Prima di iniziare a far spese ci fermiamo in un’agenzia viaggi per prenotare l’escursione a Whitsanday per i prossimi due giorni.&lt;br /&gt;Il ragazzo che ci lavora è un tipo alquanto buffo che a causa della troppa gente che arriva, entra in panico al punto di rispondere al telefono, mettere in attesa la persona e dimenticarsene! Mittico il nostro Mr Bean! :)&lt;br /&gt;Ora finita la parte pratica ci armiamo di entusiasmo e carta di credito ed entriamo in tutti i negozi della lunga via centrale… ma nulla! Niente di caratteristico o simpatico o che vale la pena comprare come ricordo di questo fantastico viaggio… non è possibile! Ci arrendiamo all’evidenza solo dopo aver ripercorso la seconda volta la via e stanche morte torniamo in albergo e crolliamo addormentate dalle 17 alle 21 Nemmeno la sveglia puntata ci ha smosso dal letto prima!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Usciamo a mangiare e dopo aver preparato il borsone da portare a Whitsanday (lasceremo qui in hotel i bagagli pesanti) ci rimettiamo a letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Agosto 2006  - Whitsanday&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo la macchina in un parcheggio custodito di fronte al porto di Shute Harbour e ci imbarchiamo per Hamilton Island.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver fatto&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario025.jpg" align="left" height="210" hspace="5" vspace="5" width="279" /&gt; il check-in in albergo, ci sdraiamo a prendere un po’ di sole. Purtroppo anche se la temperatura permette di stare in costume, nemmeno oggi riusciremo a entrare in acqua. L’oceano è davvero freddo e se consideriamo che qui è inverno e noi non abbiamo le mute è un’impresa davvero ardua!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso l’ora del tramonto, ci accorgiamo di essere circondate da tanti canguri che saltellano lungo tutta la spiaggia. Ci alziamo per fargli qualche foto e rimaniamo sorprese nel vedere che anche davanti alle camere dal resort è pieno.. insomma qui non hanno per nulla paura dell’uomo ed è bello poterli vedere ancora una volta così da vicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Agosto 2006 – Whiteheaven Beach&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi facciamo un’escursione organizzata su quella che è considerata la spiaggia più bella delle Whitsanday.. ovvero Whiteheaven Beach. Passiamo quasi tutta la giornata in barca per lo spostamento e per le tappe obbligate che ti fanno fare su altre isole. Ma lo spettacolo che ci si presenta compensa lo sbattimento!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Whiteheaven beach è una lunga lingua di spiaggia bianchissima e incontaminata ( l’isola non è abitata, non ci si può soggiornare e l’unico modo di vederla sono le escursioni organizzate come la ns.).&lt;br /&gt;Insomma da raccontare c’è poco… solo sabbia, mare e il nulla… praticamente un paradiso :)&lt;br /&gt;Oggi il cielo è per metà coperto da nuvoloni neri e per l’altra metà è di un azzurro limpido. Per cui facendo le foto da entrambe le direzioni sembra di essere contemporaneamente in due posti diversi..&lt;br /&gt;Speriamo che il vento porti via i nuvoloni… sono davvero neri e segno di tempesta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso sera ritorniamo al porto di Arlie Beach dove ci attende il primo contrattempo della vacanza. La macchina non parte più!&lt;br /&gt;Anzi, non da proprio cenni di vita, nemmeno un piccolo brontolio del motore.&lt;br /&gt;Ci accorgiamo di esserci dimenticate i &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario026.jpg" align="right" height="191" hspace="5" vspace="5" width="256" /&gt;documenti della Hertz nei bagagli lasciati in albergo… e di essere quindi anche senza numero di telefono da chiamare per l’assistenza.&lt;br /&gt;Il custode del parcheggio cerca di rimetterla in moto attaccando i cavi alla batteria ma non ne concludiamo nulla. Cavolo, doveva succedere proprio ora che siamo rimaste da sole?&lt;br /&gt;Decidiamo di prendere il pullman verso il paese (che dista 10Km) e di entrare in un ufficio Herzt a chiedere aiuto.&lt;br /&gt;Ci dicono che ci manderanno qualcuno dell’assistenza ma che solo una di noi potrà salire con lui per tornare alla macchina.&lt;br /&gt;Alla fine arriva una coppia di ragazzi su un furgoncino dall’apparenza molto tranquillizzante e così, mentre io vado con loro a vedere cos’è successo alla macchina, Sara torna all’albergo con i bagagli.&lt;br /&gt;Conclusione: la macchina si mette subito in moto con i cavi per la batteria (il custode di prima si vede che non li sapeva usare!!!!) e ingenuamente chiedo preoccupata se la machina poteva lasciarci ancora a piedi… la risposta spontanea è stata: Se lasciate ancora i fanali accesi due giorni si!&lt;br /&gt;Cavolo tutto questo per una piccola distrazione.. ma almeno si è sistemato tutto ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche oggi è finita… e ci sdraiamo distrutte a letto.&lt;br /&gt;Mentre mi rilasso leggo tutti i depliant lasciati in camera e mi faccio incuriosire dalla pubblicità di un negozio specializzato nella realizzazione di Didgeridoo…&lt;br /&gt;Gli unici modelli che ci erano piaciuti erano a Sidney… e deluse dal fatto che nemmeno in centro Australia ne avevamo trovati di belli avevamo deciso che nel viaggio di ritorno, durante le tante ore di attesa in aeroporto, saremmo tornate in centro a Sidney a comprarlo…&lt;br /&gt;Domani mattina prima di ripartire ci dobbiamo per forza fermare a vedere se il negozio del volantino è davvero tanto fornito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Agosto 2006 – Arlie Beach – Mission Beach&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 08:30 siamo già davanti al negozio in attesa che apra… e mentre sbirciamo dentro attaccate al vetro, leggiamo su un cartello che qui i Didgeridoo vengono dipinti in base alle richieste di ognuno raffigurando fino a un massimo di 5 soggetti a scelta che rispecchino le esperienze fatte durante il proprio viaggio… Questa cosa ci piace! Ma quando apre???&lt;br /&gt;Mentre aspettiamo decidiamo di telefonare per poter prenotare la notte a Undara… deve essere un’esperienza unica, dormire immersi nella natura su i vagoni di uno storico treno dimesso e che è stato ristrutturato apposta per pernottarci. E poi ci piacerebbe pure visitare i famosi condotti lavici che si trovano nelle sue vicinanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il negozio aprirà solamente alle 9:30 ma l’attesa sarà ricompensata. Il proprietario ci fa vedere una vasta scelta di legni che si trova dietro al negozio e ci aiuta a comporre il disegno in base alle ns preferenze… Alla fine ne comperiamo 4!&lt;br /&gt;Chissà come usciranno… l’unica cosa brutta è che effettivamente i disegni li abbiamo visti sparpagliati sui modelli già pronti che c’erano nel negozio ma l’opera finita chissà come verrà.&lt;br /&gt;Il costo varia parecchio in base a dimensione e tipo di disegno, cmq per un modello grande la cifra è di almeno 260€ compresa la spedizione in italia. (se invece volete solo un ricordo potete trovarne anche di + semplici in offerta a partire dai 60€ + spese di trasporto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di partire l’aborigeno che poi ce li dipingerà, ci da una mini lezione su come suonarli… e quante risate! Io e Sara non solo non riusciamo a emettere un suono che si avvicini lontanamente a quello originale ma finiamo completamente spompate per lo sforzo. E poi con tutta la cera intorno alle labbra sembra di essere dall’estetista per la ceretta! :D Dobbiamo proprio affinare la tecnica… ma quante risate!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Usciamo dal negozio che sono le 11 passate (ma la spesona richiedeva tempo) e saliamo in macchina pronte al lungo tragitto che ci aspetta per Undara (almeno 7 ore).&lt;br /&gt;La &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario027.jpg" align="left" height="191" hspace="5" vspace="5" width="254" /&gt;sorpresa arriva quando, dopo 5 ore arriviamo a Ingham e fermandoci a chiedere informazioni sulla strada da seguire per Undara, scopriamo che quella che pensavamo di fare non è asfaltata e quindi non è percorribile con la ns. Corolla.&lt;br /&gt;Per arrivare a Undara seguendo il percorso consigliato, di ore ne mancano 7!!!!! Cavolooooo!!!! Ora che si fa? Mica possiamo spararci 12 ore di fila di macchina guidando persino di notte!&lt;br /&gt;Dobbiamo rinunciare e cercare lungo il tragitto verso Cairns qualche posto dove pernottare. Che delusione!!!!&lt;br /&gt;Finiamo a Mission Beach… la prima cosa che ci lascia perplesse è il mare color caffelatte… dov’è finita l’acqua cristallina che abbiamo trovato su tutto il resto di costa??? Beh poco importa.. &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario028.jpg" align="right" height="279" hspace="5" vspace="5" width="210" /&gt;qui dobbiamo solo passarci la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo stanche morte e voglia di cercare una camera non ne abbiamo, per cui ci infiliamo nel primo posto che troviamo che è un ostello. Per 22 AUD a testa ci aggiudichiamo una cameretta piccola piccola che se non fosse per le pareti colorate di blu sarebbe uguale a una cella di Rebibbia! ;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Agosto 2006 – Cairns&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci svegliamo prestissimo (non che abbiamo dormito granchè a causa della paura per gli insetti) e partiamo subito verso Cairns. A me dopo un’oretta di macchina inizia a calar la palpebra e quindi ci fermiamo per una “salutare” colazione al Mc Donald’s Cafè. Muffin e cioccolata con Marsh Mallow! Se non ci è venuto l’acetone durante queste ferie non ci verrà più… ;)&lt;br /&gt;Io però non riesco a riprendermi e così si mette alla Guida Sara… spero di riuscire ad aiutarla con le cartine per cercare gli hotel!!!!!&lt;br /&gt;La ricerca si fa più difficile del previsto.. non riusciamo a trovare una camera libera da nessuna parte a causa di alcuni convegni che si stanno tenendo in città… e così dopo 2 ore di ricerca riusciamo a prenotare 2 notti in un posto e le restanti due che mancano alla fine della vacanza in un altro!&lt;br /&gt;Nel pomeriggio facciamo un giretto per la città e Alleluia!!!! Abbiamo trovato il paradiso per lo shopping!!!!! Per oggi niente escursioni o mare… comperiamo senza sosta… e non ci sembra vero di avere sempre più borse piene tra le mani!&lt;br /&gt;Finito di spendere soldi, crollo nuovamente per la stanchezza e così ritorniamo in hotel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Agosto 2006 – Green Island&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi facciamo l’escursione a Green Island con tour organizzato di una giornata (38,00€ a testa che comprendono: traghetto, pranzo e a scelta un giro sulla barca con fondo trasparente per vedere la barriera oppure l’attrezzatura per fare snorkeling).&lt;br /&gt;Lo “spettacolo” che ci sorbiamo in barca vi assicuro che è degno di un film ( Non so scegliere se comico o drammatico).&lt;br /&gt;Dopo solo 30 minuti di navigazione (con mare calmo) scopriamo che, ad eccezione di una decina di &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario029.jpg" align="left" height="210" hspace="5" vspace="5" width="279" /&gt;persone, l’intera barca soffre di mal di mare. Ci guardiamo intorno e vediamo solo facce cadaveriche piegarsi a ripetizione verso i sacchetti per vomitare.&lt;br /&gt;Noi allibite passiamo dallo stupore allo schifo vero e proprio, fino ad arrivare ad avere la risata isterica (ci immaginavamo la scena della giostra del film “Dennis” … avete presente?)&lt;br /&gt;Insomma era assurdo! Un’intera barca in delirio con il mare calmo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente sbarchiamo a Green Island… la barriera corallina qui è attaccata alla riva e dobbiamo per forza fare snorkeling!&lt;br /&gt;Mancano due giorni alla partenza e non vogliamo tornare in Italia senza averla vista.! Alla Fantozzi cerchiamo di trovare il coraggio per immergerci nell’acqua gelida…. Una volta persa la sensibilità del polpaccio avanziamo per immergere tutta la gamba… e ora che siamo congelate per metà come si fa??? Non riusciamo nemmeno a bagnarci la pancia con le mani… figuriamoci!&lt;br /&gt;Sara non so come riesci a immergersi e inizia, tremando, a farmi coraggio per entrare… io invece sono sul punto di tornare a sdraiarmi in spiaggia.&lt;br /&gt;Facendola breve ci abbiamo messo 20 minuti per entrare in acqua, abbiamo visto un po’ di bei pesci ma causa congelamento dopo 15 minuti abbiamo rinunciato all’impresa.&lt;br /&gt;Passiamo il resto del pomeriggio a prendere il sole e ci prepariamo a imbarcarci nuovamente per tornare a Cairns. Speriamo non ci siano le stesse scene di delirio dell’andata!!!!!!!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Agosto 2006 – Cairns&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tappa di oggi prevede Palm Cove a pochi chilometri da Cairns.&lt;br /&gt;Appena arriviamo ci innamoriamo subito delle graziose casette lungo il viale alberato che costeggia il mare e dell’aria vacanziera che si respira qui. &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario030.jpg" align="right" height="168" hspace="5" vspace="5" width="224" /&gt;Purtroppo però c’è troppo vento e la spiaggia a quest’ora è microscopica (sicuramente nel pomeriggio il mare si ritirerà di decine di metri) e quindi non potendo goderci un po’ di sole come speravamo decidiamo di tornare a Cairns e passare la giornata in Laguna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli abitanti di Cairns dev’essere proprio un paradiso qui… l’immensa laguna è circondata da un grande parco e ci sia arriva semplicemente seguendo la strada principale della città verso il mare; attraversi una strada e ti sdrai dove vuoi! Ingresso libero e come sempre disponibilità di barbecue per cucinarti quel che vuoi quando vuoi! Perché non li adottano anche da noi questi sistemi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Agosto 2006 – Cairns&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivere dell’ultimo giorno è quasi difficile quanto il primo… speravamo di prendere l’ultimo sole e ravvivare un po’ il colorito non ancora del tutto abbronzato.. ma il cielo è coperto e in attesa che si liberi un po’ ce la prendiamo comoda e alle 11:30 decidiamo di andare a mangiare…&lt;br /&gt;La situazione però non migliora e anche se, armate di buona volontà, proviamo a sdraiarci in laguna, ogni 10 minuti siamo costrette ad alzarci per ripararci dalla pioggia che va e viene continuamente.&lt;br /&gt;Dopo un po’, scoraggiate e infreddolite, ci arrendiamo all’evidenza e decidiamo di girare un po’ per negozi.&lt;br /&gt;La sera ci spetta l’ardua impresa di riuscire a chiudere le valige!&lt;br /&gt;In un tristissimo silenzio completiamo gli ultimi preparati e puntiamo la sveglia alle 3:30 del mattino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Agosto 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver lasciato la macchina all’ufficio Hetz e aver imbarcato i bagagli (che ci spediranno diretti a Malpensa) discutiamo su come organizzare l’ultimo giro a Sidney dove faremo un lungo scalo.&lt;br /&gt;Almeno ci rimane ancora la gioia di rivedere l’Opera House e L’Arbour Bridge!!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dopo aver passato il controllo al metal detector ci troviamo di fronte alla lunga fila per il timbro di uscita del passaporto… che strano.&lt;br /&gt;Per &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/australiadiario/australiadiario031.jpg" align="left" height="188" hspace="5" vspace="5" width="250" /&gt;sicurezza chiediamo e ci viene detto che, partendo da qui (voli internazionali) quello a Sidney viene considerato solo una connessione al volo successivo e che quindi impossibile uscire dall’aeroporto.&lt;br /&gt;Che amarezza… in attesa di tornare a Sidney, dove avevamo visto uno stupendo boomerang da caccia dipinto in doth painting, non avevamo nemmeno considerato di acquistarne uno turistico. Come si fa a tornare da un viaggio in Australia senza boomerang? :(&lt;br /&gt;Deluse e rassegnate lo comperiamo in aeroporto… dove non solo i prezzi sono più alti ma la scelta è scarsa e i modelli tutti rovinati.&lt;br /&gt;Fortuna che non abbiamo aspettato a comprare anche il didgeridoo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sidney anche dall’alto è stupenda… la salutiamo dal finestrino dell’aereo sicure che prima o poi torneremo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Girare l’Australia non è stato un semplice viaggio ma tanti messi insieme… posti, persone, climi contrastanti tra loro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci porteremo sempre nel cuore le emozioni che ci ha regalato e sono sicura sarà così anche per voi!&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-6900067229085689700?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/6900067229085689700/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=6900067229085689700' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6900067229085689700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6900067229085689700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/diario-di-un-viaggio-in-australia.html' title='Diario di un viaggio in Australia'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-8787776707908152794</id><published>2007-02-25T16:07:00.000-08:00</published><updated>2007-02-25T16:08:21.596-08:00</updated><title type='text'>Florida Orlando racconto di viaggio</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Di &lt;a href="mailto:vacanze.in.america@gmail.com"&gt;Marco&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo le vicissitudini dello scorso agosto ci eravamo promessi di staccare un po' dalle vacanze in Usa, un po' per ricaricarci, un po' per evitare i casini provocati dal marasma turistico delle ferie, invece dopo 5 mesi dal nostro ultimo ontheroad la voglia di Usa si e' fatta sentire ed eccoci qua' a raccontare questa breve vacanza.&lt;br /&gt;Siamo partiti da Milano il 2 febbraio, un volo tranquillo per le prime 4 ore poi una forte turbolenza ci ha accompagnato fino a Miami, facendoci ballare per oltre 5 ore. Sbrigate le formalita' d' ingresso ( oramai a Miami ci riconoscono ) abbiamo preso l' auto prenotata dall' Italia con la compagnia Enoleggioauto.it, un broker che offre dei prezzi veramente ottimi, una fullsize a 190 euro x 7 giorni assicurazione inclusa.&lt;br /&gt;Ci siamo avviati verso Orlando proprio nell' ora di punta trovando molto traffico e code per uscire da Miami.&lt;br /&gt;Alle 22 siamo arrivati all' hotel Ramada Inn Lakefront, due parole sulla sistemazione, prenotata con Venere.it grandi camere, stupenda vista sul lago e sui tooboga del Wet'N Wild connessione wireless gratuita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi abbiamo la spiacevole sorpresa di vedere che e' brutto tempo, una pioggerellina intermittente e un gran freddo, abbiamo deciso di andare ugualmente agli Universal Studios, ritirato il biglietto ai comodissimi terminal dell' Electronic Ticket dove ti vengono dopo aver inserito la carta di credito usata per la prenotazione stampati i biglietti validi 7 giorni che ti danno la possibilità di entrare a Universal Studios, Island of Adventure e Universal City Walk.&lt;br /&gt;Il primo parco offre le seguenti attrattive, le abbiamo fatte tutte visto che le persone all' interno del parco erano veramente pochissime e le file erano inesistenti, meno che Jaws in quanto era chiuso per la manutenzione.&lt;br /&gt;Shrek 4-DTM&lt;br /&gt;Revenge of the MummySM&lt;br /&gt;MEN IN BLACKTM Alien AttackTM&lt;br /&gt;Terminator 2®:3D&lt;br /&gt;Back To The Future The Ride®&lt;br /&gt;E.T. Adventure®&lt;br /&gt;Jimmy Neutron's Nicktoon BlastTM&lt;br /&gt;Animal Actors On Location!SM&lt;br /&gt;Jaws®&lt;br /&gt;FEAR FACTOR LIVE&lt;br /&gt;TWISTER...Ride It Out®&lt;br /&gt;Earthquake®&lt;br /&gt;Live Shows&lt;br /&gt;Woody Woodpecker's Kidzone®&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa mattina a colazione sulla CNN trasmettevano le ultime notizie sulla tromba d' aria abbattutasi su Lady Lake e guardando fuori il tempo non prometteva niente di bello.&lt;br /&gt;In tarda mattinata visto che il cielo si apriva abbiamo deciso di andare ad Island of Adventure, anche oggi un freddo gelido ha tenuto lontano i turisti, era uno spettacolo camminare per il parco con pochissime persone.&lt;br /&gt;Anche qua' abbiamo fatto le maggiori attrazioni, alcune molto belle, altre cosi cosi :&lt;br /&gt;The Amazing Adventures of Spider-Man®&lt;br /&gt;Incredible Hulk Coaster®&lt;br /&gt;Doctor Doom's Fearfall®&lt;br /&gt;Storm Force Accelatron®&lt;br /&gt;NBC's iVillage Live&lt;br /&gt;Popeye &amp; Bluto's Bilge-Rat Barges®&lt;br /&gt;Dudley Do-Right's Ripsaw Falls®&lt;br /&gt;Jurassic Park River Adventure®&lt;br /&gt;Pteranodon Flyers®&lt;br /&gt;Dueling Dragons®&lt;br /&gt;The Eighth Voyage of Sindbad®&lt;br /&gt;Poseidon's Fury®&lt;br /&gt;The Cat In The HatT&lt;br /&gt;The High in the Sky Seuss Trolley Train RideT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa mattina e' apparso un pallido sole, abbiamo deciso di staccare un po' dai parchi e vivere una giornata all' aria aperta, ci siamo diretti verso la Sun,Space &amp;amp; Sea Coast praticamente nei dintorni di Cape Canaveral e TitusVille, veloce visita al Kennedy Space Center (l' avevamo gia' visto qualche anno fa') e poi via' verso Merritt Island Wildlife Refuge un oasi naturalistica molto bella peccato che il vento freddo ci abbia limitato molto.&lt;br /&gt;In serata cena da Ponderosa stekhouse un ristorante dove con meno di 12 dollari mangi una bistecca da 12oz oltre a una vasta quantita' di cibo a buffet.&lt;br /&gt;Oggi e' il turno delle altre due National Forest che avevamo programmato di visitare, finalmente e' uscito il sole e l' aria inizia a scaldarsi.&lt;br /&gt;La prima N.F. e' la Blue Spring N.F. un posto stupendo dove e' possibile vedere liberi i Lamantini lungo in trail di poco piu' di un chilometro che costeggia il fiume.&lt;br /&gt;Verso pranzo abbiamo deciso vosto che era a pochi km di tornare un po' a Daytona Beach, rituale foto al circuito automobilistico e via direttamente sulla spiaggia con l' auto ( 5 $ )&lt;br /&gt;Nel pomeriggio abbiamo fatto l' altra N.F. la Wekiwa Spring State Park http://www.floridastateparks.org/wekiwasprings/ un altro posto veramente magnifico, silenzio, natura e grandi specchi d' acqua termale, sicuramente un posto da ritornarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno seguente siamo tornati agli Studios usufrundo del nostro biglietto unlimited ma purtroppo il sole e il caldo ha dato il via a quel meccanismo infernale chiamato turismo, tantissime persone, file e confusione, infatti allè' ora di pranzo siamo usciti dedicando visto che la temperatura era abbondantemente sopra gli 80 F il pomeriggio al sole e i bagni in piscina dell' hotel. Due note su questo albergo, Comfort Suite a Kissimmee uno stupendo hotel pulito, silenzioso, molto curato anche questo con connessione wireless gratuita in camera, una bellissima piscina e una comoda Jacuzzi hot tub dove siamo stati spaparanzati per gran parte del pomeriggio.&lt;br /&gt;La sera lungo la 192 (West Irlo Bronson Hwy) e' un susseguirsi di locali, ristoranti e negozi aperti fino a tardi la scelta e' immensa, abbiamo optato per cena sempre al nostro affezionato Ponderosa Stekhouse.&lt;br /&gt;Ultimo giorno&lt;br /&gt;Mattina dedicata allo shopping presso il Premium Outlet Orlando http://www.premiumoutlets.com/outlets/outlet.asp?id=17 dove ho fatto man bassa di Levi's 501 a 37 dollari il paio, pomeriggio in piscina.&lt;br /&gt;Ci siamo, e' arrivata l' ora del rientro, salutato Kissimmee abbiamo preso la Florida Turnpike e dopo meno di 4 ore siamo giunti all' autonoleggio (Dollar.com) riconsegnata l' auto siamo andati all' aeroporto e da li' via destinazione Milano.&lt;br /&gt;Il volo e' stato molto tranquillo e veloce, addirittura e' durato 2 ore e 40 meno che all' andata.&lt;br /&gt;Siamo tornati a casa gia' con la voglia di tornare negli Usa per il nostro 12o viaggio, la probabile data e' ottobre 2007 ma chissa' se la nostra voglia di Usa si fara' sentire prima... &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-8787776707908152794?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/8787776707908152794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=8787776707908152794' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/8787776707908152794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/8787776707908152794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/florida-orlando-racconto-di-viaggio.html' title='Florida Orlando racconto di viaggio'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-6204524239942913685</id><published>2007-02-25T15:59:00.000-08:00</published><updated>2007-02-25T16:07:29.349-08:00</updated><title type='text'>Il fascino misterioso del Mozambico</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Di &lt;a href="mailto:didodandan@fastwebnet.it"&gt;Diego &amp; Dany&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Alba.&lt;br /&gt;Che giorno è oggi?&lt;br /&gt;Dove sono?&lt;br /&gt;Qualche attimo di smarrimento poi realizzo,  il Mozambico,  anzi non ancora.&lt;br /&gt;Siamo fermi sull’autobus dell’Intercape che da Nelspruit, dove ci ha imbarcato ieri notte, ci porterà fino a Maputo attraverso la frontiera Rossano Garcia dove per l’appunto adesso siamo.&lt;br /&gt;Intorno a noi migliaia di persone che attendono l’apertura della frontiera che avverrà alle 6. Molti hanno le macchine stracariche di ogni cosa, da materassi a sedie di plastica, da biciclette a sacchi strapieni di vestiti.&lt;br /&gt;Aspettiamo.&lt;br /&gt;Finalmente lo “stuard” dell’autobus ci avvisa che è ora di scendere e ci indica in quali uffici dobbiamo entrare e in quale ordine.&lt;br /&gt;Nessun problema, seppure abbiamo le facce ancora piene di sonno e gli uffici siano strapieni , non abbiamo nessuna difficoltà e facciamo il nostro iter burocratico senza intoppi ( paghiamo solo 12 rand a testa), anche perché il visto l’abbiamo fatto fare all’ambasciata mozambicana a Roma (speso 25€ a testa per visto più 8€ per spedizione passaporti e foto).&lt;br /&gt;E’ arrivata l’ora di passare dall’altra parte e dobbiamo farlo a piedi, l’autobus ci aspetterà in Mozambico a un centinaio di metri.&lt;br /&gt;Arriviamo tutti e sei davanti alle guardie che prendendo in mano il primo passaporto, lo guardano, ci guardano e dicono sorridendo“Italia, compion du mundo!” e noi ci mettiamo a cantare “po popopo popo po”, e ci fanno passare senza quasi fare altri controlli…però meglio che un visto!&lt;br /&gt;Arrivati al pullman ci accorgiamo che se a noi è andato tutto liscio, diversamente è stato per il ns mezzo di trasporto:un camioncino che trasportava legno ha fatto una retromarcia nervosa e ha conficcato nel parabrezza una trave grossa come una gamba e ne ha lasciato infilzato una buona parte nel cristallo crepato…oggi aria condizionata gratis, con felicità del guidatore!&lt;br /&gt;Finalmente risaliamo e ripariamo per Maputo.&lt;br /&gt;E’ incredibile, avremo percorso solo qualche kilometro ma il panorama è diametralmente opposto:baracche il lamiera invece di ridenti ristorantini, paludi e sterpaglie invece di giardini ben curati, uomini in bicicletta e soprattutto a piedi invece di operai su pik-up…insomma l’AFRICA.&lt;br /&gt;In un paio d’ore arriviamo a destinazione, MAPUTO e ci accorgiamo che sebbene non vediamo Town-ship come in Sudafrica, la periferia è veramente degradata mentre nel centro si alternano moderni palazzi con banche o uffici a casermoni decaduti e villette coloniali.&lt;br /&gt;Arriviamo al capolinea alle 07:30, ritiriamo i bagagli e ci guardiamo un attimo intorno, l’atmosfera è nuova e ci elettrizza.&lt;br /&gt;Veniamo subito circondati da gente che in cambio di pochi soldi ci vuole trovare una sistemazione per la notte..&lt;br /&gt;Un omino grida “Fatima, Fatima!”…  il ns albergo e lo seguiamo fino alla navetta che ci porterà a fare finalmente un riposino.&lt;br /&gt;CENTRALLY LOCATED IN MAPUTO - Mao Tse Tung Ave, 1317&lt;br /&gt;email: fatimas@tvcabo.co.mz&lt;br /&gt;Phone: +258 (0) 82 4145730 - +258 (0) 82 3070870 Fax: (+) 258 1 300 305&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ns navetta è però una bagnarola in quanto furgoncino aperto sul retro così che ci caricano “armi e bagagli” sul cassone…almeno ci facciamo una panoramica &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image001.jpg" align="right" height="171" hspace="5" vspace="5" width="228" /&gt;della città senza filtro.&lt;br /&gt;A un semaforo un motorino ci affianca e ci chiede dove andiamo e ci avverte che abbiamo una ruota a terra, noi gli diciamo che andiamo da Fatima… ma sì forse ci arrivate!&lt;br /&gt;E ci arriviamo. Il viaggetto dura 15’ e già abbiamo capito che il mondo è cambiato: ridiamo e ci adattiamo.&lt;br /&gt;Da fuori Fatima sembra un fortino con guardia alla porta, filo spinato, cani da guardia, cancello e doppio cancello, dentro sembra casa di mia nonna…divanetti disfatti, portacenere fatti di conchiglie, un portico con una mini cucina dove ognuno si può fare un the, basta che dopo lavi la tazza che ha usato e in generale un’atmosfera molto bohemienne. E’ un grande alloggio Pace e Amore…&lt;br /&gt;Gigioniamo aspettando che qualcuno ci faccia vedere le camere, finalmente arriva un mozambico-jamaicano (solo per i rasta e l’erbetta che ipotizziamo non si faccia mai mancare) che ci fa scegliere tra camere con bagno privato con 4 posti letto (225 rand) o con bagno in comune (180 rand)…noi scegliamo quello con bagno privato mentre Raffa &amp;amp; Andrea B. , Jael &amp; Andrea F. optano per l’altro.&lt;br /&gt;Preso possesso della camera da qualche minuto sentiamo bussare…Jael e Andrea F. non hanno trovato di loro gradimento la camera (parure di reggiseno e mutandine attaccata alla maniglia della finestra) e decidiamo di dividere la camera…(speriamo sinceramente anche di risparmiare qualche euro dividendo)…non c’è problema, la camera è piccola, il bagno microscopico ma è solo per una notte!&lt;br /&gt;Doccetta e poi in pista, pronti a scoprire il volto di questa città.&lt;br /&gt;Ci incamminiamo per le strade in cerca di un bancomat, un telefono e un negozio di articoli video…chissà se saremo soddisfatti!&lt;br /&gt;Troviamo il bancomat e ritiriamo metical (1€ = ±33 meticales) senza problemi.&lt;br /&gt;Chiediamo di un centro commerciale e ce lo indicano a una ventina di minuti di cammino…benissimo in marcia!&lt;br /&gt;Le strade sono &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image002.jpg" align="left" height="211" vspace="5" width="282" /&gt;strapiene di persone, in ogni angolo chioschetti vendono mandarini (che impareremo a conoscere bene) caramelle o biscotti, qua e là sul marciapiede vengono esposte mercanzie, da scarpe a batic, ogni cosa sia turistico che non.&lt;br /&gt;Una cosa ci colpisce,  siamo gli unici bianchi,  ma qua sembra che non se ne curi nessuno!&lt;br /&gt;Sotto il palazzo del centro commerciale c’è un’affollamento di venditori di souvenirs e tutti ci chiamano, ci tirano guarda, mira, buen precio! Come ci si aspetta in ogni buon mercato africano da Tunisi a Maputo.&lt;br /&gt;Entrati nel centro commerciale è un altro mondo!&lt;br /&gt;Pulizia, ordine e progresso, il cammino di un paese tra i più disastrati per uscire dal tunnel tra dislivelli sociali e controsensi.&lt;br /&gt;Gironzoliamo, ma in effetti non ci sfizia niente, tutto troppo artefatto.&lt;br /&gt;Usciamo e ormai è ora di pranzo.&lt;br /&gt;Diego avvista con famelica lungimiranza un ristorantino  dall’altra parte della piazza “PIRATES”&lt;br /&gt;Si mangerà pesce, speriamo!&lt;br /&gt;Il menù è molto accattivante soprattutto per i prezzi che non hanno nulla a che fare con il Sudafrica (e tantomeno con l’Italia) ma che scopriremo essere superiori ai prezzi mozambicani in genere ( paghiamo 27, 6 € a coppia).&lt;br /&gt;Mangiamo da stare male e tutto  molto buono.&lt;br /&gt;Rientriamo nel centro commerciale per chiamare Delito, il nostro amico di Maputo conosciuto da amici di amici a Cape Town dove era in vacanza.&lt;br /&gt;La sera Delito ci viene a prendere e ci porta a casa sua, ci fa conoscere la sua famiglia e altri amici.&lt;br /&gt;L’atmosfera è surreale, sembra che ci conosciamo &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image003.jpg" align="right" height="168" hspace="5" vspace="5" width="224" /&gt;da sempre,  comunichiamo un po’ in inglese un po’ in un portoghese fantasioso improvvisato da Diego e Raffaella.&lt;br /&gt;Mangiamo insieme una cena semplice ma gustosa e ci facciamo spiegare qualcosa di questo paese misterioso di cui non esistono guide turistiche o altre dritte e in cui noi ci siamo tuffati senza avere quasi idea su cosa avremmo trovato.&lt;br /&gt;La situazione in alcune zone è veramente drammatica, ma sul mare dove staremo noi non dovremmo avere sorprese, ne di malattie (malaria ecc.) ne di altra sorta.&lt;br /&gt;Delito ci da anche il numero di alcuni suoi amici a Tofo (la ns prima tappa) e a Vilanculos (l’altra tappa) per avere appoggio nel caso ne avessimo bisogno o anche solo per avere dritte su dove dormire.&lt;br /&gt;Sono veramente una famiglia fantastica , hanno passato la guerra ma sono di una dolcezza e di una gentilezza meravigliosa!&lt;br /&gt;Dieci minuti prima eravamo estranei e ora siamo un famiglia..&lt;br /&gt;Il loro amore ci rimarrà nel cuore per sempre, facendoci desiderare di poterli in un futuro riabbracciare…&lt;br /&gt;Rientrati da Fatima prendiamo accordi per l’autobus che alle 5 della mattina ci porterà verso Tofo….Il tipo addetto alla gestione del Back pakers prova a fare il furbo facendoci pagare la camera da 4 posti letto 225 rand a coppia…tot.450r&lt;br /&gt;Allora un po’ ci agitiamo... ci siamo privati della privacy e della libertà per pagare di più di quanto avremmo speso se fossimo stati ognuno in una camera…Qualcosa non torna!!!!Gli facciamo gentilmente notare che il listino prezzi alle sue spalle dice una stanza da 4 = 345rand lui dice che è sbagliato …non vogliamo avere problemi , dobbiamo ancora passarci la notte e subiamo e paghiamo ..ma in camera gli prometto tutta la pubblicità su internet più negativa possibile...&lt;br /&gt;Sveglia all’alba e troviamo una busta infilata sotto la porta con un messaggio di scuse e con 105 rand che ci vengono restituiti : si scusa e ci restituisce i soldi???&lt;br /&gt;Cosa è successo??&lt;br /&gt;Le nostre ipotesi sono due anzi tre…1) la ragazza italiana che ha appena trasferito le sue valigie nella stanza del tipo ci ha messo una buona parola…&lt;br /&gt;2)Andrea B che è stato l’ultimo di noi a parlagli a detto la frase magica che ha toccato il suo cuore..&lt;br /&gt;3) uno di noi vedendo il nostro umore un po’ nero abbia simulato il tutto per renderci felici…&lt;br /&gt;La verità non la sapremo mai…&lt;br /&gt;Concludendo la mia opinione su Fatima è: informatevi e c’è sicuramente un’alternativa…non sono gli unici nella zona ..&lt;br /&gt;La pulizia è proprio ridotta al minimo e in bagno ancora meno….e poi chiarite sempre tutto e magari fatevi scrivere la cosa pattuita a scanso di equivoci futuri…&lt;br /&gt;Questo vale in tutto il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MERCOLEDI’ 16/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 04:30 troviamo due &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image004.jpg" align="left" height="234" hspace="5" vspace="5" width="312" /&gt;taxi 300metical ad aspettarci, ci portano in quella che loro chiamano stazione ma è solo una tettoia all’aperto, con alle spalle un capannone…&lt;br /&gt;Ancora una volta veniamo avvicinati a turno da locali…&lt;br /&gt;Siamo un po’ diffidenti e prevenuti, alla fine capiamo che vogliono solo racimolare qualche soldo o aiutarci..&lt;br /&gt;Ci dicono che l’autobus non partirà alle 5 ma alle 6 …Impareremo nei gg futuri la calma mozambicana .&lt;br /&gt;Alle 6 apre,  usando la fantasia,  una sorta di biglietteria ..Paghiamo 640 mt a coppia con 50mt di bagaglio..&lt;br /&gt;La stazione è quella degli autobus OLIVERAS che da lontano sembra un autobus bello , più che decente ma poi più ti avvicini lo vedi nella sua completezza e ti chiedi :perché ami viaggiare coi mezzi locali.&lt;br /&gt;L’autobus ha almeno 20 anni ed è vissuto , molto vissuto..&lt;br /&gt;Appena prima della partenza la stazione si è riempita di ogni genere di venditori, da quelli dell’acqua, del pane, mandarini , dentifrici, zuppe calde ecc..&lt;br /&gt;Sono bellissime le donne nei loro colori , con i loro bambini fasciati dietro la schiena..&lt;br /&gt;A quei meravigliosi bambini mancheranno sicuramente tante cose chi i bimbi occidentali hanno, ma non gli manca certo il contatto e l’amore materno…Hanno il meglio senza saperlo..&lt;br /&gt;Vengono sballottati su e giù ogni volta che la loro mamma si china, si muove e loro ridono senza problema…&lt;br /&gt;Oliveras per fortuna non è pienissimo, abbiamo circa tre posti per persona e viaggiamo comodi…&lt;br /&gt;Le strade spesso non sono asfaltate, sono &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image005.jpg" align="right" height="198" hspace="5" vspace="5" width="264" /&gt;piene di buche.. attraversano tutti i paesini.&lt;br /&gt;Non c’è molto nelle zone dove l’autobus si ferma e noi veniamo letteralmente circondati da donne con i loro bambini sulla schiena e con cesti sulla testa pieni di mandarini, banane ecc…o da ragazzini che vendono biscotti, bibite o frutta secca..&lt;br /&gt;Visto che il viaggio è lungo approfittiamo anche noi di questo “negozio ambulante&lt;br /&gt;Dal momento che i viaggi sono in media di tutta la giornata è probabile che si debba usufruire del bagno… ma non voglio soffermarmi troppo sulla descrizione.&lt;br /&gt;Come consiglio cercate per tutto il tempo di essere stitici e per la pipì un luogo riparato è sufficiente..&lt;br /&gt;Il bagno è una stanza buia illuminata solo da un finestrino dove tutti eliminano le loro scorie le quali si fermano dove vengono deposte perché non c’è acqua da tirare…il resto lo lascio alla vostra immaginazione..&lt;br /&gt;Ma una cosa voglio chiarire: non sono certo questi piccoli disagi che mi bloccano o che mi fanno scappare da un paese…Serve spirito di adattamento...volersi tuffare nel loro mondo…e io rifarei tutto quello fatto in questo viaggio..&lt;br /&gt;Arriviamo a INHAMBANE verso le 16:00, dove poi prenderemo un ciapas per Tofo.&lt;br /&gt;Recuperiamo gli zaini che nel frattempo hanno subito una metamorfosi: assomigliano a dei sacchi impolverati, rossi e appiccicosi visto i sacchi di patate e ogni cosa possibile con cui sono venuti in contatto e in più l’autobus è pieno di fessure la povere rossa delle strade li ha rivestiti…&lt;br /&gt;Siamo letteralmente assaliti da orde di ragazzini e taxista che di nuovo vogliono accompagnarci …la maggioranza grida da Fatima da fatima!!(no grazie rispondo io!)&lt;br /&gt;PRAIA DO TOFO,  INHAMBANE - MOÇAMBIQUE&lt;br /&gt;Tel. +258 (0) 82 4145730 and +258 (0) 82 3070870 Fax: (+) 258 1 300305&lt;br /&gt;Email: fatimas@tvcabo.co.mz&lt;br /&gt;Siamo decisi ad avere una sistemazione migliore , giochiamo la carta “amico di Delito” telefoniamo a Nimberto e dopo dieci minuti facciamo la sua conoscenza..&lt;br /&gt;Conosce il posto e sa a chi chiedere..&lt;br /&gt;Ci accompagna a Tofo con il suo fuori strada pieno dei nostri zaini e quattro di noi lo seguono sul ciapas..&lt;br /&gt;Alle 17:30 siamo al mare!&lt;br /&gt;Ci sembra subito una zona molto tranquilla, nessuno si è sconvolto o agitato al nostro arrivo..&lt;br /&gt;Come &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image006.jpg" align="left" height="261" hspace="5" vspace="5" width="347" /&gt;descrivervi Tofo: immaginate un T capovolta, voi arrivate dalla strada principale dove all’incrocio con la strada di sabbia si trovano delle baracche che fungono da negozi, da un lato c’è anche il mercato con frutta e verdura e poco più avanti c’è il mercato dell’artigianato locale.&lt;br /&gt;Tofo è composto da una spiaggia lunghissima e rilassante, in riva alla spiaggia ci sono 2-3 resort nome che sicuramente rende più nel nome che nella realtà..e poi ci sono delle cassette singole , possiamo chiamarle anche villette per il loro standard,&lt;br /&gt;sono molto semplici, essenziali ma ok!!&lt;br /&gt;Nimberto ci trova la sistemazione in una delle villette in riva alla spiaggia , data in gestione a DONA MARIA e a suo marito.&lt;br /&gt;La casa ha un salone enorme con cucina americana, con tutte le stoviglie, frigo e freezer, due camere da letto e il bagno..&lt;br /&gt;Nel cortiletto esterno davanti alla case un portichetto con poltroncine in vimini e un pratino dietro la casa con tanto di filo per stendere e Barbecue..&lt;br /&gt;Useremo tutto!&lt;br /&gt;Visto che ci sono solo due camere Andrea &amp;amp; Jael si sacrificano molto generosamente e dormiranno in salotto su un materasso per terra per tutto il tempo..&lt;br /&gt;La casa è essenziale ma pulita.&lt;br /&gt;Dopo una bella e rigenerante doccia calda (doccia caldissima non proprio a norma di legge ha la resistenza per scaldare l’acqua dentro al doccione…) andiamo alla ricerca di qualcosa da mangiare …Poco più avanti c’è CASA BARRY&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.casabarry.com/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un piccolo resort completo di tutto e sarà il nostro punto di riferimento per quel che riguarda il cibo. Ceniamo nella terrazza del suo ristorante :cibo ottimo e abbondante, prezzi normali non economicissimi (mangiando un tot paghiamo 450 rand in tot :17, 6 € a coppia).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIOVEDI 17/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giornata dedicata al relax , dobbiamo recuperare energie , dall’inizio della vacanza ci siamo sempre all’alba se non prima per riuscire a fare tutto , anche se vi devo confessare che poi alle 22:00 in media eravamo tutti cotti e si andava a letto, conciliando il sonno con una buona lettura, sonno che non tardava mai ad arrivare.&lt;br /&gt;Ci svegliamo per le nove e andiamo a fare colazione da Casa Barry , ci sono ottime colazioni con una buona varietà di scelta a prezzi europei (10€ a coppia).&lt;br /&gt;Ci concentriamo poi alla ricerca del Diving  visto che i gg successivi sono dedicati all’immersioni.&lt;br /&gt;All’interno di casa Barry c’è un diving Padi 5 stelle&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  TOFO SCUBA   tel:+258 (0)232 9030    cell:+258(0)828 26014 &lt;br /&gt;email:   tofoscuba@teledata.mz    -   www.tofoscuba.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci fa un’ottima impressione, poi esattamente in fondo alla via dall’altra parte c’è un altro diving :sembra ugualmente buono, i prezzi sono simili , ma Casa Barry ci ispira più fiducia ed è veramente a due passi dal nostro alloggio!&lt;br /&gt;Ritorniamo e prenotiamo per domani alle 10:30 lo snorkeling Safari per vedere lo SQUALO BALENA (250 rand a testa 29€ ) poi alle 13:30 abbiamo la prima immersione (costo circa 40€ ad immersione) e prenotiamo per le otto del gg successivo la 2° al MANTA REEF a 30mt di profondità per vedere le mante che si fanno pulire dai pesci addetti al lavaggio…tipo il lavaggio auto.&lt;br /&gt;Per fare la 2° immersione visto che siamo tutti Open tranne la Raffa bisogna fare un’esame e pagare 40 rand per l’esame e altri 40 per il supplemento carburante, visto che il luogo è un po’ più lontano.&lt;br /&gt;Intanto prenotiamo poi vedremo…&lt;br /&gt;La cosa più importante è fatta, ora ci rilassiamo, &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image007.jpg" align="right" height="242" hspace="5" vspace="5" width="324" /&gt;facciamo il bucato e ci organizziamo per la cena: abbiamo deciso che cucineremo il pesce in casa , risparmiando e mangiando di più.&lt;br /&gt;Diego riesce a comprare 4 kg di gamberi dai pescatori locali al prezzo tot di 300 mt circa 10€…altro che prezzo italiano e poi siamo certi che sono freschi..&lt;br /&gt;Compriamo pomodori per il sugo, ananas, papaya, birra ecc…e ne viene fuori un’ottima cena e già pensiamo a quella di domani sera…&lt;br /&gt;Abbiamo deciso di contraccambiare l’aiuto dato da Nimberto invitando lui e la moglie a cena da noi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VENERDI’ 18/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo carichi ed emozionati all’idea di aggiungere a tutti gli animali visti fin ora anche quelli marini…&lt;br /&gt;Colazione da casa Barry …ne hanno una chiamata PADI..fatta di yogurt e muesly ,  ottima ed energizzante..&lt;br /&gt;Alle 9:30 siamo al diving per sbrigare tutte le pratiche e compilare i moduli e trovare l’attrezzatura per l’immersione..&lt;br /&gt;Sono una bella squadra e tutto si svolge velocemente.&lt;br /&gt;Alle 10:30 partiamo.&lt;br /&gt;Per prima cosa bisogna spingere in mare (e quando scrivo spingere intendo proprio spingere) il gommone arenato sulla sabbia, facendoti aiutare dal reflusso dell’onda.&lt;br /&gt;Tutti devono spingere seguendo la tecnica già collaudata del diving.&lt;br /&gt;E’ un po’ divertente!&lt;br /&gt;Una volta in mare il gommone viene lanciato a tutta velocità o quasi..in alcuni casi voli letteralmente sull’ acqua con i relativi salti e atterraggi che ne seguono..&lt;br /&gt;Io non amo Gardaland , non amo le giostre e non mi diverto per niente…sono l’unica pizza della compagnia…gli altri si divertono tantissimo.&lt;br /&gt;Anche il mio stomaco non apprezza e inizia a segnalare la sua presenza..&lt;br /&gt;In cosa consiste lo snorkeling safari?&lt;br /&gt; Se l’avessi saputo non l’avrei fatto….&lt;br /&gt;Si va in giro &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image008.jpg" align="left" height="239" hspace="5" vspace="5" width="336" /&gt;alla ricerca dello squalo c’è anche l’omino sulla torretta per facilitare l’avvistamento e una volta localizzato la tipa del diving (in questo caso Tania )urla: “Ora!”&lt;br /&gt;Tutti si buttano in acqua dirigendosi freneticamente verso il luogo dove è stato visto…Un problemino c’è : l’animale non sta fermo e non ti aspetta, quindi di una ventina che siamo solo alcuni lo raggiungono..i più veloci e quelli con meno pare…&lt;br /&gt;Io lo ammetto sono paurosa, ho la mia tecnica per scendere dal gommone, ho paura delle profondità e delle bestie cattive…e appena mi butto giù la prima volta, mi trovo una bella medusa davanti…il mondo si ferma in quel momento!&lt;br /&gt;Ora il mio obbiettivo non è più vedere lo squalo ma evitare le meduse!&lt;br /&gt;Il tutto è molto frenetico..ti butti…3-4 minuti alla ricerca dello squalo balena e poi risali , il gommone si sposta e tutto si ripete..&lt;br /&gt;Ci ributtiamo ma io e Diego siamo troppo lenti e poi l’idea di andare sopra ad uno squalo di 6, 7 metri anche se innocuo un po’ ci blocca..&lt;br /&gt;Alla terza possibilità io e Diego abbiamo gia rinunciato, io ho lo stomaco sotto sopra e Diego non è così sicuro di volerlo vedere…gli altri sono entusiasti…&lt;br /&gt;Vediamo dal gommone lo squalo a pelo d’acqua, una manta bella grande e da lontano le balene che saltano…Raffaella si butta ma appena scesa urla e risale…una “medusina” con i filamenti blu lunghi un metro l’ha presa nel collo ed è rimasta nella muta…non sono attimi piacevoli per lei principalmente e per noi che l’aiutiamo.&lt;br /&gt;Diego gli stacca i filamenti dal collo, urticandosi a sua volta una mano , poi gli versiamo dell’acqua (l’unica cosa che abbiamo…)&lt;br /&gt;Io nel frattempo dondolata dalle acque ho provveduto a donare la mia colazione ai pesci, ,&lt;br /&gt;Non vedo l’ora che tutto finisca.&lt;br /&gt;Un’altra signora poco dopo segue il mio esempio...Che allegria!!&lt;br /&gt;Si tuffano altre due volte e poi si torna a riva saltando sulle acque visto che il mare è un po’ mosso, anche se il ragazzo che guida è comunque bravo. Una volta vicini a riva ti dicono di tenerti ben stretto e lanciano il gommone verso la sabbia alla velocità massima..si arena di nuovo.&lt;br /&gt;Rientriamo ed è gia ora di uscire per l’immersione vera, io non ho nessuna voglia:&lt;br /&gt;tra il mal di mare e la mancanza di esperienza…(ho preso il brevetto a Giugno con Diego e Jael e a parte le immersioni per l’esame non ne ho fatte altre)&lt;br /&gt;Tania capisce tutto ed è molto carina, incoraggiante e rassicurante..&lt;br /&gt;Per prima cosa mi da una pastiglia contro il mal di mare e mi promette di essere la mia ombra.&lt;br /&gt;Ok , bisogna rompere il ghiaccio anche per&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image009.jpg" align="right" height="256" hspace="5" vspace="5" width="341" /&gt; tutto quello che ho pagato per avere il brevetto.&lt;br /&gt;Al diving troviamo tutta l’attrezzatura pronta solo da controllare e montare , su ogni pezzo c’è il ns nome. Sono un’ottimo diving.&lt;br /&gt;Come prima esperienza all’estero è veramente ok!&lt;br /&gt;Ci prepariamo, facciamo il brefing e Raffaella che per fortuna si è ripresa dall’incontro con la medusa, mi traduce visto che è tutto in inglese.&lt;br /&gt;Ecco la storia che si ripete…Spingere il gommone in acqua ecc.&lt;br /&gt;Una volta sul posto cercano il punto esatto con il gprs e il dive master scende con il filo e noi dietro.&lt;br /&gt;Tania e un’altra ragazza controllano il gruppo…C’è un po’ di corrente e Tania mi aiuta.&lt;br /&gt;Una volta sotto sono molto tranquilla e non ho più problemi, mi godo l’immersione anche se devo trovare ancora il giusto assetto.&lt;br /&gt;Le acque di Tofo sono piene di vita…uno dei miei sogni si materializza a due metri da me:da una cavità esce una tartaruga enorme e mi nuota davanti scomparendo velocemente nel blu.&lt;br /&gt;Sono affascinata da questi animali :enormi ma così agili in mare…ne avevo viste nel Borneo Malese a Sipadan facendo snorkeling , ma questa è la prima che la vedo in immersione.&lt;br /&gt;Vediamo tanti pesci che non sto ad elencare, una bella immersione vegliata dai ragazzi del diving, man mano che finiamo l’aria iniziano a turno la risalita:il 1° è Diego che risale con l’altra ragazza del diving, poi più avanti sono io con altri due insieme a Tania egli ultimi con il ragazzo guida.&lt;br /&gt;Sento ancora il mal di mare mentre faccio la sosta di sicurezza e mentre aspetto che vengano a recuperarci col gommone ma almeno non rimetto.&lt;br /&gt;Sono felice di averla fatta, ma io e Diego decidiamo di prendere le cose con calma e rinunciamo al Manta reef per fare un’altra immersione tranquilla a 18 mt..seguendo la scuola SSI (prima fai &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image010.jpg" align="left" height="180" hspace="5" vspace="5" width="240" /&gt;almeno 12 immersioni e poi puoi prendere il brevetto per i 39 mt).Voglio farmi con calma la mia esperienza. Grazie a Tania per aver fatto il suo lavoro in modo eccellente!&lt;br /&gt;Una volta a casa ci dividiamo i compiti, fare la spesa visto che questa sera abbiamo ospiti…Compriamo un trancio di barracuda da fare alla griglia e degli spaghetti da fare al sugo con i gamberi.&lt;br /&gt;Ci gasiamo all’idea degli spaghetti cucinati da dei veri intenditori della pasta!!!&lt;br /&gt;Bhe non comprate mai pasta all’estero a meno che non venga dall’Italia, puntate solo su spaghetti italiani o scegliete del riso….&lt;br /&gt;Ne risulta un’attentato alla vita dei nostri ospiti più che invito a cena; i nostri spaghetti diventano una colla immangiabile facendo perdere di qualità all’ottimo sugo fatto da Diego.&lt;br /&gt;Risolleviamo la cena con il pesce alla griglia e i gamberi saltati in padella.&lt;br /&gt;Meno male che gli piace il pesce visto che sul posto non c’è molta scelta.&lt;br /&gt;Ne esce una bella serata, comunicando in italiano, portoghese, spagnolo e un poco d’inglese.&lt;br /&gt;Appena gli ospiti se ne vanno i miei amici iniziano a studiare per l’esame si domani in inglese, meno male che noi abbiamo cambiato idea…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SABATO 19/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi ci svegliamo con calma mentre il resto del gruppo parte presto per l’immersione al manta reef..tornano entusiasti mentre noi ci prepariamo per la ns delle 10:00.&lt;br /&gt;Anche questa è bellissima, vediamo stelle marine bellissime e con colori meravigliosi.&lt;br /&gt;Rientriamo cotti e affamati, finiamo tutto il cibo che abbiamo in casa perché domani mattina presto lasciamo Tofo direzione Villanculos…Facciamo un giro nel mercatino locale comprando qualche ricordo :è un mercato bello e poi ci pentiremo di non aver comprato molte più cose..&lt;br /&gt;Contrattiamo per trovare un ciapas che alle sei ci porti a Inhambane .&lt;br /&gt;Paghiamo il pernottamento alla Donna Maria che ogni gg passava a pulire la casa e a controllare che non avessimo bisogno di niente.&lt;br /&gt;Consigliata!!!Paghiamo un totale di 75 € per 4 notti a coppia, meno di 10 € a notte a testa.. Per prenotare eccovi il numero di telefono :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DONA MARIA   258-25574943.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per altre info su TOFO:&lt;br /&gt;http://www.tofotravel.com/&lt;br /&gt;www.tofo.co.za&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOMENICA 20/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando da Inhambane ci fermiamo a fare colazione da Nimberto e Grace per l’ultimo saluto:ci troviamo davanti una colazione pantagruelica e ci vergogniamo ancora di più della nostra cena passata…Magari se un gg verranno in Italia potremo contraccambiare il loro affetto…&lt;br /&gt;Ci accompagnano al porticciolo dove loro ci dicono che c’è la barca per attraversare la baia e ritrovarci a Maxixe...noi cerchiamo ma non vediamo &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image011.jpg" align="right" height="271" hspace="5" vspace="5" width="359" /&gt;nessun traghetto…scrutiamo l’orizzonte ma nemmeno l’ombra…arrivati alla fine del molo…nascosta c’è una bagnarola (una barchetta ) usata dai pescatori gia stracolma di gente…Ancora una volta compiono un miracolo riescono a trovare una sistemazione per noi e nostri zaini.&lt;br /&gt;Nessuno dei nostri famigliari s’immagina dove siamo finiti e quello che stiamo facendo…con la telecamera filmiamo il tutto anche se in modo discreto;non vogliamo mai attirare troppa attenzione.&lt;br /&gt;Ridiamo per la situazione, siamo in un guscio di noce stracarico e galleggiamo. Ancora una volta il nostro spirito di adattamento ne esce rafforzato!&lt;br /&gt;A Maxixe inconsapevolmente facciamo una scelta penosa: vediamo una piccola stazione di pulmini (ciapas) e senza indagare troppo sulle altre possibilità ci fermiamo alla “prima bancarella” (non fatelo mai forse c’è una scelta più favorevole poco più avanti…) C’è un ciapas vuoto che va a Villanculos , noi contrattiamo il prezzo e ci facciamo caricare gli zaini sul tetto del pulmino…ci sediamo comodi e qui alcuni di noi effettuano delle scelte tattiche sbagliate dovute all’inesperienza:&lt;br /&gt;Andrea il più alto di noi va a sedersi nel sedile dietro così ha più spazio per le gambe poi a coppia due per ogni fila di sedili…Che bello un ciapas tutto per noi…&lt;br /&gt;Ecco l’errore :il ciapas non parte come l’autobus ad un orario stabilito ma solo quando è pieno , anzi meglio dire stracolmo!!!&lt;br /&gt;Poco più avanti c’è la vera stazione degli autobus Oliveras , informatevi!&lt;br /&gt;Abbiamo atteso circa due ore prima della partenza e quando abbiamo osato protestare ci hanno offerto di partire solo per noi ma ad un prezzo raddoppiato e noi da indignati tirchi ci siamo rifiutati di passare per i soliti turisti da spennare…meglio soffrire come tutti!&lt;br /&gt;Forse adesso molti di noi accetterebbero anche un prezzo triplicato!&lt;br /&gt;Per non tirarla troppo per le lunghe, concludo dicendo che il ciapas aveva una capienza normale di sedici persone circa , mentre noi ci siamo ritrovati in venticinque più due bambini e due galli…durante la strada continuavano a far salire gente, non è possibile descrivere le posizioni assunte da alcuni viaggiatori, da veri contorsionisti…Andrea F si è ritrovato nel posto più infimo e più bloccato di tutti e non riusciva nemmeno a muovere un braccio….il viaggio è durato circa cinque ore…Come consiglio se vi capita di scegliere questo mezzo di trasporto:salite per ultimi o scegliete i posti dietro al guidatore…di solito c’è più spazio per i piedi, c’è il finestrino e quando la gente sale e scende è più facile che ogni tanto riusciate ad ottenere qualche centimetro prezioso di spazio!Lo dico per esperienza, in questo viaggio quello era il mio posto.&lt;br /&gt;Abbiamo pagato questo giro “sull’inferno” 1200 metical come gruppo…una volta giunti a destinazione abbiamo tentato di pagare meno visto le condizione del viaggio ma ci hanno ricattato non consegnandoci gli zaini e ancora una volta abbiamo accettato le loro condizioni!&lt;br /&gt;Siamo quasi tutti esausti, in piedi da prima delle sei, e questo viaggio non ci ha certo ricaricato…Appena scesi siamo di nuovo circondati da gruppi di ragazzini (li definirei senza offesa puzzolenti:non amano molto lavarsi e il deodorante…) Dovremmo esserci abituati al fatto di essere accerchiati da gente che ti tira la valigia per portarti in qualche luogo per dormire con il solo obbiettivo di ricevere qualche monetina per aver portato dei clienti….&lt;br /&gt;Non so se per colpa della stanchezza o dell’ambiente questa volta siamo ancora di più sulla difensiva e non chiediamo e non accettiamo l’aiuto di nessuno….ci chiudiamo a formazione impala…Tutti in cerchio con gli zaini al centro!&lt;br /&gt;Leggiamo quali B&amp;B sono consigliati dalla Lonley Planet…&lt;br /&gt;I ragazzi non demordono e continuano a dire un nome : ”BAOBAB BEACH”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.baobabbeach.com/&lt;br /&gt; 082 7315420/023 82417&lt;br /&gt; email baobabmoz@yahoo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un pò confusi e stressati mandiamo Diego e Andrea B in avanscoperta...inutile girare in sei trascinandoci “dietro donne, bambini e animali” o perdon trascinandoci dietro gli zaini non per niente leggeri…&lt;br /&gt;Aspettiamo almeno un’ora, il sole inizia a tramontare, i ragazzini non allentano la presa e studiano ogni nostra mossa…vedono una biro e la vogliono..vedono una caramella e la chiedono ecc…ogni tanto credo si siano anche presi beffa di noi….infondo siamo sempre estranei nel loro mondo……&lt;br /&gt;Da lontano vediamo sbucare un furgoncino con sopra Andrea e Diego…hanno trovato il luogo giusto e sono venuti a prenderci con il proprietario del B&amp;amp;B.&lt;br /&gt;Un ragazzino ci prova : dice al tipo che è stato lui ad indicarci il suo nome, noi non amiamo le bugie e smentiamo tutto…per questa volta niente mancia…e che imparino a non gridare solo un nome ma a dare possibilità di scelta.&lt;br /&gt;Il nome più famoso spesso non è mai la scelta migliore vedi Fatima!&lt;br /&gt;Siamo da Josef &amp; Tina ..una struttura nuova fatta da Josef inviato dalla comunità europea per sperimentare nuove colture in campo agricole.&lt;br /&gt;Il lodge che si è costruito forse per arrotondare è una buona sistemazione&lt;br /&gt;Ci sono nella casa tre camere da letto, un salotto enorme con tanto di televisione e divanetti e una cucina altrettanto grande completa di tutto ad uso degli ospiti.&lt;br /&gt;Poi ci sono dei bungalow circolari con il tetto di paglia per dare un’atmosfera più semplice con bagno in comune….&lt;br /&gt;C’è anche il ristorante bar dove servirti fino a notte tarda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;email : info@joseftina.com&lt;br /&gt;www.joseftina.com&lt;br /&gt;tel: +258  82 9652130&lt;br /&gt;paghiamo 750 metical a coppia con colazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER MAGGIORI INFO O TROVARE ALTERNATIVE  POTETE RIVOLGERVI A:&lt;br /&gt;Vilanculos Tourist Services Tel: 082 7642140 email margi@teledata.mz&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccovi comunque altri indirizzi utili per eventuali alloggi:&lt;br /&gt;http://www.smugglers.co.za/  082 770 3720&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Casa Rex&lt;br /&gt;023 82048&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.casaguci.com&lt;br /&gt;info@casaguci.com&lt;br /&gt;00258 82 8686540&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Blue Water&lt;br /&gt;082 807 5750/082 7683400&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUNEDI’ 21/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo a Josef , che si dimostra disponibile a &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image012.jpg" align="right" height="261" hspace="5" vspace="5" width="347" /&gt;soddisfare ogni nostro dubbio o curiosità, come fare per fare il giro delle isole…d’altronde siamo venuti fino a qui per vedere L’ARCIPELAGO DI BAZARUTO famoso come parco nazionale marino….&lt;br /&gt;Nonostante il cielo nuvoloso prenotiamo tutta la giornata il giro in DOW (un altro guscio di noce con vela che per qualche forza misteriosa della natura anche se pieno di gente riesce a galleggiare e a muoversi).&lt;br /&gt;E’ un mare meraviglioso, con colori stupendi , qualche foto riesce a rendergli giustizia…il mare è calmo e nonostante io sia fifona , no meglio dire previdente per natura…riesco anche a godermi il tragitto d’andata….nella barchetta come sedie ci sono solo delle asce di legno che l’attraversano e formano delle panche.&lt;br /&gt;L’equipaggio è composto dal guidatore della barchetta e dal cuoco…incontriamo un pescatore di granchi che solitario e senza barca nuota nel mare infilzando tutti i granchi che incontra….il cuoco ne compra sei per un euro…(io mi rifiuto di mangiarlo…Non sono vegetariana ma nella mia mente solo pochi animali sono destinati alla morte…gli altri mi fanno pena e non riesco a mangiarli…i miei compagni d’avventura quando se li ritroveranno cotti alla griglia al contrario di me gli faranno una grande festa.&lt;br /&gt;Proseguiamo il viaggio…alle undici facciamo una pausa di un’ora sulla prima isola ,&lt;br /&gt;Benguerra; è praticamente la classica isola da cartolina: spiaggia lunghissima ed incontaminata di sabbia bianca con le palme alle spalle.&lt;br /&gt;Girovaghiamo sull’isola e facciamo la conoscenza con due bambini che ci vogliono vendere il loro giocattolo, una barchetta a vela fatta da loro che fatta la dimostrazione galleggia e si muove pure col vento…prezzo 10 €.&lt;br /&gt;Il problema &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image013.jpg" align="left" height="276" hspace="5" vspace="5" width="207" /&gt;non è il prezzo ma l’ingombro,   riuscire a portarla in Italia senza romperla…  &lt;br /&gt;Gli regaliamo due magliette e un paio di bermuda…e ci facciamo pure una foto ricordo…&lt;br /&gt;In quest’isola è pure possibile soggiornarvi perché hanno costruito un villaggio turistico ma logicamente i prezzi sono quelli turistici e per arrivare fin qui il prezzo non è nemmeno paragonabile con il nostro fai da tè!&lt;br /&gt;Ripartiamo e alle 13:30 approdiamo sull’altra isola: Manguerra, sicuramente più adatta allo snorkeling…noi ci rilassiamo sulla spiaggia mentre il cuoco ci prepara il pranzo..&lt;br /&gt;L’isola al momento è abitata solo da locali ma stanno costruendo degli alberghi , iniziano a deturpare questo paradiso…costruendo strutture turistiche in riva alla spiaggia senza tener conto del contesto dove si trovano….ok alberghi ma meno invadenti sarebbero stati più adatti al luogo….&lt;br /&gt;C’è un gruppo di bambini meraviglioso che aspetta i soliti regali da noi turisti…e impariamo dopo, aspettano anche gli avanzi del nostro cibo e di poter leccare letteralmente le pentole e poi lavarle in mare…e riconsegnarle immacolate al cuoco!&lt;br /&gt;I ragazzi si dedicano allo snorkeling e ci raccontano di pesci enormi e di una quantità di vita inimmaginabile, il tutto è di buon auspicio per le immersioni che speriamo di riuscire a fare.&lt;br /&gt;Mangiamo riso con un buon sugo al pomodoro, pesce alla griglia, i poveri granchi e un’ottimo ananas…Io mi diverto a cibare una chioccia con i suoi pulcini che si sono adattati a mangiare praticamente di tutto…anche il pesce…ogni tanto mi sento un pò san Francesco…la protettrice degli animali…&lt;br /&gt;Il tempo sta cambiando, scure nuvole si affacciano all’orizzonte…meglio prendere la via del ritorno…&lt;br /&gt;Non voglio stressarvi raccontandovi di come non mi sia piaciuto ritrovarmi in un minuscolo guscio di noce in balia del mare mosso e del vento…dobbiamo seguire la corrente che almeno a mio parere ci porta sempre più lontano dalla riva….le onde in alcune occasioni entrano direttamente nella barchetta lavando chi è a tiro… altre volte siamo gli unici all’orizzonte e allora nella mia mente passano pensieri del tipo: “se ci rovesciamo nessuno si accorgerà della nostra assenza”.&lt;br /&gt;Alcuni di noi ridono divertiti, io brontolo dicendo &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image014.jpg" align="right" height="243" hspace="5" vspace="5" width="324" /&gt;che non bisogna andare in giro in cerca di guai…ok l’avventura , ok lo spirito d’adattamento..ma c’è un limite a tutto.&lt;br /&gt;Col senno di poi che non è stato così tragico ma io odio qualsiasi giostra che si muova…e quel giorno il mare aveva deciso di muoversi.&lt;br /&gt;Alle 17:00 rientriamo e posso baciare la terra…abbiamo pagato l’escursione 1800 mt a coppia (circa 28€ a testa)..&lt;br /&gt;Andiamo in giro cercando un diving affidabile per prenotare l’immersioni per il gg dopo…La lonley parla molto bene del AQUA NERA…telefoniamo ma è gia pieno..&lt;br /&gt;Ci agitiamo un po’ perché avevamo deciso di stare solo un’altra notte e poi partire per il Sudafrica avvicinandoci al rientro per scongiurare eventuali imprevisti dell’ultimo minuto…C’è chi dice “possiamo dividerci, io voglio fare immersioni e mi fermo un gg di più”.Chi dice “io voglio vedere il Blide river canyon in Sudafrica e parto prima”.&lt;br /&gt;Ma siamo un gruppo e alla fine ci veniamo tutti incontro e riusciamo a soddisfare i desideri di tutti…non ci dividiamo…decidiamo di rimanere un gg in più…con la promessa da parte di noi donne di alzarci alla mattina presto con la speranza di trovare un diving libero per il gg stesso…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARTEDI’ 22/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Jael partiamo alle sei per cercare un centro diving, ma non siamo in una zona molto turistica e come si è faticato per trovare un posto per dormire la stessa cosa , anzi diventa ancora più complicata per i centri diving…&lt;br /&gt;Ne risulta però una buona occasione per vedere il sorgere del sole, fare qualche bella foto e fare una passeggiata rilassante sulla spiaggia, troviamo anche delle belle conchiglie….Una di queste con dentro ancora l’animaletto che si aggrapperà alla vita con tutte le sue forze e ancora di più... (i suoi tentativi di fuga e le mie suppliche per liberalo e donarlo al suo meraviglioso mare, non sono servite a nulla contro i suoi aguzzini di cui tacerò il nome (in nome dell’amicizia che ci lega!) &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image015.jpg" align="left" height="252" hspace="5" vspace="5" width="336" /&gt;ma la sua morte peserà sulle loro coscienze ogni volta che mostreranno le conchiglie raccolte in Mozambico!)&lt;br /&gt;Lo so a voi non interessa niente... ma un diario è anche pieno di ricordi personali che si vogliono immortalare nel tempo.&lt;br /&gt;Riprendo la via del racconto:Chiediamo ai locali e tutti ci mandano al diving del baobab beach…ecco la nostra destinazione:arriviamo che sta aprendo ma ci dicono che oggi non effettuano immersioni perché il gommone è rotto….Per domani hanno disponibilità!&lt;br /&gt;Rientriamo e dopo colazione tutti e sei ritorniamo al centro per raccogliere maggiori info…Il centro è composto da Viki.Ben e il loro cane aski e qualche ragazzo di colore…non sembra malissimo e poi non abbiamo molta scelta…prenotiamo due immersioni per il gg dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.odysseadive.com &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;scubaben_uk@yahoo.co.uk    &lt;br /&gt;00258 82 7817130 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di nuovo una gg dedicata al relax e a qualche compera…nel centro del paese…c’è una postazione internet dove prenotiamo l’auto una volta arrivati in Sudafrica, qualcuno di noi ne approfitta per telefonare a casa…ecc.&lt;br /&gt;C’è un mercato di prodotti locali…tutto molto caratteristico…e scopriamo che il sapone esiste anche da loro, lo vendono al pezzo e ne hanno di tanti tipi e con vari gusti…ma allora perché la maggioranza di loro non lo usa?&lt;br /&gt;Telefoniamo all’amico di Delito e facciamo nel tardo pomeriggio la sua conoscenza…gli offriamo qualcosa da bere e ancora una volta ne approfittiamo per allargare la nostra conoscenza sulla zona…&lt;br /&gt;Gli chiediamo informazioni sulla malaria…se esiste o sono solo esagerazioni….&lt;br /&gt;Lui ne parla come se parlasse dell’influenza…è appena guarito da circa sei mesi e in media una volta all’anno la prende.&lt;br /&gt;A noi un po’ di fifa ci viene…noi che su sei solo uno ha fatto la profilassi antimalarica…noi cinque siamo contrari…prima di partire ci siamo informati e abbiamo tratto questa conclusione:&lt;br /&gt;non esiste un vero vaccino contro la malaria, ma solo una profilassi (il LARIAM) che viene passato dalla mutua e a detta di chi l’ha preso ha degli effetti collaterali notevoli (sospettano anche un caso di suicidio) specie su chi ha problemi di depressione o simili…per sei mesi devi assolutamente evitare una gravidanza…ecc…certo non è una cosa leggera e poi volendo la malaria te la becchi ugualmente…&lt;br /&gt;Esiste poi un farmaco a pagamento 50 € a scatola: il MALARONE (gia il nome m’ispira molta fiducia) ma a detta di molti è più tollerabile.&lt;br /&gt;Visto che niente ti assicura di non beccarla noi optiamo per la profilassi comportamentale.&lt;br /&gt;Certo che sentire il tipo raccontarci di beccarla una volta all’anno qualche brividino ci passa per la schiena…ma ci consoliamo dicendo: noi siamo a rischio per 4 giorni , lui per una vita…le sue probabilità di essere punti sono certo maggiori, noi dormiamo in una casa di cemento con le zanzariere sul letto…lui in una capanna con il tetto di paglia .Auguri!!!!!&lt;br /&gt;Certo che loro si meravigliano quando noi gli spieghiamo che in Italia è stata debellata da molto tempo…Incredibile, per loro è parte della vita…&lt;br /&gt;Sono passati sei mesi dal nostro ritorno a casa e vi voglio rassicurare che nessuno di noi si è ammalato !!!&lt;br /&gt;Di nuovo compriamo del pesce e Diego si cimenta per un buon pranzetto usufruendo anche delle spezie prese dall’orto di Josef e gli avanzi diventeranno anche la nostra cena.&lt;br /&gt;Relax…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MERCOLEDI’ 23/08/2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle otto ci presentiamo all’ODISSEA DIVING e partiamo poco dopo per l’immersione nell’isola di Bazaruto…la salita sul gommone è meno “traumatica”&lt;br /&gt;di quella di Tofo….il mare è una tavola e ha dei colori meravigliosi, resi ancora più speciali dal giallo della sabbia che qua e l’ha affiora causa la bassa marea…&lt;br /&gt;Mi rendo subito conto che questo diving ha sicuro&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image016.jpg" align="right" height="269" hspace="5" vspace="5" width="359" /&gt; qualche stella in meno…è più casereccio lo possiamo definire…sul gommne c’è solo la bionda Viki (con un po’ di puzza sotto il naso) e il ragazzo che guida il gommone.&lt;br /&gt;Io subito mi chiedo “se lei scende e fa da guida davanti, chi sta dietro a controllare la fine del gruppo?” Risposta logica nessuno!&lt;br /&gt;Chiedo subito a Raffaella (l’Advance del gruppo) di darmi un’occhiata nella discesa (mio grosso tallone d’Achille) mi sento più tranquilla, d’altronde il mio compagno è Diego ma anche lui come me è alla sua terza immersione ed è gia tanto se riesce a badare a se stesso...visto che non può contare sul mio aiuto…almeno nella fase di discesa..&lt;br /&gt;Eccoci al momento cruciale, tutti in acqua: Viki si butta e con la corda fa strada…io non riesco a scendere ma Raffaella mi aiuta tirandomi letteralmente giù…dopo è ok…Viki va avanti per la sua strada non interessandosi minimamente del gruppo: potevamo anche essere rapiti da una piovra gigante uno dopo l’altro che lei se ne sarebbe accorta solo quando toccava a lei…non si è mai minimamente girata indietro a contarci o a farci il segno ok!&lt;br /&gt;Stai tranquilla &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image017.jpg" align="left" height="247" hspace="5" vspace="5" width="329" /&gt;carina che una volta a terra ti consiglio a tutti i sub del mondo…&lt;br /&gt;Il mare certo è meraviglioso anche in questa zona, non c’è il turismo di massa o lo sfruttamento commerciale a rovinarlo, almeno per il momento…&lt;br /&gt;Diego come al solito finisce l’aria per primo e avvisa Viki ..lei lancia il pedanio e continua la sua immersione...Diego aspetta un suo segnale...e poi capisce che deve risalire da solo…Non mi viene assegnato nessun compagno che si curi di me...e attimi di panico passano per la mia testa...io non posso e non voglio risalire da sola…&lt;br /&gt;Inizio a razionare l’aria per non finirla prima degli altri …per fortuna io e Andrea F la finiamo insieme e io mi affido completamente alla sua esperienza per la risalita e la sosta di sicurezza…tutto ok!&lt;br /&gt;Facciamo la pausa fra un’immersione e l’altra sull’isola di Bazaruto.&lt;br /&gt;Io sono vittima per l’ennesima volta del mio stomaco e mi sdraio sulla sabbia e non muovo nemmeno un passo, Jael è vittima del richiamo del sole e si sdraia per abbronzarsi un po’.&lt;br /&gt;Gli altri vanno alla scoperta dell’isola…arrancano salendo in cima alla grande duna di sabbia che dà l’idea di ritrovarsi nel deserto, ma in cima si apre lo spettacolo del resto dell’isola:un insospettabile giardino pieno di alberi, palme e laghetti…da mozzare il fiato, mentre dall’altra parte i colori del mare, del cielo e della spiaggia disegnano uno spettacolo non meno emozionante!&lt;br /&gt;Ma voglio tornare a parlare della “simpaticissima” Viki e del suo centro diving.&lt;br /&gt;Nessuno si era preso la briga di avvisarci che avremmo passato la nostra pausa pranzo su un’isola deserta…altrimenti ci saremmo portati qualcosa di commestibile!&lt;br /&gt;La biondina si mangia i suoi due panini, mentre noi soffriamo la fame.&lt;br /&gt;Con tutto quello che ci hai fatto pagare le due immersioni non potevi passare ad ogni sub un pacchetto di qualcosa da mettere sotto i denti o due mandarini che al mercato locale non costano niente?&lt;br /&gt;Spendiamo 630 rand a testa per le due immersioni + 60 rand per l’ingresso al parco, tot circa 80 € a testa.&lt;br /&gt;La seconda immersione si rivela un po’ più deludente dal punto di vista marino, non vediamo un granchè, ma è pur sempre bello ritrovarsi dentro l’acquario e non sopra…siamo parte del mondo marino!&lt;br /&gt;Rientriamo dopo le quindici, affamatissimi &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/mozambico2006/image018.jpg" align="right" height="242" hspace="5" vspace="5" width="324" /&gt;e ci fiondiamo al ristorante del Baobab Beach…niente male anche se sono un po’ lunghi nel servire…&lt;br /&gt;Mangiamo chi pesce , chi carne io una pizza niente male…paghiamo 400 mt a coppia (12, 5€)&lt;br /&gt;Alla sera ognuno prepara lo zaino per il trasferimento.&lt;br /&gt;Abbiamo l’autobus del mitico OLIVERAS alle tre di mattina.&lt;br /&gt;Prima di andare a dormire paghiamo Josef che oltre tutto si è pure offerto, o meglio non aveva molta scelta, di accompagnarci alla fermata dell’autobus a quell’ora assurda della notte, gratuitamente in cambio di una buona pubblicità su internet.&lt;br /&gt;B&amp;B consigliato!!&lt;br /&gt;Paghiamo 4 notti 750 rand o 3000 metical che tradotti in € sono 23, 4 a notte a camera…volete forse qualcosa di meno? andate al Baobab Beach nella capanne di paglia , forse più romantiche ma certamente più in balia delle zanzare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIOVEDI’ 24/08/2006&lt;br /&gt;Sveglia ad un‘orario assurdo e ancora una volta, giunti grazie al passaggio di Josef in una stazione degli autobus fantasma, ci mettiamo ad aspettare.&lt;br /&gt;Subito qualcuno ci avvicina e ci dice che l’autobus è partito prima , altri che parte dopo due ore…che è meglio prendere quello all’altra fermata…noi un po’ dubitiamo ma non molliamo…capiamo dopo che sono tutti della concorrenza che vogliono accaparrarsi più clienti possibili, noi aspettiamo Oliveras…non lo tradiremo come abbiamo fatto all’andata per un ciapas qualsiasi…Certo se provate ad immaginarvi la scena:&lt;br /&gt;Sono passate da poco le tre di notte, sei giovani bianchi tutti in cerchio con gli zaini al centro aspettano infreddoliti e mezzi assonati un’autobus che forse è gia partito o è in ritardo di un paio d’ore…non è una scena propriamente allegra….ma noi siamo sopravvissuti anche a questo!&lt;br /&gt;Oliveras è arrivato verso le quattro e trenta e ha caricato i nostri zaini (gia pronti ad insudiciarsi per l’ennesima volta ) con i relativi proprietari…ancora una volta ci siamo appropriati di tutto lo spazio possibile.&lt;br /&gt;Da quelle parti viene definito un’autobus di gran lusso , in Italia noi lo definiamo un catorcio da rottamare, ma in questo caso noi l’abbiamo “amato”, è arrivato e ci ha portato a destinazione…non facendoci stringere come sardine come nel ciapas e trattandoci come persone.&lt;br /&gt;Il controllore dei biglietti aspetta di vederci tutti addormentati per poterci svegliare con la scusa di donarci la colazione…un mandarino a testa….e poi di nuovo tutti dormono…eccolo che torna per chiederci di controllare i biglietti che lui stesso ci ha fatto alla partenza…persona squisita e simpaticissima …Di nuovo le soste negli “autogril” ambulanti…e l’incontro con i loro bagni….&lt;br /&gt;Siamo arrivati al punto di partenza del nostro viaggio in Mozambico cioè a Maputo alle diciannove di sera…un viaggio durato circa 14 ore per fare 400 km, fra buche, risate, foto, mandarini, libri, frutta secca, voli giu dal sedile causa una buca troppa profonda e le ottime sospensioni dell’autobus…&lt;br /&gt;Viaggio pagato 900 mt (32.5€ a coppia).&lt;br /&gt;Viaggio che rimarrà dentro di noi come il mare che abbiamo visto, i paesaggi e la gente che abbiamo conosciuto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il racconto della nostra avventura in Mozambico, per conoscere un punto di vista meno tecnico, meno dettagliato ma che narra solo le sensazioni ed emozioni provate da Jael su questo meraviglioso paese potete leggerlo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.viaggierelax.it/viaggi/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;id=142&amp;amp;Itemid=15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo prendiamo l’autobus da Maputo per Nespruit dell’Intercape…..Siamo di nuovo in Sudafrica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avete bisogno di info non esitate a scriverci.  &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-6204524239942913685?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/6204524239942913685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=6204524239942913685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6204524239942913685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6204524239942913685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/il-fascino-misterioso-del-mozambico.html' title='Il fascino misterioso del Mozambico'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-539056906470294345</id><published>2007-02-21T09:47:00.000-08:00</published><updated>2007-02-21T09:48:03.022-08:00</updated><title type='text'>Verde Thailandia</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Di &lt;a href="mailto:mansell_n@hotmail.com"&gt;Nigel Mansell&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Giovedì 16 novembre 2006&lt;br /&gt;Tailandia!&lt;br /&gt;Questa volta scegliamo di prendere la navetta per andare all'aeroporto della Malpensa, è certamente molto più comodo, non hai il problema del posteggio o di allertare partenti e amici per farti accompagnare; e poi il servizio della Comazzi che serve l'Ossola e il Verbano è una sorta di noleggio con conduttore: l'autista ti aspetta anche al ritorno rimandando la partenza del mezzo in caso di ritardi del volo; certo gli orari sono un po' indicativi non si sa mai esattamente quando il mezzo si presenterà però la certezza che arrivi c'è. Pioviggina, qui a Mergozzo il cielo è nebbioso e triste e a giudicare dalle previsioni che abbiamo sbirciato su internet non ci aspetta niente di meglio in Tailandia.&lt;br /&gt;Sull'aereo ci sono molto uomini che viaggiano soli o in piccoli gruppi di amici, quasi dei branchi, la cosa mette molto tristezza perché ti porta a pensare che per questi uomini la vacanza in Tailandia abbia un solo ed unico scopo.&lt;br /&gt;Il boeing 777 della Thai è a dir poco favoloso, dobbiamo ricrederci riguardo la tratta Malpensa - Bangkok e rivedere il nostro giudizio in positivo: non eravamo rimasti molto contenti quando due anni fa eravamo andati in Indonesia, invece ora molto è cambiato. Se si escludono i soliti problemi dello scarso spazio a disposizione per le gambe e l'esiguità della larghezza del sedile, (ma a questo problema presente in tutte le economy class sembra che nessuna compagnia voglia porre rimedio nonostante la popolazione mondiale continui a crescere in altezza e in larghezza, gli obesi sono sempre di più), molto è stato fatto. La cucina è sempre di ottima qualità con posate di metallo che non si spezzano alla minima pressione sulle vivande, ci sono ora degli schermi dedicati per ogni passeggero su cui si agisce con un telecomando interattivo, come lo definisce la Thai, estraibile dal bracciolo della poltrona. Si può ingannare il tempo scegliendo tra gli innumerevoli videogiochi e giochi di società che si possono utilizzare individualmente o con il compagno di viaggio, o decidendo quale film visionare tra la numerosa scelta; c'è anche una telecamera posto sotto l'aereo che permette di assistere alle fase di decollo e atterraggio, durante il tragitto purtroppo non funziona.&lt;br /&gt;Undici ore di viaggio sono comunque tante e quando atterriamo sono distrutto, è come se tutti quei fossero stati percorsi a terra e poi zippati: una volta a terra tutto il loro peso ci piomba addosso tra capo e collo, rendendoci affaticati ed apatici, rendendoci schiavi di quella sensazione di dondolio che assomiglia quasi a una sorta di mal di mare che non ti abbandona se non dopo parecchie ore.&lt;br /&gt;Come sempre ci capita quando viaggiamo verso l'Asia, partiamo ieri per arrivare domani, siamo decollati alle ore 13,50 del 16/11/06 e siamo atterrati alle ore 06,00 del 17/11/06 o forse sarebbe meglio dire alle 6,00 a.m. come si usa qui.&lt;br /&gt;Una volta fuori dall'aeroporto, che è appena stato inaugurato, affrontiamo il caldo improvviso cercando di non farci fregare dallo stormo di tassisti. Scopriamo che basta andare al piano terra per trovare quelli regolari col tassametro ed evitare la compagnia "Limousine" che è carissima, e ci facciamo portare in centro Bangkok per raggiungere il nostro albergo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 17 novembre 2006&lt;br /&gt;Scendiamo al Bosso Hotel, Anna lo ha prenotato con internet e possiamo dire che è decorso e pulito, non ci fa sentire la mancanza di uno con più stelle.&lt;br /&gt;Non riesco a capire dove sono, Bangkok è enorme. E' una mia mancanza, non mi piace mai leggere la guida prima di partire. E' Anna che ha quest'incombenza, si sobbarca sempre lei l'onere di leggere e di informarsi, magari a letto prima di addormentarci, riguardo tutti gli itinerari e le curiosità del luogo che visiteremo nei giorni precedenti alla nostra partenza. Non so cosa farci, a me non piace farlo, mi sembra di leggere la trama di un film prima di vederlo, non voglio farmi influenzare. So solo che siamo vicino a un enorme grattacielo, è lo State Tower con un'entrata altissima dal colonnato stile classico e una guglia sulla sommità somigliante a quella del Campidoglio di Whashington, scopro poi che ce ne sono altri molto simili nelle fattezze, deve essere il tipo di architettura più in voga qui a Bangkok per costruire i grattacieli.&lt;br /&gt;Dormiamo alcune ore per ricuperare il sonno e cercare di metterci in pari con il nuovo fuso orario.&lt;br /&gt;Appena svegli decidiamo di visitare il centro commerciale di elettronica che ci hanno segnalato dall'Italia, ci piacerebbe compare un i-pod e magari una fotocamera digitale a buon mercato, dicono che qui si facciano buoni affari. Una volta per strada scopriamo che c'è da diventare matti nel traffico altrettanto pazzo e disordinato, e poi la moltitudine di gente ovunque negli ambienti del centro commerciale ci fa perdere l'orientamento. Tra la confusione che ancora abbiamo a causa del volo intercontinentale e la stanchezza, nonché il continuo passaggio dal clima umidissimo e caldo e i locali condizionati ci sentiamo quasi ubriachi e barcolliamo nella confusione di gente, luci e l'offerta di merce di tutte le sorte e fattezze.&lt;br /&gt;La sede dei centri commerciali è sempre ricavata in strutture enormi con altrettanto grandi insegne luminose, la musica di stampo occidentale a tutto volume inonda la strada antistante le enormi facciate e ti appiattisce a terra mentre confusi giriamo su noi stessi osservando la grandezza del Siam Center, del Paragon e più in là quella del MBK.&lt;br /&gt;Qui al centro le infrastrutture della metropoli sono ciclopiche, molte in fase di completamento ad iniziare dal nuovo aeroporto che abbiamo visto per la prima volta stamattina. Ci si fa l'idea che la società tailandese sia incanalata in un veloce e incontrollabile sviluppo, è un mondo di giovani entusiasti, che fa apparire le nostre società occidentali vecchie e polverose imprigionate nelle loro stesse regole e strutture che una volta erano il loro vanto. Dappertutto non si vedono che giovani e molte ragazze dalla bellezza che colpisce, sono molto libere e vestono in modo più libero e disinvolto che da noi.&lt;br /&gt;Alla sera ci rechiamo a mangiare qualcosa in Kao San Road che assomiglia tanto alla Kuta di Bali, oppure alla striscia di terra tra Rimini e Viserba: una bolgia di gente che mangia e ascolta musica a tutto volume tra le innumerevoli bancarelle. Ragazze ammiccanti con le loro sexy tenute cercano di attirare il pubblico maschile nei loro night-club, uno su tutti il "Lava" ed il nome è già tutto un programma.&lt;br /&gt;Cerco di uccidere la stanchezza con l'ottima birra tailandese che per fortuna servono gelata. La bionda Singha scende copiosa e schiumeggiante nelle mie viscere dandomi un senso di sollievo e freschezza in questo caldo umido e appicicoso, ma ovviamente il mio stato fisico non fa che peggiorare e non posso fare altrimenti che cercare la via del ritorno per il nostro albergo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 18 novembre 2006&lt;br /&gt;Abbiamo dormito moltissimo, ci siamo svegliati alle nove e trenta, ora che ci siamo tirati insieme, abbiamo fatto colazione e ci siamo preparati per uscire erano ormai già le dieci e trenta.&lt;br /&gt;Appena usciti dal nostro albergo siamo stati abbordati da un autista di Tuk-Tuk simile a quelli indiani che abbiamo conosciuto l'anno scorso, ma diversi nella motorizzazione e struttura. Il motore emette un rombo simile a quello di un'auto di Formula 1, il telaio pare quello di un'auto a tre ruote più che a quello di un motocarro, cosicché gli strani trabiccoli riescono a sfrecciare nel caotico traffico di Bangkok con velocità molto vicine agli ottanta chilometri orari. Nonostante le prestazioni eccezionali, i Tuk-Tuk non sono molto consigliabili qui a Bangkok, lo smog è fittissimo e viaggiando nel sedile posteriore completamente all'aperto lo si respira completamente auto praticandosi un potente aerosol di gas di scarico, fumi, vapori di cucina e puzze varie di cui le viuzze sono cariche il tutto amalgamato con l'aria molto umida della capitale.&lt;br /&gt;Siamo usciti con l'idea di prenotare il treno per spostarci al sud ma decidiamo su due piedi che forse è meglio prendere l'aereo, così, docili e mansueti, ci facciamo accompagnare in agenzia dal solerte autista di Tuk-Tuk che felice non ci fa neanche pagare la corsa visto che lui sicuramente prenderà la percentuale per averci accompagnato proprio in questa agenzia. Una volta entrati e spiegato le nostre necessità, sotto cinque orologi riportanti i vari fusi orari, da cui risulta che tra Parigi e Roma c'è un'ora di differenza e che in Francia c'è lo stesso orario di New York, prenotiamo il nostro volo per domani per Phuket circa ottocento chilometri più a sud.&lt;br /&gt;Ritorniamo nel centro commerciale che già avevamo visitato ieri, l'MBK, il caotico e compresso di persone e cose, cosicché compriamo finalmente l'i-pod taroccato che stavamo inseguendo da ieri, non è quello della Apple ma è molto a buon mercato.&lt;br /&gt;Cerchiamo poi un taxi per andare al Grand Palace, ma non è facile. A volte i tassisti si rifiutano di portarci perché è troppo lontano e c'è traffico ci dicono, altre volte non vogliono usare il tassametro per praticarci delle tariffe a forfait, e così è sempre una bella lotta.&lt;br /&gt;Una volta arrivati scopriamo un Grand Palace fantastico! Ci si dimentica subito del caos della metropoli visitando gli edifici da favola che lo compongono, con i loro tetti d'oro, magari ricoperti di tasselli dai colori brillanti che formano grandiosi mosaici scintillanti. I templi buddisti che costellano la reggia del Grand Palace sono tra le costruzioni più belle che abbia mai visto.&lt;br /&gt;Al ritorno, visto che i tassisti si rifiutano di portarci all'albergo perché secondo loro è troppo lontano, sperimentiamo il battello fluviale che scivola veloce e fumante sul gonfio di acqua grigia, Chao Praya. Intorno i grattacieli sede di multinazionali ed alberghi esclusivi creano uno strano contrasto. Il mozzo che ci ha fatto salire comunica con il timoniere-conducente con un fischietto dai suoni acuti e stridenti, emettendo quattro, cinque tonalità diverse riuscendo a dare le giuste indicazioni per far fermare e ripartire l'imbarcazione dai moli traballanti in maniera millimetrica.&lt;br /&gt;Nel caos indescrivibile della capitale di prima serata, quando la gente lascia il posto di lavoro per tornare a casa, percorriamo poi a piedi il tratto di strada che separa il pontile della fermata del taxi fluviale dal nostro albergo. Anna decide di farsi massaggiare, io preferisco prendere una doccia, mi sento fradicio di sudore, qui si suda anche immobili all'ombra. Alla sera andiamo ancora a Kao San Road per mangiare: è così allegro e chiassoso.&lt;br /&gt;Ci sono giovani ovunque, sembra che i tailandesi siano solo giovani, i vecchi sono pochissimi e poco visibili, viene da chiedersi dove siano. Dov'è la gente quando diventa troppo anziana per correre come gli altri, dove finiscono i vecchi quando non sono più autosufficienti, quando si ammalano magari di tumore alle vie respiratorie (visto lo smog)? Chi li assisterà? Avranno un'adeguata copertura sanitaria? Li butteranno in mezzo a un vicolo perché non possono più permettersi le spese mediche?&lt;br /&gt;Questa Tailandia ti butta in faccia la sua giovinezza, così come tutta l'Asia fatta di milioni di persone tutte giovanissime, ragazzi, ragazze e tantissimi bambini. Questa Tailandia grida la sua vitalità giovanile, la sua voglia di progredire e di sgomitare tra le grandi nazioni, la sua fiducia in un roseo futuro riguardo il quale, pare che nessuno qui intorno voglia dubitare. Sono tutti presi dalla frenesia di guadagnare, di muoversi, di crearsi una posizione migliore, come tutte le ragazzine che corrono dietro ai turisti maschi sempre un po' troppo attempati per loro. Questa Tailandia ci rinfaccia la freschezza della sua giovinezza a noi che passiamo il nostro tempo a nascondere i segni della vecchiaia nei nostri visi, nelle nostre istituzioni, cercando di farci forza con la nostra storia gloriosa, con la nostra cultura millenaria, con la nostra dubbia saggezza e millantata superiorità. ma non pensiamo che a conservare, senza creare nulla di nuovo, ci rifacciamo le tette e le labbra per sembrare migliori, ci sottoponiamo ad estenuanti fatiche nelle palestre, ci tingiamo i capelli e li ripiantiamo se non ne abbiamo più, rincorriamo ideali sbiaditi, cercando di ossigenare economie ormai asfissiate, gettiamo fiumi di cemento armato sperando che le nostre città non ci crollino sulla testa. ma intanto i tailandesi e l'Asia tutta a grandi passi stanno arrivando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica 19 novembre 2006&lt;br /&gt;L'aereo è planato lungamente sull'acqua, ora si vedono le imbarcazioni dei pescatori poi la spiaggia, adesso la pista, infine sfioramo la terra e con uno strattone atteriamo a Phuket.&lt;br /&gt;Non ci siamo fidati della gente locale e questa volta a torto, così rifiutando una sorta di navetta siamo finiti con l'autobus di linea a Phuket Town, niente di speciale, poi abbiamo preso una sorta di taxi collettivo per raggiungere Patong dove abbiamo raggiunto il Baumanburi Hotel che avevamo prenotato in aeroporto nello sportello turistico.&lt;br /&gt;Nel taxi collettivo un dipendente solerte e molto motivato nell'assolvere sua bizzarra professione, ci ha stipato in quella che è una stiva ricavata nel cassone di un autocarro. Appeso all'estremità del cassone, in bilico sulla strada, il piccolo e scuro uomo non ha smesso di osservarci attentamente, controllando come eravamo seduti sulle panche a tutta lunghezza e non appena ha sospettava che secondo lui ci fosse spazio non utilizzato a pieno, ci ha fatto stringere, più e più volte per chiudere gli spazi della gente che scendeva e per far posto e caricare nuovi passeggeri che via via raccoglieva durante il tragitto.&lt;br /&gt;Nella spiaggia di Patong che è la più turistica di Phuket tutto sa molto di Rimini e riviera romagnola, di turismo di massa e ombrelloni. Il rombo delle moto d'acqua fa da colonna sonora e l'odore di creme abbronzanti ti riempie le narici.&lt;br /&gt;Alla sera ci siamo lanciati nel flusso di uomini soli che girano tra le vie dove ragazze seminude li attirano nei bordelli. E' veramente triste assistere a queste scene, vecchi che passeggiano mano nella mano con donne appena più che bambine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunedì 20 novembre 2006&lt;br /&gt;Oggi l'intera giornata la dedichiamo al mare e se possibile ad organizzare il nostro passaggio a Phi-Phi Island. Patong è molto turistica, bisogna destreggiarsi tra i bagnanti distesi per terra, gli ombrelloni, le sdraio e le moto d'acqua ed a volte bisogna guardarsi pure dall'altro: ogni tanto qualche ardito si libra in cielo legato a una sorta di paracadute facendosi tirare da motoscafi guidati incoscientemente nello specchio d'acqua di fronte alla spiaggia.&lt;br /&gt;In acqua facciamo la conoscenza di un curioso personaggio, parla in francese e ci racconta la sua storia. E' cresciuto in Algeria, la sua famiglia francese a tutti gli effetti era lì da centotrenta anni, poi per via della politica estera francese degli anni sessanta, all'Algeria venne concessa l'autodeterminazione e loro furono scacciati. Allora Vous etes un pied noir gli dico. Lui conferma ridendo ma scaldandosi ancora di più nel ricordare i fatti della sua vita. Ce l'ha con i francesi e con De Gaulles, dice che utilizzarono addirittura i soldati vietnamiti (che allora facevamo parte dei possedimenti d'oltre mare della Francia) per cercare di scacciarli dalle loro proprietà in Algeria. Infine furono abbandonati a loro stessi e i genitori dello strano personaggio furono sgozzati dagli arabi insorti. L'uomo sulla settantina dice di aver poi fatto il pilota per l'Air France, ha girato tutto il mondo, penso che ora sia molto ricco: vive tra il Principato di Monaco e la Tailandia. Ci racconta che il giorno dello Tsunami lui era qui su questa spiaggia, e come ogni mattina si concedeva una bella nuotata. Improvvisamente l'acqua si riempì di granchi, qualcuno si mise a raccoglierli sul bagnasciuga ma lui da lontano intravide un'enorme onda che arrivava. Uscì dall'acqua e iniziò a scappare. Quando l'onda arrivò era alta almeno quindici metri come gli alberi intorno, anzi quando arrivò scoprì che erano due, una dietro l'altra. Intorno a lui vide macchine volare, tutto venne distrutto, finì anche lui all'ospedale. Ora ha preso residenza sulla collina che ci indica, non si sa mai è meglio stare in alto ci dice.&lt;br /&gt;Alla sera, dopo aver prenotato la barca per Phi-Phi Island, la sistemazione non l'abbiamo trovata dicono che è tutto occupato, continuiamo a camminare, ci spingiamo verso est sulla strada parallela a quella della spiaggia, poi attraversiamo nuovamente la strada chiusa al traffico che unisce le due vie parallele. E' la zona della perdizione: S.O.S. Save Our Souls! Centinaia di ragazze seminude, la maggioranza di una bellezza veramente fuori dal comune, ti invitano a vedere i loro spettacoli hard, ti sorridono. All'interno dei locali ci sono solo donne che accolgono soli uomini occidentali, anche se volte si muovono in branco sembrano lo stesso sempre molto soli. All'esterno dei locali alcune ragazze con le tette di fuori, Anna dice che sono transessuali, (mah starò invecchiando), si fanno fotografare. I giapponesi che tra i turisti si distinguono sempre come i più imbecilli, si fanno fotografare al loro fianco, alcune coppie nell'azione di stringere le tette alle giovani tailandesi, lo spettacolo è veramente desolante: questi giapponesi non possiedono né il senso del limite né quello del buon gusto, sembrano privi di intelletto e discernimento, dei bambini cresciuti in perenne gita scolastica che non riescono ad apprezzare le belle cose, a loro interessa solo fotografarle. Più in là uomini con serpenti, altri che mostrano foto pornografiche, tutti che cercano di vendere qualche cosa, di trarre un qualche guadagno da questa folla di occidentali allupati e curiosi come noi. La polizia sorniona osserva la scena da debita distanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martedì 21 novembre 2006&lt;br /&gt;Ieri siamo stati relativamente poco al sole ma siamo riusciti a bruciarci lo stesso. Ci siamo svegliati distrutti: forse il sole, forse il troppo camminare.&lt;br /&gt;Dopo una lauta colazione a buffet durante la quale non riesco assolutamente a trattenermi, abbiamo fatto un piccolo giretto per vedere se riuscivamo di trovare una sistemazione a Phi-Phi Island, ma niente da fare sembra veramente tutto completo. Fa niente, noi il passaggio con la barca l'abbiamo prenotato, andremo lo stesso.&lt;br /&gt;Phi-Phi Don, che con Phi-Phi Lay compone le Phi-Phi Island, si staglia sul mare come una cattedrale nella pianura, come le strutture gotiche della cattedrale di Chartres nelle campagne dell'Ile de France che vidi dall'autostrada mentre lasciavo Parigi per la Bretagna. Le scogliere verdi svettano specchiandosi nel mare azzurrissimo. Le molte imbarcazioni ormeggiate al largo delle spiaggette più esclusive ci annunciano che ormai siamo arrivati. Una volta sbarcati, nel caos dei turisti appena arrivati e tra gli abitanti del luogo che ci assalgono come sanguisughe mi pare di essere approdato nell'isola della Tortuga, è il covo dei pirati. C'è tantissima gente, c'è chi arriva e chi parte, chi torna dalle immersioni, i locali che cercano di venderci di tutto ma per fortuna ci offrono anche una sistemazione. Troviamo subito quella che ci aggrada, presso lo J.J. Bungalow. Ci è andata bene, 1.800 Baht a notte, ci dicono anche qui che è tutto esaurito, e che quindi non c'è molto da scegliere, vogliamo crederci. Il posto è circa a cinquecento metri dal porto, immerso nel verde: ci piace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mercoledì 22 novembre 2006&lt;br /&gt;Non ci sono macchine sull'isola di Phi-Phi Don, mentre Phi-Phi Lay non è neanche abitata. Le viuzze sono impegnate solo da qualche motorino, per il resto solo biciclette o carretti spinti a braccia dai solerti indigeni, stracarichi di qualsiasi cosa. Certo è una bella differenza rispetto a Bangkk o Patong dove si faceva fatica anche ad attraversare la strada. Siamo saliti sul promontorio segnalato dai cartelli come "Point of Vew" per goderci la vista dell'isola dall'alto. Dopo ripidissime scalinate sulle quali abbiamo buttato fiumi di sudore abbiamo raggiunto i due punti, uno a poca distanza dall'altro, da cui si può vedere il panorama. Quello più in alto permette di vedere anche parte del contorno dell'isola. Ci siamo riempiti gli occhi di una vista favolosa, si vede nella sua interezza l'istmo sabbioso che divide le due spiagge, il mare blu splendente rigato dalle barche dei pescatori con le loro strane imbarcazione che avevo visto anche a Bangkok. Un lungo timone esterno posto a poppa, una sorta di lungo tubo in acciaio sul quale vengono montati grossi motori che paiono recuperati da auto dismesse, l'idea è quella di un rudimentale minipimer che una volta immerso nell'acqua permette alle barche di raggiungere velocità considerevoli nel frastuono dei motori senza silenziatori.&lt;br /&gt;Abbiamo passato tutto il giorno sulla spiaggia opposta a quella del molo, il mare è eccezionale. Nel frattempo, sotto i nostri occhi, il mare si è ritirato per via della bassa marea lasciando quasi a secco la piccola baia. Le pareti scoscese, verdi di una vegetazione selvaggia che contornano il mare intorno alla spiaggia, fanno apparire il posto veramente come un piccolo paradiso, un paesaggio inconfondibile che vale un viaggio in Tailandia.&lt;br /&gt;La sera passeggiamo tra i locali sorti come fughi sull'istmo di sabbia, anche se lo Tsunami aveva mietuto distruzione ovunque hanno ricostruito tutto molto in fretta e ancora non hanno finito, ovunque c'è un piccolo cantiere. Ci sono locali di ogni tipo, francesi, italiani, giapponesi e i punti internet sono infiniti. Tra le vie ci si sente parte di una piccola comunità, anche se siamo in molti sull'isola capita di incontrarci spesso. Come ogni sera appena cale il buio, (molto preso come in tutti i tropici, qui è già notte fonda alle sette), arriva il solito temporale che è una bella trovata, l'aria si rinfresca e rende la temperatura quasi gradevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì 23 novembre 2006&lt;br /&gt;Oggi faremo il giro delle Phi-Phi Island in barca: è tutto compreso, per 650 Baht a testa, pranzo, maschere e pinne per fare snorkeling e naturalmente il passaggio nella barca.&lt;br /&gt;Inizialmente giriamo intorno alla nostra isola di Phi-Phi Don, ci fermiamo quindi nella Monkey Beach dove i venditori hanno stabilito un tacito patto con le scimmie, hanno bisogno gli uni degli altri, gli animali attirano turisti, così gli ambulanti vendono le loro cibarie e bibite, in cambio riconoscenti danno alle bestiole qualcosa da mangiare; ma l'accordo è fragile e non appena i venditori si fidano le scimmie portano loro via il cibo dai banchi. Raggiunta poi Bambolo Island al largo delle Phi-Phi ci tuffiamo per vedere i fondali. Siamo in dieci sulla piccola barca e direi che è l'ideale né troppi né pochi. Il conducente della barca ci riempie di informazioni che proclama in perfetto inglese, io ne capisco neanche un quarto, per fortuna c'è Anna. Deng, come si chiama il conducente della barca, foraggia i pesci con gli avanzi delle ananas che ci aveva offerto, facendo così in modo che quando entriamo in acqua ci ritroviamo tra una miriade di pesci multicolore, sembra di essere in uno di quei documentari che si vedono alla televisione.&lt;br /&gt;Mangiamo il pranzo che ci hanno preparato stesi sulla bianca spiaggia di Bambolo Island, poi costeggiamo di nuovo le scogliere verdi a strapiombo sul mare. Ricordano quelle di Capri ma al contrario di quelle queste sono completamente rivestite di una rigogliosa vegetazione. Nel frattempo il sole si è nascosto dietro alle nuvole che sembrano annunciare a suon di tuoni un colossale temporale. Senza la calda luce del sole le rocce a strapiombo sul mare ora hanno acquisito un'aria quasi sinistra, spettrale. La sensazione viene confermata ed ampliata quando sbarchiamo sulla Maya Beach della Phi-Phi Lay, la spiaggia diventata arcifamosa grazie al film "The Beach" con Di Caprio. La spiaggia è silenziosa, c'è poca gente, a parte rare eccezioni non si può soggiornare su quest'isola. Ci inoltriamo nella vegetazione lasciando la spiaggia e muovendoci verso l'interno. Seguiamo l'unico sentiero battuto, mentre camminiamo la sensazione di essere in un luogo fantasma viene confermata. Raggiungiamo l'estremità opposta dove attraversando un foro nelle rocce della scogliera accediamo nuovamente al mare.&lt;br /&gt;Purtroppo manchiamo il tramonto, ci sono delle masse nuvolose in basso all'orizzonte, speravo di vederlo dalla barca perché da Phi-Phi Don è impossibile per via delle montagne che coprono il sole quando si tuffa nell'acqua.&lt;br /&gt;La sera mangiamo nella zona del pontile. Ci sono delle sorte di stand dall'aspetto non molto rassicurante, sembra di essere in una fiera di paese abbandonata, invece ci troviamo molto bene, sia come prezzi che come qualità. Un estroverso ed esuberante cuoco che pare cinese, cucina al momento, sotto i nostri occhi, perché non c'è la cucina, i fornelli sono a vista. E' veloce e fantasioso e si gode il ruolo da protagonista mentre gli ospiti lo osservano, poi passa tra i tavoli per raccogliere i complimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 24 novembre 2006&lt;br /&gt;E' così bella la spiaggia di Ao Lo Dalam che è quella contrapposta a quella di Ao Ton Sal, quella che fa anche da porto, sull'istmo di sabbia di Phi-Phi Don. Sembra di essere in paradiso. Si assapora un'aria di pace e tranquillità. L'acqua è calma, dalle sfumature verdi o azzurre a seconda delle profondità dei fondali dalle sabbie bianche, incorniciata dalle colline verdissime a strapiombo sul mare.&lt;br /&gt;Il mare continua a ritirarsi per poi tornare a colmare la piccola baia della nostra spiaggia, cosicché puoi trovarti davanti uno specchio d'acqua caldissima immobile o la sola sabbia da cui affiorano parti di formazioni rocciose sui si possono intravedere timidi tentativi di insediamenti coralliferi.&lt;br /&gt;Davanti a tutta questa bellezza viene da lasciarsi andare e di non pensare a nulla, ci si sente tranquilli senza il desiderio di null'altro che non sia un pinapple juice ghiacciato.&lt;br /&gt;Con la bassa marea è bello razzolare come una gallina tra le sabbie cosparse di un'altra miriade di forme di vita che prende il posto di quelle celate dalle acque. Ci sono granchietti, piccoli pesci che si nascondono nel fondo sabbioso delle poche pozze di acqua rimaste, degli strani molluschi che ricordano lumache senza guscio che strisciano da buchi che si sono scavati nella sabbia per poi ritirarvisi frettolosamente non appena le tocchi con i piedi.&lt;br /&gt;Ovunque qui intorno ancora parla della tragedia dello Tsunami, su quest'isola le vittime sono state moltissime e non si esclude possa succedere ancora, l'oceano qui intorno è ad altissimo rischio di terremoti marini. La gente locale però è stata solerte, si è rimboccata le maniche e ha ricostruito tutta da capo: l'isola è nuovamente molto accogliente. C'è chi dice che l'hanno snaturata, che si è costruito troppo, ma non si può parlare di condimento a chi non ha neanche la pietanza, come si può negare l'inconfutabile fonte di guadagno che rappresenta una forte presenza del turismo.&lt;br /&gt;Alla sette di sera quando anche l'ultimo battello è salpato e non se ne aspettano altri è come se si chiudesse la porta di casa, ci si sente parte di una piccolo villaggio: è veramente particolare quest'isola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 25 novembre 2006&lt;br /&gt;Oggi è l'ultimo giorno che passiamo a Phi-Phi Don, domani con il battello che abbiamo prenotato ci trasferiremo a Ko Lanta.&lt;br /&gt;Questa è come l'isola della Maga Circe e noi siamo i mariani di Ulisse, non ce ne vorremmo mai andare ma se non ci decidiamo chissà, potrebbero trasformarci in maiali anche a noi.&lt;br /&gt;Quando il sole brucia di più mi alzo per recarmi nel piccolo supermercato vicino alla spiaggia per prendere dei gelati o qualcosa da bere. Oggi mentre stavo per entrare ho visto abbattermi contro, dall'alto della pensilina che protegge l'entrata del negozio, una sorta di animale nero, ho avuto l'impressione che fosse un pipistrello o qualcosa del genere. Istintivamente ho fatto un salto indietro spaventato, poi mi sono guardato intorno e c'erano due o tre ragazzi del posto seduti di fronte all'entrata su comode sdraio che ridevano a crepapelle. Hanno creato con il materiale dei sacchi dell'immondizia un qualcosa che assomiglia veramente molto ad un pipistrello, lo hanno legato sotto la pensilina con dello spago e ogni volta che passa qualcuno glie lo fanno cadere addosso, e dopo si divertono un mondo a vedere la reazione della gente spaventata. Mentre di buon grado accetto lo scherzo, rido anche io e mi fermo a guardare gli altri malcapitati che dopo di me cadono vittima dello scherzo. C'è veramente da morire dal ridere sembra di vedere una candid camera.&lt;br /&gt;Abbiamo cenato sull'istmo che da sul porto, in riva al mare osservando in lontananza le barche dei pescatori con le loro lucine fioche che si perdevano nel buio, intenti nella pesca che praticano ogni notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica 26 novembre 2006&lt;br /&gt;Abbiamo preso il battello per Ko Lanta, il nostro soggiorno a Phi-Phi Island è terminato. Tra le due isole ci sono venti chilometri di mare, infatti appena usciamo dalla baia intravediamo all'orizzonte le alture di Ko Lanta. Già sul battello veniamo abbordati da molti procacciatori che la lavorano per conto degli albergatori, concordiamo quindi di soggiornare al Lanta Long Beach Resort in cima all'isola.&lt;br /&gt;Al porto ci attende un pick-up, ci sistemiamo sul cassone come usa la gente di qui. Una volta arrivati scegliamo un simpatico bungalow per 600 baht dotato del solo fan, il ventilatore: il condizionatore della camera di Phi-Phi ci stava facendo ammalare.&lt;br /&gt;Il resort è proprio sulla lunghissima spiaggia di sabbia. Alla sera grazie ad Anna prenotiamo l'aereo per il ritorno da Krabi a Bangkok tramite internet, stampi il biglietto e tutto è O.K., è molto semplice.&lt;br /&gt;Internet ha annullato le distanze, qui in ogni sperduto villaggio, in ogni solitaria spiaggia, basta che sia qualche turista, si è sicuri di trovare un internet point con collegamento ADSL, dubito che sul Lago Maggiore (da dove veniamo noi) ci siano tutte queste possibilità per i turisti.&lt;br /&gt;Qui a Long Beach ci si sposta camminando sulla spiaggia, è molto più veloce e semplice, tanto tutti gli insediamenti turistici sono tutti localizzati sulla spiaggia, sarebbe inutile raggiungere la strada principale all'interno. Di notte si cammina al buio, per fortuna che c'è la luna. Si passa da piccole concentrazioni di resort e localini illuminati al buio della spiaggia, dirigendosi verso altri centri illuminati che si vedono in lontananza. Questi piccoli agglomerati nascono intorno ai numerosi resort disseminati sulla costa, c' è sempre un internet point, un piccolo supermercato, un bel po' di ristoranti e bar, e l'immancabile baracchino dove si fanno i massaggi.&lt;br /&gt;Mangiamo in riva alla spiaggia in uno di questi conglomerati poco distante dal nostro resort, con i piedi nella sabbia e le stelle come soffitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunedì 27 novembre 2006&lt;br /&gt;Ban Sala Dan è la capitale di Ko Lanta, è come la versione moderna dei villaggi dei film western: una via e tutte le case con i locali pubblici e le abitazioni intorno.&lt;br /&gt;Tra la popolazione di Ko Lanta sembra ci sia una buona percentuale di mussulmani o forse si notano di più, al tramonto si sente il richiamo alla preghiera del muezzin e l'autista di risciò che ci ha accompagnato, come altri che abbiamo visto, era una donna dal viso scoperto con la sola esclusione del degli occhi.&lt;br /&gt;C'è da dire che i risciò che si usano qui sono diversi, sono formati da quella sorta di scooter con le marce che si usano in Asia a cui viene saldato a lato un carretto a due ruote parallele, per fortuna gli autisti non corrono perché l'insieme del mezzo è molto instabile.&lt;br /&gt;Sotto un sole cocente abbiamo visitato la città che non offre niente di particolare se non i locali che si affacciano sul canale che divide le due isole di Lanta e sul quale si trova il porto principale.&lt;br /&gt;Abbiamo pranzato appunto in uno di questi locali, il Cat Fish. L'entrata è formata da una caratteristica libreria con libri di tutte le nazionalità con due enormi gattoni che la sorvegliano, mentre sul canale si affaccia una caratteristica veranda che funge da sala da pranzo. Tutte le costruzioni sono delle palafitte costruite parallele al corso d'acqua dove affondano i loro pali per sostenersi.&lt;br /&gt;Il nostro resort sulla spiaggia di Long Beach che in realtà si chiama Hat Phraae è costellato di piccoli bungalow di legno tra cui il nostro, disseminati in un piccolo parco in vero un po' trasandato dalla vegetazione incolta. C'è anche una piccola piscina che si affaccia direttamente sul mare. Tutti alla sera passeggiano sulla spiaggia perché la strada come ho detto è lontana e comunque all'interno c'è ben poco di interessante.&lt;br /&gt;Preferiamo sempre mangiare fuori dal nostro albergo ed allora la sera percorriamo sempre la spiaggia alla ricerca dei locali più caratteristici. I luoghi dove si può mangiare sono sempre molto accoglienti con il personale molto gentile, dalle condizioni igieniche più o meno approssimative, ma a questo è meglio non pensare. Si può mangiare in riva al mare sopra la sabbia o distesi in piccoli gazebo appoggiati sui caratteristici cuscini tailandesi dalla forma triangolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martedì 28 novembre 2006&lt;br /&gt;Siamo tornati nuovamente a Ban Sala Dan, dovevamo confermare il volo, ce n'eravamo dimenticati. Ci siamo recati nella prima agenzia turistica recante l'insegna della nostra compagnia aerea la Thai. Il gestore dal fare molto barocco, ha fatto le telefonate necessarie, poi ha iniziato a scarabocchiare foglietti con i dati relativi al nostro volo, poi li ha corretti più volte, buttando via i foglietti e sostituendoli con altri, prendeva tempo: infine ci ha chiesto 300 baht. Chiaramente non glie li abbiamo dati, Anna si è opposta, io glie li avrei anche dati pur di levarmi di torno il petulante personaggio. Per chiudere gli abbiamo dato 100 baht e ce ne siamo andati.&lt;br /&gt;Ogni mattina facciamo colazione sulla riva del mare (i tavoli del nostro resort sono a fianco della piscina proprio sulla spiaggia), la sera ceniamo sulla spiaggia con i piedi nella sabbia, dopo un po' queste cose sembrano quasi normali, ma lo che quando sarà a casa in un freddo e piovoso dicembre rimpiangerò di non averle apprezzate abbastanza.&lt;br /&gt;La musica che va per la maggiore qui sulla spiagge è l'album Clandestino di Manu Chao e tutte le canzoni di Bob Marley. A Phi-Phi c'erano anche molti rasta che imitavano lo scomparso cantante, molto spesso nei locali pubblici c'erano le foto di Marley o i classici disegni che lo rappresentano, e non di rado si vedevano sventolare bandiere con la sua faccia stilizzata o con i colori della Giamaica. Devo dire che comunque è un'ottima colonna sonora per il luogo, rispecchia la voglia di lasciar andare le cose come vanno e di non farsi troppe domande.&lt;br /&gt;Come ogni pomeriggio le nuvole si sono addensate, pensavamo che sarebbero scese solo alcune gocce come al solito, per poi lasciare di nuovo posto al sole, invece si è scatenato un temporale tropicale. I tuoni erano fortissimi, pareva che i lampi si potessero abbattere sulle nostre teste, siamo allora corsi verso il nostro bungalow in cerca di riparo. Poco dopo è tornato il sole, l'aria è diventata più fresca e io ho finito di leggere il sesto libro che è il modo migliore per godere a pieno il relax della spiaggia ed apprezzare i raggi del sole sulla pelle. Il violento temporale ha come lavato l'aria, il cielo si è reso più limpido, anche l'acqua del mare è diventata più fresca e gradevole. Abbiamo ritrovato la sabbia della spiaggia tutta bucherellata come un groviera a causa dell'impatto dei violenti goccioloni di pioggia che vi si sono abbattuti lasciandola umida e di un colore grigiastro scuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mercoledì 29 novembre 2006&lt;br /&gt;Questa mattina ci siamo recati a Ban Si Raya per visitare la città vecchia. Con una sorta di risciò o tuk-tuk che come avevo già detto qui sono formati da una un carretto saldato ad una sorta di scooter ottenendo così una specie di side-car, abbiamo attraversato trasversalmente l'isola di Ko Lanta.&lt;br /&gt;L'interno è molto verde, le strade in buona parte sono cementate e molto tortuose, costellate di sali-scendi. Per fortuna gli autisti sono molto scrupolosi e non vanno più veloci di 70 km/h., altrimenti con queste strade sarebbe un disastro.&lt;br /&gt;Leggendo la guida ci si aspetta molto di più, in realtà la cosa più interessante sono le antiche costruzioni in legno sorte sulla costa, sopravissute all'edilizia selvaggia che qui tutto attacca come un parassita che ghermisce senza fretta la pianta prescelta. Questo è comunque un discorso complesso, come si può condannare questa gente che vede nel turismo una lucrosa fonte di sostentamento e pertanto costruisce per accoglierne sempre di più? Forse bisognerebbe far comprendere loro il valore del conservare di tutto ciò che antico, che rappresenta la loro storia: ma penso che questo sia molto difficile, credo che la cultura di preservare ciò che è antico e parla del passato non faccia ancora parte dei loro valori, loro vivono al presente.&lt;br /&gt;Abbiamo passeggiato in lungo e in largo sulla costa percorrendo anche una sorta di molo in cemento che si protende verso il mare. Davanti a noi, in lontananza, si scorgono verdi scogliere e isole lontane che si buttano a capofitto nel mare; verso il mare aperto, segno dell'importanza commerciale delle rotte che lo solcano, grandi navi mercantili si stagliano all'orizzonte.&lt;br /&gt;Ogni tanto mentre passeggiavamo abbiamo sbirciato nelle case degli abitanti. Nella maggioranza sono composte principalmente da un grosso locale vuoto dove loro mangiano e compiono le attività giornaliere, non ci sono mobili o suppellettili, di solito si scorge solo un televisore ad addobbare lo stanzone. La popolazione non è certo ricca ma pare godere di un tenore di vita accettabile e dignitoso, nessuna chiede la carità ma tutti ci guardano con curiosità. La maggioranza delle persone ha il telefonino e in ogni nucleo familiare non manca mai almeno una di quegli scooter atipici con le marce, della Honda, Yamaha o Suzuki, tanto sono tutti uguali. Si vedono anche nuovissimi pick-up di fabbricazione giapponese, che da noi hanno prezzi che si aggirano intorno ai 40.000 EURO.&lt;br /&gt;Sempre spingendoci verso il lato Est della costa abbiamo assistito alla raccolta delle noci di cocco. Un uomo con due scimmie ammaestrate e vincolate alla sua volontà da lunghe corde, induce gli animali a salire fino in cima alle palme e poi con grida e tirando le corte ordina loro di scuotere le piante per fare cadere le noci mature. La raccolta a cui noi assistiamo è molto proficua e le scimmie scendono velocemente dalle piante come i pompieri sui pali non appena ricevono la chiamata, per salire altrettanto rapidamente sulle altre.&lt;br /&gt;Una volta tornati alla nostra spiaggia dedichiamo il resto della giornata al sole, è l'ultima.&lt;br /&gt;Non appena il sole è tramontato ci siamo goduti l'aperitivo stesi sui cuscini triangolari tailandesi osservando quello che ancora parlava dell'astro e che ancora tingeva l'orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì 30 novembre 2006&lt;br /&gt;Abbiamo lasciato Long Beach quasi all'alba, con un pulmino stracarico fino all'inverosimile ci siamo diretti all'aeroporto di Krabi per prendere il volo dell'Air Asia che abbiamo precedentemente ordinato tramite internet. Staremo un giorno Bangkok e il giorno dopo partiremo per l'Italia: abbiamo preferito evitare la tirata unica, sarebbe stato troppo pesante.&lt;br /&gt;Con due traghetti abbiamo attraversato prima il canale che divide le due isole di Ko Lanta e poi quello che le divide dal continente.&lt;br /&gt;Il volo è stato molto veloce ed alle 15,00 eravamo di nuovo al nostro Bosso Hotel di Bangkok dove avevamo soggiornato all'inizio della nostra permanenza in Tailandia.&lt;br /&gt;A Bangkok ci aspetta veramente una temperatura da bagno turco. Ci mancava ancora qualche pensierino per i nostri affetti che abbiamo lasciato in Italia così ci siamo fiondati al MBK che abbiamo eletto come miglior centro commerciale. Il caldo umido, poi il freddo glaciale dei locali condizionati, la gente ovunque e le luci artificiali all'interno dei vari stand dell'enorme centro commerciale, ti provocano quasi una sensazione di svenimento, come avevamo già sperimentato al nostro arrivo in Tailandia.&lt;br /&gt;Per muoverci abbiamo utilizzato il famoso Sky Train, una metropolitana che viaggia sopraelevata anziché sotto terra, risolvendo brillantemente i problemi di mobilità, ma deturpando il già compromesso paesaggio con ciclopici viadotti in cemento armato.&lt;br /&gt;Dopo tre ore fatte di un continuo girovagare, senza meta, e quasi perdendo l'orientamento fra le varie mercanzie della follia del centro commerciale, la testa mi girava come se mi fossi fatto tre giri della morte in un ottovolante, abbiamo così realizzato che era abbastanza. Abbiamo fatto una capatina in albergo per depositare i frutto dei nostri acquisti e ci siamo diretti verso Patpong con il taxi. Patpong è quello che può definirsi a pieno titolo un vero "puttanaio".&lt;br /&gt;Donne seminude ti chiamano dai locali, gente per strada ti propone spettacoli sexy e in mezzo alla via il mercato notturno. A lato i bordelli, nella mezzeria della strada le bancarelle dove si trovano delle splendide occasioni, borse, penne, vestiti e orologi perfettamente contraffatti: qualcosa dobbiamo comprare!&lt;br /&gt;Ormai si è fatto tardi, riprendiamo lo Sky Train e scendiamo al capolinea che coincide con la nostra destinazione, è quasi mezzanotte.&lt;br /&gt;Nel caos della città che non va mai a dormire, entriamo in un Seven-Eleven, piccoli supermercati onnipresenti in Tailandia, ci prendiamo una birra e qualche panino e ci ritiriamo nella nostra camera d'albero per una cena molto frugale, con il letto come tavolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 1 dicembre 2006&lt;br /&gt;Ci siamo svegliati di buon'ora anche se non era necessario. Il canale satellitare HBO che vediamo qui in Tailandia trasmette da giorni la saga di 007 in lingua originale con sottotitoli thai. La giornata è bigia ma fa lo stesso il solito caldo infernale: non si suda, è il corpo che trasuda acqua ininterrottamente.&lt;br /&gt;Abbiamo dovuto lasciare la camera ma il nostro aereo non partirà che a mezzanotte e venti, dobbiamo impegnare la giornata senza farci sfinire dalla stanchezza e dal caldo.&lt;br /&gt;Prendiamo il battello per andare a visitare il Wat Po. Navigare su questo fiume è sempre un grande spettacolo, il contrasto tra le vecchie abitazioni e i templi con i moderni grattacieli sede delle multinazionali dei più prestigiosi alberghi della città è sempre molto emozionante.&lt;br /&gt;Il Buddha disteso di Wat Po è gigantesco, è tutto d'oro, uno spettacolo che lascia a bocca aperta. Intorno ci sono molti altri templi con altrettante statue di Buddha, ci si prostra davanti a loro, mi dicono, senza rivolgere loro i piedi.&lt;br /&gt;Usciamo dal complesso e ci aggiriamo nei dintorni ma il caldo è soffocante. Perdiamo di lucidità. poi rinsaviamo all'ombra gustando una sorta di ghiacciolo dal sapore indecifrabile e dai colori improbabili, decidiamo allora di andare al Lumpini Park: barca fluviale e poi Sky Train e siamo arrivati. Il parco assomiglia al Central Park di New York, qualche laghetto e i grattacieli che lo guardano dall'alto tutto intorno. Passeggiamo sotto gli alberi sperando in un poco di refrigerio. Ci sono persone che corrono sotto il sole implacabile delle ore centrali della giornata, noi con questo caldo non lo faremmo mai. C'è una piscina, una fontana con un'enorme pietra sferica che gira e una palestra di cultura fisica all'aperto per aspiranti energumeni tailandesi. Il bilanciere più pesante all'estremità, invece dei pesi, ha fissate delle ruote da camion.&lt;br /&gt;Ci assopiamo nei pressi del laghetto, arriva una comitiva di studenti con le loro divise che qui tutti usano, ma vogliono tutti i tavolini a loro disposizione, noi non cediamo il posto e allora loro se ne vanno. Arriva poi uno strano ometto con l'immancabile polo gialla con il simbolo della casa regnante che qui molti indossano, si siede sulla panchina vicino alla nostra, canta da solo, sbadiglia rumorosamente e poi come se nulla fosse lascia andare due sonore flautolenze, forse qui è usanza.&lt;br /&gt;Dall'acqua del laghetto, improvvisamente affiora una testa grande come un pugno di un rettile, che a tratti estrae la lingua biforcuta per saggiare l'aria. Costeggia il bordo del laghetto, non riusciamo a capire: sembra un serpente. Poi notiamo che si appoggia con le zampe anteriori alla riva per guardare meglio sulla riva, iniziamo a pensare che possa essere una tartaruga, invece guardando meglio scopriamo che un varano. Sarà lungo, coda compresa, un metro e mezzo. Lo seguiamo per un po', sta curando i piccioni che saltellano al bordo del laghetto per abbeverarsi; infine si spaventa quando mi avvicino ulteriormente per fotografarlo e si inabissa nell'acqua con un teatrale colpo di coda. Notiamo nell'acqua, questa volta ne siamo sicuri, anche una tartaruga terrestre.&lt;br /&gt;Passiamo il resto del pomeriggio, nell'attesa che sia l'ora di recarci in aeroporto, in un centro commerciale non lontano dal parco, ci sono l'aria condizionata e sedute molto comode. Finalmente torniamo in albergo per recuperare le valigie che gentilmente ci hanno custodito per l'intera giornata e ci rechiamo nel nuovo mega aeroporto di Bangkok.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 2 dicembre 2006&lt;br /&gt;L'aereo parte in ritardo: è apparso scritto sul tabellone dell'immenso aeroporto di Bangkok. Questo nuovo aeroporto è così avveniristico e grandioso, però soprattutto nelle sale principali delle partenze e degli arrivi ma per il resto appare ancora da completare, anche se certe parti sembrano comunque completate ma non molto riuscite, come le finiture in cemento armato a vista e i soffitti privi di controsoffitto che lasciano a vita tutte le tubazioni e le canalizzazioni dei cavi elettrici e della climatizzazione.&lt;br /&gt;Non mi piace fare parte delle generalizzazioni, non voglio essere valutato utilizzando dei campioni di appartenenza: età, sesso, segno zodiacale, ceto o guadagno ecc. E' vero a volte generalizzo anch'io nel valutare gli altri e sbaglio, è bruttissimo fare parte di "voi uomini", "ceto medio" o degli "impiegati" piuttosto che degli "operai", essere uno dei "giovani" o degli "uomini maturi", magari "Alfista" o "Lancista" di "centrodestra" o "centrosinistra", "juventino" contrapposto all'essere "milanista" invece che "interista".&lt;br /&gt;Non mi piace soprattutto essere "italiano" quando mi confronto con gli altri turisti italiani e questo inevitabilmente succede una volta che ci si ritrova tutti in aeroporto. Ecco, io penso che il nostro modo di comportarci non sia uno dei migliori rispetto agli altri viaggiatori e sinceramente mi da fastidio quando mi riconoscono al primo colpo come italiano, probabilmente noi tutti abbiamo un modo di comportarci e di atteggiarci, forse di vestirci o gesticolare che agli occhi degli stranieri ci bolla inevitabilmente come italiani ed è tutto da verificare se questa sia una cosa positiva.&lt;br /&gt;Ritengo che i turisti italiani siano i più chiassosi e indisciplinati, quelli che ostentano maggiormente il proprio effimero benessere, si muovono in gruppo come un gregge, le donne sono sempre vanitosamente vistose ed eccessive, a volte volgari nel mostrare quelle parti anatomiche che ritengono essere le loro cose migliori dimenticando che con ciò possono ferire gli usi e costumi dei paesi che visitano. Gli uomini poi, cinquantenni perlopiù, che praticano il turismo sessuale qui in Tailandia ce l'hanno scritto in fronte il loro obbietivo.&lt;br /&gt;Quindi turista, viaggiatore e anche italiano, ma non solo turista italiano.&lt;br /&gt;L'aereo atterra a Malpensa con un'ora di ritardo, (la Thai ci ha fregato), bucando una spessa coltre di nuvole, consegnandoci dal torrido clima tailandese al grigiore di un autunno ormai alla fine; da un paese giovane e arrembante, forse ignorante, un po' zoppicante ma ancora innocente a una civiltà vecchia che non pensa che a spolverare le proprie glorie ormai appannate e terrorizzata dal perdere quella supremazia nella cultura e nell'economia che ancora pensa di avere.&lt;br /&gt;   &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-539056906470294345?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/539056906470294345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=539056906470294345' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/539056906470294345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/539056906470294345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/verde-thailandia.html' title='Verde Thailandia'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-3780584865313598466</id><published>2007-02-21T09:46:00.000-08:00</published><updated>2007-02-21T09:47:13.998-08:00</updated><title type='text'>Salvador de Bahia 2006. Brasile</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Di &lt;a href="mailto:maraviglialorenzo@libero.it"&gt;Lorenzo Meraviglia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  6 gen 2006&lt;br /&gt;Stanchi di un inverno che sembra non finire mai, io e il mio amico Giacomo decidiamo di partire per Salvador de Bahia, in cerca di tepore estivo, avventura allo stato puro e divertimento. Partiamo alle 6:00 di mattina e arriviamo a Bahia alle 19:00 ore locali dopo un breve stop a Nadal. Ormai buio pesto decidiamo di recarci immediatamente al famoso "Pelourinho", il centro storico, sicuri di ospitalita' in una posada qualsiasi. La piazza e' gremita e noi incontriamo un brasiliano che ci dice di avere un fratello a Firenze; ci sentiamo gia' a casa quindi ci lasciamo guidare da lui nella prima posada disponibile ( ovviamente lui si fa una percentuale). La stanza e' alquanto squallida e sporca ma lo stomaci si rivolta quando quel ragazzo, al fine di impietosirci ci mostra delle bolle sulla pelle a causa del virus dell'h.i.v. Come inizio non c'e' male. Decidiamo di uscire a cena e finiamo da "Axego", un ottimo ristorante gestito da un certo Manoel dos Santos Pereira, che si affaccia su Rua Joao de Deus. Il menu' e' molto vario e per tutte le tasche: da 20 reais per una Feijoada fino a 40 per una moqueca de camarao. Fortuna vuole poi che sotto il nostro balconcino passi in sfilata la Banda de Dida', un gruppo di 10/15 donne munite di tamburi vari che regalano all'atmosfera un clima di allegria e colore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 gen 2006&lt;br /&gt;Partiamo al quanto presto e decidiamo di puntare subito a nord, destinazione Praia do Forte, un villaggio di pescatori trasformato in un resort con tutti i confort del caso. Dopo un viaggio di circa 2 ore e mezzo arriviamo all'entrata e puntiamo la prima pousada che ci ispira. Entriamo e ci accoglie la proprietaria, una donna brasiliana sposata ad uno svizzero di Montreaux ( cosi' si chiama la pousada) che ci accomoda in una doppia molto carina. Finalmente un bel posto! Dopo una breve doccia ci rechiamo in spiaggia, pranziamo con tutta calma, e ci tuffiamo. Le spiagge a nord sono chiamate "Piscine naturali" poiche' le onde si infrangono a piu' di 200 mt. a largo, creando una riva profonda 50/60 cm. di acqua calda e cristallina. Che posto!!!! La sera ceniamo in un ristorantino del posto e&lt;br /&gt;cis postiamo a ristorante "Do Sousa" posto di ritrovo per tutti i giovani del loco. Alla porta fanno selezione ma superiamo l'ostacolo con 20 reais di mancia al buttafuori.Il solito gruppo dal vivo si diverte a suonare musiche bahiane e samba, mentre noi ci dedichiamo alla ricerca di 2 dolci creaturi disposte ad allietarci la vacanza.Dopo una lunga e tormentata richerca ci rendiamo conto di essere gli unici&lt;br /&gt;turisti presenti e che che le brasiliane non sembrano molto disposte ad accontentarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 gen 2006&lt;br /&gt;Dopo un ottima colazione preparata con cura dalla nostra amica, facciamo conoscenza con dei turisti tedeschi che ci offrono uno strappo al sud, cosi' che in circa 2 ore ci troviamo a Farol do Barra, la punta estrema della infinita spiaggia bahiana. Ci appoggiamo alla prima pousada e ci tuffiamo in acqua. La spiaggia non e' il massimo della vita ed in piu' e' affollatissima dato che oggi e' Domenica. Trovo comunque un gruppo di brasiliani che accettano la sfida Italia-Brasile comiciamo un mach di beach-soccer animatissimo. Un sogno che diventa realta'!! La sera decidiamo di cercare un buon ristorante in zona ed inaspettatamente facciamo la conoscenza di Giovanni, un italiano da piu' di 20 anni a Bahia che ci spiega i segreti della citta', le contraddizioni, i vizzi ed i piaceri. Ceniamo e ci sponstiamo a ll'Aeroclub, punto di ritrovo per molti prima di spostarsi. Si tratta di un centro commerciale all'aperto che la sera si alterna fra ristostoranti, piccoli chioschi e discoteche. Decidiamo quindi di spostarci l Tropicana, disco poco lontana gestita, a quel che dicono, da italiani. L'entrata e' 15 reais ed apena entri ti perquisiscono. Un ottimo gruppo musicale orchestra i corpi sciolti delle bellissime ragazze presenti, mentre noi ci dedichiamo al solito caipirinha. Ci rendiamo pero' conto che si tratta di un night-club a tutti gli effetti e che tutto e' in vendita. Decidiamo che l'abiente non e' quello che cercavamo e torniamo a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 gen. 2006&lt;br /&gt;Partiamo per Morro de Sao Paolo. Prendiamo un catamarano con partenza dal Centro nautico di Bahia ( 50 reais per persona ) e facciamo un&lt;br /&gt;incontro che ci sconvolgera' il resto dela vacanza: conosciamo infatti Loredana e Savino, una coppia in giro nel sud america da 4 mesi. Il catamarano affronta le onde in modo spudorato cosi' che mi sento male e trescorro 1 ora e 10 min. in bagno a vomitare. Arrivati la' i ragazzi dell'isola attrezzati di cariole da muratori si fanno carico dei nostri bagagli e ci accompagnano al nostro bungalow sul mare. Abbiamo infatti&lt;br /&gt;prenotato da Massimo ( pousada "chez Max" ), un napoletano da 20 anni nell'isola che ci accoglie calorosamente e ci augura un buob soggiorno. Si dice che sia la pousada piu' bella di Morro ( 150 reais per notte ) e di sicuro si soldi li merita tutti. Ha perfino un cuoco romano che fa delle pizze incredibili con il forno a legna! L'isola e' cosi' composta: 4 spiagge, la numero 1, la 2, la 3 e la 4; beh non e' il massimo della fantasia. Il paese invece si raggiunge con vari percorsi ripidissimi ed si scompone intorno alla chiesa centrale davanti la quale si svolge la maggior parte della vita isolana. Facciamo un tuffo e usciamo per cena; ci incontriamo con Loredana e Savino e scegliamo un ristorante carino. decidiamo per&lt;br /&gt;il "Jamaica" gestito da argentini. il cibo e' eccellente e i prezzi contenutissimi. Savino ci racconta di essere un attore, e che potendo vivere di rendita, ha deciso di trascorrere la vita viaggiando e godendosi la vita... Che vitaccia vero?? La serata scorre via velocissima e ci diamo appuntamento al giorno successivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 gen. 2006&lt;br /&gt;La prima e la seconda spiaggia sono quelle dove ci si diverte, mentre la 3 e la 4 sono le piu' tanquille. Dato quindi che la prima parte della vacanza&lt;br /&gt;era passata in modo quantomeno agitato, decidiamo di trascorrere la gironata di mare immersi nella natura e nella tranquillita' della quarta. Per caso&lt;br /&gt;incontriamo Dodo', un indios che lavora per una donna italiana che possiede 10,000 metri quadrati di terreno all'interno dell'isola. Ci offre di farci da&lt;br /&gt;guida e ci trascina nella fitta foresta che parte ai margini della spiaggia: I colori sono incredibili e le ville che si intravedono tra la fitta vegetazione&lt;br /&gt;sono da sogno. La sera ci incontriamo con Savino e Loredana alla loro posada e decidiamio di rimanere a cena da loro. I ragazzi ci preparano del&lt;br /&gt;Vermeglio alla griglia (un pesce bianco molto considerato in Brasile)... noi portiamo del prosecco italiano con il quale festeggiamo il compleanno di&lt;br /&gt;Loredana (33 anni), ma il clou della serata lo raggiungiamo quando entra Vampeta ( ex inter e campione del mondo 1998 ). Gli offriamo da bere,&lt;br /&gt;scattiamo qualche foto e lo lasciamo andare. Finiamo poi la serata al club 87, un bar-ristorante sulla seconda spiaggia che offre musica dal vivo e&lt;br /&gt;divertimento a non finire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 gen. 2006&lt;br /&gt;Dopo una colazione imperiale ci incamminiamo verso Gamboa, una spiaggia nella stessa isola di " Costa do Dende' " famosa per i fanghi straordiari che vi ci si trova. Ci si arriva solo in due modi: a piedi, arrampicandosi fra gli scogli, o via mare da Morro do Sao Paolo. Noi scegliamo la prima opzione e il risultato e' grandioso. Il paesaggio che si vede e' infatti da favola: colori straordinari, insenature da romanzi fiabeschi; Che spettacolo! La spiaggia di Gamboa e' un tratto di mare creato dal crollo del monte che sovrasta l'isola; la terra, che trasuda acqua, crea cosi' delle cascate di faghi multicolore. Assieme a Loredana e Savino cominciamo quindi a rotolarci e a coprirci di terra; una volta secca, ci tuffiamo in mare per ripulirci. Il risultato e' una pelle liscia e levigata. Poco piu' avanti si trova il "Monkey Beach" un bagno per i piu' alla moda, dotato di lettini e bungalow che non hanno niente da&lt;br /&gt;invidiare al Twiga di Forte dei Marmi. La spiaggia e' bellissima, probabilmente la piu' bella che ho visto fin'ora. La sera, inevitabilmente esausti, scelgliamo di non strafare, e passiamo la serata a chiacchera con 2 ragazze argentine che avevamo incontrato nel&lt;br /&gt;pomeriggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 gen. 2006&lt;br /&gt;E' l'ultimo giorno intero che ci rimane nell'isola e decidiamo di trascorrerlo sulla seconda spiaggia. Il giorno si trasmorma in niente di piu' che una&lt;br /&gt;solita riviera italiana con ombrelloni e sdraio tutte concentrate in pochi decine di metri. Il lato positivo e' nel fatto che conoscere ragazze sia molto piu' facile. Con 15 reais ci danno 2 sdraio, un ombrellone, 2 sedie, 2 cocchi freschi e ci bagnano i piedini igni 30/40 minuti; niente male vero?! Sul calar del sole organizziamo per di piu' un mach di beach-soccer 7 contro 7 che termina 10 a 9 per noi dopo un'ora molto intensa, terminata solo dall'impossibilita' di proseguire causa buio pesto. La sera, menomato da un mal di piedi incredibile ( accidenti al calcio ), ci rechiamo alla discoteca del Forte, dove ci dicono essere una festa spettacolare; l'ingresso e' di 10 reais cadauno: la disco e' su tre piani all'aperto con una splendida vista sul mare. Un gruppo musicale intona immancabili ritmi sambeggianti mentre io offro da bere a tutta la compania di Dodo' che cosi' gentile era stato con noi qualche giorno prima. Intorno alle 2:00 A.M. il gruppo si scioglie e lascia il posto a musiche piu' europee e cosi' la notte si allunga infinitamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 gen. 2006&lt;br /&gt;Nostro malgrado ci alziamo tardi e facciamo colazione. Dobbiamo ancora fare un sacco di regali e cosi' ci affrettiamo a correre in paese e saccheggiare tutti i negozietti per turisti. Per tornare a Bahia noleggiamo un ultraleggero ( 235 reais a testa ). Il pilota e' cosi' gentile che mi fa sedere al suo fianco. Il volo dura poco piu' di 15 minuti e soprettutto evito l'incubo del mal di mare, che cosi' tanto mi aveva fatto soffrire all'andata. In fila al check-in siamo tutti italiani che hanno speso la propria vacanza qua e la' per Bahia; sembriamo tutti drogati per la calma e la serenita' con cui affrontiamo la fila e i piccoli inconvenianti di regola negli aereoporti. sperismo che duri... Il rientro a Milano e' traumatico: -5 gradi ed il soloto nevroticismo generale. La citta' sembra piu' grigia di 9 giorno fa, ed i rumori tremendamente fatidiosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa mi e' rimasto di questo viaggio? La frutta ed i colori sono le 2 cose che ricordero' a lungo; le donne sono bellissime ma e' difficile districarsi fra coloro che si prostituiscono. Le spiagge ed il mare sono molto piu' belle e profumate dei Caraibi ed i costi sono molto contenuti. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-3780584865313598466?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/3780584865313598466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=3780584865313598466' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/3780584865313598466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/3780584865313598466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/salvador-de-bahia-2006-brasile.html' title='Salvador de Bahia 2006. Brasile'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-7256765705305926564</id><published>2007-02-21T09:45:00.000-08:00</published><updated>2007-02-21T09:46:32.968-08:00</updated><title type='text'>Lungo le rive del Nilo</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt; &lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un            viaggio nel tempo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;          Domenica 15 aprile 2001. Voliamo con un Boeing 737 dell’Azzurra Air            di Bergamo, velocità 900 Km/h, quota 11.300 m., a sinistra si può vedere            la baia di Napoli con il Vesuvio, poi la Calabria, l’isola di Creta            e finalmente l’Africa: Alessandria d’Egitto, una grande depressione            forse El Qattara, dove la sabbia sospesa nell’aria mi ha permesso di            vedere ben poco e poi costeggiando il Nilo giungiamo a Luxor  nel cuore            dell’Egitto. Il volo è durato 3 ore e 10 minuti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Luxor,            l’antica Tebe&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;A Luxor scendiamo            dall’aereo ed entriamo in un bus-navetta, solo un passeggero, accompagnato            da alcuni poliziotti, sale su un’altra navetta. Scopriamo poi che aveva            fumato ripetutamente nella toilette dell’aereo e il pilota aveva avvertito            la polizia locale. E’ stato trattenuto per l’identificazione e rilasciato            dopo l’applicazione di una sanzione amministrativa. Le valigie nuove            qui subiscono il battesimo del fuoco: strapazzamenti vari e macchie            sono la norma.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;In Egitto, alla            dogana in ingresso, devono essere dichiarate solo le videocamere, non            le macchine fotografiche, né i telefoni cellulari. Nel paese esistono            due gestori di telefonia mobile: Click e MobilNil. Le telefonate, ci            dice la guida, costano circa 10,33 Euro (20.000 lire italiane) minimo            per tre minuti. Troppo care! L’unico modo economico e conveniente per            comunicare (almeno spero), sono gli SMS e gli email.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Le monete metalliche            chiamate &lt;i&gt;piastre,&lt;/i&gt; sottomultipli della Lira egiziana, sono pressoché            inutilizzate poiché hanno un bassissimo potere d’acquisto. Per trovarne            qualcuna da riportare ad amici in Italia ho chiesto alla reception della            nave; mi hanno regalato quelle contenute nel portapenne. I facchini            dell’aeroporto di Luxor per poco lavoro pretendono mance esose. L’autobus            ci trasferisce al porto fluviale dove è ormeggiata la motonave Lady            Sophia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Luxor            (città dei castelli) conta oggi 150.000 abitanti, con il nome di Tebe            raggiunse il suo massimo sviluppo durante il Nuovo Regno:  è stata capitale            dal 1570 al 1080 a.C., con tre dinastie.&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/GIF/nilo2.jpg" align="right" height="250" width="159" /&gt;            Il viale lungo fiume è ornato di alberi d’acacia e di stranissimi alberi            che non ho mai visto:&lt;i&gt; &lt;/i&gt;hanno il fusto spinoso colore verde dalla            curiosa forma di bottiglia panciuta. Si tratta probabilmente della&lt;i&gt;            Chorisia speciosa,&lt;/i&gt; in Sud America questo albero viene chiamato Palo            borracho (palo ubriaco). Le motonavi sono ormeggiate anche in quarta            fila. Chiedo spiegazione e mi rispondono che in questo tratto transitano            oltre 350 motonavi, quindi la banchina non dispone di ormeggi sufficienti            per tutti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Abbiamo il pomeriggio            libero, la guida ci consiglia di visitare il museo di Luxor e di cambiare            del denaro in valuta locale. Joseph Samir, laureato in Economia e Commercio            ed in Egittologia, un italo-egiziano del Cairo che fa la guida solo            per qualche periodo all’anno, è molto preparato e competente. Ha studiato            egittologia all’Università del Cairo dove ha avuto quale docente il            famoso egittologo &lt;a href="http://www.guardians.net/hawass/index.htm" target="_blank"&gt;Zahi            Hawass&lt;/a&gt; . Bruno, l’assistente di viaggio Francorosso, grazie anche            alla notevole esperienza, è  deciso e energico; tiene a bada ottimamente            il nostro gruppo composto da 42 persone. Bruno per far riunire facilmente            il nostro gruppo decide di usare una insegna davvero singolare: un cartello            con un disegno di Quagga (Equus quagga), una specie di zebra del Sud            Africa parzialmente striata, estinta nel 1883. Non fa economia  di consigli            e avvertimenti per evitarci situazioni spiacevoli. Agli ingressi ritira            i biglietti per tutti risparmiando code e disagi. L’Egitto è talmente            affollato nei migliori periodi dell’anno che bisognerebbe prenotare            sempre, ovunque e con largo anticipo. A volersi recare da soli a visitare            qualsiasi sito d’interesse archeologico comporterebbe lunghe file per            acquistare i biglietti e per i controlli di accesso più severi per i            singoli che per le comitive.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;In Egitto ci sono            5.000 guide ufficiali autorizzate dal ministero, che oltre ad essere            ottimi conoscitori di storia e di arte, devono conoscere le lingue.            Joseph viene ammirato da altri gruppi, a volte qualcuno si associa a            noi per ascoltare le sue spiegazioni. Si parla di mitologia egizia,            dei metodi di misurazione del tempo, dei calendari nonché di usi e costumi            dell’epoca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Isabella ed io ci            rechiamo all’hotel Coralia Mercure sul lungofiume (Cornish El Nile)            che dispone di un efficiente cambio. L’hotel è dedicato a Ramses II            e nella grande hall vi è una riproduzione di statue a grandezza naturale            di Ramses  con il suo carro da guerra, gli scudieri ed il leone Massacratore            che si recano in guerra contro gli Hittiti. Al ritorno dal cambio, mentre            passeggiamo lungo gli ormeggi del lungofiume un anziano battelliere            ci chiede se vogliamo fare un giro nella caratteristica &lt;a href="http://www.nautica.it/info/cultura/imbegizi.htm" title="Le antiche imbarcazioni egiziane" target="_blank"&gt;feluca&lt;/a&gt; . Erroneamente            non accettiamo, ma ci fermiamo a chiacchierare con lui che oltre all’arabo            parla solo l’inglese. Ci dice che a Luxor si vive bene e il costo della            vita non è molto caro. Durante i viaggi Montaigne, filosofo e scrittore            francese, per apprendere qualcosa dalla comunicazione con gli altri            induceva le persone con le quali conversava a soffermarsi sugli argomenti            che conoscevano meglio, cioè portava ognuno sul proprio terreno, mettendoli            a loro agio. Mentre conversiamo, due falchi volteggiano alti nel cielo,            il barcaiolo sostiene che sono un maschio e la sua compagna ed hanno            il nido nei pressi. Parliamo poi di datteri freschi di cui entrambi            siamo ghiotti. Essi si raccolgono a novembre, ma vengono essiccati al            sole per circa un mese e si usano poi per tutto l’anno. Il pesce del            Nilo è buono, al mercato di Luxor arriva anche il pesce dal Mar Rosso.            I battellieri del Nilo navigano con i genitori sin da piccoli. Infatti            un turista che ha avuto un malessere al tempio di Deir el Bahari è stato            traghettato a Luxor dalla riva ovest da un ragazzo di circa dieci anni            e poi accompagnato all’ospedale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Visitiamo il vicino            museo di Luxor che contiene interessanti reperti; Isabella, mostrando            la carta d’identità, ottiene lo sconto quale studentessa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Sul lungonilo di            Luxor, oltre ai numerosi e petulanti carrettieri che offrono il giro            in carrozza della città, ci sono anche i lustrascarpe. Molti turisti            indossano scarpe sportive e quindi non fanno grandi affari, perciò anche            per motivi umanitari accetto. Ma le mie scarpe, tipo Timberland, una            volta lucidate non rimangono dello stesso colore bensì diventano un            po’ più scure. Era prevedibile che non avessero disponibili tutte le            sfumature di lucido color marrone. I problemi della vita sono altri!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Siamo sul lungofiume            di Luxor (Corniche El Nile), è stupendo vedere il sole che va a rigenerarsi            dietro le montagne sulla riva ovest nello stesso luogo dove lo osservava            Tuthmosis I, faraone della XVIII dinastia del Nuovo Regno; mi sembra            un sogno!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Nel 1987  le "Frecce            Tricolori", la squadra acrobatica della Aeronautica Militare Italiana,            durante una esibizione sorvolarono il Nilo  in questo tratto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dopo la frugale            "&lt;i&gt;candle dinner&lt;/i&gt;", tutti in cabina, dove stanchi e dolcemente cullati            dalla corrente del Nilo ci siamo addormentati, anche perché il mattino            seguente dovevamo essere tutti pronti per la partenza alle ore 6.00            precise. Non ci si  preoccupa che la TV in camera necessiti di laboriosa            ricerca dei canali ricevibili via satellite.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;La            Valle dei Re&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Prendiamo il pullman            per recarci alla Valle dei Re. Attraversiamo il fiume mediante un nuovo            ponte a nord  e ci immergiamo nel verde della riva ovest dove gli antichi            Egizi costruivano la tomba considerata la seconda casa per l’eternità.            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Durante il percorso            la guida ci illustra vari aspetti dell’antico Egitto. I vari saggi ed            i romanzi storici che ho divorato sull’argomento sono appena sufficienti            per farmi capire quante cose non conosco. La guida ci dice che Egitto            significava "Casa del Dio Ptah".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Sulla riva occidentale            scorrono tamarindi, eucalipti, palme da datteri, canne da zucchero,            campi di orzo in corso di mietitura e &lt;i&gt;shaduf, &lt;/i&gt;bilancieri manuali            per il sollevamento dell’acqua, rimasti immutati dalla notte dei tempi.            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Ci addentriamo nel            deserto di pietra, Joseph ci dà alcuni significativi avvertimenti:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;table class="MsoTableGrid" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;           &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;              &lt;td class="Normal" valign="top" width="652"&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;-&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"&gt;                      &lt;/span&gt;«Quello che protegge dal freddo ripara anche dal caldo»;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;           &lt;/tr&gt;           &lt;tr&gt;              &lt;td class="Normal" valign="top" width="652"&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;-&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"&gt;                      &lt;/span&gt;«Il mio pane è la pietra. Tocchereste voi il pane che devo                  mangiare? No. Allora ammirate, ma non toccate nulla».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;           &lt;/tr&gt;         &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Anubis il dio sciacallo            soprassedeva alla mummificazione e  proteggeva le tombe dai ladri. Nella            Valle dei Re sono state scoperte 67 tombe, tutte sono incompiute e quasi            la totalità è stata profanata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Nei siti archeologici            quasi sempre il flash è vietato,  si paga un diritto per le foto,  particolarmente            costoso è quello per le videocamere. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;L’escursione prevede            la visita di tre tombe due guidate ed una libera, più eventuali facoltative.            La guida  non ci consiglia di visitare la tomba di Tutankhamon faraone            della XVIII dinastia, dove furono rinvenuti oggetti in oro per un totale            di 350 kg., perché spoglia e costosa; gli arredi si trovano ora tutti            al museo Egizio del Cairo. Fu scoperta nel 1922, dopo cinque anni di            ricerche, dagli archeologi inglesi Carter e Lord Carnavon. Fu la prima            ritrovata integra, le altre erano già state profanate. I malviventi            per spaccare i pesanti coperchi, in unico blocco di pietra, dei sarcofaghi            spesso giganteschi, versavano sopra olio bollente e subito dopo acqua            fredda.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;La prima tomba è            di Ramsete IV della XX dinastia. Visitiamo poi la tomba di Tutmosis            IV con splendidi falsi altorilievi. La tomba di Tutmosis III (XVIII            dinastia) è stata la prima tomba scavata nella roccia; profonda, poca            aria, niente luce, dipinta e non  scolpita, il piccolo sarcofago ha            la forma di un cartiglio. Ha un bel soffitto che rappresenta il cielo            stellato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;I colori venivano            fatti con polvere di pietra e per conservarli vivi nel tempo veniva            apposta cera d’api. Per illuminare l’interno di queste tombe in modo            da permettere agli artisti di decorarle, si usavano fogli d’argento            a mo’ di specchio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;In questa Valle            si incontrano migliaia di persone di tutte le nazionalità e noi dobbiamo            fare quadrato attorno alla guida che ci ha sempre mostrato e spiegato            dapprima le particolarità e peculiarità dei siti, poi passava alle spiegazioni            in generale. Ciò mi sembra corretto in quanto le spiegazioni generali            si possono trovare in ogni guida cartacea.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Giunti sul luogo            di buon ora, verso le 9.30 abbiamo già visitato le tre tombe; ci dirigiamo            quindi alla Valle delle Regine dove vi sono più di 80 tombe scoperte.            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Nefertari,            la bella delle belle&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;         La regina            Nefertari (la bella delle belle) amatissima moglie del faraone            Ramses II scomparve all’età di trenta anni, il marito oltre a dedicargli            il tempio di Hathor ad Abu Simbel gli fece costruire nella Valle delle            Regine la più bella tra tutte le dimore per l’eternità. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Questa tomba è legata            a doppio filo all’Italia: fu scoperta nel 1904 dall’archeologo italiano            Ernesto Schiaparelli e restaurata da Adriano Luzi di Comunanza (AP).            Il lavori di restauro dei dipinti murali iniziati nel 1986 sono terminati            nel 1992 e sono stati condotti da un’equipe internazionale della quale            faceva parte Adriano Luzi, il quale in una intervista dice: «Impossibile            descriverli. Bisognerebbe vederli». Anche il greco Erodoto di Alicarnasso            nel V secolo a. C. diceva sull’Egitto: «esso offre un gran numero di            cose straordinarie e presenta lo spettacolo di opere che le parole non            riescono a descrivere: per questo ne parlerò a lungo».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Joseph ci spiega            che, il governo permette l’accesso a questa tomba solo ad un numero            limitato di visitatori: cento al giorno. Inoltre il biglietto d’ingresso            è molto costoso, 100 lire egiziane a persona (30,99 euro) e la durata            della visita non supera i 10 minuti. Per i motivi sopra indicati non            possiamo vedere questa splendida &lt;i&gt;dimora&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Durante le spiegazioni            Joseph richiama all’attenzione chi si distrae: «Mentre fotografate perdete            tempo e parte della mia spiegazione, cercate di godere di questi tesori            con gli occhi e le orecchie!».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Nella Valle delle            Regine visitiamo la tomba del giovane principe Kha, figlio di Tutmosis            II, deceduto a 14 anni. Il principe, riconoscibile dal ciuffo di capelli            laterale, viene presentato al dio dei morti dal faraone suo padre. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Gli scavi e le ricerche            sono tuttora in corso, la valle è un cantiere aperto da millenni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Cerco di immaginare            le difficoltà che hanno dovuto superare e i disagi dei primi viaggiatori,            esploratori, archeologi e artisti che due secoli fa sono stati in Egitto            quali il francese &lt;a href="http://www.cartigli.it/Linguistica/Champollion.htm" target="_blank"&gt;Champollion&lt;/a&gt;            , il padovano Belzoni, il genovese Caviglia, il pittore inglese David            Roberts.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Comunicare  e farsi            capire era senz’altro più difficoltoso a causa dei numerosi analfabeti;            oggi qualche parola di inglese o francese lo parlano tutti. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Non c’erano treni            né navi a motore, ci si spostava sul Nilo per mezzo delle classiche            feluche, quando non c’era vento si remava. Non si disponeva di moderni            fuoristrada bensì ci si doveva accontentare del dorso di dromedario            o di asino. I tanti disagi e le privazioni venivano ampiamente compensati            dal riscoprire per primi luoghi dimenticati e rimasti intatti da millenni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Per rendere omaggio            agli archeologi italiani voglio comunque ricordare che Giovanni Battista            &lt;a href="http://erewhon.ticonuno.it/arch/1999/altrove/egitto/tmp/belzoni.htm"&gt;Belzoni&lt;/a&gt;            (1778-1823) il 1 agosto 1817 aprì l’accesso del tempio di Abu Simbel,            nella Valle dei Re scoprì la tomba del faraone Seti I, fu il primo ad            entrare nella piramide di Chefren a Giza e ad identificare le rovine            della città di Berenice sul mar Rosso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Risalendo in pullman,            la guida - a scanso di frodi -  ci informa che gli oggetti in vendita            dagli ambulanti sono falsi in quanto in Egitto è vietato esportare oggetti            che hanno più di cento anni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Sostiamo dal Dr.            Fox, un farmacista che ha preferito dedicarsi alla lavorazione artigianale            dell’alabastro di Luxor. Ha una rivendita ben fornita di oggetti in            alabastro bianco verde e marrone, in basalto nero infrangibile e granito.            Tutti gli oggetti sono originali e lavorati a mano, non si producono            pezzi con macchine, né si usa impasti vari più lavorabili, ma scadenti            di qualità. Ci vengono anche spiegati i vari procedimenti di lavorazione            e le differenze degli oggetti artigianali rispetto a quelli ottenuti            da procedimenti industriali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Ci            rechiamo poi a Deir el Bahari dove c’è il tempio funerario della regina            Hatshepsut figlia di Tutmosis I, costruito dall’architetto Senemut.            Purtroppo non esiste più il parco dove la regina aveva fatto piantare            gli alberi d’incenso portati dalla spedizione a Punt (Somalia). &lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/nilo3.jpg" align="left" height="171" width="250" /&gt;Nel            1960 fu permesso ad una spedizione polacca di restaurare questo tempio,            ma fu un errore, anziché la pietra originale venne usato il cemento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;La guida ci dice            ironicamente: «Avete solo respirato la polvere della necropoli tebana            che contiene circa un terzo del patrimonio archeologico degli antichi            Egizi,  per visitarla bene ci vorrebbe un mese».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Facciamo un breve            passaggio davanti ai colossi di Mnemmone e ci fermiamo giusto il tempo            di fare qualche foto. La sosta non è però sufficiente a riordinare le            idee circa le meraviglie già viste nella giornata. I colossi erano già            famosi nell’antichità in quanto i primi viaggiatori Greci avevano udito            strani suoni provenienti dalle statue. Essi erano causati dall’aria            che attraversava alcune fessure, verosimilmente provocate da qualche            terremoto. Transitiamo nei pressi del Ramesseum la cui visita non è            compresa nel nostro tour. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Karnak&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Si passa poi al            complesso sacro di Karnak. Che dire del tempio di Amon a Karnak, uno            dei più grandi e meglio conservati dell’antico Egitto? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Che splendida la            sala ipostila! Le colonne  a forma di papiro si innalzano al cielo;            ormai per vedere i loro colori originali bisogna osservare le tavole            di &lt;a href="http://www.museum-tours.com/museum/roberts/roberts0.htm" target="_blank"&gt;David            Roberts&lt;/a&gt; (1796-1864), il pittore che le ha immortalate nelle sue            splendide riproduzioni di due secoli fa. I suoi disegni costituiscono            documenti preziosi per conoscere i colori dell’antico Egitto oggi purtroppo            perduti. All’interno del tempio la guida ci ha mostrato il blocco che            cadde nel film "Assassinio sul Nilo" e l’Hotel Winter di Luxor dove            furono girate alcune scene. Il film è stato tratto dall’omonimo libro            edito nel 1937 di Agata Christie, famosa scrittrice di gialli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Uno degli obelischi            di Karnak si trova oggi a Parigi in Place de la Concorde. L’amore per            gli obelischi egizi è antico. Gli europei rimasero subito affascinati            dalla pura perfezione di questi giganteschi blocchi di pietra. Basti            pensare che a Roma ci sono ben tredici obelischi in gran parte provenienti            dall’Egitto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Cosa significasse            estrarli e trasportarli ci siamo resi conto ad Assuan durante la visita            al sito dell’obelisco incompiuto. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Purtroppo le visite            di oggi sono iniziate alle ore 6.00 quindi verso le 13.00  a Karnak            la stanchezza si faceva sentire: quasi tutti abbiamo un calo di attenzione.            Mi dispiace davvero trovarmi così stanco davanti a vestigia così imponenti,            maestose e degne della massima attenzione e ammirazione. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Al ritorno troviamo            la città di Luxor invasa da decine di migliaia di persone; sembra che,            nel frattempo che ci siamo allontanati, sia scoppiata la rivoluzione.            Invece uomini, donne e bambini bivaccano sulle panchine, nei giardini            e in qualsiasi spazio verde, anche ristretto, per festeggiare &lt;i&gt;pasquetta&lt;/i&gt;.            Andiamo a pranzo pochi minuti prima delle ore 15.00. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Risalendo            la corrente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;         Appena            ci siamo imbarcati, la motonave Lady Sophia salpa le ancore e fa rotta            verso Sud.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Solo visitando l’Egitto            ci si può rendere conto pienamente di quello che ha significato in passato            e cosa rappresenti oggi il Nilo per gli Egiziani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Navigare su questo            fiume ricchissimo di storia che ha dato vita ad una civiltà progredita            e durata millenni è una sensazione unica. Con l’immaginazione torno            indietro nel tempo,  mi sembra di essere a bordo di una feluca che,            come 5.000 anni fa, spinta dal vento, risale la corrente del grande            fiume. Mi riporta al presente il fatto che alcuni bambini si tuffano            allegramente nell’acqua. Nel 2700 a. C. vi erano i coccodrilli! Ora            non se trovano più a nord della diga di Assuan. Altri bambini interrompono            i loro giochi per salutare allegramente con le mani il passaggio dei            battelli. Si divertono con poco e credo che abbiano poco tempo libero.            Piccole imbarcazioni a remi  con un adulto e due bambini gettano le            reti da pesca. I bambini seguono ben presto i genitori per imparare            e per rendersi utili, cosa che i nostri figli forse non sanno più fare.            Molti bambini europei, infatti pur avendo la Play Station e numerosi            altri giocattoli non sono felici come loro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mentre dal ponte            osservo il lento scorrere delle acque del grande fiume che attraversa            mezzo continente africano per gettarsi nel mar Mediterraneo, vedo passare            dei ciuffi di piante acquatiche sradicate, ma che seguitano a vegetare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;A sinistra e a dritta            si estendono campi di Bersim (trifoglio alessandrino), mais, piantagioni            di banane, aranci, manghi, rigogliosi palmeti, appezzamenti coltivati            a canna da zucchero dalla forma geometrica; l’ombra è fornita da eucalipti            e da grandi acacie del Nilo. Il grande fiume alimenta numerosi canali            che permettono di irrigare ulteriori appezzamenti di terreno. Dai canneti            e tratti semi-paludosi si ode il canto rauco della &lt;i&gt;cannaiola, &lt;/i&gt;mentre            i bianchi gabbiani del Nilo volano rasente le acque. Voglio ricordare            che negli stagni e nelle paludi cresceva in abbondanza, insieme alla            varietà bianca,  il Loto azzurro (Nymphaea caerulea) che aveva un soave            profumo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Ogni tanto si incontra            qualche centrale di pompaggio delle acque, soprattutto dove le sponde            sono più alte. Si scorgono le raffinerie di zucchero che furono costruite            sotto Ismail Pascià (1830-1895). La canna da zucchero produce quattro            raccolti l’anno, per il suo trasporto vengono usati carrelli ferroviari            e appositi barconi.  Ricordo le parole di mio padre in India: «Prendevo            un pezzo di tenero fusto della canna e lo masticavo per gustare il dolce            sapore». Lungo le sponde, nella striscia di terreno sommersa dalle piene,            dove cresce un erba tenera pascolano mucche di piccola taglia e dal            mantello marrone; i neri bufali invece si bagnano beati nell’acqua.            Vi sono anche capre, asini e bardotti (incrocio tra il cavallo e l’asina).            La domesticazione del cammello è documentata per la prima volta solo             durante il regno della regina Hatshepsut (1473-1458 a. C.).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;A volte la nave            si avvicina fino a pochi metri dalla riva, permettendoci così di ammirare            e fotografare da vicino le lussureggianti sponde.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Le abitazioni degli            antichi Egizi erano costruite con il mattone crudo, a volte venivano            distrutte dalle inondazioni, le tombe che invece dovevano durare per            l’eternità erano edificate in solida pietra. Le case non hanno un tetto            idoneo a proteggerle da abbondanti piogge, poiché qui le precipitazioni            sono scarse.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Non sono riuscito            a distinguere le piantagioni del famoso cotone egiziano, forse perché            non è il periodo della fioritura. La coltivazione del cotone, prodotto            agricolo più esportato, fu introdotta dal Muhammad Alì (1769-1849),            il padre dell’Egitto moderno. La meccanizzazione agricola mi sembra            scarsamente diffusa, forse anche a causa del basso costo della manodopera.            In questi luoghi si vive ancora secondo i ritmi della natura: sole,            stagioni. Questa gente non è come gli Europei, che vogliono tutto e            subito. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mentre si risale            verso sud si nota che le sponde sono meno rigogliose, nel senso che            la fascia fertile diminuisce di larghezza. In alcuni tratti dove le            sponde sono basse, il fiume si allarga, in altri tratti rocciosi si            restringe, la vegetazione ne risente: gli alberi e i cespugli sono meno            verdi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;A cena nel ristorante            mia figlia mi fa notare che sulla nave c’è Lisa Bonelli, un’attrice            della soap opera  "Vivere" (al secolo Manuela Moretto). Mentre facciamo            il giro del buffet le chiedo se è veramente lei e se mi farebbe un autografo.            Ci risponde: «Si sono io», ci fa l’autografo su un blocco notes che            ho con me e ci offre un pezzo di torta per festeggiare il suo recente            matrimonio. Le chiedo un po’ scherzosamente: «Il matrimonio nella fiction            o nella realtà?» Mi risponde, ma non entusiasticamente come ci si aspetterebbe            da una giovane sposa: «Mi sono sposata nella realtà». &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Edfu&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dopo varie ore di            navigazione siamo arrivati alla chiuse di Edfu, secondo i miei calcoli            abbiamo percorso circa 120 km. da Luxor, sostiamo in attesa di passare.            Transitano al massimo due navi per volta; ci vuole circa un’ora per            superarle. Un passeggero della nave ha contato che i battelli in attesa            sono 14. Poi a tarda sera sappiamo che la nave transiterà verso le due            di notte. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;E’ sera, la motonave            Lady Sophia dondola pigramente all’ancora nei pressi della chiusa, in            attesa che venga il turno di attraversarla. Una flottiglia di piccole            barche a remi  si avvicina agli scafi delle navi, gli occupanti cercano            di vendere vestiti tradizionali. Mi domando: «Come hanno fatto a sapere            che la sera successiva a bordo della Lady Sophia e forse anche in altre            motonavi tra le quali la gemella Lady Cristina, si sarebbe svolta una            serata in costume?&lt;i&gt;»&lt;/i&gt;. La cosa curiosa  è che accettazione, consegna             e pagamento avvenivano tramite lancio  dalle barche fino al ponte sole            o alle altre cabine. Com’era prevedibile, alcuni capi di abbigliamento            finiscono in acqua. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Nel cuore della            notte la nave è entrata nel bacino, una volta allagato si è alzata velocemente            come sollevata da una forza enorme  ed ha impiegato circa 45 minuti            per attraversare la chiusa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Al "&lt;i&gt;galabya party&lt;/i&gt;",            festa in costume tradizionale egiziano, sono presentati i responsabili            dei vari servizi della nave; viene offerto un cocktail alcolico e analcolico.            La tunica lunga tradizionale egiziana si chiama Galabya mentre in Marocco            Djellaba.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Giunti ad Edfu scendiamo            dalla nave, prendiamo un calesse trainato dai cavalli e ci rechiamo            al tempio dedicato ad Horus, ben conservato e parzialmente restaurato.            Vi sono splendidi piloni,  all’interno in alto sulle colonne si possono            ancora ammirare le tracce dei colori originali. Il soffitto del tempio            è affumicato poiché, durante le persecuzioni, si nascosero dei cristiani            che per riscaldarsi accesero il fuoco all’interno. Sulle pareti dei            piloni  e dei muri scorre la vita e la storia come un film, fotogramma            per fotogramma, raccontano l’antica leggenda di Osiride e della sua            morte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Al ritorno, il conduttore            del nostro calesse ci è venuto a cercare all’attracco mentre stavamo            salendo a bordo della nave, ci ha riconosciuti e mi restituito la fotocamera            che avevo dimenticato sul calesse. Che sbadato! Non mi ero nemmeno accorto            della mancanza. Nell’abitato di Edfu  le decine di calessi con cavalli            rendevano le vie della cittadina oltremodo polverose, a causa delle            strade non bene asfaltate. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;La nave risale il            fiume in direzione sud, verso l’Alto Egitto e mentre sono seduto sul            ponte le sponde scorrono davanti a miei occhi. Le bianche feluche solcano            veloci le acque. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Kom            Ombo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Kom Ombo è l’unico            santuario ad essere dedicato  a due divinità: a Sobek, il dio coccodrillo            ed a Horus il vecchio. La spiegazione è che per la costruzione i sacerdoti            non riuscivano a trovare sufficienti offerte per il dio Sobek, il tempio            è stato dedicato così anche ad una divinità buona e benvoluta da tutti            come Horus il Vecchio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Sulla nave il ristorante            è sito sotto la linea di galleggiamento. La nostra cabina, al medesimo            ponte della reception, è dotata di un grande oblò da cui si può ammirare            il fiume a pelo d’acqua. Purtroppo quando la nave è ormeggiata la visuale            viene coperta da altre motonavi.  Niente a che vedere però con lo splendido            panorama che si può godere dal ponte al sole. Verso le ore più calde            della giornata sul ponte superiore della nave sono oltre 35 gradi, il            clima è però molto asciutto, nel pomeriggio la temperatura scende molto            più rapidamente che in Italia. All’interno della cabina non c’è circolazione            di aria naturale, ho dovuto quindi regolare la ventilazione e la temperatura            interna intorno ai 25- 26 gradi e posso dire che abbiamo dormito benissimo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mentre ci avviciniamo            a Kom Ombo su Nilo sta scendendo un meraviglioso tramonto; il sole va            a rigenerarsi verso il deserto occidentale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Provo a fotografare            una coppia di Martin Pescatori, minuscoli uccelli colore bianco e nero,            che planano sull’acqua e poi alla velocità di 200 km/h si tuffano per            pescare. Ma le mie foto non sono state all’altezza della situazione,            forse anche a causa dell’ormai scarsa luce.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;La            nave Lady Sophia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mia figlia ed io            siamo andati a visitare la cabina di comando della nave, il comandante,            che parla solo il dialetto di Luxor, ci ha ricevuti gentilmente. Siamo            riusciti a sapere qualche notizia dal personale che pilota la nave al            momento. Qui mi rendo conto che non è poi così facile condurre questo            battello sul Nilo. Il timoniere naviga a vista e presta la massima attenzione            in quanto sono frequenti secche e banchi di sabbia dove lo scafo si            incaglierebbe facilmente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Il dislivello tra            l’Alto e il Basso Egitto è di soli 82 metri. Lungo il corso del fiume            ho notato alcuni dislivelli di pochi centimetri appena avvertibili poiché            le acque si increspava lievemente. Il Nilo è profondo mediamente circa            tre metri ed ha numerosi isolotti. I battelli del Nilo pescano circa            1,80 metri ed, essendo il fiume poco profondo, occorre notevole perizia            nautica ed esperienza per navigare sul Nilo, infatti il comandante e            l’equipaggio conoscono il fiume palmo a palmo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;I marinai del Nilo            indossano una divisa nera, anziché bianca, i comandanti delle navi non            vestono l’uniforme stile europeo, bensì l’abito tradizionale color cotone            naturale: la galabya. Il classico timone nautico in legno esiste, ma            viene usato solo nei casi di emergenza. Il battello viene infatti pilotato            con una specie di joystick leggero e molto sensibile, simile a quello            dei videogiochi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Riusciamo a sapere            alcuni dati tecnici sulla nave Lady Sophia che risale energicamente            la corrente in direzione del cuore dell’Africa. La nave è stata varata            un anno e due mesi prima.  Ecco le sue caratteristiche: lunghezza 72            m. larghezza 14,50 m. altezza m. 11,50, stazza 2.000 tonn., pescaggio            1,80 m., 72 cabine più due suite, tre motori Mercedes da 400 HP ciascuno,            due generatori. L’equipaggio è composto da 80 persone. Il costo del            mantenimento in esercizio di questa ottima motonave è di oltre 500.000            euro ogni due mesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;I battelli che navigano            sul Nilo sfruttano al massimo le dimensioni; se fossero più alti non            transiterebbero sotto i ponti, se fossero molto più larghi non passerebbero            nelle chiuse di Edfu. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;I porticcioli per            il servizio pubblico sono parecchio distanti, a chi ha esigenze di spostamenti            personali e non vuole spendere molto non rimane che la classica ed economica            feluca. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;I battellieri vanno            e vengono su barche a vela. Le piccole imbarcazioni a motore sono poco            diffuse, per fortuna, altrimenti causerebbero un grave inquinamento.            Il difficile sarà per il futuro conciliare lo sviluppo delle attività            umane con il rispetto per la flora, fauna e gli ambienti fluviali di            questi luoghi meravigliosi. Mi auguro che queste terre rimangano splendide            e incantevoli come lo sono da sempre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mi sembra che gran            parte della popolazione lavori per il &lt;a href="http://www.tourism.egnet.net/" target="_blank"&gt;turismo&lt;/a&gt; o in attività            connesse. Anche il contadino, che innaffia con lo  shaduf l’orticello            nei pressi della casetta (in mattoni crudi come 4 o 5 mila anni fa)            vende  i suoi ortaggi ai mercati. Da lì vengono imbarcati per rifornire            le cambuse delle numerosissime navi turistiche che percorrono il fiume.            Infatti ad uno scalo abbiamo visto caricare a bordo casse di pomodori,            zucchine ecc. per rifornire la cambusa. A bordo della nave abbiamo assaggiato            il pesce del Nilo  che è buono, purtroppo non è molto usato. La cucina            a bordo è frugale, ma di buona qualità. La frutta però si può solo ammirare            col binocolo dal ponte al sole!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mentre con i miei            attendevamo la cena seduti nella reception, arriva una giovane di circa            23 anni che, accompagnata da un ragazzetto, si siede in modo altezzoso.            Subito, con fare perentorio, ordina al giovane, come fosse uno schiavetto,            di andargli a prendere da bere al bar. Rimango esterrefatto dai modi            altezzosi, superbi da grande diva così domando all’addetto: "Chi è quella            donna? Una cantante lirica?" mi risponde: "No, è una ballerina, fa la            danza del ventre". Non metto in dubbio la prestanza fisica della ballerina,            ma un po’ di modestia forse le avrebbe giovato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Assuan,            luogo incantevole&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Man mano che si            risale verso la Nubia, il fiume si restringe parecchio e la fascia fertile            è ridottissima. Poco prima di giungere ad Assuan si nota un grande ponte            a tre campate in costruzione. Penso: «la prossima volta che ritorno            da queste parti sarà terminato».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Assuan che significa            &lt;i&gt;mercato &lt;/i&gt; è una città di 220.000 abitanti,  punto di arrivo e            di partenza; gli attracchi sono al completo di battelli turistici, mentre            alle piccole imbarcazioni rimane un isolotto e altri ormeggi minori.            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Visitiamo un sito            particolare &lt;i&gt;The&lt;/i&gt; &lt;i&gt;unfinished obelisk&lt;/i&gt;: una antica cava di            pietra dove un obelisco quasi completo è rimasto incompiuto, poiché            nel monolito sono state trovate delle pericolose fenditure. Sembra di            essere in un cantiere di 3.000 anni fa!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Assuan  è una città            con bei palazzi, giardini, una chiesa copta, inaugurata di recente,            hotels di lusso tra i quali spicca l’Old Cataract in perfetto stile            coloniale, dove furono girate altre scene del film "Assassinio sul Nilo".            Nell’Old Cataract vi era anche la residenza del re Faruk. La città si            è ingrandita durante la costruzione delle due dighe, la prima progettata            e completata ai primi del 1900 dall’ingegnere inglese William Wellicocks            e l’altra fortemente voluta da Nasser.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Il mattino facciamo            un giro in barca a motore sul Nilo. La guida ci spiega che la feluca            non viene più usata in queste escursioni, poiché a causa della bonaccia            a volte bisogna ricorrere ai remi. La nostra, delle due barche, è tinteggiata            di bianco di recente ed ha il tettino ornato con i tipici geroglifici.            Ogni tanto le barche si avvicinano e la guida ci spiega le cose da vedere.            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Il            Nilo ad Assuan è semplicemente stupendo. Uscito dal deserto nubiano            e liberatosi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/nilo4.jpg" align="left" height="199" width="250" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;dell’ultima            cataratta diventa maestoso, s’immerge nella Terra Nera (Kemet) e sfoggia            tutta la sua bellezza multicolore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Vi            sono numerosi isolotti costituiti da massi giganteschi, sponde fiorite            e profumate; variopinti uccelli sorvolano le acque tranquille e si danno            convegno sugli alberi che si specchiano vanitosi sul fiume eterno. Anche            se dal punto geografico non è corretto, il Nilo ad Assuan è talmente            bello, suggestivo ed incantevole che il nome che più gli si addice è            laguna&lt;b&gt;, &lt;/b&gt;in quanto a mio parere rende più l’idea della stupenda            bellezza dei luoghi. Ritengo che Assuan sia il luogo del matrimonio            tra la storia e la geografia che si uniscono in un felice connubio.            &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/nilo5.jpg" align="right" height="172" width="250" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;E’            una località amena ed incantevole a metà strada tra le oasi nel deserto            e la laguna; è un’ultima tappa prima del profondo sud dove la natura            selvaggia si prende la rivincita. Questi luoghi mi dicono: «O viandante            che sei giunto fino fin qui goditi il verde degli oleandri, delle acacie            il volo degli ibis che sfiorano le acque del Nilo; da qui ci si inoltra            nel profondo e selvaggio sud».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Lo aggiungo ai miei            sogni; la guida ha detto che circa il 70 % di chi visita l’Egitto in            seguito ritorna. Luxor  e Assuan e come tutto l’Egitto meritano altre            visite.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dalla barca ammiro            anche la villa con una bella veranda, con l’aria di una accogliente            casa coloniale, già abitazione dell’ingegner Wellicocks dove ora ha            sede il museo di Assuan.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Che esplosione di            fiori, piante esotiche e canti di uccelli nel giardino botanico dell’isola            Kitchener che, purtroppo, non ho potuto visitare. Bellissimi ibis bianchi            sorvolano le acque nella laguna dove ci sono dodici isolotti granitici.            Alcuni di essi sono dei blocchi giganteschi che sporgono dalle acque            come il dorso di un elefante che sta facendo il bagno, ecco perché una            isola fu chiamata dagli antichi &lt;i&gt;Elefantina&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Assuan, grazie al            clima estremamente mite anche d’inverno, è anche un’ottima stazione            climatica invernale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Questi sono luoghi            ideali per trascorrere una settimana di vero relax magari al Club Méditerranée            Amoun o all’hotel Isis, strutture esclusive dove si può soggiornare            godendo della massima tranquillità, i prezzi però si aggirano sui 1.500            dollari a notte. La guida ci dice che vi si può trascorrere un soggiorno            nel più &lt;i&gt;assoluto dolce far niente&lt;/i&gt;. Vi giungono da tutto il mondo            persone ricchissime; la privacy e l’anonimato sono garantiti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dal Nilo volgendo            lo sguardo verso occidente si vede una collina rocciosa  color ocra            con alcune grotte scavate. Risalta il mausoleo dell’Aga Khan e la sottostante            villa colore giallo della Begum. Sull’isola di Elefantina vi è l’hotel            indiano Oberoi incompiuto con una torre dal dubbio gusto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Visitiamo la profumeria            "Abu Simbel Perfumes Palace" di Assuan dove si creano le essenze base            per i profumi esportate in tutto il mondo. All’esterno, nell’attesa            che il gruppo si riunisse, ho barattato una semplice penna Bic per un            segnalibro in papiro da un ragazzino che sembrava felicissimo di possedere            una penna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dall’alto della            piccola diga, costruita nel 1902, osservando il Nilo che scende dallo            sbarramento si può ammirare la prima delle sei cataratte. Le acque scendono            di livello passando tra scogli e massi rendendo il corso interdetto            alla navigazione. Le cataratte, conosciute sin dall’antichità, sono            sei: la  seconda è stata sommersa dal lago Nasser, la sesta si trova            in Sudan non distante da Khartum dove il Nilo Azzurro riceve le acque            del Nilo Bianco. Erano nominate nell’antico Egitto poiché sbarravano            il passaggio a chi risaliva o discendeva il fiume; si doveva cambiare            imbarcazione o trasportare il natante via terra con i portatori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mentre ci rechiamo            all’aeroporto di Assuan, nei pressi della High Dam (Grande diga) il            paesaggio verde e dolce lascia il posto ai due deserti: il deserto libico            pietroso e il deserto orientale dalla sabbia finissima color ocra. La            vegetazione è scarsissima e le piante distanti dalla riva dell’invaso            non sopravvivono se non innaffiate artificialmente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;La            sacra isola di File&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Molto belli sono            il tempio di Iside (sposa di Osiride), il padiglione di Traiano e tutto            il complesso rimontati sulla vicina isola di Agilkia per salvarli dall’invaso            artificiale. La ricostruzione in posizione più elevata rispetto alle            acque del lago Nasser, portata a termine con la collaborazione di alcuni            organismi internazionali, è stata una operazione di eccezionale interesse            storico-culturale degna della laboriosità egiziana. Speriamo che i posteri            possano ammirare queste bellezze ancora per millenni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Navigare già mi            piace moltissimo, ma qui sul Nilo mi sembra di rivivere all’epoca del            massimo splendore di questa magnifica civiltà. Le barche per raggiungerla            invece sono quanto di peggio tra i natanti  e navigano per miracolo.            Dopo la visita in barca all’isola di File, al centro del tratto di lago,            Joseph ordina al barcaiolo di spegnere il rumoroso e fumoso motore:            «Prima di rientrare nelle caotiche città europee ascoltate il silenzio».            In effetti è stata una sensazione unica poter godere del solo rumore            dello sciacquio del lago sulla murata della barca e del cinguettare            degli uccelli che nidificano sui cespugli fioriti dell’isola. Nel romanzo            "Sinuhe l’egiziano" si dice che chi beve l’acqua del fiume Nilo non            può più farne a meno. Non potendola bere Isabella ed io ci accontentiamo            di bagnarci le mani. I coccodrilli evidentemente avevano altro da fare!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Sono stati minuti            indimenticabili: il tempio millenario, le onde che s’infrangevano sulle            barche, gli isolotti scogliosi che affioravano sembravano muti testimoni            dell’opera di Dio e dell’uomo. L’incredibile fascino di questi luoghi            che definirei &lt;i&gt;magici&lt;/i&gt; ci suggestiona e colpisce. La magia dell’Egitto            è questa: impalpabile, inafferrabile, ma ci avvolge, ci incanta, ci            strega!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Abu            Simbel&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Da Assuan ci imbarchiamo            su un aereo per Abu Simbel e in volo superiamo il tropico del Cancro.            Non ho scattato nessuna foto poiché a causa di microscopiche particelle            di sabbia sospese nell’aria non si riusciva a vedere quasi nulla. La            sosta dura solo tre ore; queste sono le disposizioni aeroportuali. Il            fatto di essere a pochi chilometri dal confine con il Sudan mi mette            una leggerissima, passeggera apprensione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Ad Abu Simbel la            vegetazione è tutta irrigata dalle acque del lago Nasser. La temperatura            di giorno si aggira intorno ai 50 gradi, molto asciutti quindi ben sopportabili            da tutti. Ambedue le guide ci raccomandano vivamente di non bere al            sole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;La diga  ultimata            nel 1971 è un’opera colossale; ha creato uno dei più grandi laghi artificiali            del mondo con 158 miliardi di metri cubi d’acqua, è lungo 480 km. e            largo 16 km.. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Anche il complesso            di Abu Simbel è stato salvato dalle acque del lago con una audace opera            di smontaggio e rimontaggio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Il custode del tempio            grande di Abu Simbel, ora come allora, ha in mano la grossa chiave del            portone d’ingresso riproduzione esatta di Anji "&lt;i&gt;la chiave della vita&lt;/i&gt;".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Due giorni all’anno            il 21 ottobre ed il 21 febbraio, i raggi del sole penetrano da una finestra            sul tetto del complesso e per 10 minuti illuminano l’interno del santuario.            costruito nel 1250 a.C.. Queste date rappresentavano l’inizio della            semina e del raccolto, date importantissime nel calendario egiziano.            Joseph sostiene che, al contrario di come spesso si dice, queste date            non ricordano le date di nascita dei faraoni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Nei            pressi del tempio maggiore, mentre stavo seduto all’ombra quasi trasparente            di un &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/nilo1.jpg" align="left" height="171" width="250" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;alberello            due turisti passando conversavano così: «… erano ripetitivi scrivevano            sempre le stesse cose, poi non vedi come sono ridotti questi luoghi,            a causa del turismo di massa che è iniziato solo pochi decenni fa. Fra            cento anni se non li avranno chiusi non rimarrà più nulla!». Che dire?            Solo che non condivido questo pessimismo, non mi sembra giusto che solo            pochissime persone possano godere di queste splendide vestigia del passato.            Quando non ci saranno più visitatori in questi splendidi luoghi la terra            non sarà più un luogo in cui mi piacerà vivere!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mi sarebbe piaciuto            anche navigare sul lago Nasser da Assuan ad Abu Simbel, crociera che            dura quattro giorni, magari assistere allo spettacolo notturno &lt;i&gt;Son            et lumière&lt;/i&gt; ad Abu Simbel dalla nave all’ancora di fronte ai templi.            Sul lago ci sono grandi motonavi forse meno lussuose di quelle fluviali,            dal lago certo che non si possono ammirare sponde particolarmente lussureggianti            come quelle del Nilo più a nord. In compenso è possibile fotografare            i coccodrilli del Nilo che sul lago proliferano, a valle delle dighe            e fino al delta sono invece scomparsi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dopo questo viaggio,            posso dire che i luoghi che più corrispondono all’idea che mi sono fatto            dalla lettura dei libri sull’antico Egitto appartengono al sud Egitto:            Luxor, Assuan e Abu Simbel. Mia moglie e mia figlia sono rimaste letteralmente            prese dal fascino selvaggio di Abu Simbel.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Il            Cairo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Da Abu Simbel al            Cairo voliamo ad un’altezza di 31.000 piedi con Airbus 320 l’aereo della            Shorouk Air.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Il            nostro tour "Aton" prevede l’alloggio all’hotel Conrad del Cairo per            3 notti. Sul depliant dell’hotel di proprietà americana l’Egitto viene            chiamato "&lt;i&gt;The Mother of the World&lt;/i&gt;". Il grattacielo di 19 piani            è sito poco lontano dal ministero delle Finanze che Joseph definisce            "&lt;i&gt;il più temuto&lt;/i&gt;" e quasi adiacente al &lt;i&gt;World Trade Center&lt;/i&gt;            del Cairo. Non sappiamo ancora che, dopo quattro mesi, diverrà tristemente            famoso in tutto il mondo quello di New York.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;E’ un hotel di lusso            con largo uso di moderne tecnologie:  sei ascensori, porte delle camere            rinforzate e con  chiave magnetica, cassaforte apribile con carta di            credito, TV che consente di navigare in Internet ed ascoltare la radio.            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Per la prima sera            trascorsa in questa capitale la cena è libera. La guida ci aveva indicato            un buon ristorante caratteristico, noi, erroneamente, decidiamo di andare            al ristorante interno del Conrad il "Villa d’Este", che è costoso, ma            non all’altezza del nome. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Il            Cairo è una metropoli caotica e molto rumorosa, aprendo la vetrata insonorizzante            che dà sul terrazzo si ode un rumore due o tre volte più alto di quello            di una città come Roma. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/nilo6.jpg" align="right" height="173" width="250" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;E’            ormai diventata molto più popolosa di quanto viene riportato nei libri            di geografia o si è imparato a scuola. Non è certo una città a misura            d’uomo, ma ritengo ci si possa vivere bene.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;In una via del Cairo            vecchio abbiamo incontrato un carretto colmo di cocomeri trainato da            un asino, la vista di tali frutti mi aveva fatto venire l’acquolina            in bocca. A bordo della nave la frutta scarseggiava paurosamente, ci            rifacciamo a colazione al "Sea Market" dell’Hotel Conrad, non ci sembra            vero: cocomeri, meloni, ananas, banane, nocciole, mandorle, ecc.! &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Venerdì sera ceniamo            al ristorante galleggiante "The Place", un battello ormeggiato sul Nilo            nei pressi del ponte Kubriet Tahir.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Mentre giriamo in            autobus in città la guida ci mostra la viuzza sul cui sfondo si vedono            due minareti, lì ha avuto origine la metropoli ormai ingrandita a dismisura.            Il Cairo significa "&lt;i&gt;il dominatore&lt;/i&gt;" ci sono altre 14 città nel            mondo con il suo stesso nome.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Finalmente si visita            il Museo Egizio, lo sognavo da anni. Il palazzo è in stile neoclassico,            nel piazzale vi è una vasca con piante di papiro emblema del Basso Egitto            e di loto  dell’Alto Egitto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Qui tutto è degno            di attenzione, osservazione e ammirazione, un gran numero di visitatori            rimane affascinato dai tesori rinvenuti nella tomba di Tutankhamon.             &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Senza perdermi in            descrizioni non di mia competenza dirò semplicemente quali sono gli            oggetti conservati che mi hanno colpito per la loro bellezza pura e            direi viva: la Triade Micerino, Hathor, Het, la statua in calcare dello            scriba seduto, la coppia Rahotep e Nofret, le oche di Mejdum, la maschera            d’oro di Tutankhamon, le splendide teste canopiche in alabastro, ecc..&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;La prima visita            a questo museo è importante farla accompagnati da una esperta guida.            All’uscita acquisto alcuni libri tra cui il saggio sull’Egitto meglio            illustrato a colori che mai abbia visto. Non mi pento di aver speso            parecchie Sterline egiziane  per acquistare i libri. Erasmo da Rotterdam            diceva: «Se ho un po’ di denaro acquisto dei libri; e se me ne rimane            ancora un po’ acquisto cibo e vestiti …». &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Visitiamo la moschea            dell’alabastro di Mohammed Alì, "il padre dell’Egitto moderno" la più            bella d’Egitto.  Progettata da un ingegnere cristiano, è stata costruita            nel 1834 ed è identica a Santa Sofia a Istanbul. All’interno ci sono            365 grandi lampadari di vetro di Murano. Ogni moschea è costituita da:            cortile a cielo aperto, fontana per abluzioni, minareto per la chiamata            ai quattro punti cardinali, all’interno vi è la nicchia in direzione            della Mecca e un pulpito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Nei pressi della            cittadella e moschea si trova una cava di calcare distante 12 chilometri            dalle piramidi e usata per la loro costruzione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Verso le ore 16.20            abbiamo terminato la visita e ci rechiamo a Khan El Khalili il souk            del Cairo; molto grande, ma più ordinato di quello di &lt;a href="http://www.markos.it/quaderni/marocco.htm" title="Escursione a Marrakech" target="_blank"&gt;Marrakech&lt;/a&gt;            .&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Sono le ore 8.30            del giorno successivo e siamo nella spianata di Giza di fronte alle            affascinanti e misteriose piramidi; l’aria è frizzante direi fresca.            Fino ad oggi in Egitto sono state scoperte 104 piramidi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Nei pressi delle            piramidi di Giza e Saqqara, come nei pressi del museo Egizio, considerate            tappe obbligate per i turisti, vi sono poliziotti in uniforme di rappresentanza,            nonché pattuglie cammellate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;I            millenni impietosi, i numerosi conquistatori susseguitisi, Hyksos, Persiani,            Greci, Romani, Arabi, Francesi, Inglesi, non sono riusciti a cancellare            il patrimonio di questa magnifica civiltà. La sfinge è stata in restauro            per  oltre 10 anni, i lavori sono terminati il 16 maggio 1998. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/nilo7.jpg" align="left" height="154" width="250" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;L’operazione            è costata 2,5 milioni di dollari, sono stati utilizzati 12.244 blocchi            di marmo calcareo bianco. In particolare sono stati restaurati il petto,            le zampe e gli artigli del corpo leonino rivolto verso est.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Prima della costruzione            della grande diga di Assuan, il Nilo, durante la stagione di piena,            arrivava fino a circa 40 metri dalla piramide di Cheope. Gli enormi            blocchi di pietra necessari sono stati in gran parte trasportati via            acqua.&lt;br /&gt;          &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Ogni volta            che, in prossimità di qualche monumento o sito archeologico, incontriamo            una comitiva di turisti francesi, c’è da ridere! Bruno ci racconta qualche            barzelletta o satira pungente su di loro. Alla fine però Bruno e Joseph            conversano amabilmente con la loro guida che quasi sempre è una bellissima            e snob ragazza egiziana. Queste sono tra le donne egiziane più belle,            poiché uniscono la bellezza esotica allo stile francese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Si va a visitare            una cooperativa di produzione di papiri la "Blue Nile Papyrus", prima            di scendere dall’autobus Joseph giustamente ci dà un apprezzabile consiglio:            «Se non &lt;i&gt;sentite&lt;/i&gt; il papiro, inutile sprecare soldi per l’acquisto».            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Un addetto ci mostra            praticamente  le varie fasi di lavorazioni della pianta fino a giungere            al rotolo finito. Non tutti però sono interessati alle antiche civiltà             e al loro retaggio culturale; nel negozio una donna di un’altra comitiva            osservando gli splendidi papiri appesi al muro e conversando con un'altra            diceva: «Non intona con l’arredamento del salotto, forse andrebbe bene            per la casa al mare». &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Si fa cena in un            bel ristorante di Giza, dalla finestra si può vedere la mole gigantesca            di una piramide. Ad un certo punto c’è un black-out elettrico. Il gestore,            per aumentare il mistero, afferma: «E’ la maledizione dei faraoni!».            Una spiegazione più plausibile è che l’accensione dei grandi fari illuminanti            le piramidi mettono in crisi la rete elettrica della zona.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dopo cena partecipiamo            allo spettacolo "&lt;i&gt;Son et lumière&lt;/i&gt;" sulle piramidi, essendo il mese            di aprile devo dire che è abbastanza fresco. Lo spettacolo è stato però            davvero coinvolgente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Dell’antica            città di Menfi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;img src="http://www.markos.it/quaderni/gif/nilo8.jpg" align="left" height="157" width="250" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;non            è rimasto purtroppo quasi nulla, sembra a causa della friabilità del            materiale da costruzione usato. Menfi è ora una località con altissime            palme, ma in verità un po’ polverosa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Visitiamo             il piccolo parco archeologico dove una grande statua di Ramses II è            stata messa al coperto e,  conservata in orizzontale, reca il cartiglio            del grande faraone sulla cintura e sulla spalla. All’aperto  tra le            altre statue vi è la piccola sfinge di alabastro raffigurante la regina            Hatshepsut  (scolpita quando non era più in vita, perché la barba è            curva). &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Andiamo a pranzo            al "&lt;i&gt;Sakkara palm club&lt;/i&gt;", un ristorante all’interno di un palmeto            con piante di buganvillee rosse, fiori di ibisco, qui si possono assaggiare            le banane di produzione locale e degustare una gradevole bevanda, il            karkadè, infuso fatto con foglie d’Ibisco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;A Saqqara abbiamo            ammirato la piramide a gradoni e il recinto sepolcrale di &lt;a href="http://ccat.sas.upenn.edu/arth/zoser/zoser.html" title="Complesso di Zoser" target="_blank"&gt;Zoser&lt;/a&gt; (III dinastia) costruite            dal famoso architetto Imhotep. Non ho potuto apprezzare pienamente questo            complesso poiché le mie conoscenze dell’Antico Regno sono modestissime.            Le iscrizioni antiche non sono pittoresche come quelle dei periodi più            recenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Consumiamo la cena            al Cairo città, sul Nilo, sullo splendido battello "Al Saraya", non            più viaggiante, ma ancorato in street Zamalek, con quattro ristoranti            e un centro meeting e conferenze. E’ un vero peccato che queste splendide            navi non possano più navigare perché non riescono più a passare sotto            i numerosi nuovi ponti del Cairo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Siamo in compagnia            di Alfonso Brandimarte un professore piemontese in pensione con la passione            dei viaggi. Ci racconta alcune vicende dei suoi numerosi viaggi intorno            al mondo. Il professore, al termine del tour, proseguiva da solo il            viaggio verso Alessandria e dintorni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Domenica mattina            il Cairo si presenta nuvoloso, forse per farci già acclimatare all’Europa.            Gli otto meravigliosi giorni sono strascorsi in fretta, il viaggio da            sogno è già finito: è durato troppo poco!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Al ristorante interno            "Feluca", dove consumiamo la prima colazione, fa talmente freddo e non            c’è verso di sfuggire alle griglie poste in alto dove esce aria fredda,            dobbiamo indossare subito una maglia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;All’aeroporto del            Cairo ci attende un Boeing 737-700 della Azzurra Air per riportarci            in Italia. A causa di una perturbazione nel basso Mediterraneo, non            abbiamo visto un granché del nord Egitto e del sud Italia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Da            vedere e rivedere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Avremmo fatto volentieri            il tratto di crociera mancante cioè il delta del Nilo, Il Cairo, Menfi,            Luxor. Speriamo di ritornare in Egitto e poter rivedere con più calma            Luxor, Assuan Il Cairo. Nonché di visitare la splendida Alessandria,            l’oasi del Fayum, le coste del mar Rosso, le rovine dell’antica Berenice            e quando i tempi saranno più calmi anche il Sinai. Mi dispiace di non            aver acquistato, forse a causa dell’eccessivo peso, un libro di grande            formato sulle esplorazioni alla ricerca delle sorgenti del fiume Nilo            dal titolo "La scoperta del Nilo" di Gianni Guadalupi edizioni White            Star.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;h3&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.5pt;"&gt;Conclusione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Per chi ama la storia            delle antiche civiltà e l’archeologia, l’Egitto è il massimo della soddisfazione,            per me lo è stato ancor di più perché amo moltissimo l’Africa, a ragione            definita "&lt;i&gt;la culla dell’umanità&lt;/i&gt;".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Un viaggio con l’auto            non è alla portata di tutti. Ho notato che i distributori di carburante            non sono vicini, né ben organizzati, inoltre i ponti sul Nilo sono alquanto            distanti (almeno nel tratto Luxor - Assuan). I conducenti adottano un            sistema di guida particolare, ne deduco che non è consigliabile percorrere            il paese in auto a meno che non si è particolarmente attrezzati ed esperti.            Inoltre parecchi segnali sono solo in arabo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;Questo quaderno            di viaggio è alquanto frammentario poiché durante le visite, non ho            avuto il tempo di annotare le spiegazioni della guida; le giornate sono            state pressantemente piene di impegni. Non c’era tempo di pensare, riflettere            e ragionare né riorganizzare le idee sulle cose viste. La stanchezza            non riusciva comunque  a sottomettere la nostra forte volontà e resistenza            fisica. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:85%;"&gt;I miei appunti non            hanno la pretesa di rendere il giusto merito a questo paese ed alla            sua antica civiltà. Mi auguro che le foto scattate e queste righe possano            trasmettere la mia esperienza ad altri che fossero interessati. Le sole            foto e parole non bastano per comunicare quanto hanno recepito la vista,            l’udito e gli altri sensi durante questo viaggio indimenticabile. E’            una esperienza da fare e da vivere; non è assolutamente possibile trasferire            tutte le sensazioni provate!&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-7256765705305926564?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/7256765705305926564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=7256765705305926564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7256765705305926564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7256765705305926564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/lungo-le-rive-del-nilo.html' title='Lungo le rive del Nilo'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-1623428783845051766</id><published>2007-02-18T13:59:00.003-08:00</published><updated>2007-02-18T13:59:59.600-08:00</updated><title type='text'>"La visita a Manguinho, favela di Rio de Janeiro"</title><content type='html'>Una delle porte della favela. È un arco. Stretto. Testoline si affacciano da scale, finestre, tettoie, onduline, brecce nei muri, curiose e sospettose. Attente. Sentinelle.&lt;br /&gt;Gli aquiloni impazziti sopra le nostre teste attendono impazienti di sapere che ci facciamo lì.&lt;br /&gt;Fabio è qui da parecchio. S'è preso un anno di aspettativa e lavora qui, per i preti (non andrebbe sbrigata così in fretta, ma non mi è ancora chiaro quanto mi stia bene o male tutto quel mondo - certo è che a Fabio ha fatto bene e anche agli amici che si è fatto qui); s'è conquistato il rispetto. Lavora con i bambini. L'acceso gli è stato consentito. E noi siamo con lui.&lt;br /&gt;Mi rendo conto che c'è sempre qualcuno che ci segue comunque.&lt;br /&gt;Ci fermiamo in un bar dove Fabio compra un po' di roba da mangiare. Crocchette di riso.&lt;br /&gt;Strada facendo le lasciamo ad un vecchio che vive nelle immondizie. La casa è scavata nelle immondizie. Non si può muovere perché è senza gambe, però Fabio dice che qualche volta si sposta un po' camminando sui moncherini.&lt;br /&gt;Vedo dei ratti di dimensione felina a pochi centimetri dal vecchio e lo avverto. Per tutta risposta lui divide le crocchette con loro, in parti uguali. Che imbarazzo. Sono piuttosto domestici in fondo.&lt;br /&gt;Il nonno saluta cordialmente e ci ringrazia con passione stringendoci le mani energicamente.&lt;br /&gt;Cuore grande e saluto sincero penso…&lt;br /&gt;Forse ci stiamo ambientando un po', ma abbiamo occhi ovunque e ovunque hanno occhi per noi.&lt;br /&gt;Di fatto trovarci tutto d'un tratto in situazioni così diverse dalle nostre ci impaurisce un po'.&lt;br /&gt;Fabio, con una loquacità che non aveva, ci racconta anche di guerre tra trafficanti di coca che si risolvono sempre in decine di morti: l'ultima è di qualche giorno prima.&lt;br /&gt;La nostra vulnerabilità di stranieri e la paranoia dei soldi nelle mutande ci mettono leggermente a disagio. Ammetto che se fossi da solo invece che con Mary sarei più tranquillo… Ma la cordialità della gente che ci viene presentata per le vie della favela ci scioglie ben presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui le costruzioni sono in muratura, salvo la "periferia", e l'impressione che ne consegue è di relativa tranquillità. Il degrado è comunque assoluto, ma traspare l'impegno individuale a rendere civile la situazione: vuoi nella radio di quartiere allacciata con fili scoperti alle linee aeree. Vuoi per i murales abilmente dipinti sui muretti di amianto. Vuoi per l'assoluta umanità che esplode per le strade.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saliamo nel quarto.&lt;br /&gt;Scalette rubate tra una costruzione e l'altra ci fanno salire di livello in livello. Sembrano spesso ignorare le leggi della fisica. Per salire al terzo piano attraversiamo almeno venti proprietà. In lungo e in largo. Quando arrivi in cima devi tornare giù. Mi vengono in mente quei quadri in cui i piani prospettici si confondono in un caleidoscopio irrazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In uno dei pianerottoli ci sono dei bambini. Svaccati. Svaccati e armati.&lt;br /&gt;Fermano Fabio e gli parlano.&lt;br /&gt;Sorrisi. Anche a noi. Proseguiamo cercando dove mettere i piedi senza trovare arti o caricatori. Fortuna che Fabio li conosce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quarto è un quarto. Nel senso che è una stanza. Due per due, forse. Le amache le tiriamo in diagonale una sopra l'altra. Tre. Fuori c'è un terrazzino con vista sui tetti. Offre una buona visuale (che non vuol dire un bel panorama).&lt;br /&gt;Non è la Rio che sogni. È Rio.&lt;br /&gt;In strada tantissimi bambini che giocano a calcio; tutti scalzi, neri, a petto nudo e con una vitalità che la maggior parte dei nostri non conosce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In cielo, ovunque, centinaia aquiloni di tutti i colori che, legati a noi solo da un invisibile filo, sembrano voler ballare un allegrissimo samba all'insegna della libertà.&lt;br /&gt;Sono forse il simbolo delle contraddizioni di cui vive questo Brasile. All'immagine poetica che evocano si contrappone una cruda realtà: in realtà quei balletti aerei sono vere e proprie guerre, poiché, mi viene spiegato, i ragazzi bagnano i fili degli aquiloni con colla vinilica e poi li cospargono di polvere di vetro, così durante quelle spettacolari evoluzioni si abbattono l'un l'altro.&lt;br /&gt;Sogni infranti. Tirati giù.&lt;br /&gt;Cosa più di questo può rappresentare la guerra tra poveri, dove non c'è posto per tutti e il tuo giustiziere è quanto di più vicino a te possa esistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui, dove la povertà è ovunque, i commenti all'abituale notiziario che parla dell'ennesima strage di meninos da rua rivelano la tolleranza per questi infanticidi, se non addirittura la loro giustificazione incondizionata. Credevo fossero pratiche assassine sollecitate e finanziate solo da una fascia ricchissima e perbenista della popolazione, ma l'intolleranza che fa da humus a questa realtà appartiene paradossalmente anche agli strati più poveri della popolazione.&lt;br /&gt;Senza generalizzare. Perché isole di assoluta umanità e solidarietà emergono necessariamente proprio solo da qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conosciamo i vicini. Hanno un quarto gemello di fianco a quello di Fabio. Sono padre e figlio; una famiglia. Si scaldano da mangiare in una lattina su un fornellino da campeggio. E tutto in giro il bucato, immacolato, nei suoi mille colori ad asciugare al sole.&lt;br /&gt;Dignitosissima miseria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da lì vedi il cielo. Con tutti i suoi aquiloni.&lt;br /&gt;E la terra. Con tutta la sua merda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bambini armati da basso vogliono dormire almeno stanotte nel quarto di Fabio. Scopro che non li conosce nemmeno lui. È meglio lasciarli fare.&lt;br /&gt;Sul muro sopra la porticina del quarto fa bella mostra di se una raffica di nonsochecalibro. Meglio lasciarli fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La comunità vicina in qualche modo a Fabio e ai preti si fa velocemente conoscere. Ci accolgono meravigliosamente. Si sparge la voce che ci sono due stranieri e siamo circondati da curiosissimi bambini. La maggior parte suona percussioni improvvisate e ballano. Sembrano felici.&lt;br /&gt;La più grande e suo fratello ci invitano per la sera alle prove dello spettacolo che hanno l'indomani. Accettiamo entusiasti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decidiamo di cenare. Fabio ci porta in un ristorantino molto decoroso nella sua semplicità. La presenza di tranquille famigliole quasi stride con l'ambiente circostante. Sembra di essere in una "bolla" di normalità indifferente all'inferno che la circonda. Tavolini sulla strada e un tipo con la chitarra che canta "No woman no cry".&lt;br /&gt;La musica è assordante e la gente in giro fa festa.&lt;br /&gt;Facciamo un po' di fatica a capirci, ma Fabio ha una gran voglia di raccontarci quello che ha fatto in questi sei mesi e, soprattutto, ciò che ha intenzione di fare nei mesi a venire. Sta bene; comincia ad avere qualche problema di soldi, ma sta bene. E, soprattutto, quello che sta facendo gli dà soddisfazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entro alcuni mesi vuole finire un capannone, all'interno del quale troverebbero posto dei macchinari per la pulizia e raffinazione dei prodotti delle fazendas.&lt;br /&gt;Questo permetterebbe di comprare all'ingrosso dai proprietari terrieri il prodotto del lavoro dei loro "dipendenti" che, sottoposti - si può dire - a schiavismo, non possono usufruirne. Il lavorato andrebbe ridistribuito agli stessi in maniera equa.&lt;br /&gt;Ho capito che operazioni di questo tipo qui sono molto pericolose.&lt;br /&gt;Pestare i piedi a questa gente vuol dire anche ipotecare la propria vita, anche se si è coperti da un'organizzazione riconosciuta.&lt;br /&gt;Comunque questo è un discorso che non merita di essere trattato così superficialmente. Rimando l'approfondimento a quando ne saprò di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Discutendo col padrone se ha vinto più coppe la Juve o il Flamengo ci congediamo. Cena ottima e spendiamo veramente poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È ora di andare ad assistere allo spettacolo dei bimbi. Ci portano in un cortile chiuso tra quattro mura. È un piccolissimo campo da calcio. Hanno sistemato un palco e un impianto sonoro.&lt;br /&gt;Tutto è già cominciato e lo spettacolo che ci troviamo davanti ci lascia senza parole. C'è una dozzina di bambini, ognuno con uno strumento a percussione e delle bacchette artigianali.&lt;br /&gt;Il ritmo è scatenato.&lt;br /&gt;In mezzo al semicerchio formato dai strumentisti due bambine ballano con un'abilità innata.&lt;br /&gt;È inutile; qui il ritmo ce l'hanno nel sangue.&lt;br /&gt;Mi spiegano che quello è un miscuglio di ritmi, importato in parte da Salvador de Bahia, definito però nei secoli nelle favelas di Rio. Comunque trae origine dai ritmi tribali africani degli schiavi neri.&lt;br /&gt;Sarà per i 6-7 litri di birra bevuti al ristorante, ma riesco a capire e a spiegarmi benissimo.&lt;br /&gt;Sto bene. Anche Mary.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'indomani ci vengono a prendere. Andiamo da qualche parte, con i bambini della banda tirati in divisa e pronti a sfidare i vicini con le loro percussioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A lato della strada c'è una scrofa di dimensioni folli con la sua numerosa cucciolata che grufola tra l'immondizia. Non so se è cinismo occidentale che mi porto dietro o cosa, ma la prima cosa che ho pensato è come mai non la mangiano visto che molti hanno veramente fame. In realtà, mi viene spiegato, è parte integrante della comunità e nessuno si sognerebbe di farle del male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradossalmente attraversiamo quello che dovrebbe essere un campo da calcio, ma che è una distesa sassosa disseminata di masserizie. In mezzo una costruzione in mattoni forati, posati a secco; due metri per due e alta un metro. Una finestra su un lato e nel mezzo una mitragliatrice piazzata ad altezza uomo che guarda con aria sonnacchiante i bambini rincorrere quegli agglomerati di stracci che usano come palloni.&lt;br /&gt;Lì dentro c'è gente che si dà il cambio a controllare il circondario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È normale, dicono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passiamo alcuni giorni a curiosare in giro. Petto nudo e bermuda che si veda che non abbiamo niente di interessante addosso. Ovviamente no macchina fotografica, no orologio, no catenine, no portafogli (non che a Milano o Napoli vada meglio…). La nostra presenza incuriosisce parecchio. È evidente che si chiedono cosa ci facciamo lì. Per quanto si tenti di apparire rilassati traspare la nostra non-appartenenza a quei luoghi. Credo pensino che o siamo pazzi o siamo coperti da qualcuno di importante tra i trafficanti della zona. Ne avrò conferma più avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È sera. Caldo torrido appena attenuato da un'Antartica d'ordinanza sul tavolino ripiegabile di ferro del chioschetto angolo strada. Fabio ci viene a prendere. Ci aspettano. Bisogna andare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saliamo su un vecchio VW, quelli che io chiamo Elah perché assomigliano a una caramella mou, e ci portano su, su, su, fino al Cristo Redentòr.&lt;br /&gt;Deve essere una sorpresa, quindi il viaggio, a tutta velocità per motivi di sicurezza, tra le colline sopra Rio è una botta tremenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È notte. La "cartolina" è quella tipica. Adelaide, carioca di Manguinho si appoggia alla balaustra ad ammirare la baia. In estasi. Come noi. È uno spettacolo meraviglioso. Senza soluzione di continuità. Senti la vita salire. Aggrapparsi alle rive della collina a tirarsi su; anche di un solo miserabile metro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un insegnante portoghese in Rio, di fianco a me, indica a Marta il lontano, minuscolo agglomerato di luci che è Manguinho: "Vedi? È là! Quello è questo e questo è quello!".&lt;br /&gt;E Marta lo guarda incredula. Guarda il portoghese, guarda Manguinho e guarda Rio. Uno zoom al quale i suoi occhi non sono abituati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la prima volta che esce da Manguino. Il suo quartiere. È la prima volta che vede Rio da lassù. È la prima volta che si rende conto di dove vive.&lt;br /&gt;Nei suoi occhi c'è incredulità. Forse anche paura. Scaraventata in una realtà che forse non è la sua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune sere dopo ci viene chiesto se desideriamo assistere a un rituale tradizionale. Non è una cosa preconfezionata per noi. Loro andranno lo stesso e se vogliamo posto sul solito furgoncino VW ce n'è.&lt;br /&gt;Ci aggreghiamo alla numerosa compagnia.&lt;br /&gt;Il sacerdote si presenta e con lui altre decine di persone, soprattutto donne, vestiti in abiti tradizionali. Tuto bem, tuto bom. La sala è adornata di statuette raffiguranti santi dell'iconografia cristiana e altri personaggi. Quando non c'era libertà religiosa, gli schiavi celavano il culto delle loro divinità importate dall'Africa dietro alle sembianze dei vari santi. Sincretismo religioso.&lt;br /&gt;Questo culto in particolare è "Candomblè de Caboclo".&lt;br /&gt;Ai bambini viene da ridere davanti ai lunghissimi rituali e vengono ripresi di continuo. Il rituale dura tutta la notte e i ritmi martellanti ad altissimo volume mandano in trance più d'uno. Spiriti si incarnano momentaneamente in alcuni dei partecipanti e il sacerdote li libera. È quanto mi spiegano.&lt;br /&gt;Continuano a distribuire piccole porzioni di cibo vario avvolte in foglie di banano. Visto lo spettacolo mi chiedo se ci siano allucinogeni nascosti a campione nei pasti…&lt;br /&gt;Mary si fa suggestionare. Non ha mangiato nulla ma va fuori lo stesso. Mi preoccupo. Effettivamente la musica ossessiva e la stanchezza dopo numerose ore possono suscitare reazioni emotive imprevedibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando al quarto notiamo degli "altarini" allestiti in mezzo agli incroci delle vie che tutti si guardano bene di evitare. Ci sono santini, bicchieri di cachaça mezzi pieni, polli sgozzati, carte da gioco e piccoli oggetti d'artigianato vario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meglio andare a dormire. È mattina inoltrata e non stiamo più in piedi. Le emozioni sono state piuttosto forti in questi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scoperto che i tatuaggi che porto addosso suscitano curiosità e cautela nei miei interlocutori. È come in Italia decine di anni fa, quando il tatuaggio era sinonimo di galera. Conciato come sono, mi spiegano, devo essere certamente un membro di qualche banda di narcotrafficanti ospite presso un capo del posto. E poi non sono qui con i preti anche se conosco Fabio che lavora per un'onlus rispettata. Non so se la cosa mi protegga o al contrario mi crei rischi inutili. Certo le domande si fanno sempre più pressanti.&lt;br /&gt;Già a Nova Irão, a nord di Manaus in Amazzonia, un mese fa, mi sono trovato in una situazione simile: pensavano fossi un killer assoldato da un mio connazionale che si è fatto dei nemici in un municipio sul Rio Negro. Solo le rassicurazioni decise dell'italiano hanno placato gli animi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal terrazzo del quarto noto che tutte le sere, alla stessa ora, il nostro vicino, si ferma nel cortile della casa di fronte: ha sempre con se un secchio ed alcuni mattoni.&lt;br /&gt;Scopro che finito di lavorare incassa la giornata, un paio di Reales, e che dal cantiere porta via un po' di polvere di cemento; strada facendo ruba alcuni mattoni qua e là e alla fine prosegue l'edificazione di quella che sarà la stanza di suo figlio. Tutte le sere aggiunge un mattone o due (e ora è quasi al secondo piano) a un muretto senza finestre né porte, ma pur sempre più solido di un accumulo di cartone od onduline, con stoica costanza.&lt;br /&gt;L'altra settimana poteva aggiungerne tre. Questa solo due; se va bene. E il bimbo va a scuola, con le braghette a righe colorate e la maglietta "Ordem y Progresso" linda come la mia non lo è mai stata e la dignità che solo una vita come questa ti può imprimere sul viso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andarsene, banale dirlo, è dura come sempre. Certo, questa è un'esperienza difficilmente ripetibile; vuoi perché non tutti i giorni si presentano le condizioni per effettuare un viaggio così in relativa sicurezza, vuoi perché secondo me programmare troppo le cose priva di emozione l'esperienza. Non ultimo, per esperienza, non capita spesso di trovare la compagnia di viaggio giusta; ci siamo trovati in situazioni talvolta pericolose, ma la mia compagna è stata sempre all'altezza della situazione. Anzi, un paio di volte, se non c'era lei… Insomma, nel dubbio, meglio dover rispondere solo di se stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jvan&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-1623428783845051766?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/1623428783845051766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=1623428783845051766' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/1623428783845051766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/1623428783845051766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/la-visita-manguinho-favela-di-rio-de.html' title='&quot;La visita a Manguinho, favela di Rio de Janeiro&quot;'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-179614054339627490</id><published>2007-02-18T13:59:00.001-08:00</published><updated>2007-02-18T13:59:21.587-08:00</updated><title type='text'>Roma, una città magica che ha fatto la storia.</title><content type='html'>&lt;p&gt; Roma, capitale d'Italia e capitale della storia e dell'arte, è il luogo ideale per trascorrere una  breve vacanza. Racchiude in sè più di 2000 anni di storia, a partire dalla dominazione etrusca, fino  all'insediamento dell'Impero Romano per poi arrivare alla Roma Papale e Rinascimentale. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; Oggi la possiamo definire come un'enciclopedia che riflette l'arte di tutto l'occidente, zeppa di  monumenti ed opere artistiche che riempiranno tutto il tempo della vacanza. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; Nel centro storico troviamo i resti dell'Impero Romano come le mura, l'Arco di Costantino, l'Anfiteatro Castrense, la  Colonna di Marco Aurelio, la Colonna di Traiano, il Tempio di Apollo Sosiano e Palatino, il Tempio di  Ercole, il Tempio di Saturno e di Vespasiano, il Colosseo, le Terme di Diocleziano, il Foro Romano, il Foro  Imperiale e il Foro di Traiano che mettono in luce il periodo dello splendore massimo di Roma come capitale  dell'Impero Romano. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; La Città del Vaticano, adiacente a Roma, nella quale hanno lavorato i migliori artisti come Bramante e  Michelangelo, con la Cappella Sistina e la Basilica di San Pietro ed i Musei del Vaticano, è testimonianza  artistica della Roma in età Papale. &lt;/p&gt;     &lt;p&gt; Infiniti sono poi i musei artistici e le piazze della città, adeguatamente        attrezzata per il turismo grazie ad una fitta rete di alberghi, hotel, bed        and breakfast, campeggi, ristoranti e di mezzi di trasporto. Ottimo anche        il servizio di &lt;a href="http://www.atolloweb.com/turismo/prenotazione-alberghi-roma/"&gt;prenotazione        alberghi online a Roma&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; Per i più sportivi sarà possibile assistere ad una partita dell'As Roma Calcio presso lo Stadio Olimpico di  Roma. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-179614054339627490?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/179614054339627490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=179614054339627490' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/179614054339627490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/179614054339627490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/roma-una-citt-magica-che-ha-fatto-la.html' title='Roma, una città magica che ha fatto la storia.'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-4984347531495872812</id><published>2007-02-18T13:52:00.000-08:00</published><updated>2007-02-18T13:59:07.633-08:00</updated><title type='text'>Ischia: visitiamola in moto!</title><content type='html'>&lt;p&gt;Ischia è un isola situata nel golfo di Napoli, vicino le isole di Capri e Procida, da anni meta turistica internazionale per le sue bellezze naturali e per le sue acque termali curative. Dopo tanto averne sentito parlare ho deciso di andare personalmente ad esplorarla in sella alla mia moto. &lt;/p&gt;     &lt;p&gt;Per arrivare ad &lt;a href="http://ischia.travellero.it/" class="linkCorpo"&gt;Ischia&lt;/a&gt; con il veicolo a seguito abbiamo due        possibilità, prendere il traghetto da Napoli o da Pozzuoli. La mia scelta è ricaduta sul porto di Pozzuoli,        per il semplice motivo che è più vicino ad Ischia e ci sono molte più corse rispetto quelle che        partono dal porto di Napoli. Una volta giunti al molo di Pozzuoli è sufficiente recarsi in biglietteria compare        il biglietto ed imbarcarsi, senza nessuna prenotazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/ischia-dal-portoG.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/ischia-dal-porto.jpg" alt="Ischia vista dal porto" style="margin: 3px;" align="left" border="0" height="188" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;Già    dal traghetto vendendola dal mare Ischia si presenta imponente sia per la sua conformazione (il monte Epomeo sfiora gli    800 metri di altezza) e sia per la ricchezza di vegetazione grazie alla quale si è conquistata l'appellativo di &lt;em&gt;Ischia    isola verde&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Appena sbarcati dal traghetto si percorre una piccola strada di raccordo che confluisce direttamente sulla strada statale 270. Vista dall'alto è a forma di anello, collega tutti i sei comuni dell'isola d'Ischia: Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano d'Ischia. La s.s. 270 è lunga 33 KM, è composta da un' unica carreggiata con due corsie, una per senso di marcia. Passando per i comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno la s.s.270 costeggia il mare offrendo uno stupendo colpo d'occhio, fino ad arrivare sul comune di Serrara Fontana dove diventa una vera e propria strada di montagna ricca di tornanti e belvederi. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;Prima tappa: Forio&lt;/h3&gt;     &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/chiesa-soccorso-forioG.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/chiesa-soccorso-forio.jpg" alt="Chiesa del soccorso a Forio d'Ischia" style="margin: 3px;" align="left" border="0" height="188" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;Essendo        sbarcato ad Ischia di pomeriggio mi dirigo verso il lato Ovest dell'isola per avere ancora la luce massima del sole        e poter scattare qualche &lt;a href="http://ischia.travellero.it/foto-ischia.asp" class="linkCorpo"&gt;foto di Ischia&lt;/a&gt;.        Il comune più esposto ad Ovest è il comune di &lt;strong&gt;Forio&lt;/strong&gt;. Per estensione è il secondo comune dopo quello di Ischia, posside una costa splendida lungo la quale si trovano le spiagge di: San Francesco, la Chiaia, Cava dell'isola e Citara. Arrivati a Forio non mi dirigo sulle spiagge ma bensi in un altro luogo che mi incuriosisce maggiormente, è la "Chiesa della Madonna del Soccorso". Questa chiesa venne costruita a picco sul mare e originariamente dal 1350 fino a metà del '600 era un convento Agostiniano, nel corso degli anni divenne la chiesa di riferimento dei pescatori, chiunque andasse per mare chiedeva la protezione della Madonna del soccorso affinche non gli succedessero mai incidenti in mare. L'archittettura della Chiesa non risente di influenze esterne, è improntata sullo stile di costruzione locale, al suo interno è ricca di opere d'arte acquisite degli anni, il sagrato è composto da maioliche raffiguranti scene della passione di Gesù Cristo. Visitata da moltissimi turisti ogni anno è stata anche scenario di molti matrimoni, gli abitanti locali ricordano con piacere il matrimonio di Vincenzo Montella (Calciatore della Roma) sposatosi proprio in questa chiesa qualche anno fà. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La Chiesa del Soccorso gode di un panorama unico, si possono vedere  le spiagge, gli &lt;em&gt;scogli degli innamorati&lt;/em&gt; (come somiglianza sono simili ai &lt;em&gt;Faraglioni&lt;/em&gt; di Capri, ma più piccoli), il porto turistico di Forio e degli indimenticabili tramonti, quando il sole si cala nel mare di fronte la chiesa fino a scomparire del tutto e il cielo si colora di un rosa arancione degno di essere immortalato in una indimenticabile opera di un grande artista. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/ischia-dal-portoG.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/moto-forio.jpg" alt="Vista di Forio dal Soccorso" style="margin: 3px;" border="0" height="188" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;    &lt;a href="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/vista-forioG.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/vista-forio.jpg" alt="Forio - Vista del porto dalla chiesa del Soccorso" style="margin: 3px;" border="0" height="188" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;    &lt;a href="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/tramonto-forioG.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.atolloweb.com/viaggi/img/ischia/tramonto-forio.jpg" alt="Forio, Tramonto visto dalla chiesa del Soccorso" style="margin: 3px;" border="0" height="188" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-4984347531495872812?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/4984347531495872812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=4984347531495872812' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4984347531495872812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/4984347531495872812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/ischia-visitiamola-in-moto.html' title='Ischia: visitiamola in moto!'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-8199270202764038587</id><published>2007-02-15T14:26:00.002-08:00</published><updated>2007-02-15T14:27:07.035-08:00</updated><title type='text'>voli milano - roma : conviene andare in treno?</title><content type='html'>&lt;p&gt;La tratta Milano - Roma è una delle più trafficate dei cieli italiani, essendo una rotta estremamente importante per il segmento business, con una frequenza giornaliera di voli che garantisce un collegamento tra le due città ogni 20 minuti circa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Data l’importanza strategica della Roma-Milano e dell’alto traffico di passeggeri, i costi dei biglietti sono solitamente elevati: si va, in media, dai 150 ai 200 euro. La durata del volo è di 1 ora circa, ed è operato da entrambi gli aeroporti di Milano Malpensa (MXP) e Milano Linate (LIN) verso l’aeroporto di Roma Fiumicino (FCO). A quanto mi risulta vi sono anche dei voli low cost (pochi, a dire il vero) operati sull’aeroporto di Roma Ciampino (CIA).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’alternativa all’aereo per Roma-Milano è l’utilizzo del treno, che si sta gradualmente imponendo come concorrente da tenere in considerazione per vari fattori. Primo fra tutti il prezzo: il treno costa 50 euro circa per tratta, con un costo medio di percorrenza quindi di 100 euro per una andata e ritorno. La durata del viaggio è di 4 ore circa, e collega le centralissime stazioni di Milano Centrale con Roma Termini, a differenza degli aerei che portano agli scali aeroportuali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Inoltre è da tenere in conto il fatto che per l’aereo è necessario presentarsi con un certo anticipo per il check-in, tempo da tenere in considerazione, ed altresì è da tenere in considerazione il costo del trasporto (treno, taxi o bus) per muoversi dagli aeroporti verso le città.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ogni persona ha le proprie preferenze su come muoversi su questa tratta così breve ma allo stesso tempo così importante per il territorio. L’aumentare della concorrenza e lo sviluppo dei trasporti terrestri rappresenterà sicuramente per l’aviazione civile una occasione per migliorare la qualità del servizio e, auspicabilmente, ridurre i prezzi! &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-8199270202764038587?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/8199270202764038587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=8199270202764038587' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/8199270202764038587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/8199270202764038587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/voli-milano-roma-conviene-andare-in.html' title='voli milano - roma : conviene andare in treno?'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-2396581535651668056</id><published>2007-02-15T14:26:00.001-08:00</published><updated>2007-02-15T14:26:50.254-08:00</updated><title type='text'>Gusto e tradizione nell’alta Sabina</title><content type='html'>Il &lt;strong&gt;comune di Nazzano&lt;/strong&gt;, in provincia di Roma, è caratterizzato da tradizioni folkloristiche, artigianato, monumenti e bellezze naturali di notevole spessore. A ridosso del Comune si può visitare la riserva naturale del &lt;a href="http://www.teverefarfa.it/" target="_blank" title="Riserva naturale Tevere Farfa"&gt;Tevere Farfa&lt;/a&gt;. Grazie alle proposte della Cooperativa “Le Mille e una Notte” si può scoprire la Riserva in battello, a cavallo o in mountain bike.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;a href="http://www.comune.nazzano.rm.it/" target="_blank" title="Comune di Nazzano"&gt;comune di Nazzano&lt;/a&gt; organizza durante l’anno alcune feste, sagre e manifestazione dal sapore folkloristico. &lt;p&gt;Per festeggiare l’arrivo della Primavera, stagione di gite all’aria aperta, Nazzano organizza il &lt;strong&gt;25 marzo&lt;/strong&gt; la “&lt;strong&gt;Sagra degli Gnocchi&lt;/strong&gt;”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il menù sarà preparato per intero seguendo la tradizione popolare e, per allietare e intrattenere i partecipanti buongustai, il paese si riempirà di bancarelle e palchi con musica dal vivo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dopo questa sagra in onore delle bella stagione, ne seguiranno altre sulla stessa lunghezza d’onda: la “Sagra delle pappardelle al cinghiale” del 25 aprile, la “Sagra di fave e pecorino” del 1° maggio, la festa del patrono, S.Antimo, il 10-11-12 maggio e la “Festa della fiera” il 28-29 luglio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ogni manifestazione sarà allietata da canti e spettacoli popolari, circondata da bancarelle di prodotti artigianali e spesso deliziata da spettacoli comici e teatrali. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-2396581535651668056?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/2396581535651668056/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=2396581535651668056' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/2396581535651668056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/2396581535651668056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/gusto-e-tradizione-nellalta-sabina.html' title='Gusto e tradizione nell’alta Sabina'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-7197646698020115098</id><published>2007-02-15T14:21:00.000-08:00</published><updated>2007-02-15T14:26:25.249-08:00</updated><title type='text'>Torino: una città per chi non ama l'ombrello</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;18 km di portici, di cui oltre 12 continui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;È questa la lunghezza della passeggiata per chi, come me, non ama uscire con l’ombrello (anche perché sono cosciente del fatto che in ogni caso tornerei a casa la sera senza &lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; color: black; font-family: Wingdings;"&gt;&lt;span style=""&gt;L&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;Tra vari passaggi contorti e obbligati, fra ponteggi e muratori, a cui Torino ci costringe a causa dei cantieri che hanno invaso la città in questi mesi pre-olimpici, approfitto del fatto che gran parte del centro della città e delle vie dello shopping sono dotate di portici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;È possibile, partendo da Porta Nuova passeggiare per Piazza Carlo Felice, Via Roma, Piazza Castello, Via Po e Via Pietro Micca, sempre al riparo dal maltempo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;In questo periodo pre-natalizio poi, quando le mani sono già impegnate a portare sacchetti e sacchettini, mani libere per tenere l’ombrello scarseggiano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;E allora dopo che il freddo mi ha congelato le mani, con le gambe affaticate e la testa un po’ intontita, mi scaldo in uno dei vari caffè storici di Torino che si trovano lungo il percorso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;Quindi, buona passeggiata e… buono shopping!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-7197646698020115098?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/7197646698020115098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=7197646698020115098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7197646698020115098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7197646698020115098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/torino-una-citt-per-chi-non-ama.html' title='Torino: una città per chi non ama l&apos;ombrello'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-6034905611422600058</id><published>2007-02-14T15:30:00.001-08:00</published><updated>2007-02-14T15:30:49.655-08:00</updated><title type='text'>Maribor: terme, sci e divertimento in Slovenia</title><content type='html'>&lt;p&gt;Maribor è una città della Slovenia conosciuta nel mondo per le sue speciali acque termali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dove si trova? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img id="image50" title="maribor" style="width: 219px; height: 156px;" alt="maribor" src="http://www.termemb.si/IT/imagelib/source/zemljevidi/lokacija_evropa_mini.JPG" align="left" height="156" width="219" /&gt;        &lt;img id="image51" title="maribor slovenia" style="width: 210px; height: 157px;" alt="maribor slovenia" src="http://www.termemb.si/IT/imagelib/source/zemljevidi/lokacija_slo_mini.jpg" height="157" width="210" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A 230 Km dal confine di Trieste, facilmente raggiungibile in treno o in auto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Maribor è un’antica città medioevale ed universitaria che offre diverse possibiltà di svago: visite a musei, gallerie, teatro e perchè no anche al Casinò!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pohorje, principale comprensorio sciistico della Slovenia, si trova proprio a due passi…qui le piste arrivano fio ai 1347m con 25 piste per lo sci di fondo, circa 60 da discesa e 16 ski-lift…vanta inoltre anche la più lunga pista da sci illuminata d’europa!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img style="width: 146px; height: 124px;" src="http://www.pohorje.org/AutoPicts/cam02_ribnisko-01.jpg" height="124" width="146" /&gt;  &lt;img style="width: 144px; height: 125px;" src="http://www.pohorje.org/AutoPicts/cam01_ribnisko-01.jpg" height="125" width="144" /&gt;  &lt;img style="width: 154px; height: 125px;" src="http://www.pohorje.org/AutoPicts/cam01_krgora-01.jpg" height="125" width="154" /&gt;  &lt;img style="width: 159px; height: 124px;" src="http://www.pohorje.org/AutoPicts/cam02_ribnisko-02.jpg" height="124" width="159" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per maggiori informazioni su questa località sciistica potete visitare i siti:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a title="phorje: sciare in slovenia" href="http://www.pohorje.org/pozimi_ENG/" onclick="javascript:urchinTracker('/outbound/www.pohorje.org');"&gt;pohorje.org&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.pohorje.si/uvod.asp?lang=en" onclick="javascript:urchinTracker('/outbound/www.pohorje.si');"&gt;pohorje.si&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per quanto riguarda le terme, nel Centro Fontana, a circa 3 Km dagli hotel, ci sono 650mq di piscine di acqua termale, idromassaggi, solarium e bagno turco. L’acqua sgorga dalla profondità si 800 - 900 m a 69°C per poi arrivare in superficie a circa 41-43°C e nelle piscine tra 33 e 37°C.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il bagno nell`acqua termale è particolarmente indicato per le malattie delle articolazioni e legamenti, dei muscoli, delle ossa, per le malattie degli organi della circolazione sanguigna, per le lesioni nervose periferiche, per le malattie del metabolismo, ginecologiche, psicosomatiche etc.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img title="piscina termale maribor" style="width: 228px; height: 71px;" alt="piscina termale maribor" src="http://www.termemb.si/IT/imagelib/banners/banners/FONTANA.jpg" height="71" width="228" /&gt;  &lt;img title="piscina termale" alt="piscina termale" src="http://www.termemb.si/IT/imagelib/half_page/nove_cd/fontana/fontana-whirlpool_n.jpg" height="108" width="204" /&gt;  &lt;img title="bagno turco" alt="bagno turco" src="http://www.termemb.si/IT/imagelib/half_page/nove_cd/fontana/galerija/fontana-savna_s.jpg" height="121" width="173" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per non parlare dei rillasnti massaggi e della ginnastica:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img title="massaggi terapeutici" alt="massaggi terapeutici" src="http://www.termemb.si/IT/imagelib/photogallery/nove_cd/fontana/galerija/fontana-masaza-zenska3_s.jpg" /&gt;    &lt;img title="ginnastica" alt="ginnastica" src="http://www.termemb.si/IT/imagelib/photogallery/nove_cd/fontana/galerija/fontana-vadba-fizio_s.jpg" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per maggiori informazioni su questo centro, sugli hotel della zona e anche per prenotare direttamenta da casa la propria vacanza, potete visitare il sito: &lt;a title="terme Maribor" href="http://www.termemb.si/IT/" onclick="javascript:urchinTracker('/outbound/www.termemb.si');"&gt;termemb.si&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una vacanza di sport, natura, divertimanto e relax alle porte dell’Italia.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-6034905611422600058?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/6034905611422600058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=6034905611422600058' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6034905611422600058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6034905611422600058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/maribor-terme-sci-e-divertimento-in.html' title='Maribor: terme, sci e divertimento in Slovenia'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-7555378221529127562</id><published>2007-02-14T15:29:00.001-08:00</published><updated>2007-02-14T15:29:58.348-08:00</updated><title type='text'>Informazioni utili per visitare la GranBretagna!</title><content type='html'>&lt;p&gt;Quante volte vi è capitato di partire per una meta tanto desiderata e non sapere cosa andare a visitare?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ebbene &lt;a title="Visit Britain" href="http://www.visitbritain.com/vb3-it-it/" onclick="javascript:urchinTracker('/outbound/www.visitbritain.com');"&gt;VisitBritain&lt;/a&gt; vi da tutte le informazioni utili necessarie per un soggirno piacevole in Gran Bretagna.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img title="Visit Britain" alt="Visit Britain" src="http://www.visitbritain.com/VB3-it-IT/Images/vblogo_tcm153-3685.gif" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A cura dell’Ente per il turismo Britannico, mette a disposizione degli utenti utili informazioni di viaggio come ad esempio cosa visitare ed eventi ai quali partecipare!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma anche utili informazioni pratiche su meteo, pronto soccorso, moneta, dove acquistare biglietti di metro e bus, dove fare shopping, che pub frequentare e tanto altro ancora.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sul sito si può prenotare ogni tipo di alloggio: dal bed&amp;breakfast, all’hotel, all’ostello.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma anche trovare il volo areao dall’Italia o adirittura prendere il treno…e qualsiasi tipo di trasporto quando siete la…&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Molto molto utile….&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se partite per l’Inghilterra vi consigliamo proprio di visitarlo! &lt;img src="http://blog.travelofdreams.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-7555378221529127562?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/7555378221529127562/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=7555378221529127562' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7555378221529127562'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/7555378221529127562'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/informazioni-utili-per-visitare-la.html' title='Informazioni utili per visitare la GranBretagna!'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5973775004152572701.post-6611981931627155768</id><published>2007-02-14T15:27:00.000-08:00</published><updated>2007-02-14T15:29:13.508-08:00</updated><title type='text'>Isola d'Elba: Pianosa</title><content type='html'>Pianosa, 20 luglio 2005&lt;br /&gt;Una visita all’isola d’Elba non è degna di questo nome se non si compie una gita a Pianosa. Forse siamo delle innocenti vittime dei documentari televisivi che raccontano di un posto meraviglioso. In effetti…&lt;br /&gt;Salpiamo con una delle motobarche più veloci che esistano in Italia. Tanto meglio, in un’ora saremo a destinazione. Pianosa era un’isola-carcere e per questo motivo ha mantenuto praticamente intatto il suo habitat, soprattutto per ciò che concerne il mare. La nostra guida, inevitabile perché è vietato visitare l’isola altrimenti, ci spiega fin da subito che ci troviamo su un’isola su cui è vietato quasi tutto, tranne appunto le visite guidate e il bagno nell’incantevole Cala Giovanna. Oltre a sentirci dei pacchi paganti, come avviene di solito in queste gite di gruppo, siamo anche un po’ prigionieri su questa piccola isola, di lusso, s’intende. Anche se dei veri carcerati ne incontreremo al ristorante da loro gestito e non saranno i nostri incontri peggiori, come vedremo fra poco.&lt;br /&gt;Il paesino fantasma somiglia a quei borghi abbandonati del Far West. I manufatti sono di uno stile che a definire eclettico è dire poco. Sono fatiscenti quando non cadono a pezzi; resiste soltanto il muro di cinta del carcere, costruito in solidissimo in cemento. Le celle sono ormai vuote, tutte le costruzioni sono pericolanti, le coltivazioni sono abbandonate, i muri a secco tornano a essere sassi. Dopo il disboscamento dei lecci operato nei secoli scorsi per far spazio all’agricoltura, restano solo stoppie riarse ed erbacce a cui si sostituisce del sottobosco di tipo mediterraneo. Pianosa prosegue in peggio la generale trasandatezza che trasmettono alcune costruzioni elbane, alcune non restaurate, altre spuntate abusivamente per essere godute alla faccia della natura selvaggia delle coste. Il nome dell’isoletta deriva dal latino Planasia, che sta a indicare che si tratta appunto di un’isola decisamente pianeggiante, piatta direi. Non esiste alcun rilievo al di sopra dei pochi metri sul livello del mare, al contrario dell’Elba e del suo svettante Capanne. Come pure è differente la sua genesi e la composizione del suolo, nato di millenari accumuli di depositi marini. Un tuffo con maschera e pinne ci fa godere i pregi della candida composizione dei fondali di Cala Giovanna. Iniziamo a pinneggiare vicino agli scogli, visto che è proprio in questa zona che dovrebbero trovarsi i pesci: siamo effettivamente in un acquario mediterraneo, mai visto altrove. Cernie, saraghi ben pasciuti, alcuni notevoli, ci fanno compagnia insieme a coloratissimi pesciolini che somigliano all’esotico pesce pappagallo. Basta scavare col dito sulla vegetazione degli scogli per vederli affannati alla ricerca del cibo tra la sospensione. Piccole praterie di Poseidonie anneriscono il fondale sabbioso d’un bianco intenso, luminosissimo, esotico. Ammirare un mar Tirreno dalle tonalità “maldiviane” fa un certo effetto, visto che a uno spettacolo del genere non siamo proprio abituati nelle nostre massacrate coste. La pineta alle spalle dell’azzurrissimo mare è senz’altro il posto più paradisiaco dell’isola: ombra rinfrescata dalla costante brezza marina, vegetazione mediterranea profumatissima, già tanto odorosa in piena estate, chissà quanto in primavera.&lt;br /&gt;Scegliamo di effettuare il giro in minibus nella parte più selvaggia di Pianosa, nel “manico” della padella, pittoresca ma efficace immagine con cui la guida ci illustra la forma dell’isola. Ci spiega che tutto il personale del ristorante vicino alla pineta proviene dal carcere di Porto Azzurro in qualità di detenuti o ex tali. Ex reclusi che si ritrovano a lavorare in un ex carcere: scherzo del fato o nemesi storica?&lt;br /&gt;Frattanto, il piccolo autobus percorre una strada asfaltata che entra in una piazzetta racchiusa fra delle alte mura. A sinistra una chiesetta edificata nel 1943 dal soffitto parzialmente crollato; a destra un edificio che ospita la mostra fotografica sui paesaggi isolani ripresi attraverso gli anni. Passata una porta della cinta muraria in cemento armato, l’asfalto cede il posto alla terra battuta. La stradina è protetta da muretti a secco non sempre integri, come già detto. Strano a dirsi, è più facile ammirare gli animali selvatici di questa parte dell’isola a bordo del mezzo dove noi essere umani, spaventosi per la selvaggina, restiamo nascosti, mimetizzati ai loro occhi. Ecco un uccellino multicolore, deve essere un gruccione. Poi un fagiano, due fagiane (pardon!), un lungo serpentello, il biacco, che scappa via ondeggiando, lui sì impaurito dal fragore del mezzo. Certo che c’è da sentirci degli alieni che esplorano un mondo a loro sconosciuto, noi sull’autobus con i vetri oscurati e l’aria condizionata con la natura selvaggia che scorre sui finestrini a luce polarizzata come in un film di un cinema multisala. Ci viene concessa qualche sosta e durante una di queste una sudatissima signora, tanto cicciona quanto petulante, chiede insistentemente alla nostra guida il permesso di un bagno in un’incantevole baia naturale situata nella parte nord-occidentale dell’isola. Come darle torto, il posto è bellissimo e probabilmente resterà tale se nessun umano si tufferà in queste acque intatte, tantomeno le sudatissime turiste-matrone. Durante la una sosta in un punto panoramico ammiriamo la ricca flora mediterranea, limitata nell’assortimento dal suolo alcalino, dai venti talora impetuosi e dall’isolamento del luogo. Ciononostante, vi cresce un rigoglioso rosmarino profumato di salsedine, un ginepro marino, un’infinità di cardi e di camomilla, oltre a varie piantine aromatiche, tra cui l’alisso odoroso. Nel frattempo un’imbarcazione da diporto si avvicina troppo alla costa e una motovedetta, sbucata dal nulla, le si affianca. Capiremo dopo qualche giorno il motivo di tanta sorveglianza piuttosto militare che ecologica… Superiamo degli edifici, le cisterne d’acqua e di carburante e altre costruzione di vario utilizzo, tutte malandate, direi cadenti.&lt;br /&gt;C’è qualcosa di malinconico in Pianosa: non è propriamente un’isola militarizzata né un borgo pittoresco, ma una sorta di eclettico paesino fantasma con un insediamento maggiore e altri minori sparsi verso settentrione. L’ex carcere è un’enclave dallo stile più omogeneo e grigio.&lt;br /&gt;Non si capisce quale sarà il destino dei manufatti. Fra qualche anno, pochi, crolleranno: vale la pena ristrutturarli per ampliare l’offerta turistica? O sarebbe meglio lasciar inselvatichire l’isola per conservare integralmente il parco marino? Bel dilemma. Le catacombe, le più estese tra quelle a nord di Roma, sono accessibili perché non hanno praticamente bisogno di manutenzione. Che cosa accadrà ai resti d’epoca romana? Alle altre costruzioni? Al variopinto borgo? Le case si sgretolano indifese dal bombardamento del tempo e degli implacabili agenti atmosferici. Si conserva ciò che il mare custodisce, si lasciano in rovina le opere dell’uomo, tranne le barchine siluranti telecomandate che fanno bella mostra di sé nella piazzetta del paese, sotto il vigile occhio di soldati americani (e che ci fanno qui?). Giocattoloni gialli, come scopriremo nei giorni successivi dai quotidiani, che servono ufficialmente a studiare le poseidonie, ma che sappiamo benissimo essere testati per silurare da migliaia di metri di profondità. Ecco perché le motovedette della Capitaneria sono così solerti intorno all’isola, vicino alla quale si è “incagliata” una nave da guerra statunitense! Le “alghe” non possono permettere di essere spiate dai curiosi, alla faccia del Parco regionale...&lt;br /&gt;Un ultimo bagno nel candido fondale delle incantevoli acque pianosine e poi si riparte. I turisti vengono impacchettati e imbarcati alla volta dell’Elba. Meno cinicamente del solito stavolta ci siamo sentiti meno turisti e più visitatori. Forse perché quelli tra i più petulanti sono stanchi e ora sonnecchiano dondolati dal maestrale. L’isola si perde nella caligine del tramonto, soltanto la scia della barca ci collega ancora con lei. Addio, Planasia, bella e selvaggia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5973775004152572701-6611981931627155768?l=meteturistiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meteturistiche.blogspot.com/feeds/6611981931627155768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5973775004152572701&amp;postID=6611981931627155768' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6611981931627155768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5973775004152572701/posts/default/6611981931627155768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meteturistiche.blogspot.com/2007/02/isola-delba-pianosa.html' title='Isola d&apos;Elba: Pianosa'/><author><name>S</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465607412932793181</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
